Il santuario di Demetra e Kore in Valle Ariccia rappresenta un sito archeologico di notevole interesse, i cui ritrovamenti offrono uno sguardo approfondito sui culti misterici e le pratiche religiose del Latium vetus. La sua storia, strettamente legata al mito greco delle due dee, si arricchisce attraverso la documentazione archeologica e gli studi di eminenti studiosi.

La Scoperta e il Contesto Archeologico
I resti del piccolo santuario furono riportati alla luce fortuitamente nel 1927, durante lavori agricoli in località Casaletto di Valle Ariccia, sul lato ovest della valle. Da allora, il sito ha creato numerose difficoltà interpretative, investendo una complessa problematica che si intreccia nel corso dell’età medio repubblicana.
Il primo contributo scientifico significativo sulla scoperta e sul contesto archeologico è di Maria Cristina Vincenti, dottore di ricerca in archeologia presso l’Università di Roma Tor Vergata. Nel suo saggio “Casaletto. Il contesto archeologico”, la Vincenti ricostruisce la storia del ritrovamento attraverso studi precedenti, inclusi quelli del professor Fausto Zevi. Utilizzando i dati di scavo degli anni Trenta del Novecento, insieme a quelli topografici e archeologici, l'archeologa traccia una precisa messa a fuoco sull'area sacrale, individuandone il sito. Lo studio della Vincenti della ricchissima stipe votiva di Casaletto è iniziato durante uno stage presso il Museo Nazionale Romano (2007-2008), nell’ambito del Master in Musealizzazione, Tutela e Valorizzazione dei Beni Archeologici dell’Università di Roma Tor Vergata.

Il Complesso Votivo: Statue e Busti
Nella sala III al piano terra del Museo delle Terme di Diocleziano si trova l’eccezionale complesso votivo del santuario di Demetra e Kore di Ariccia, datato tra la fine del IV e la prima metà del III secolo a.C. Questo complesso comprende tre statue sedute e i notevoli busti in terracotta delle due divinità. In particolare, i busti, di impronta “siciliana”, sono di grande bellezza e rappresentano Demetra e Kore nell’ascesa dagli inferi.
Busto di Demetra/Cerere
Il busto di Demetra/Cerere, più grandioso e matronale, è di dimensioni al vero (H. cm 73, largh. max. non specificata) e viene solitamente attribuito a Demetra per il suo aspetto e gli attributi che la connotano come divinità della natura. Questo pezzo, attribuibile a un maestro raffinatissimo, raffigura la dea in maestosa serenità. La bellissima diva in terracotta ha i capelli intrecciati con un diadema composto da spighe, orecchini pendenti a forma di rosetta e un collare a forma di serpente, che simboleggia il susseguirsi delle stagioni e il dominio della divinità sul tempo. Demetra viene rappresentata con grandi occhi aperti, uno sguardo estatico, come quello di un occhio colpito dalla luce uscendo dall’oscurità. Presenta il collo carnoso con il cosiddetto "collo di Venere". La particolare perizia tecnica nei dettagli suggerisce modelli bronzei piuttosto che ceramici, riconducendo a artigiani che si ispiravano a modelli diffusi in ambienti magnogreci nel corso del III secolo a.C.
Busto di Kore
Il secondo busto rappresenta Kore, figlia di Demetra, nel momento della sua liberazione dagli Inferi. Lo sguardo è più giovane e meno sicuro della felice soluzione della vicenda. Questo busto ha un’altezza di cm 55,8 (largh. max. non specificata).
Statue Femminili Sedute
Il saggio dell’archeologa Vincenti contiene anche materiale documentario riguardante le splendide statue in trono e i busti in terracotta, databili al III secolo a.C., oltre ad alcuni pezzi che fanno parte della ricchissima stipe votiva e che presentano affinità stringenti con reperti provenienti dalla Magna Grecia. Tra le statue femminili sedute si distinguono:
- Statua 3a: H cm 116, largh. alla base cm 56, profondità max. Figura di aspetto giovanile, seduta sul trono con ginocchia divaricate e piedi poggianti su suppedaneo; testa cinta da un diadema con elementi vegetali. Orecchini a rosetta con pendenti piramidali. Veste un chitone stretto sotto al seno e allacciato sulle spalle, mentre l’himation copre le gambe e si arrotola sul grembo, passa dietro la schiena e scende dalle spalle sul braccio sinistro. La giovane viene rappresentata elegantemente vestita, adornata di gioielli e un diadema con le spighe tra i capelli. In mano ha un piccolo porcellino, vittima sacrificale tipica dei Misteri Eleusini.
- Statua 3b: H cm 103, largh. max. 50 cm, alla base cm 44, profondità max. Figura seduta in trono con i piedi poggiati sopra un suppedaneo, testa leggermente inclinata verso destra, ornata da una corona con doppia serie di foglie ricurve. Capelli spartiti al centro della fronte in due bande rigonfie con lunghi boccoli sulle spalle. Orecchie ornate da orecchini a bottone con pendaglio piramidale; veste un chitone a mezze maniche stretto sotto il seno e un manto che copre il braccio e la spalla destra e scende dal fianco sinistro sul grembo e sulle gambe formando un pesante rotolo. Il braccio destro è spostato dal busto come se l’avambraccio poggiasse sul bracciolo.
- Statua 3c: H cm 90, largh. max. non specificata. Figura seduta in trono con braccio destro appoggiato sul bracciolo e gamba avanzata. Veste un chitone stretto sotto al seno e un mantello che vela anche la testa e lascia scoperto un diadema triangolare, davanti al quale sono annodate due spighe che ricadono sui capelli riavviati all’indietro. Al braccio destro appaiono un armilla perlinata e un braccialetto serpentiforme. Con la mano regge un mantello di spighe e all’indice ha un anello con grosso castone. Il trono presenta uno schienale ricurvo che termina in una voluta che racchiude una gorgone, sopra la quale vi è un fiore.
Oltre a Demetra e Kore, viene rappresentata anche una giovane donna, probabilmente devota e iniziata ai miti eleusini, nell’atto di seguire le due dee. Nella stipe votiva del santuario furono trovati numerosi ex voto figurati, teste maschili e femminili e oggetti votivi anatomici.

