Il Prevalere del Canto e il Silenzio Necessario
Iniziamo affrontando un pregiudizio dominante nella pratica ecclesiastica attuale: l'idea che il canto sia come il prezzemolo e vada obbligatoriamente messo in ogni piatto, altrimenti non ha sapore.
Il Silenzio come Condizione per la Preghiera Autentica
Il silenzio è l'unico habitat in cui la preghiera può vivere ed è la pre-condizione necessaria per poter guardare e ascoltare. Nel silenzio, e solo nel silenzio orientato a Dio, fiorisce il canto liturgico, il solo che sia preghiera in senso proprio. Questa è una lezione che vale più di un intero corso di liturgia.

Miti e False Credenze sul Canto Liturgico
Spesso si continua a ripetere che "chi canta prega due volte" - sotto l'usbergo di una falsa citazione agostiniana. Mentre l'incolpevole Agostino, semmai, ha detto che «cantare è proprio di chi ama» (Serm. 336,1) e, da fine intenditore di musica qual era, sarebbe inorridito a sentire le stonate lagne che infestano le nostre messe.
L'“Horror Vacui” e la Paura del Silenzio
Una delle ragioni per cui non si sopporta una messa senza canti (anche se orribili, anche se cantati malissimo) è una sorta di horror vacui, perché non si sopporta il silenzio, perché si ha paura che altrimenti la messa non sia "animata".
I canti che si fanno quasi sempre nelle nostre chiese sono spesso un accompagnamento ("colonna sonora") dell'azione liturgica, non sono vero canto liturgico.
La Resilienza del Canto durante la Pandemia
Nemmeno il famoso virus dei cinesi, che sul culto cattolico ha infierito come ha voluto, è stato in grado di distogliere preti e laici dal cantare, possibilmente a squarciagola, incuranti di droplet e aerosol. Così abbiamo assistito e tuttora assistiamo al comico spettacolo di panche quasi certamente innocue che vengono scrupolosamente sanificate (anche quando erano vuote!) alla fine di ogni messa, durante la quale tuttavia non si è rinunciato alle emissioni di fiato della "colonna sonora" (potenzialmente ben più rischiose). La "filosofia" dominante è stata: disponibili a non fare per niente le messe, magari, ma, se si fanno, i canti devono esserci!
Il Canto nella Liturgia Autentica: Devozione e Qualità
In una vera liturgia il canto deve essere al suo posto. Un esempio è l'inno «Te lucis ante terminum», che si canta alla Compieta: esso può uscire dalla bocca del cantore «sì devotamente e con sì dolci note» da fare andare in estasi.
Musica Bella, Buona e Sacra: Una Distinzione Necessaria
È un pregiudizio comune sull'idea che la musica sia sempre bella e dunque anche sempre buona, e dunque anche sempre "religiosa", e dunque anche sempre naturaliter christiana, e dunque anche sempre fungibile come musica sacra, e dunque anche sempre "potenzialmente liturgica". Invece questa catena di presunzioni è un non sequitur dietro l'altro.
- Non è vero che la musica sia sempre bella: esiste la brutta musica ed esiste soprattutto la musica imbruttita dalla cattiva esecuzione.
- Non è vero che la musica bella sia sempre buona: la "bella musica" è buona quando è orientata al bene.
- È "sacra" ed è "liturgica" solo quando è esplicitamente e direttamente orientata alla preghiera a Dio.
Si noti la stretta unione, sottolineata retoricamente, tra dolcezza e devozione nel canto autentico: le parole dell'inno escono di bocca al cantore «sì devotamente» e «con sì dolci note» da indurre all'estasi, e il coro si unisce al solista «dolcemente e devote». La devozione, per così dire, racchiude e fa la guardia alla dolcezza.
TE LUCIS ANTE TERMINUM , Inno di Compieta, Studio di Giovanni Vianini, Milano, It.
Sfide e Opportunità per il Canto Liturgico nell'Era Moderna
L'epidemia ha contagiato un intero mondo, toccando in profondo la vita delle comunità ecclesiali. Molti amici hanno perso persino il respiro col quale hanno cantato il Signore per l'intera vita, non potendo godere degli affetti familiari nel transito e dell'accompagnamento col canto funebre al cielo. Tuttavia, la poca istruzione musicale di base non ha impedito a molti italiani di esprimere con suoni e canti la propria partecipazione e solidarietà. Ho sentito un gran bisogno di ritornare a cantare con tutto il fiato che ho nei polmoni insieme al popolo.
