Il Giubileo del 1925: Contesto, Significato e Impatto

Il Contesto Storico e Politico del Giubileo del 1925

Il Giubileo del 1925 si svolse in un clima culturale e politico particolarmente complesso e teso. L'Italia era dominata dal Fascismo al potere, un regime che collaborò attivamente per la riuscita dell'evento. Pochi anni prima, l'Europa aveva vissuto l'ecatombe della Prima Guerra Mondiale, o Grande Guerra, che aveva lasciato cicatrici profonde nella società. In questo scenario, Papa Pio XI, eletto tre anni prima, volle che i temi centrali delle celebrazioni giubilari fossero la pace e l'unità tra le genti.

La svolta autoritaria del fascismo era ormai evidente. Benito Mussolini, a capo del governo dal 1922, aveva già iniziato a minare le fondamenta del sistema democratico, facendo approvare una legge elettorale favorevole al partito fascista e relegando ad un ruolo di fatto notarile la figura del re. La persecuzione degli oppositori politici aveva raggiunto il suo culmine con l'omicidio del deputato Giacomo Matteotti (Partito socialista unitario), rapito e trucidato dai fascisti il 10 giugno 1924. Matteotti aveva pagato con la vita le sue affermazioni a Montecitorio contro il Fascismo.

Foto di Benito Mussolini al potere in Italia negli anni '20

Il 3 gennaio 1925, a pochissimi giorni dall'apertura del Giubileo da parte di Papa Pio XI, Benito Mussolini pronunciava alla Camera dei Deputati un discorso destinato a passare alla storia. Mentre i più si attendevano la fine del fascismo o quantomeno un netto ridimensionamento del movimento, il Duce invece ribadiva la propria linea, avocando a sé la responsabilità politica e sostanziale del reato, dando così inizio al regime. Immediatamente seguirono lo scioglimento di tutte le associazioni e la promulgazione delle cosiddette "leggi fascistissime". Furono sciolti tutti i partiti e le associazioni non fasciste, soppressa ogni libertà di stampa e di parola, e ripristinata la pena di morte. Con il biennio 1925-1926, la cosiddetta "era fascista" passava dal periodo della ricerca del consenso alla fase della trasformazione delle istituzioni statali in dittatura.

Il Clima Culturale: Manifesti a Confronto

Da un punto di vista letterario, il 1925 vide la pubblicazione della prima raccolta di "ritorno all’ordine" dopo la tempesta delle avanguardie storiche. In questo clima, si accesero importanti dibattiti intellettuali:

  • Il Manifesto degli intellettuali italiani fascisti, a firma di Giovanni Gentile, pubblicato il 21 aprile 1925 su Il Popolo d’Italia e sulla maggior parte degli altri quotidiani, conteneva la storia del fascismo fino al 1922 e una sua apologia. Il documento, che contestava l’asserzione che il fascismo fosse liberticida, fu firmato tra gli altri da Gabriele d’Annunzio, Luigi Pirandello, Filippo Marinetti e Giuseppe Ungaretti.
  • Dieci giorni più tardi, il primo maggio, venne pubblicato il Manifesto degli intellettuali italiani antifascisti, di cui fu corifeo il filosofo Benedetto Croce. Il testo spronava alla lotta e alla resistenza al fascismo, affermando: «La presente lotta politica in Italia varrà, per ragioni di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto».

La Proclamazione e le Intenzioni del Giubileo

Il Giubileo del 1925 fu promulgato con la bolla Infinita Dei misericordia il 29 maggio 1924, giorno dell’Ascensione. In essa, Papa Pio XI esplicitava tre intenzioni particolari per cui pregare: la risoluzione dei problemi in Terra Santa, l’unità dei fratelli ora disuniti, e la pace nel mondo. Appena eletto al Soglio Pontificio nel 1922, Pio XI aveva già dato un segnale significativo decidendo di impartire la benedizione Urbi et Orbi dalla loggia esterna della Basilica di San Pietro, che fin dal 1870 era rimasta chiusa in segno di protesta per la fine dello Stato Pontificio. Fu sempre lui il primo Papa a benedire l’Italia come stato unitario, indicando un interesse verso una riconciliazione con lo Stato italiano.

Foto di Papa Pio XI

Il Papa, Achille Ratti, aveva puntato molto sull'Anno Santo del 1925 come forte atto di unione della Chiesa cattolica, desiderando "che la prima benedizione che impartirò sia un pegno per quella pace che l’umanità si attende e che andrà non solo a Roma e all’Italia, ma alla Chiesa nel suo complesso ed al mondo intero". L’interesse verso la pace e l’unità dei popoli si vide anche nell’attenzione che in questo Giubileo fu riservata all’apostolato missionario. Durante l’anno santo del 1925, infatti, si svolse una grande "mostra missionaria", il cui materiale avrebbe poi costituito il nucleo del Museo Missionario Etnologico, mentre precise disposizioni stimolavano ordini e congregazioni a moltiplicare gli sforzi in questo campo, e cresceva il numero dei vescovi e dei sacerdoti dell’Asia e dell’Africa.

