Le Sette Virtù Cristiane e il Sacramento della Cresima

La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene, una decisione stabile di praticare il bene che si perfeziona con l'abitudine. Essa consente alla persona non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé, portando facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. L'uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene.

Nel complesso, le virtù cristiane sono sette e si distinguono in due categorie principali: le virtù teologali e le virtù cardinali. Le prime tre - fede, speranza e carità - mettono l'uomo in relazione diretta con Dio. Le ultime quattro - prudenza, giustizia, fortezza e temperanza - sono dette cardinali perché fungono da "cardine" (dal latino "cardo", che significa "asse") per tutte le altre virtù morali.

infografica delle sette virtù con simboli cristiani

Le Virtù Teologali: Il Legame con Dio

Le virtù teologali si riferiscono direttamente a Dio, rendendo le facoltà dell'uomo idonee alla partecipazione alla natura divina. Hanno Dio Uno e Trino come loro origine, causa e oggetto, e sono infuse da Dio nell'anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna. Esse fondano, animano e caratterizzano l'agire morale del cristiano, informando e vivificando tutte le virtù morali.

La Fede

La fede è la virtù teologale per la quale noi crediamo in Dio e a tutto ciò che Egli ci ha detto e rivelato, e che la Chiesa ci propone da credere, perché Egli è la stessa Verità. Attraverso la fede, l'uomo si abbandona totalmente a Dio liberamente. Questa fede teologale ci porta a credere nel Dio Uno e Trino, che è Padre Creatore, Figlio Salvatore e Spirito Santo Santificatore. Solo mediante la fede possiamo conoscere la Verità del Dio Altissimo, rivelata nelle Sacre Scritture. È un dono molto più sicuro della fiducia naturale che abbiamo, ad esempio, nelle persone. Il credente cerca di conoscere e di fare la volontà di Dio, e la fede viva opera per mezzo della carità.

La Speranza

La speranza è la virtù teologale attraverso la quale speriamo fortemente in Dio e in tutto ciò che Egli ha in serbo di meraviglioso per noi, sia su questa Terra che nell’eternità che Egli pone alla nostra portata, rispettando il nostro libero arbitrio di accettarla o rifiutarla. È la virtù per la quale desideriamo il regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull'aiuto della grazia dello Spirito Santo. La speranza teologale ci aiuta ad affrontare e a vincere gli ostacoli, sapendo che Dio è dalla nostra parte, salvaguardando dallo scoraggiamento e sostenendo nei momenti di abbandono. Maria è un esempio perfetto di speranza teologale contro ogni speranza meramente umana, avendo mantenuto la piena e salda certezza che, nonostante la sofferenza, i silenzi, la croce e la morte, Dio non delude mai.

La Carità

La carità è la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio. Non è semplice beneficenza o filantropia, ma la pienezza dell’amore, perché è la nostra partecipazione all’Amore di Dio, che è Amore puro. Gesù fa della carità il comandamento nuovo, amando i suoi «sino alla fine» e manifestando l'amore che riceve dal Padre. La carità è il frutto dello Spirito e la pienezza della Legge, osservando i comandamenti di Dio e del suo Cristo. L'Apostolo San Paolo ha descritto la carità come paziente, benigna, non invidiosa, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Essa copre, crede, spera e sopporta tutto. La carità è superiore a tutte le virtù ed è la prima delle virtù teologali, il «vincolo di perfezione» che anima e ispira l'esercizio di tutte le altre virtù, garantendo e purificando la nostra capacità umana di amare.

rappresentazione della Fede, Speranza e Carità come figure allegoriche

Le Virtù Cardinali: I Pilastri della Vita Morale Umana

Le virtù umane, dette anche morali, sono attitudini ferme e disposizioni stabili dell'intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede. Vengono acquisite umanamente mediante l'educazione, atti deliberati e una perseveranza rinnovata nello sforzo. Quattro di queste virtù hanno funzione di "cardine" e attorno ad esse si raggruppano tutte le altre: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Papa Francesco, in un'udienza del 20 marzo 2024, ha sottolineato che queste virtù «non sono prerogative dei cristiani ma appartengono al patrimonio della sapienza antica, in particolare dei filosofi greci».

