L'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, avvenuto a Dallas il 22 novembre 1963, rimane avvolto da dubbi e misteri. Nonostante siano state raccolte innumerevoli prove e testimonianze, interrogate centinaia di persone, elaborate decine di ipotesi e altrettante ricostruzioni dei fatti di quel terribile giorno, non esiste una verità condivisa. La domanda su chi volle la sua morte e perché, come recita il titolo italiano del discusso film di Oliver Stone, "JFK è un caso ancora aperto", continua a risuonare.
In questo contesto di teorie e contro-teorie, emergono periodicamente nuove confessioni o testimonianze che cercano di fare luce sull'evento. Tra queste, spiccano la recente rivelazione di un ex agente dei Servizi Segreti, Paul Landis, e la controversa confessione di James Files, un criminale che si è autoaccusato di aver sparato il colpo mortale al Presidente.

Il Contesto Storico: L'Assassinio e la Commissione Warren
Sessant'anni fa veniva assassinato John Fitzgerald Kennedy. Nella memoria collettiva rimangono alcune precise immagini: gli ultimi sorrisi del 35° presidente Usa, il tailleur rosa di sua moglie Jacqueline e "quella" finestra al sesto piano del Texas School Book Depository. Si dice spesso che in quel giorno si chiuse la (presunta) età dell'innocenza dell'America progressista e visionaria di Kennedy.
Il corteo presidenziale, il 22 novembre 1963, si mise in moto puntuale, alle 11:45, salutato da una folla via via più numerosa, nonostante il Texas fosse noto per il suo orientamento conservatore. Lungo la strada, il presidente si era voluto fermare a stringere mani di suore e bambini. Kennedy aveva deciso di affrontare quel breve viaggio in Texas, pur controvoglia, per raccogliere fondi e guadagnare consensi, in vista delle presidenziali del 1964. Tuttavia, il presidente era consapevole dei rischi: "Oggi andiamo nel paese dei matti. Comunque, nessuno può impedire a qualcuno di spararmi con un fucile da una finestra: quindi, perché preoccuparsi?", aveva detto a sua moglie quella stessa mattina.
La limousine entrò in Dealey Plaza alle 12:29. All'ultimo, il percorso originale era stato modificato, perciò, invece di proseguire su Main Street, il corteo svoltò a destra, su Houston Street, e rallentò di fronte al palazzo del Texas Book School Depository, immettendosi, a sinistra, su Elm Street. Lee Harvey Oswald, l'uomo che la storia identifica come l'assassino solitario, lavorava in quell'edificio.
La Versione Ufficiale e la "Pallottola Magica"
Secondo il rapporto finale della Commissione Warren, pubblicato nel settembre 1964, mentre la limousine del presidente passava davanti all'edificio del Texas School Book Depository a Dallas, furono esplosi tre colpi. Tre bossoli furono ritrovati sotto una finestra al sesto piano del deposito di libri, dove venne scoperto un fucile con mirino, un economico Mannlicher-Carcano. La commissione stabilì che i tre colpi provenivano tutti dal sesto piano.
La Commissione Warren concluse che due dei tre colpi avevano raggiunto gli occupanti della limousine: un proiettile aveva attraversato il collo di Kennedy e poi, molto probabilmente, aveva colpito il governatore Connally, l'altro aveva ferito mortalmente Kennedy, colpendolo alla testa. Questo singolo proiettile, che avrebbe causato tutte le ferite al governatore, fu in seguito chiamato "proiettile incontaminato" o "magico". Sul sedile anteriore della limousine furono rinvenuti due grossi frammenti di proiettile e altre schegge di piombo furono recuperate sotto il sedile a ribalta dove si trovava la moglie del governatore, Nellie Connally. Al Parkland Memorial Hospital, su una barella, fu scoperto un altro proiettile intatto, che i test balistici collegarono al Mannlicher-Carcano. Un punto chiave era che questo proiettile fu recuperato sulla barella del governatore Connally e non su quella di Kennedy.
Se non fosse stato quel singolo proiettile a causare il danno, i test balistici eseguiti all'epoca suggerivano che sarebbe stato quasi impossibile per Oswald sparare tutti e tre i colpi nei pochi secondi calcolati sulla base del filmato di Zapruder, una ripresa amatoriale di 26,6 secondi registrata da Abraham Zapruder.
La Rivelazione di Paul Landis: Un "Testimone Finale"
Nel 2023, quasi sessant'anni dopo l'evento, Paul Landis, che oggi ha 88 anni, ha deciso di pubblicare le sue memorie nel libro "The Final Witness". Landis era uno dei due agenti dei servizi segreti incaricati di proteggere la first lady Jacqueline Kennedy il 22 novembre 1963. Dal 1959 al 1964 Paul Landis è stato un agente dei Servizi segreti americani e dal 1961 si è occupato della sicurezza dei figli del presidente prima e di sua moglie poi. Vista la giovane età, il suo nome in codice era "Debut".
Landis era a circa 15 metri di distanza quando Kennedy fu ferito a morte, testimone ravvicinato di un orrore indicibile. "Quello che ho visto e ho continuato a rivivere per mesi e anni dopo", racconta Landis, "è stata la testa del Presidente esplodere… come in un video che passa ininterrottamente".
