Il messaggio di portare luce dove regna il buio risuona potente nella narrazione evangelica. La scelta di Gesù di iniziare la sua missione in Galilea non fu dettata dalla paura, ma da una profonda consapevolezza strategica e teologica.
La Scelta Strategica della Galilea
«Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare». L’inizio del brano evangelico può far pensare a una scelta di Gesù dettata dalla paura per il tiranno. Non è così. Se avesse avuto paura sarebbe rimasto a Nazaret, un piccolo paese insignificante e lontano dai centri di potere. È più logico ritenere che, chiusa con il carcere e poi la morte la vicenda del Battista, Gesù abbia voluto dare un avvio deciso alla sua missione.

La "Galilea delle Genti": Un Territorio di Confine
Partire dalla Galilea era una mossa intenzionale, come annunciato dall’antica profezia di Isaia, dove c’era più che mai bisogno di «una grande luce per il popolo che abitava nelle tenebre». La Galilea, che il profeta chiama “Galilea delle genti”, era un territorio eterogeneo, di fedi, di opinioni, di culture diverse e in continuo cambiamento. Era un territorio di passaggio per mercanti, eserciti e ribelli lungo la Via del Mare, la strada commerciale e militare che collegava l’Egitto a Damasco.
Questa fu una scelta strategica. L’evangelista, citando il cambio di residenza di Gesù, vuole comunicare un messaggio di grande importanza: la luce va portata dove serve, dove ci sono le tenebre, “nelle periferie”, come spesso ricordava papa Francesco, dove la fede personale e la Chiesa diventano «un ospedale da campo dopo la battaglia».
Cafarnao: Centro della Nuova Missione
In Galilea, Gesù organizzò la sua “centrale operativa” a Cafarnao, una delle città più importanti del lago. Qui il potere religioso di Gerusalemme era lontano, e lo zelo dei farisei si scontrava con i problemi del lavoro, gli interessi dei mercanti, degli esattori e dei cambiavalute.
La Chiamata dei Primi Discepoli e la Proclamazione del Vangelo
Camminando «lungo il mare di Galilea», tra i pescatori che riparavano le reti, Gesù iniziò a formare il suo gruppo. Promettendo di rendere «pescatori di uomini» coloro che avrebbero accettato il suo invito: «Venite dietro a me». Quelli che accettarono partirono con lui per tutta la Galilea, «insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo».

L'Inizio del Ministero: Gesù nel Deserto della Quaresima
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù non si ritirò solo in Galilea per iniziare la sua missione, ma, come narra il Vangelo di Marco, «lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo»» (Mc 1, 12-15). Questi due soli periodi racchiudono la tentazione e l’inizio del ministero di Gesù, rappresentando la sintesi della sua predicazione.

