John Henry Newman, la Coscienza e il Catechismo della Chiesa Cattolica

La figura di san John Henry Newman (1801-1890), cardinale, teologo e filosofo inglese, spicca sullo sfondo della profonda crisi della fede che ha segnato gli ultimi secoli. Il suo insegnamento sulla coscienza morale è quanto di più urgente e necessario in un tempo di oscurità e confusione, ed è stato elevato alla centralità della teologia cattolica, mostrando la via verso una sintesi vitale tra libertà, verità, fede e ragione. La sua dottrina ha notevolmente influito sulla teologia del XX secolo, specialmente sul Concilio Vaticano II e sul Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), nel quale è citato ben quattro volte.

La Vita e il Percorso Spirituale di John Henry Newman

John Henry Newman nacque a Londra il 21 febbraio 1801, primo dei sei figli di John, banchiere, e di Jemina Fourdrinier, discendente da una famiglia di ugonotti. Nel 1808, frequentò la scuola di Ealing, dove ricevette un’educazione pari al suo rango sociale e si distinse per le sue doti intellettuali. Nel 1817 entrò nel Trinity College di Oxford, dove ottenne il titolo accademico di “Bachelor of Arts”.

La "Prima Conversione" e la Lotta al Liberalismo

Nel 1816, anno in cui concluse gli studi ad Ealing e assistette al fallimento della banca del padre, Newman visse quella che egli stesso definì la sua "prima conversione". Si trovò a riposare "nel pensiero di due soli esseri assoluti e luminosamente evidenti in se stessi, me stesso e il mio Creatore". Questa esperienza profonda, legata all'incertezza economica, alla solitudine e alla malattia, lo portò a riconoscere il Dio di un dogma chiaramente definito e a piantare profondamente nella sua anima la verità fondamentale della religione. Newman sintetizzò questa sua prima conversione come l’essere piombato «sotto l’influenza di un credo definito» e come se nella propria intelligenza siano state impresse «delle impronte del dogma che, per grazia di Dio, non si sono mai cancellate né oscurate». Fu così affascinato dalla realtà di Dio che decise ben presto di rimanere tutto per Lui. Questa “guarigione” dal liberalismo lo portò a combattere per tutta la vita lo spirito del liberalismo in religione, che combatte ogni dogma affermando i propri, rigidi e indiscutibili.

Ritratto giovanile di John Henry Newman

Dall'Anglicanesimo al Cattolicesimo

Nel 1822 fu eletto “fellow” dell’Oriel College. Il 13 giugno 1824 fu ordinato diacono nella Chiesa anglicana e divenne coadiutore della parrocchia di St. Clement ad Oxford. Il 14 marzo 1828 fu nominato parroco nella chiesa universitaria di St. Mary, svolgendovi una ricca attività pastorale e di predicazione. Dal 1826 al 1832 fu Tutor all’Oriel College, in stretto contatto con Edward Bouverie Pusey, John Keble e Richard Hurrel Froude, occupandosi della formazione culturale di molti studenti.

Durante un viaggio in Sicilia nel maggio del 1833, dove fu colpito da una grave malattia, Newman pronunciò la famosa frase "Non ho peccato contro la luce", esprimendo la sua fedeltà alla luce di Dio che lo guidava. Tornato in Inghilterra, il 14 luglio 1833, ad Oxford, ascoltò il discorso di John Keble "National Apostasy", con il quale nacque il Movimento di Oxford. Tra il 1833 e il 1841, Newman, insieme con Keble e altri, pubblicò i "Tracts for the Times", scrivendo 26 dei 90 saggi. Nell'ultimo di questi, il Tract 90, interpretò i 39 articoli della Chiesa anglicana in prospettiva cattolica, venendo condannato dall'Università di Oxford e da 42 vescovi anglicani. Allora, rinunciò alla guida della parrocchia universitaria di St. Mary e, il 9 aprile 1842, si ritirò con alcuni amici a Littlemore.

