Beatificazione e Canonizzazione di Madre Giuseppina Vannini e le Figlie di San Camillo

Il carisma della carità verso gli infermi, nato dall'esempio di San Camillo de Lellis, si è perpetuato e arricchito nel corso dei secoli, dando vita a diverse istituzioni religiose. Tra queste, spicca l'Istituto delle Figlie di San Camillo, fondato da Padre Luigi Tezza e Madre Giuseppina Vannini, figure che la Chiesa ha riconosciuto e onorato con la beatificazione e la canonizzazione.

Le Origini del Carisma Camilliano: San Camillo de Lellis

S. Camillo de Lellis nacque a Bucchianico (Chieti) nel 1550 e si convertì a Dio il 2 febbraio 1575. Dedicò la sua vita all'assistenza degli infermi negli ospedali e nelle case private. Per perpetuare la sua opera, fondò l'ordine religioso dei Ministri degli Infermi. Illustre per virtù e miracoli, morì a Roma il 14 luglio 1614.

Padre Luigi Tezza: Co-fondatore e Beato

Padre Luigi Tezza nacque a Conegliano Veneto (Treviso) il 1° novembre 1841 da Augusto e Caterina Nedwiedt. Suo padre era medico condotto, elogiato per competenza e dedizione nella cura dei malati. La madre, originaria della Moravia, era una donna di grande sensibilità. Luigi, rimasto orfano di padre a 8 anni, crebbe sotto le cure materne e fu influenzato dalla religiosità della madre. A 15 anni entrò come aspirante Camilliano a Verona.

Con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, fu estesa la legge di soppressione degli Istituti religiosi. Nella forzata dispersione dei religiosi, egli accettò con entusiasmo l'invito del sacerdote veronese Daniele Comboni di andare in missione nel Sudan africano, dove si recò nel 1871.

Il 2 febbraio 1892, per incarico della Generale Consulta, fondò a Roma, con Madre Giuseppina Vannini, l'Istituto delle Figlie di San Camillo. Padre Luigi Tezza morì a Lima (Perù) il 26 settembre 1923, ricco di meriti, ed è stato beatificato il 4 novembre 2001.

Ritratto di Padre Luigi Tezza

Madre Giuseppina Vannini: Fondatrice e Santa

Infanzia e Vocazione Difficile

Giuditta Adelaide Agata Vannini nasce a Roma il 7 luglio 1859 da Angelo e Annunziata Papi e viene battezzata il giorno seguente, nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte. A quattro anni Giuditta perde il papà e tre anni dopo anche la mamma. Giuditta, che ha sette anni, è accolta nel Conservatorio Torlonia a Roma, un orfanotrofio dove le Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli la educano alla fede cristiana e la preparano alla vita. Cresce buona, pia, docile e riflessiva.

A ventuno anni ottiene il diploma di maestra d’asilo e chiede di entrare nel noviziato delle Figlie della Carità a Siena. Tuttavia, per motivi di salute e per un periodo di prova, deve fare ritorno a Roma. L'anno seguente torna a Siena, ma poi viene definitivamente dimessa dall'istituto perché ritenuta inadatta. Queste condizioni di salute, paradossalmente, diventeranno il punto di forza per la fondazione del suo Istituto. Nonostante le difficoltà economiche e le insinuazioni sorte sul suo rapporto con P. Luigi Tezza, Giuditta non si perse d'animo.

Sentiva profondamente la chiamata verso la vita religiosa, ma non sapeva in quale istituto. Nella Roma di quei tempi, all'età di 32 anni, Giuditta si trovava senza genitori e senza prospettive, una realtà dura della sua vita. Ma, come racconta il salmo 149, "il Signore protegge il forestiero, sostenta l’orfano e la vedova", e Giuditta non tardò a scoprire il vero progetto di Dio su di lei.