Il Mito di Demetra e Kore e i Riti Misterici
Secondo la mitologia greca, un giorno Kore (che in greco significa “fanciulla”), figlia nata dall’unione di Demetra e Zeus, venne rapita da Ade, dio degli Inferi, che voleva farne la sua sposa. Il rapimento avvenne presso il lago di Pergusa (nei pressi di Enna), dove Kore si trovava insieme ad altre fanciulle, figlie di Oceano, intente a raccogliere fiori. La madre Demetra si disperò per la perdita della figlia, cercandola invano per giorni. Furiosa, reagì provocando un lungo inverno sulla terra che impedì la crescita delle messi e dei raccolti. Zeus, sentendo la disperazione degli uomini e le preghiere delle altre divinità, intimò ad Ade di restituire la fanciulla. Prima di liberare la ragazza, Ade le offrì un melograno. Kore, fortunatamente, mangiò solo alcuni semi, ma a causa di questi fu condannata a tornare ciclicamente negli inferi. Il viaggio di Demetra alla ricerca della figlia era suddiviso in tre fasi: la discesa, la ricerca e l’ascesa.
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I Misteri Eleusini
I Misteri Eleusini erano una serie di riti sacri che rappresentavano il mitico ratto di Kore e la ricerca della madre. Questi misteri erano molto importanti nel mondo antico e si suddividevano in:
- Piccoli Misteri: riti di purificazione che venivano effettuati in primavera. Erano il momento in cui i devoti potevano chiedere di essere ammessi al culto. Dovevano sacrificare un maialino alle dee, compiere riti di purificazione e giurare di non rivelare mai i misteri.
- Grandi Misteri: riti consacratori che si svolgevano in autunno.
Solo gli iniziati potevano partecipare a questi riti, e prima di intraprendere il percorso di iniziazione dovevano giurare di mantenere segreti i loro contenuti, la cui rivelazione equivaleva a una condanna a morte. Tra gli imperatori che furono iniziati si ricordano Adriano (124 d.C. circa), Marco Aurelio (dopo il 170 d.C.) e Giuliano (361-363 d.C.). I Misteri Eleusini furono proibiti da Teodosio nel 392 d.C.
Paralleli Siciliani e le Tesmoforie
Il secondo contributo scientifico del fascicolo “Le due dee e il sacrificio del maialino”, è di Alberto Silvestri, archeologo e storico delle religioni del mondo classico. Egli prende in esame il mito greco della dea Demetra e della figlia Kore-Persefone, stabilendo dei paralleli tra i luoghi del mito in Sicilia e ad Ariccia.

In particolare, Silvestri evidenzia la connessione tra il lago vulcanico di Pergusa, nei pressi di Enna, e l’antico cratere di Valle Ariccia, che per buona parte dell’anno, un tempo, era occupato da una formazione lacustre. Questo è il luogo dove Persefone sarebbe sprofondata nel sottosuolo insieme ai maiali, sottolineando come le vicende di Demetra e della figlia Kore siano indissolubilmente legate alla Sicilia e costituiscano forse la pagina più suggestiva del patrimonio mitico siciliano.
Sul mito e sul culto di Demetra e Kore in Sicilia, le principali fonti letterarie sono la Biblioteca Storica di Diodoro Siculo e la celebre orazione Contro Verre di Cicerone. Diodoro, nel V libro (2, 3-4) della sua opera monumentale, contestualizza nell’Isola il culto delle due dee ed evidenzia l’indissolubilità del loro rapporto con la Sicilia, dove “il grano fu coltivato per la prima volta grazie alla fertilità delle sue terre”. Anche Cicerone (Contro Verre, II, 4, 48, 106) conferma l’antichità e il prestigio di tale culto, che, secondo l’oratore romano, si identificava quasi con l’Isola stessa.
Il dato letterario trova vasta conferma nelle evidenze archeologiche e nella documentazione epigrafica e numismatica. Numerosi sacelli sono stati scoperti in Sicilia, tra cui i tre santuari di Morgantina (Aidone, EN), da cui provengono forse la celebre statua di una divinità femminile (Demetra?) e gli acroliti raffiguranti molto probabilmente Demetra e Kore, restituiti all’Italia dopo un lungo contenzioso con gli Stati Uniti e attualmente esposti presso il Museo Archeologico Regionale di Aidone. Altri siti includono il temenos di Vassallaggi (San Cataldo, CL), il piccolo sacello e il santuario extramoenia di Sabucina (Caltanissetta), che si aggiungono ai più noti di Agrigento (il santuario delle divinità ctonie e il thesmophorion di S. Anna), di Selinunte (il santuario di Demetra Malophoros), di Eloro e di Gela (il thesmophorion di Bitalemi, i santuari di Predio Sola e di via Fiume). L’elenco potrebbe essere ben più ampio, confermando sia la diffusione del culto sia la sua arcaicità.