Il Deserto: Simbolo di Prova e Rinnovamento
Il deserto in cui Gesù è sospinto, nella Sacra Scrittura, è prima di tutto un luogo di grazia. Questa descrizione è teologica più che geografica, richiamando l'esperienza dell'esodo del popolo d'Israele dall'Egitto alla terra promessa. Nel deserto, Israele impara a fidarsi di Dio, a ricercare la sua guida e a vivere la libertà. La solitudine e le privazioni del deserto fanno apprezzare l'essenzialità delle cose e sperimentare che la vita è un dono. Dio condusse il popolo infedele nel deserto perché, privato dagli idoli, si ricordasse del suo Signore e decidesse di appartenere unicamente a lui.
La cifra quaranta, nella Bibbia, rappresenta una generazione intera e assume il valore di prova, come i quarant'anni del cammino di Israele. Il deserto è il luogo dove si riunivano coloro che volevano scampare o si preparavano a impadronirsi del potere, come Mosè, Davide e i profeti.
La Tentazione e il Trionfo della Parola
Gesù sembra passivo: viene sospinto dallo Spirito, è tentato da Satana ed è servito dagli angeli. Se Satana è figura di tutti coloro che tenteranno Gesù, le bestie rimandano all'immagine del paradiso e del primo uomo (Gesù è il vero Adamo che non cede alla tentazione del serpente) e gli angeli sono figura di quanti aiuteranno Gesù nel suo servizio.
Dopo l’arresto di Giovanni, Gesù si presenta con poche parole che sono la chiave di tutto il Vangelo. Da Lui in poi ogni cosa sarà escatologica, perché il tempo è compiuto, e cristologica, perché convertirsi e credere al Vangelo significa seguire Gesù. L’incontro con Gesù è la svolta; la conversione la definisce. Con la Parola di Dio, Gesù ha vinto il maligno. L'invito ai credenti è dunque ad approfondire e praticare quotidianamente la Parola di Dio, affinché il Vangelo, letto e meditato nel cuore, diventi la vera lampada per i nostri passi e la luce sul nostro cammino.
La Quaresima come Cammino di Conversione Personale
La prima Domenica di Quaresima apre la riflessione sul tema delle tentazioni e del combattimento spirituale. Il rito delle Ceneri, giorno d'inizio della Quaresima, dà il via al cammino di penitenza e conversione. Per i cristiani, la Quaresima è un periodo caratterizzato da pratiche come il digiuno, la preghiera e una maggiore attenzione alla carità. I Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) informano sui giorni trascorsi da Gesù nel deserto della Giudea, a est di Gerusalemme, dove fu tentato dal diavolo dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti.
Quaresima: Perché 40 Giorni? La Storia, il Significato Profondo e una preghiera potente
La Nostra "Galilea delle Genti" Oggi
Anche noi, come Gesù, siamo chiamati ad andare nella "Galilea delle genti" a predicare e a praticare la conversione. Ma dov'è questa Galilea oggi? Essa è in noi, confusi da proposte di vita diverse e contrastanti. È nella famiglia, negli amici, nei colleghi, scossi da situazioni fino a pochi anni fa inimmaginabili. È nella scienza, con scoperte che stravolgono la vita, come l'Intelligenza Artificiale. È anche nelle nostre parrocchie, con l'inefficacia delle tradizionali iniziative pastorali. È in questa "Galilea delle genti" che dobbiamo portare la "grande luce", anche con la nostra fede, piccola fiammella tremolante.
Il Signore ci fa l'invito urgente: «convertitevi e credete nel Vangelo». Si cambia direzione solamente se c'è qualcosa di cui fidarsi che ci spinge a farlo. Ecco ora il tempo buono per lasciarci guidare nel deserto e per riscoprire la forza della Parola di Dio che ci guida verso la Pasqua.
Le Pratiche Quaresimali: Digiuno, Preghiera, Carità
Un insegnamento fondamentale per la Quaresima è contenuto nel Vangelo di Matteo: «Badate di non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere da loro ammirati; altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 6,6). Questo passo si trova nel celebre “Discorso della Montagna”, che Gesù tenne in Galilea, sul monte dove, secondo la tradizione, avvenne anche la moltiplicazione dei pani e dei pesci.
La Quaresima è un percorso obbligato per imparare a fidarsi di Dio, un campo di prova dove l'uomo è chiamato a fare la sua scelta. Come fu per il popolo di Israele che dovette scegliere se camminare con le proprie forze o seguire Dio per quarant'anni, così è per ogni credente oggi.
I Segni del Regno in Galilea: Il Miracolo del Funzionario del Re
Un altro significativo evento in Galilea è narrato nel Vangelo di Giovanni: «Gesù partì dalla Samarìa per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato»» (Gv 4,43-54).

La Fede e il Mistero dello "Scendere"
In questo episodio, il Signore Gesù, come ciascuno di noi, è chiamato a una sottile conversione: imparare che salire è scendere. Questo concetto trova il suo giusto contesto proprio nel dinamismo della scuola quaresimale. La gioia, che nessuno può «togliere», è proprio quella che radica in un rinnovamento profondo della logica della nostra vita. Come dice il salmo: «alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino ecco la gioia». Non si può conoscere l’emozione del mattino senza aver saputo attraversare la paura della notte; non si può conoscere la pace senza aver assunto tutto il peso del turbamento.
Per ben tre volte in questo Vangelo ricorre il verbo «scendere». Il miracolo a Cana di Galilea avviene su richiesta in favore di terzi. Gesù accondiscende con la sua parola, tramutando l'imminente morte del bambino in aurora di vita. Questo ci mostra che dobbiamo metterci «in cammino» senza la necessità di prove tangibili, contando solo sulla sua parola. Forse pensavamo di dover salire e invece si tratta sempre e solo di scendere, come il sole «dopo mezzogiorno». Il Signore Gesù non ci guarisce con gesti portentosi e parole incantatorie, ma lo fa «semplicemente con la sua sensibilità che testimonia un segreto conosciuto solo da lui: il Regno di Dio che viene è la misericordia».