L'Incontro con Padre Tezza e la Fondazione

Nel dicembre 1891, durante un corso di esercizi spirituali a Roma, Giuditta incontrò il predicatore camilliano Padre Luigi Tezza, al quale si presentò per chiedere un consiglio. L'incontro fu provvidenziale: Padre Tezza, che era confrontato con la difficoltà di rimettere in piedi le Terziarie camilliane, trovò in Giuditta una persona con una solida base umana e spirituale, in cerca di un'esperienza religiosa che potesse colmare le sue aspirazioni.

Padre Tezza le propose di prendere in mano la rifondazione delle Terziarie camilliane e di fondare un Istituto d'ispirazione camilliana. Giuditta chiese tempo per riflettere, e due giorni dopo si presentò dicendo: «Eccomi a sua disposizione per il suo progetto. Non sono capace di nulla io. Confido però in Dio». Padre Tezza scoprì ben presto in lei la tempra della fondatrice, donna di preghiera e di sacrificio.

Giuditta iniziò la vita comune con Vittorina Panetta ed Emanuela Eliseo, preparate da padre Tezza. Il 19 marzo 1892, padre Tezza vestì Giuditta dell’abito religioso, contrassegnato dalla croce rossa, e lei prese il nome di Suor Maria Giuseppina (per brevità, solo Giuseppina) e venne nominata superiora. L'Istituto delle Figlie di San Camillo fu così fondato il 2 febbraio 1892.

Foto storica di Madre Giuseppina Vannini con le prime suore camilliane

Le Prove e l'Espansione dell'Istituto

La notizia della straordinaria dedizione di questo piccolo gruppo di Suore verso i poveri e i malati si diffuse rapidamente. Pure in mezzo a grandi povertà, il loro numero crebbe. Alla fine del 1892 erano già quattordici. Nel 1893 fu aperta una nuova comunità a Cremona e nel 1894 a Mesagne, in provincia di Brindisi. La Comunità venne riconosciuta nel 1909 come Congregazione religiosa, con il nome Figlie di San Camillo.

Nonostante l'Istituto si sviluppasse rapidamente, sopraggiunsero delle prove. Papa Leone XIII aveva deciso in quegli anni di non permettere fondazioni di nuove comunità a Roma, e la richiesta di Padre Tezza ricevette la risposta "non expedit" (non conviene, non si approva). Successivamente, il cardinale vicario tolse a padre Tezza la facoltà di confessare e gli proibì di incontrare le suore. Il distacco si completò quando, nel 1900, il camilliano fu incaricato di recarsi in Perù come visitatore, da dove non tornerà più in Italia, mantenendo la relazione con la fondatrice e l'istituto solo tramite corrispondenza epistolare.

L’allontanamento di padre Tezza costituì un dramma per Madre Giuseppina, che dovette addossarsi da sola il peso del nascente istituto. Ma, dotata di mirabile fortezza e fiduciosa nell'aiuto del Signore, non si perse d'animo, avendo ricevuto da lui quanto occorreva per proseguire. Nonostante una salute debole, spesso travagliata da languori ed emicranie, la fondatrice non si risparmiò: visitò ogni anno le case, si prodigò per le suore e le accompagnò con amabilità e vigore. Riuscì a diffondere l'istituto in varie parti d’Italia, Francia, Belgio e in Argentina. Il 21 giugno 1909, dopo tante resistenze, ottenne il decreto di approvazione diocesana sotto il titolo di Figlie di San Camillo.

La Morte e il Messaggio Spirituale

Nel 1910, dopo l’ultima visita a tutte le case in Italia e in Francia, fu colpita da una grave malattia di cuore. Sentendo avvicinarsi il momento della sua dipartita, ripeteva alle figlie: «Fatevi coraggio! Anzitutto è Dio che manda avanti le cose e non io. E poi dal paradiso potrò fare voi di più di quello che non faccio stando in questo mondo. Quando io non sarò più, credete pure che si farà meglio di quanto non si faccia adesso». Purificata ulteriormente dal dolore, il 23 febbraio 1911, Madre Giuseppina rese serenamente l’anima a Dio, a soli 52 anni. I suoi funerali furono celebrati il giorno seguente, e la sua salma fu sepolta nel cimitero del Verano a Roma. In via Giusti 7, dove iniziò la sua opera, nel 2017 è stato realizzato un museo reliquiario dedicato ai due fondatori nella stanza dove spirò.