Innovazioni e Afflusso di Pellegrini

Per il Giubileo del 1925, fu approntata una grande macchina organizzativa tesa all'accoglienza dei milioni di pellegrini attesi nella città eterna. In una città che un secolo prima contava poco più di settecentomila abitanti, giunsero nel complesso seicentomila uomini, il più alto numero di pellegrini per un Giubileo fino ad allora, superando i dati del Giubileo del 1900 che aveva visto un afflusso di almeno trecentocinquantamila pellegrini in più rispetto al 1875.

Questo Giubileo fu segnato anche da significative innovazioni:

  • Per la prima volta si utilizzò anche l'aereo come mezzo di trasporto per i pellegrini.
  • L’illuminazione elettrica stava sostituendo gradualmente quella a gas: per la prima volta durante un Giubileo la Basilica di San Pietro fu illuminata da fari e lampadine. Lo spettacolo di luci sorprese i pellegrini in tutta Roma.
Illustrazione storica della Basilica di San Pietro illuminata elettricamente durante il Giubileo del 1925

Eventi Religiosi e Canonizzazioni

Durante il Giubileo del 1925, vi fu un elevato numero di beatificazioni e canonizzazioni. Questi momenti particolarmente significativi includono:

  • L'istituzione della Festa di Cristo Re. Già nel 1899 papa Leone XIII aveva stabilito l’11 maggio la consacrazione universale degli uomini al Cuore di Gesù. Nel 1923, Papa Pio XI chiedeva: «Per riparare gli oltraggi fatti a Gesù Cristo dall’ateismo ufficiale, la Santa Chiesa si degni stabilire una festa liturgica che, sotto un titolo da essa definito, proclami solennemente i sovrani diritti della persona regale di Gesù Cristo, che vive nell'Eucaristia e regna, col Suo Sacro Cuore, nella società».
  • La canonizzazione di Santa Teresa di Gesù Bambino (1873-1897), chiamata anche Teresa di Lisieux, beatificata solo due anni prima dallo stesso Papa Pio XI.
  • La canonizzazione di San Giovanni Battista Maria Vianney (1786-1859), noto come il Curato d’Ars.
  • La canonizzazione di San Giovanni Eudes (1601-1680).
  • La beatificazione di Bernadette Soubirous (1844-1879), colei alla quale nel 1858 a Lourdes era apparsa la Madonna.
Immagine di Santa Teresa di Lisieux

I Rapporti tra Chiesa e Stato Italiano

I rapporti tra l’Italia e la Curia Pontificia si trovavano in una condizione precaria, non essendo stata ancora risolta la "Questione Romana" (1870-1929). Tuttavia, i tempi, rispetto al 1870, erano ormai cambiati, anche perché entrambe le parti avevano un interesse a giungere ad un’intesa. Il fascismo, attraverso alcuni atti propedeutici e contatti diplomatici informali, aveva ampiamente avviato una fase di riconciliazione con la Santa Romana Chiesa. La svolta autoritaria del Movimento dei fasci combattenti, nato per difendere gli imprenditori dagli scioperi e dalle proteste degli operai, trasformato prima in partito di Governo e quindi in dittatura, passava anche per il recupero dei rapporti con la Chiesa.

Che il clima tra Stato italiano e Chiesa cattolica fosse diverso da quello delle precedenti occasioni giubilari era apparso chiaro, indirettamente ma significativamente, anche dall'emissione di una bellissima serie di 6 francobolli (da 20 centesimi a 5 lire) dedicata proprio all'Anno Santo 1925 e raffiguranti le 4 basiliche Papali (San Pietro, San Lorenzo fuori le Mura, San Giovanni e Santa Maria Maggiore) e, nei valori più alti, il Papa che apre e che varca la Porta Santa. Il Giubileo del 1925 pareva aprire a una nuova era, ma, come sappiamo dalla storia, si andava invece verso anni bui.

Il Papa Pio XI e il Fascismo

È importante ricordare i non facili e non ancora completamente inquadrati rapporti tra Papa Ratti e il fascismo. Se l'istanza di chiudere la "questione vaticana" era innegabilmente condivisa, non sempre e non comunque il pontefice lombardo si espresse favorevolmente nei confronti del regime. Più dichiarata, attraverso la celebre enciclica Mit brennender Sorge (Con viva apprensione) del 1937, fu l'avversione di Pio XI nei confronti dell'instaurarsi del nazismo in Germania. Si dice che il Papa avesse in serbo, nel 1939, un nuovo documento di allerta e anzi di condanna nei confronti di Hitler, ma la morte lo colse prima che potesse terminare il suo lavoro.

Pio XI avrebbe poi celebrato anche il Giubileo del 1933 per i novecento anni dalla morte di Cristo.

Una Medaglia Commemorativa

A testimonianza dell'evento, venne prodotta una medaglia di grande modulo (100 mm), opus Kissing, in alluminio, bronzo e probabilmente anche argento. Al rovescio, la medaglia raffigura il pontefice nell'atto di varcare la Porta Santa di fronte alla folla giubilante. Al centro, su nubi, troneggia Cristo con il cuore radiante, ai suoi piedi la Vergine in un corollario di angeli.

Medaglia commemorativa del Giubileo del 1925

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