Fu in questo periodo che la sua riflessione, strettamente legata alla sua vita, gli conferì un valore teologico unico. Approfondendo lo studio dei Padri della Chiesa, specialmente quelli che difesero l’integrità della fede ai tempi dell’Arianesimo, e il tema dello sviluppo della dottrina, egli comprese di non poter più rimanere nella Chiesa d’Inghilterra. Le sue domande riguardavano le "innovazioni" cattoliche, come il culto mariano, la venerazione dei santi e il papato. Si chiese se queste dottrine fossero sintomi di corruzione o espressioni di uno sviluppo organico del deposito della fede. Un forte bisogno di coscienza lo spinse a chiarire tali questioni.

Dopo un estenuante percorso, anzi, una dura lotta di carattere sia intellettuale che spirituale, Newman approdò alla Chiesa cattolica il 9 ottobre 1845. Abbracciò con slancio e amore la Chiesa cattolica, illuminato dalla «Luce gentile», e questo passo, pur se oggi per sensibilità ecumenica si parla di "raggiungere la piena comunione", fu per lui un atto di chiara obbedienza alla sua coscienza e di purezza di intenzioni, nonostante gli evidenti svantaggi personali e professionali.

John Henry Newman come Cardinale, foto d'epoca

Sacerdozio e Cardinale

Il 30 maggio 1847 ricevette l’ordinazione sacerdotale e, il 2 febbraio 1848, fondò il primo Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra a Birmingham. Nel 1854, venne nominato rettore della nuova Università Cattolica di Dublino per un quadriennio, esperienza che darà origine al suo famoso saggio su L'idea dell'Università. I suoi libri, sia quelli teologici che quelli filosofici, ebbero un buon successo negli ambienti culturali del suo tempo. Il 12 maggio 1879, Leone XIII lo creò Cardinale del titolo di San Giorgio al Velabro, scegliendo come motto "cor ad cor loquitur" (il cuore parla al cuore). John Henry Newman morì a Edgbaston l’11 agosto 1890, lasciando una preziosa eredità frutto della sua unione con il Signore e della sua acuta intelligenza e passione per lo studio.

La Concezione della Coscienza in John Henry Newman

Per il religioso inglese, la coscienza è stata un pilastro fondamentale per tutta la sua vita spirituale. Egli afferma con certezza che in essa parla la voce di Dio. Per Newman la coscienza è «l’originario vicario di Cristo, profetica nelle sue parole, sovrana nelle sue perentorietà, sacerdotale nelle sue benedizioni e nei suoi anatemi». È un argomento molto presente nei suoi scritti e nella sua attività pastorale. Secondo Newman, l’ascolto della coscienza è la via privilegiata per arrivare a «dimostrare l’esistenza di Dio e conoscere la sua natura». In fondo, ragione e coscienza devono procedere insieme o, almeno, convergere presto o tardi allo stesso punto. La supremazia della coscienza, così come il carattere prioritario dei suoi imperativi, agisce su una base razionale.

Schema della relazione tra coscienza, fede e ragione nel pensiero di Newman

Coscienza e Verità

La coscienza non è né mero sentimento soggettivo né fredda razionalità: essa rappresenta «la voce di Dio nel cuore dell’uomo», il luogo interiore in cui la creatura percepisce il dovere morale come comando personale proveniente dal Creatore. Newman la definisce “organum investigandi” per eccellenza, capace di condurre dalla negazione di Dio all’affermazione del teismo, dal teismo alla fede cristiana, fino alla pienezza della professione della fede cattolica. Nella sua Apologia Pro Vita Sua, egli afferma: «Se mi si chiede perché credo in Dio, rispondo: perché credo in me stesso. Trovo impossibile credere nella mia propria esistenza senza credere anche nell’esistenza di Colui che vive nella mia coscienza come un Essere personale, che tutto vede, tutto giudica». La coscienza, attratta dalla verità, fu per Newman la via verso la conoscenza del Dio vivo. Il suo «pellegrinaggio verso la verità» fu una continua ricerca della verità, che sola può rendere l’uomo libero.