Il Decreto della sua beatificazione recita: «Con cura materna e con soprannaturale sapienza guidò la Congregazione perché fosse di gloria a Dio e di servizio agli ammalati, seguendo in ciò l’esempio di S. Camillo, maestro e modello di amorevole e misericordiosa dedizione ai sofferenti. [...] Fu amorosamente vicina e assidua madre nei riguardi delle sorelle della Congregazione, degli ammalati, dei poveri, dei peccatori… sollecita com’era della loro salvezza spirituale e corporale; e insegnava alle Suore a comportarsi allo stesso modo con gentilezza e senza risparmiarsi».

Il messaggio evangelico che traspare dalla sua vita si riassume in senso pratico nelle regole degli uffici che ha creato tramite le opere di misericordia corporali e spirituali, che costituiscono il fine apostolico del suo Istituto:

  1. Dar da mangiare agli affamati (cuciniera)
  2. Dar da bere agli assetati (cuciniera)
  3. Vestire gli ignudi (guardarobiera, lavandaia)
  4. Alloggiare i pellegrini (portinaia)
  5. Visitare gli infermi (infermiera)
  6. Visitare i carcerati (cappellana)
  7. Seppellire i morti (cappellana)
  8. Consigliare i dubbiosi
  9. Insegnare agli ignoranti
  10. Ammonire i peccatori
  11. Consolare gli afflitti
  12. Perdonare le offese
  13. Sopportare le persone moleste

Il Percorso verso la Beatificazione e Canonizzazione

La causa di beatificazione di Madre Giuseppina fu avviata presso il tribunale del Vicariato di Roma l’8 giugno 1955 e si concluse il 20 dicembre 1956. Il decreto sugli scritti fu emesso il 22 marzo 1961. Il decreto sull’introduzione della causa, come prevedeva la legislazione dell’epoca, porta la data del 25 dicembre 1977, seguito dal decreto sull’assenza di culto il 23 febbraio 1979. Secondo le nuove normative, fu predisposta la “Positio super virtutibus”, consegnata nel 1988.

Il Miracolo per la Beatificazione

Come possibile miracolo per la beatificazione, fu esaminato presso il Tribunale Ecclesiastico della diocesi di Buenos Aires, il caso di Olga Nuñez. Davanti all’inefficacia delle cure mediche, le Figlie di San Camillo che lavoravano nell’ospedale dove la donna era ricoverata posarono su di lei una reliquia di Madre Giuseppina e iniziarono una novena. Il decreto di convalida dell’inchiesta diocesana sull’asserito miracolo è datato 20 dicembre 1985. Il 16 marzo 1993 la Consulta Medica concluse che il fatto era inspiegabile secondo le conoscenze scientifiche del momento. Il 4 giugno 1993, i Consultori Teologi espressero parere favorevole circa il nesso tra la guarigione e l’intercessione di Madre Giuseppina.

Lo stesso Pontefice la beatificò il 16 ottobre 1994 a Roma, in Piazza San Pietro, nella stessa celebrazione in cui furono elevati agli onori degli altari altri cinque candidati.

Il Miracolo per la Canonizzazione

Il secondo miracolo esaminato per la canonizzazione è avvenuto nella città di Sinop, in Brasile. Il 19 agosto 2007, l'operaio Arno Celson Klauck cadde da un'altezza di oltre dieci metri mentre lavorava a un vano ascensore. Il figlio e un collega lo tirarono fuori illeso, a parte alcune escoriazioni, e i medici del pronto soccorso non riscontrarono danni né al cervello né agli altri organi.

