Un rogo nel cuore del Piemonte: la cronaca dell'incendio
Nella sera di mercoledì 24 gennaio, poco dopo le 21, un incendio si è sviluppato presso la Sacra di San Michele, l'antica abbazia posta all'imbocco della Val di Susa, a circa 40 chilometri da Torino. Le fiamme hanno avvolto il tetto del monastero, situato ai piedi dell'abbazia, dove vivono i padri rosminiani. L'evento ha suscitato grande apprensione, non solo tra i Valsusini, ma in tutto il Piemonte, data l'importanza storica e culturale del monumento.
Immediatamente sono intervenute otto squadre dei Vigili del Fuoco, affiancate dai Carabinieri della compagnia di Rivoli e Avigliana, e dalla Croce Rossa, che ha fornito supporto agli uomini impegnati nelle operazioni e ai tre padri rosminiani residenti nel monastero. Questi ultimi, illesi, sono stati i primi ad accorgersi del fumo e a dare l'allarme, venendo poi evacuati per precauzione. L'incendio è stato circoscritto e spento poco dopo la mezzanotte, ma i Vigili del Fuoco hanno continuato a operare sul tetto per tutta la mattina successiva per bonificare l'area.
Dettagli dell'intervento e lo stato iniziale
Il pronto intervento ha permesso di limitare i danni al tetto della foresteria del convento, evitando che le fiamme si propagassero alla chiesa principale e alle inestimabili opere d'arte e oggetti di culto custoditi all'interno dell'abbazia. Durante le concitate fasi dell'emergenza, i volontari dell'associazione "Gli amici della Sacra" hanno messo in salvo preziose testimonianze storiche, tra cui lettere, diari antichi, certificati di nascita e morte, fatture e libri risalenti a diversi secoli fa, evitando un danno incalcolabile al patrimonio documentale.
Nonostante la paura, il rettore della Sacra, don Giuseppe Bagattini, 82 anni, ha confermato che non vi sono stati problemi gravi per i confratelli e che le stanze dei padri, sebbene inagibili, non li hanno costretti ad abbandonare completamente il convento, ma solo a spostarsi in altre aree sicure. Il Segretario regionale del MiBAC per il Piemonte, ing. Gennaro Miccio, ha confermato la disponibilità di risorse per far fronte ai danni subiti, stimati intorno al mezzo milione di euro.

Le indagini sulle cause e le prime ipotesi
Fin dai primi accertamenti, gli inquirenti hanno escluso l'ipotesi del dolo. L'attenzione si è concentrata sui lavori di ristrutturazione in corso sul tetto del monastero, iniziati circa un mese prima dell'incendio per risolvere problemi di infiltrazioni d'acqua. Questi interventi erano stati affidati alla ditta Regedit di Volvera.
Inizialmente, i Vigili del Fuoco avevano ipotizzato che la causa potesse essere un cortocircuito elettrico accidentale, innescato proprio dai lavori. Tuttavia, le successive indagini, che hanno visto la ripresa dei sopralluoghi da parte del nucleo investigativo dei Vigili del Fuoco e gli accertamenti degli esperti, hanno portato a scartare questa possibilità. Il fascicolo d'indagine, aperto all'indomani dell'incidente, è attualmente gestito dal procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo, che ha ipotizzato il reato di incendio colposo. L'ala del vecchio monastero danneggiata dal rogo è rimasta sotto sequestro per consentire ulteriori accertamenti, nel tentativo di scoprire il "fattore scatenante" e cosa abbia effettivamente provocato le fiamme.
L'impatto e le reazioni: danni, sostegno e futuro
L'incendio ha causato un danno economico stimato in circa mezzo milione di euro, ma il Presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha subito comunicato la disponibilità di fondi di sviluppo e coesione sufficienti per la copertura dei costi di ripristino. La soprintendente alle Belle arti della Città Metropolitana di Torino, Luisa Papotti, ha sottolineato l'urgenza di installare una copertura provvisoria sulla parte di tetto bruciata per proteggere la struttura dagli agenti atmosferici, come pioggia e neve, prima di poter pensare a una ricostruzione definitiva.
Il Segretariato regionale per il Piemonte e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino hanno previsto la conclusione del primo lotto di opere entro marzo 2019. Questi interventi includeranno il consolidamento e la messa in sicurezza delle murature e delle volte, seguiti dalla ricostruzione della copertura bruciata con le sue caratteristiche lose. Successivamente, nella seconda metà del 2019 e con conclusione nell'anno successivo, verranno eseguite ulteriori opere per potenziare i presidi e le dotazioni per la prevenzione incendi, garantendo così una maggiore sicurezza dell'Abbazia per il futuro.
I Misteri e le leggende della Sacra di San Michele
La Sacra di San Michele: un simbolo millenario
La Sacra di San Michele, o Abbazia di San Michele della Chiusa, è molto più di un monumento: è un simbolo della Regione Piemonte e un luogo intriso di storia e spiritualità. Arroccata sulla vetta del monte Pirchiriano, all'imbocco della Val di Susa, questa antichissima abbazia fu costruita tra il 983 e il 987.
La sua importanza è plurima:
- È un punto cardine della Via Francigena, nella sua variante alpina della Val di Susa, che in epoca medievale univa Mont-Saint-Michel in Francia al santuario di San Michele Arcangelo in Puglia. Per secoli è stata tappa fondamentale per i pellegrini tra l'Europa e l'Italia.
- Ha ispirato Umberto Eco per la creazione degli ambienti del suo celebre best-seller "Il nome della Rosa", contribuendo alla sua fama internazionale.
- Dal 1836, la sua cura è stata affidata ai padri rosminiani, congregazione fondata da Antonio Rosmini, che tuttora ne custodiscono l'eredità spirituale e culturale, accogliendo migliaia di pellegrini e turisti ogni anno.
- All'interno della chiesa principale, risalente al XII secolo, sono tumulate le salme di 24 membri della famiglia reale di Casa Savoia, trasferite dal Duomo di Torino nel 1836, rendendola un importante sacrario.
Tra gli elementi più suggestivi dell'abbazia spiccano la statua di San Michele Arcangelo, creata dallo scultore altoatesino Paul dë Doss-Moroder, lo Scalone dei Morti che conduce al Portale dello Zodiaco, e la leggendaria Torre della Bell'Alda. La Sacra di San Michele è inoltre candidata a diventare un sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO, a testimonianza del suo valore universale. Nel 2016 ha accolto più di centomila visitatori, confermando il suo ruolo vitale come centro di spiritualità e attrazione culturale.