La Prudenza

La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. Non si tratta di scegliere tra cose futili, ma di trovare i mezzi appropriati per fare il bene e vincere il male. Questa scelta cruciale deve essere fatta innumerevoli volte nel corso della vita e in ogni tipo di circostanza. Non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. È detta «auriga virtutum - cocchiere delle virtù»: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura, guidando immediatamente il giudizio di coscienza. L’azione dell'uomo prudente è nelle mani della sua intelligenza e libertà. Papa Francesco ha spiegato che la persona prudente «è creativa: ragiona, valuta, cerca di comprendere la complessità del reale e non si lascia travolgere dalle emozioni, dalla pigrizia, dalle pressioni dalle illusioni».

La Giustizia

La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. È la virtù che ci porta a dare a ciascuno ciò che gli è dovuto, compresi noi stessi e Dio. La giustizia verso Dio è chiamata «virtù di religione», mentre la giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l'armonia che promuove l'equità nei confronti delle persone e del bene comune. L'uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri Sacri, si distingue per l'abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della propria condotta verso il prossimo. La giustizia è seguita dalla misericordia, che ci ispira ad andare al di là dell'obbligo, a comprendere i difetti di chi ci circonda, a perdonare e ad amare tutti, anche chi ci fa del male.

La Fortezza

La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale, dotandoci di sicurezza in tutto ciò che facciamo, soprattutto nelle difficoltà e nelle contrarietà, e aiutandoci a vincere la paura. La fortezza non è solo una virtù da eroi; è fondamentale in ogni scelta che compiamo nella nostra vita quotidiana. Secondo la dottrina di San Tommaso, essa si incontra nell'uomo che è pronto «aggredi pericula», cioè ad affrontare il pericolo, e «sustinere mala», cioè a sopportare le avversità per una giusta causa. La fortezza richiede un certo superamento della debolezza umana e della paura. Come indicato dal Cardinal Ravasi, la fortezza «non è rappresentata dalla durezza ma dalla costanza», rendendo capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni.

La Temperanza

La temperanza è la virtù morale che modera l'attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell'onestà, orientando al bene i propri appetiti sensibili e conservando una sana discrezione. Papa Giovanni Paolo II ha descritto l'uomo temperante come «colui che è padrone di sé stesso; colui nel quale le passioni non prendono il sopravvento sulla ragione, sulla volontà, e anche sul cuore». La virtù della temperanza è indispensabile perché l'uomo sia pienamente uomo e il giovane autenticamente giovane. Il triste spettacolo di un alcolizzato o di un drogato ci mostra chiaramente come "essere uomo" significhi prima di ogni altra cosa rispettare la propria dignità, facendosi guidare dalla virtù della temperanza. Vivere bene altro non è che amare Dio con tutto il proprio cuore, con tutta la propria anima e con tutto il proprio agire, mantenendo i propri desideri entro i limiti dell'onestà.

illustrazione delle virtù cardinali come fondamenti

La Cresima: Il Sacramento del Sigillo dello Spirito Santo

La Santa Cresima è uno dei sacramenti cristiani che confermano il nostro impegno di cristiani, iniziato con il Battesimo. In ordine cronologico, viene amministrata dopo il Battesimo e la Prima Comunione ed è un sacramento senza il quale, secondo il diritto canonico, non si può contrarre il Matrimonio con rito religioso. Se il percorso cristiano viene rispettato, la Cresima viene amministrata tra gli 11 e i 13 anni, ma questi consigli sono validi anche per gli adulti che si preparano a riceverla.

Il Ruolo del Padrino o della Madrina

Per la Cresima occorre un padrino o una madrina, da scegliere con molta cura e attenzione tra le persone che il cresimando ritiene più vicine e considera una guida, un supporto, un esempio di fede cristiana che lo accompagni nel suo cammino di fede. Le regole del diritto canonico sono chiare: il padrino o la madrina, attraverso un’autocertificazione da consegnare al parroco, deve dichiarare di aver compiuto i 16 anni, deve aver ricevuto Battesimo, Prima Comunione e Cresima e deve fornire una testimonianza di vita cristiana coerente (non deve appartenere ad altri movimenti religiosi e non deve avere situazioni di irregolarità nella vita matrimoniale). Spiritualmente, è richiesto che una ragazza scelga una madrina e un ragazzo un padrino, non necessariamente tra i familiari, ma comunque una figura presente da sempre nella vita del cresimando e non troppo in là con gli anni.