L’inchiesta diocesana sull’asserito miracolo si svolse dal 1° al 4 dicembre 2015. Il 27 settembre 2019 la Consulta Medica riconobbe l’inspiegabilità tecnica del caso di scampato pericolo, mentre il 19 febbraio 2019 i Consultori Teologi espressero parere favorevole circa la natura miracolosa dell’evento. Il 13 maggio 2019, Papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui l'evento avvenuto ad Arno Celson Klauck era riconosciuto come miracolo ottenuto per intercessione della fondatrice delle Figlie di San Camillo.

Elevata all’onore degli altari il 13 ottobre 2019 da Papa Francesco, Madre Vannini si distinse nella carità verso il prossimo. Alle sue religiose ripeteva spesso di vedere «sempre negli infermi l’immagine di Gesù sofferente».

"Sulle orme di Madre Vannini", documentario di Telepace alla vigilia della canonizzazione

Il Carisma Camilliano nella Famiglia Carismatica Camilliana

L'Istituto delle Figlie di San Camillo (FSC) non ha altro carisma che il carisma di San Camillo, come si evince dall’articolo 1 della Costituzione dell’Istituto: «In trasmissione diretta da San Camillo de Lellis, tramite i Beati Fondatori, la Congregazione ha ricevuto dallo Spirito Santo il dono di testimoniare l’amore sempre presente di Cristo verso gli infermi, nel ministero spirituale e corporale esercitando anche con rischio della vita». Questo carisma è un’eredità che l’Ordine dei Ministri degli Infermi ha ricevuto dal proprio fondatore nel 1591 e che ha custodito e trasmesso a vari istituti, organismi e associazioni che formano oggi la Famiglia carismatica camilliana (FCC).

L'articolo 1 della Costituzione dei Ministri degli Infermi recita: «L’Ordine dei Ministri degli Infermi, parte viva della Chiesa, ha ricevuto da Dio, tramite il Fondatore San Camillo de Lellis, il dono di rivivere l’amore misericordioso sempre presente di Cristo verso gli infermi e di testimoniarlo al mondo». Come ribadisce P. Angelo Brusco: «Dal secolo XVI, in cui è nato e vissuto san Camillo, ad oggi, il carisma della carità misericordiosa verso gli ammalati, che Camillo de Lellis ha ricevuto da Dio ed ha trasmesso alla Chiesa, si è arricchito attraverso l’apporto di molte persone significative, ciascuna delle quali ha arricchito il disegno originario del Fondatore dei Ministri degli Infermi, aggiungendovi nuove sfumature originali».

In questa FCC, l’Istituto delle FSC spicca per la sua fedeltà creativa al carisma di San Camillo. La beatificazione dei fondatori (Madre Vannini 16 ottobre 1994; P. Luigi Tezza 04 novembre 2001) e la canonizzazione di Madre Vannini (13 ottobre 2019) sono il riconoscimento della Chiesa dei meriti di questa Famiglia religiosa nello sviluppare il dono che Dio ha fatto al mondo attraverso di lei. È tutta l’opera dei fondatori, ma particolarmente di Madre Giuseppina Vannini, che viene riconosciuta, confermata e riproposta alla Chiesa e al mondo come «Nuova scuola di carità».

Padre Angelo Brusco evidenzia che tra le figure fondatrici di un ramo di spiritualità camilliana, «occupa un particolare rilievo Giuseppina Vannini»: la prima croce rossa di san Camillo, che dopo di lui, splenderà a Roma nella luce dei Beati (e adesso dei Santi) segno della validità e continuità del suo intramontabile messaggio. Il carisma e la spiritualità della beata Vannini vanno ricompresi alla luce del carisma e della spiritualità di san Camillo, anche attraverso la mediazione offerta dal religioso camilliano, beato Luigi Tezza.

Nelle sue compagne e in tante altre donne, il pensiero di San Camillo, che raccomanda di servire l’ammalato come sa fare una mamma per il proprio unico figlio malato, si realizza in pienezza con la dimensione femminile. Esse hanno interpretato con il genio femminile il messaggio di tenerezza e compassione intrinseco al carisma camilliano. «San Camillo, invitando i suoi religiosi a servire i malati con cuore di madre, aveva avuto l’intuizione che la cura dei malati deve fare appello a quelle qualità ed atteggiamenti che sono tipici del ‘genio femminile’: la ricettività, la disponibilità, la tenerezza, l’accoglienza, la capacità di ascolto, l’intuizione, la sensibilità nel cogliere le situazioni, l’attitudine a farsi carico dei problemi altrui, l’inclinazione ad offrire il proprio aiuto».