La Necessità della Formazione della Coscienza

Se la coscienza è in tutti e parla a tutti, perché non tutti gli uomini compiono il bene o scelte di vita corrette? Emerge qui il tema, di vitale importanza, della formazione della coscienza. Newman attribuisce una rilevanza capitale al processo di maturazione e formazione della coscienza. Essa non è una realtà statica o infallibile: può essere «illuminata, rafforzata, indotta in errore, dissimulata o deformata». La formazione avviene tramite la ragione, la fede, la grazia e la vita ecclesiale. È doveroso precisare che a sua volta la coscienza, presentando principalmente l’immagine di un Dio giudice, reca pieno giovamento all’uomo quando è armonizzata con la Rivelazione, la quale presenta Dio come Padre misericordioso. La verità rivelata, infatti, illumina la coscienza, formandola alla verità. L’educazione morale, secondo Newman, è integrale: coinvolge la conoscenza della verità, l’ascesi personale, la partecipazione agli affetti spirituali e la testimonianza.

San John Henry Newman: da anglicano a cardinale

Opere Principali sulla Coscienza

Le opere in cui si trova l’insegnamento riguardante la coscienza sono i Sermoni parrocchiali, le Conferenze, il saggio Lo sviluppo della dottrina cristiana, il libro La Grammatica dell’Assenso e la celebre Lettera al Duca di Norfolk. Con questi scritti, il cardinale cercò di sanare le erronee concezioni riguardanti la coscienza che si stavano sviluppando negli ambienti filosofici e nella mentalità popolare del suo tempo.

La Coscienza nel Catechismo della Chiesa Cattolica

L’insegnamento della Chiesa afferma l’importanza di formare in modo corretto la propria coscienza. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica viene ribadito che educare le coscienze al bene è un compito fondamentale del magistero della Chiesa. Infatti è indispensabile per l’uomo avere una base solida su cui costruire le proprie scelte e tale è appunto una coscienza cristianamente formata; questa, se educata secondo la parola di Dio, «garantisce la libertà e genera la pace del cuore» (CCC 1784).

Riferimenti a Newman nel Catechismo

La dottrina di Newman è stata stimata, valorizzata e utilizzata fino ai giorni nostri dai teologi e dalla gerarchia della Chiesa. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica è citato quattro volte, il che è significativo per un autore che all'epoca non era canonizzato. Si tratta di citazioni emblematiche: sulla certezza della fede (n. 157), sulla coscienza e i suoi giudizi (n. 1778, tratto dalla celebre Lettera al Duca di Norfolk), sull'esperienza del sacro (n. 2144) e sull'anteporre Dio ai beni di questo mondo (n. 2500).

Al n. 1778 del CCC, si legge: «La coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l'uomo ha il dovere di seguire fedelmente ciò che sa essere giusto e retto. La coscienza « è una legge del nostro spirito, ma che lo supera, che ci dà degli ordini, che indica responsabilità e dovere, timore e speranza. [...] Essa è la messaggera di colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida» (citando Newman, Lettera al Duca di Norfolk).

Un altro riferimento lo incontriamo al n. 157, dove si tratta della fede e dove appaiono, in concomitanza, nella spiegazione, due altri termini tra quelli considerati in precedenza, vale a dire, verità e ragione: «La fede è certa, più certa di ogni conoscenza umana, perché si fonda sulla Parola stessa di Dio, che non può mentire».

La Dignità della Coscienza Morale (CCC 1776-1782)

La Costituzione pastorale Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II, ripresa nel Catechismo, afferma: «Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore. [...] L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore. [...] La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria» (CCC 1776).

La coscienza morale ingiunge di compiere il bene e di evitare il male (CCC 1777). È un giudizio della ragione che riconosce la qualità morale di un atto concreto (CCC 1778). La dignità della persona umana implica la rettitudine della coscienza morale, che comprende la percezione dei principi della moralità, la loro applicazione pratica e il giudizio sugli atti (CCC 1780). La coscienza permette di assumere la responsabilità degli atti compiuti, e anche di fronte al male, il suo giudizio resta un pegno di speranza e di misericordia (CCC 1781). L'uomo ha il diritto di agire in coscienza e libertà, specialmente in campo religioso (CCC 1782).