Le Tesmoforie
Alberto Silvestri ha poi preso in analisi la pratica rituale dei Thesmoforia, che prevedeva il sacrificio dei maialini da latte. Queste feste religiose, dedicate a Demetra, protettrice dell’agricoltura e delle istituzioni familiari, ad Atene si celebravano annualmente e avevano la durata di tre giorni. Protagoniste della festività erano esclusivamente le donne che nel primo giorno sacrificavano porcellini, simbolo della fecondità, in onore della dea. Il secondo giorno osservavano il digiuno in segno di compartecipazione al dolore di Demetra per il rapimento della figlia Kore-Persefone. Il terzo giorno celebravano Kalligheneia, la dea della buona nascita, e offrivano a Demetra cereali, vino, formaggio, olio e altri cibi, cucinavano la carne degli animali sacrificati, banchettavano, si scambiavano motti osceni e si flagellavano, invocando la dea affinché garantisse una numerosa e sana prole. Il rituale prevedeva anche che di notte le carcasse degli animali sacrificati fossero gettate in grotte o burroni, forse a indicare la discesa nell’oltretomba.
In Sicilia, le informazioni sulle Tesmoforie sono abbastanza esigue. Di sicuro esse privilegiavano non l’aspetto misterico del culto (di cui non vi è traccia nelle fonti), ma lo stretto rapporto della dea con la terra. Ciò è confermato dall’insistenza di Diodoro (V, 4, 5-7) sulle prerogative demetriache, tutte correlate alla sfera ctonia e al grano, poiché, secondo lo storico di Agyrion, gli abitanti della Sicilia avrebbero partecipato per primi ai vantaggi derivanti dalla sua scoperta. Anche in Sicilia, dunque, i thesmophoria erano le aree sacre in cui Demetra, spesso insieme alla figlia Kore, veniva onorata per “i numerosi benefici che ha riservato agli uomini. Infatti, a prescindere dalla scoperta del grano, la dea insegnò loro come coltivarlo e introdusse leggi, la cui osservanza abituò gli uomini a comportarsi secondo giustizia; fu questa la ragione per cui la dea fu soprannominata Thesmophoros.”
L'Eredità del Culto: Dalla Divinità alla Porchetta di Ariccia
È verosimile che la pratica rituale del sacrificio dei maialini da latte sia alla base dell’allevamento dei suini e dunque della produzione della porchetta, un 'piccolo maiale di genere femminile'. Una delle statue in trono rinvenuta in Valle Ariccia, forse la stessa Persefone, ha tra le mani un porcellino ed è stata datata al III secolo a.C. Dunque, la porchetta di Ariccia, nata per officiare il culto di Demetra, è divenuta oggi un prodotto gastronomico IGP di esportazione che ha reso Ariccia famosa nel mondo.

A testimonianza dell'importanza continua di questo sito archeologico, Domenica 1 settembre 2024 alle ore 10:00, in occasione della 72° Sagra della Porchetta di Ariccia, presso la Locanda Martorelli, si svolgerà la presentazione degli Annali 2024 dell’Archeoclub Aricino Nemorense aps-ets dal titolo “Il santuario di Demetra e Kore in Valle Ariccia”. Gli interventi saranno aperti dai saluti istituzionali dell’Amministrazione Comunale di Ariccia, a cui seguiranno gli interventi dei due autori degli articoli contenuti nella pubblicazione: Maria Cristina Vincenti con “Casaletto. Il contesto archeologico” e Alberto Silvestri con “Le due dee e il sacrificio del maialino”, quest'ultimo anche curatore del fascicolo. Al termine della manifestazione sarà distribuita gratuitamente ai presenti una copia degli Annali 2024. Oltre alla presentazione del fascicolo, sarà possibile partecipare alla visita guidata dedicata alla Locanda Martorelli-Museo del Grand Tour a cura dei soci di Archeoclub.