Il sacramento che è stato comunque celebrato è senz'altro segno efficace di Dio, anche senza il canto. La Chiesa è rimasta anche se non è stata radunata nelle chiese, riscoprendo il valore della Chiesa domestica. Ora, nel nuovo tempo in cui dovremo continuare a prestare attenzione a tutte le misure di prevenzione del contagio, non possiamo abbandonare totalmente o trascurare il canto nella liturgia.
Il Valore del Silenzio Riscoperto
A mio avviso, stante l'incompletezza dei cori e degli spazi in assemblea, è tempo di riscoprire il silenzio, come indicato da Sacrosanctum Concilium (n. 30), Musicam Sacram (n. 17) e l'Ordinamento Generale del Messale Romano (n. 45).
I minuti di silenzio non sono inutili perché non occupati: il silenzio è parte della celebrazione e, secondo il momento, è invito alla preghiera, aiuto del raccoglimento e attivazione della meditazione.
Il Ruolo dell'Organista e la Conservazione dei Cori
Il Protocollo per la ripresa delle celebrazioni col popolo - sottoscritto tra Governo e Conferenza episcopale - riguardo in particolare il punto 3.2., ove è scritto: «può essere prevista la presenza di un organista, ma in questa fase si ometta il coro». Si può interpretare che debba essere omesso, in questa fase, il coro nella sua completezza e nella consueta prossimità tra coristi, ma che qualche cantore adeguatamente distanziato si possa facilmente prevedere e organizzare, osservando le norme.
Valorizzerei molto, inoltre, la facoltà di disporre dell'organista. L'organista costituisce un vero e proprio ministero, il cui servizio è prezioso nell'incastonare la Parola proclamata, nell'alternarsi al canto del celebrante e del coro, nell'introdurre e prolungare.
Il coro, la schola cantorum, deve restare la cellula orante canora della comunità. Non si dovrà sciogliere, non si dovrà disperdere in questo periodo! Sospendere un'attività di coro e poi pensare di poterla facilmente riprendere è illusorio. Interrompere il canto nelle celebrazioni e sospendere le prove, potrebbe diventare motivo di abbandono di alcuni e di lenta estinzione del coro stesso. Bisogna fare di tutto perché ciò non avvenga. Molti direttori di coro hanno continuato a interloquire online con i cantori e hanno inviato lezioni e partiture per lo studio individuale. L'appello è perché non prevalga l'abbandono rassegnato a liturgie brevi, senza musica, senza canto, senza coro.
Il Canto del Celebrante e la Partecipazione dell'Assemblea
È da riscoprire e riproporre il canto del celebrante, ancor più in questo periodo di non fruibilità dei libretti e della carenza di voci in coro. Il primo grado di partecipazione al canto liturgico suggerito da Musicam Sacram (28-29) - sia pure nelle minime disponibilità di una comunità celebrante non numerosa - è forma semplice e attuabile sempre e ovunque. Chi presiede dialoga infatti con l'assemblea. Il canto liturgico è almeno a due voci, nelle piccole chiese come nelle grandi basiliche.
Le celebrazioni postate copiosamente in rete in questi mesi hanno aiutato a pregare e ad avvertire in qualche modo il senso di popolo e di comunità, ma hanno pure messo a nudo tante approssimazioni e improvvisazioni. Quante volte ci siamo trovati davanti a gruppi di cantori e strumentisti che, invece di sostenere l'assemblea nel canto, davano sfogo ai loro "gorgheggi"? O abbiamo cantato canti i cui testi non avevano nulla a che fare con il mistero celebrato, la cui scelta era guidata dal criterio del "mi piace" o del "non mi piace". La questione della musica e del canto nella liturgia oggi appare fortemente problematica.
Criteri per la Scelta e l'Esecuzione dei Canti Liturgici
La musica (o il canto) è parte integrante e necessaria della liturgia (cf. Sacrosanctum Concilium 112). Questo significa che, come tutti gli altri gesti, parole ed elementi della liturgia, contribuisce alla realizzazione/attualizzazione del Mistero della nostra salvezza. La musica (o il canto), quindi, non è una aggiunta esterna alla celebrazione, non è un elemento ad solemnitatem, ma, come la liturgia, ha per fine "la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli" (SC 112).
1. La Qualità della Melodia
Sacrosanctum Concilium 112 sottolinea come “la Chiesa poi approvi e ammetta nel culto divino tutte le forme della vera arte, purché dotate delle qualità necessarie”. Questo non significa che dobbiamo suonare o cantare nella liturgia brani di Mozart o Beethoven, ma che i canti utilizzati nella liturgia devono essere di qualità, cioè che almeno rispettino le regole della "buona composizione".