La Formazione della Coscienza (CCC 1783-1785)

La coscienza deve essere educata e il giudizio morale illuminato per essere retta e veritiera (CCC 1783). L'educazione della coscienza è un compito di tutta la vita, che dischiude la conoscenza e la pratica della legge interiore (CCC 1784). Nella sua formazione, la Parola di Dio è luce sul cammino, da assimilare nella fede e nella preghiera e da mettere in pratica. Si è sorretti dai doni dello Spirito Santo, aiutati da consigli altrui e guidati dall'insegnamento certo della Chiesa (CCC 1785).

Scegliere secondo Coscienza e il Giudizio Erroneo (CCC 1786-1794)

Di fronte a una scelta morale, la coscienza può dare un giudizio retto o, al contrario, un giudizio erroneo (CCC 1786). L'uomo deve sempre ricercare ciò che è giusto e buono e discernere la volontà di Dio (CCC 1787), interpretando i dati dell'esperienza e i segni dei tempi con prudenza, consigli e l'aiuto dello Spirito Santo (CCC 1788). Alcune norme fondamentali sono: non è mai consentito fare il male perché ne derivi un bene; la "regola d'oro" (Mt 7,12); la carità passa sempre attraverso il rispetto del prossimo e della sua coscienza (CCC 1789).

L'essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza (CCC 1790). Tuttavia, la coscienza morale può essere nell'ignoranza e dare giudizi erronei. Questa ignoranza può essere imputabile alla responsabilità personale «quando l'uomo non si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all'abitudine del peccato» (CCC 1791). Le deviazioni del giudizio possono avere origine dalla non conoscenza di Cristo e del suo Vangelo, dai cattivi esempi, dalla schiavitù delle passioni, dalla malintesa autonomia della coscienza, dal rifiuto dell'autorità della Chiesa, dalla mancanza di conversione e di carità (CCC 1792). Se l'ignoranza è invincibile, il male commesso non può essere imputato al soggetto morale, ma rimane comunque un male da correggere (CCC 1793). La coscienza buona e pura è illuminata dalla fede sincera (CCC 1794).

L'Eredità e l'Attualità del Pensiero di Newman

Nel nostro tempo, nel quale domina la dittatura del relativismo, l’insegnamento di Newman risulta essere ancora di grande attualità ed importanza. Egli insegna a distinguere la vera coscienza dalla sua contraffazione, fondando la dignità della persona e l’obbedienza alla verità contro ogni forma di soggettivismo. «Essere testimoni come maestri della coscienza» diventa la sintesi del suo pensiero: un appello alla formazione di coscienze illuminate e mature nella fede, nella verità e nella carità.

La Relazione tra Coscienza Personale e Magistero Ecclesiale

Uno degli snodi fondamentali del pensiero newmaniano riguarda il rapporto fra coscienza personale e magistero ecclesiale. Newman respinge sia l’obbedienza cieca e automatica, sia l’arbitrio soggettivo che prescinde dall’autorità della Chiesa. La coscienza formata conduce all’obbedienza libera e adulta al Papa, e la ragione per cui il Papa non può e non deve agire contro la coscienza è che «toglierebbe la base su cui poggiano i suoi piedi». La ferma certezza della necessaria visibilità della Chiesa, dispensatrice dei Sacramenti, e il saldo attaccamento al principio del dogma, contro le tendenze agnostiche del liberalismo, hanno permesso a Newman di percorrere il cammino verso il cattolicesimo, fino a non più contrapporre Chiesa-Corpo di Cristo e Chiesa-istituzione. Egli è convinto che solo un’autorità riconosciuta come superiore al proprio giudizio può produrre una persuasione generale in materia di condotta, dal momento che è la verità stessa ad essere in gioco.