Il Rito della Cresima

Il giorno della Cresima, il cresimando e il padrino o madrina dovranno recarsi in Chiesa almeno mezz’ora prima dell’inizio della funzione e accomodarsi nei banchi a loro riservati. La Cresima si svolge alla presenza del Vescovo, che è il Ministro Ordinario del sacramento, a testimonianza dell’importanza del Sigillo dello Spirito Santo che si riceve. Durante la Santa Messa, ci sarà un momento in cui il cresimando e il padrino/madrina dovranno percorrere la navata e raggiungere l’altare.

Arrivati davanti al Vescovo, avverrà l’unzione sulla fronte con il Sacro Crisma, una croce tracciata con l’olio profumato consacrato dal Vescovo il Giovedì Santo, che sancirà il legame tra il cresimando e Gesù Cristo. Segue l'imposizione delle mani sul capo del cresimando per invocare i doni dello Spirito Santo. Spesso il Vescovo dà anche un leggero schiaffo al cresimando; questo gesto significa che, in virtù di questo sacramento, il cresimando si impegna a sopportare pene e sofferenze in nome della fede. La formula con la quale il Vescovo amministra la Cresima è: «Nome, ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono». Il colore simbolo della Cresima, oltre al bianco, è il rosso.

3MC 37 - Cos’è la Confermazione?

I Doni e i Frutti dello Spirito Santo

La vita morale dei cristiani è sorretta dai doni dello Spirito Santo. Essi sono disposizioni permanenti che rendono l'uomo docile a seguire le mozioni dello Spirito Santo. I sette doni dello Spirito Santo sono la sapienza, l'intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio. Essi appartengono nella loro pienezza a Cristo e completano e portano alla perfezione le virtù di coloro che li ricevono, rendendo i fedeli docili ad obbedire con prontezza alle ispirazioni divine.

  • Timore di Dio: La capacità di porsi dei confini. Chi era veramente dotato del timor di Dio era Cristo, che aveva il timore di non fare la volontà di Dio. L'aver paura di uscire dai limiti è una cosa sana, una valenza positiva della paura.
  • Pietà: La virtù della pazienza è la capacità di benedire l’esistente, attendendo la pienezza che Dio darà. Cristo ha il dono della pietà, benedice tutto ciò che esiste, non si adira, ma pazientemente trasforma ciò che esiste in bene, come nella moltiplicazione dei pani.
  • Intelletto e Castità: Nella castità amiamo realmente l'altro, comprendendo il valore di guardare l'altro così come lo guarda Dio. Cristo ha il dono dell’intelletto e ci dona di amarci gli uni gli altri.
  • Consiglio: Dinanzi a un bivio serve un consiglio per decidersi. Cristo a Cafarnao, quando gli dicono di tornare in città, risponde che bisogna andare a predicare altrove, mostrando il dono del consiglio. L'avarizia spesso ci impedisce di prendere decisioni perché scegliere significa rinunciare a qualcosa.
  • Fortezza: Cristo ha il dono della fortezza.
  • Sapienza: Cristo è la sapienza: «Imparate da me che sono umile e mite di cuore».

I frutti dello Spirito sono perfezioni che lo Spirito Santo plasma in noi come primizie della gloria eterna. La tradizione della Chiesa ne enumera dodici: «amore, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, modestia, continenza, castità» (Gal 5,22-23 vulg.).

Le virtù umane, purificate ed elevate dalla grazia divina, forgiano il carattere e rendono spontanea la pratica del bene. Il dono della salvezza fattoci da Cristo ci dà la grazia necessaria per perseverare nella ricerca delle virtù, e ognuno deve implorare questa grazia di luce e di forza, ricorrendo ai sacramenti e cooperando con lo Spirito Santo.

schema dei doni dello Spirito Santo e dei loro effetti

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