Le Figlie di San Camillo Oggi: Una Presenza Globale

L'impegno della Congregazione per mantenere viva la memoria della fondatrice continua. Questo testamento spirituale è stato pienamente vissuto anche nei mesi della pandemia, durante i quali le suore non hanno mai interrotto la loro opera negli ospedali, negli ambulatori, nelle case per anziani e nei dispensari dell’Istituto, presente in 23 Paesi tra America Latina, Africa, Europa e Asia.

Le 23 religiose che lavorano nei diversi reparti dell’ospedale “Madre Giuseppina Vannini” di Roma hanno «dato anima e corpo», trascorrendo giorno e notte lavorando nel pronto soccorso e nelle terapie intensive. La cura delle persone ammalate ha oltrepassato i confini degli ospedali, poiché in varie città, comprese Roma, le Figlie di San Camillo hanno assistito religiose di altre congregazioni, aprendosi ad altri istituti colpiti dal contagio.

La Madre aveva fissato lo stile dell’Istituto in termini chiari: «È il modo di essere e di agire di una Camilliana verso la comunità, verso il malato e verso sé stessa, con cuore di madre, sì che in qualsiasi parte del mondo andiamo ci possano riconoscere come “le Figlie di San Camillo di Roma”».

Espansione e Missione in Diverse Nazioni

Le Figlie di San Camillo hanno continuato a espandere la loro missione in tutto il mondo:

  • Nel 1906, le prime due Suore furono raggiunte da un gruppo di 7 suore più una Signorina come collaboratrice della missione, piene di spirito di fede e di carità.
  • Il 14 ottobre 1960, Sr Giuseppina Odorizzi e Sr Carmen Torrontegui partirono per le terre Peruviane. Oggi la Provincia Brasiliana è formata da 12 opere, di cui sette ospedali, quattro case di lunga degenza per anziani e una scuola.
  • Le suore di nazionalità indiana sono 245, sparse in 7 nazioni. La loro missione, fondata il 13 dicembre 2004, inizialmente si focalizzava sull'assistenza a domicilio e il volontariato, e oggi include una casa di riposo per anziani e bambini disabili.
  • Nel 1999 è stata inaugurata una residenza per anziani e un'altra nuova casa è stata aperta nell’isola di Santa Fè a Cebù.
Mappa delle sedi delle Figlie di San Camillo nel mondo

Un Altro Esempio del Carisma Camilliano: Maria Domenica Barbantini

Celebriamo anche il 25° anniversario della beatificazione di un'altra figura ispirata al carisma camilliano: Maria Domenica Barbantini, che si è distinta per la sua eroica testimonianza di fede, speranza e carità.

Maria Domenica nasce a Lucca il 17 gennaio 1789. Dopo un matrimonio infranto e la perdita del figlio Lorenzo Pietro, seppe elevarsi attraverso l’abbandono totale a Dio. Affascinate dal suo esempio, alcune giovani si unirono a lei e il 23 gennaio 1829, Maria Domenica diede inizio alla prima comunità delle «Sorelle oblate infermiere». Il loro ideale era «Visitare, assistere servire il Dio umanato, agonizzante nell’orto o spirante sopra la croce, nella persona delle inferme povere e moribonde».

L'arcivescovo di Lucca, Mons. Domenico Stefanelli, approvò ufficialmente le Regole e l’Istituto il 5 agosto 1841. Maria Domenica Barbantini è stata beatificata il 7 maggio 1995 in Piazza San Pietro da Papa Giovanni Paolo II, che l'ha proclamata «apostola della misericordia e della carità tra i sofferenti».

Ritratto di Beata Maria Domenica Barbantini

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