Fede e Ragione, Verità e Santità

Per Newman, fede e ragione sono «come due ali sulle quali lo spirito umano raggiunge la contemplazione della verità». Un equilibrio straordinariamente armonico, determinato dall’amore appassionato per la verità. Giovanni Paolo II, nell'Enciclica Fides et ratio, lo addita quale emblema del «fecondo rapporto tra filosofia e parola di Dio». Il tema della santità e dell'unione con Cristo fu il desiderio più ardente di Newman. Egli credeva che tutte le prove della vita paradossalmente confermassero la sua fede nel Dio che lo aveva chiamato e rafforzassero la sua convinzione che Dio «non fa nulla invano». Il suo pensiero rimane attuale per la formazione delle nuove generazioni, per la testimonianza cristiana nella società pluralista e per la missione educativa della Chiesa.

L'Influenza sul Concilio Vaticano II e la Dottrina dello Sviluppo

Newman prefigura le prospettive del Concilio Vaticano II, in cui la coscienza morale è presentata come luogo di incontro fra Dio e l’uomo e come principio base di dignità personale. Il suo pensiero ha avuto un'importante influenza su documenti come Dignitatis Humanae e Lumen Gentium. L'influenza diretta di Newman sul rinnovamento delle idee di rivelazione e di fede è stata ben studiata, con la sua Grammatica dell'Assenso come punto di riferimento.

Il concetto finemente sfumato di evoluzione della dottrina deve molto al libro innovativo di Newman Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana, che compose per spiegare i cambiamenti che separavano la Chiesa anglicana da quella cattolica e per rispondere alle rivendicazioni dei riformatori protestanti. Questo studio, intrapreso in un periodo di profonda ricerca personale, lo condusse alla decisione definitiva di entrare nella Chiesa cattolica. Newman individuò in tale sviluppo quattro principi immutabili ed eterni: il principio del dogma, il principio della fede, il principio della teologia e il principio sacramentale.

Mappa concettuale dello sviluppo della dottrina secondo Newman

Il Ruolo dei Laici e la Missione della Chiesa

John Henry Newman fu un personaggio scomodo al suo tempo, che suscitò reazioni di vario genere, anche tra i cattolici. Si deve a lui l’apertura ai laici e la loro partecipazione all’evangelizzazione in un’Inghilterra del XIX secolo ancorata alle tradizioni e contraria alle innovazioni. Promosse un laicato intelligente e ben istruito: «Voglio un laicato non arrogante, non precipitoso nei discorsi, non polemico, ma uomini che conoscono la propria religione, che in essa vi entrino, che sappiano bene dove si ergono, che sanno cosa credono e cosa non credono, che conoscono il proprio credo così bene da dare conto di esso, che conoscono così bene la storia da poterlo difendere» (The Present Position of Catholics in England).

Egli aveva una concezione molto chiara della partecipazione dei laici alla vita pubblica. Newman riteneva che la Chiesa cristiana, come società visibile, è necessariamente una potenza politica o un partito. «Essa è una società divina, un’opera grande di Dio, una reliquia autentica di Cristo e dei suoi apostoli, il mantello di Elia sopra Eliseo, un legato di Cristo lasciato da Lui a noi, e che noi dobbiamo conservare inalterato, perché noi lo amiamo. È un santo tesoro come già fu l’arca di Israele». I membri della Chiesa «non fanno altro che il proprio dovere quando si associano tra di loro, e quando tale coesione interna viene usata per combattere all’esterno lo spirito del male, nelle corti dei re o tra le varie moltitudini».

Beatificazione e Canonizzazione

John Henry Newman, dopo un lungo processo, è stato beatificato da Benedetto XVI nel 2010 e canonizzato da Papa Francesco il 13 ottobre 2019. Molte richieste sono state presentate per concedergli il titolo di Dottore della Chiesa universale, a testimonianza del suo impatto duraturo sulla teologia e sulla vita della Chiesa. La sua causa di beatificazione e canonizzazione ha avuto un iter significativo, inclusa la prova di un miracolo scientificamente inspiegabile.

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