2. La Relazione tra Parola e Musica
Nella liturgia la musica è a servizio del testo, e non viceversa: non è il testo che deve essere piegato alla musica! Quante volte ad una melodia allegra vengono associati testi penitenziali, o peggio, capita anche di cantare Alleluia "tristi". Oppure ci troviamo ad eseguire canti i cui testi non hanno alcun riferimento cristiano esplicito (pensiamo al canto "Te al centro del mio cuore", all'interno del quale non ci sono riferimenti espliciti a Cristo) o anche con imprecisioni teologiche (ad esempio Verbum panis, il ritornello del quale canta Verbum panis factum est, quando in realtà il Verbo si è fatto carne...). Per questo motivo:
- La musica deve aderire strettamente al testo ed esprimere (anche a livello emotivo) il senso delle parole.
- È preferibile che il testo del canto sia biblico (o di ispirazione biblica) o liturgico.
- Il testo dovrebbe tener conto sia dell’espressione personale che comunitaria.

3. La Pertinenza Rituale del Canto
Il criterio della pertinenza rituale è determinante nella scelta dei canti e riguarda la relazione tra musica, testi, gesti, tempo liturgico e grado della celebrazione. La musica liturgica deve infatti rispondere a suoi specifici requisiti: la piena aderenza ai testi che presenta, la consonanza con il tempo e il momento liturgico a cui è destinata, l’adeguata corrispondenza ai gesti che il rito propone.
4. L'Adattamento alle Reali Possibilità dell'Assemblea
Quando si scelgono i canti bisogna porre attenzione sia alle capacità dell'assemblea sia del coro che degli strumentisti. Meglio un canto semplice, ma eseguito con arte, e che permette all'assemblea di partecipare, che un canto difficile ed elaborato, ma eseguito in modo maldestro.
5. Il Criterio della Solennizzazione Progressiva
Dobbiamo proprio cantare tutto nella liturgia? Alcune volte capita di partecipare a celebrazioni nelle quali tutto viene cantato... e nemmeno con arte. In realtà, come ben evidenzia l'istruzione Musicam Sacram al n. 7, “Tra la forma solenne più completa delle celebrazioni liturgiche, nella quale tutto ciò che richiede il canto viene di fatto cantato, e la forma più semplice, nella quale non si usa il canto, si possono avere diversi gradi, a seconda della maggiore o minore ampiezza che si attribuisce al canto".
6. La Variazione delle Parti da Cantare in Base ai Gradi della Celebrazione
È opportuno che "le forme di celebrazione e i gradi di partecipazione siano opportunamente variati, per quanto è possibile, secondo la solennità dei giorni e delle assemblee” (MS 10). Questo permette ai fedeli di comprendere subito se ci si trova a celebrare una solennità, o un rito particolarmente importante.
Bisogna poi ricordare come per alcuni tempi dell'anno liturgico, l'Avvento o la Quaresima, la Chiesa chieda un utilizzo particolare degli strumenti musicali. “In tempo d’Avvento l’organo e altri strumenti musicali siano usati con quella moderazione che conviene alla natura di questo tempo, evitando di anticipare la gioia piena della Natività del Signore. In tempo di Quaresima è permesso il suono dell’organo e di altri strumenti musicali soltanto per sostenere il canto.
7. L'Esecuzione "con Arte"
È di fondamentale importanza saper suonare "con arte": non basta conoscere pochi accordi alla chitarra per accompagnare i canti nella liturgia. La "famosa" differenza simbolica dipende anche dal modo di suonare, che non può essere uguale al modo con cui suoniamo ad un concerto rock. La musica nella liturgia è epifania del Mistero.
L'Impatto della Musica sulla Pastorale Giovanile
Il linguaggio musicale rappresenta anche una risorsa pastorale, che interpella in particolare la liturgia e il suo rinnovamento (Christus vivit, n. 226). Dobbiamo forse chiederci se abbiamo realmente riconosciuto alla musica nella liturgia il suo valore per la pastorale, oppure l'abbiamo semplicemente utilizzata come mezzo per "attrarre" i giovani, lasciandogli cantare quello che più li emozionava, nella speranza di farli "rimanere" in chiesa.
Ma come ben sappiamo, quando sostituiamo i lunghi e faticosi cammini di iniziazione liturgica (e quindi musicale) con le "vie brevi", otteniamo solo risultati dal "respiro corto". Andare incontro alla sensibilità musicale e artistica dei giovani non significa utilizzare acriticamente gli stili musicali della musica leggera; la musica e il canto nella liturgia devono necessariamente mantenere una differenza simbolica, cioè far vivere un tempo e uno spazio diversi dal quotidiano.