Il Proiettile Controverso
La rivelazione più sconvolgente di Landis riguarda il ritrovamento di un proiettile. Sostiene di aver notato un proiettile sulla parte superiore dello schienale del sedile posteriore della limousine, proprio nel punto in cui sarebbe stato fissato il tettuccio, e di averlo raccolto. Temendo che potesse essere ignorato, rubato o spostato, lo mise in tasca. Una volta entrato nella sala traumi n. 1 del Parkland Memorial Hospital, mise il proiettile su una coperta di cotone bianco sulla barella del presidente, pensando che dovesse restare con il corpo per l'autopsia. "Volevo solo che quella prova non sparisse, che non finisse nelle mani di cacciatori di souvenir o chi altro, e una volta lasciata accanto al presidente mi sono sentito liberato", ha dichiarato.
Questo segreto, venuto alla luce solo ora, modificherà certamente il modo in cui gli storici e i profani percepiscono quell'evento. Landis non fu mai interrogato dalla Commissione Warren, e il dettaglio non fu mai svelato nei rapporti di lavoro compilati all'epoca. Il suo racconto contraddice un elemento chiave alla base delle conclusioni della Commissione Warren: il proiettile - come racconta Landis - non proveniva dalla barella di Connally. Se il proiettile è stato trovato sulla barella di Kennedy e non su quella di Connally, come sostenuto dalla commissione, la teoria della "pallottola magica" verrebbe meno, rimettendo in discussione la conclusione di un unico tiratore e di un unico responsabile della morte di JFK, Lee Harvey Oswald.
Landis, ancora oggi, afferma che nei primi anni successivi all'assassinio non riuscì a superare il disturbo da stress post-traumatico. Si sentì incapace di leggere qualcosa di dettagliato sull'assassinio fino a circa 50 anni dopo, a partire dal 2014, quando ha iniziato a fare i conti con ciò di cui era stato testimone.
RESI PUBBLICI I DOSSIER SEGRETI SULL'OMICIDIO DI JFK
La Confessione di James Files: Il Cecchino della "Grassy Knoll"?
James Earl Files è un criminale statunitense nato nel 1942, che si è accusato di aver ucciso il presidente Kennedy a Dallas. Files, già condannato in gioventù per omicidio, è in galera dal 1991 per aver tentato di uccidere un agente di polizia e dichiara pervicacemente, ormai da una ventina d'anni, di essere il vero assassino di JFK.
L'Emergere della Confessione
La storia di James Files venne alla luce per la prima volta grazie a Joe West, un investigatore privato di Houston che ne venne a conoscenza da un ex agente dell'FBI, Zack Shelton. West intervistò Files nel 1992 e iniziò a confidargli di essere stato parte del complotto. West, però, morì nel 1993, a 60 anni, per complicazioni dopo un infarto. James Files si dice tuttora certo che West sia stato ucciso perché aveva intentato un'azione legale per far esumare il corpo di Kennedy, alla ricerca di tracce di mercurio, avendo Files confessato a West di aver sparato al presidente con proiettili al mercurio.
Dopo la morte di West, fu l'amico Bob Vernon, un produttore televisivo, a "ereditare" la storia di James Files e a cercare di diffonderla o, meglio, di venderla. Nel 1996, infatti, uscì una raccolta delle dichiarazioni di Files in una videocassetta, che tuttavia non ebbe il successo sperato.
Le Affermazioni di Files e le Loro Contradizioni
Le dichiarazioni di James Files, in sostanza, sono le seguenti: dopo il servizio militare, egli sarebbe stato ingaggiato dalla CIA; aveva conosciuto Lee Harvey Oswald prima della sparatoria; egli sarebbe il tiratore dalla collinetta erbosa, incaricato dall'amico mafioso Charles Nicoletti, appostato nel Dal-Tex Building, di mirare alla tempia destra del presidente. Ne avrebbe fatto parte anche Oswald, incastrato dai complici e messo a tacere da Ruby. Questa è una versione del complotto di piccolo cabotaggio, con criminali di secondo piano e al più qualche copertura dei Servizi, senza una cospirazione globale in grande stile.
Tuttavia, le affermazioni di Files, se sviscerate, sono o prive di riscontri - per cui bisogna fidarsi
- La frequentazione con Oswald nel 1961, di cui Files parla, è impossibile: Oswald, in quei mesi, era ancora in Unione Sovietica, a Minsk.
- Jack Ruby, mentre Kennedy veniva assassinato, era nella redazione del Dallas Morning News a dettare un'inserzione per il suo club di striptease, visto da più testimoni, non in Dealey Plaza come Files sostiene. Ruby parlò a lungo con più di un giornalista e conversò con le segretarie.
- Files racconta di un incontro tra Ruby e il mafioso John Roselli la mattina del 22 novembre, in cui avrebbero discusso del cambio del percorso del corteo per portare JFK sotto il fuoco degli attentatori, ma Ruby era altrove.
La credibilità del detenuto pluripregiudicato Files è da considerarsi più che discutibile già solo per questi aspetti. Stupisce che quegli stessi critici della tesi dell'assassinio solitario, pronti a spaccare il capello in quattro se colgono minime aporie o dubbi nella ricostruzione dei fatti, facciano invece professione di fede nei confronti di un soggetto dal passato indecente e criminale, peraltro smentito in parecchie sue affermazioni.
Prove Forensi Contro la Confessione di Files
Proprio il cuore della sua autoaccusa, la sparatoria, è un'ulteriore dimostrazione della non veridicità della versione dei fatti offerta. James Files racconta di aver sparato con un Remington XP-100 "Fireball", un'arma prototipo, e di aver colpito Kennedy alla tempia destra. Eppure, tutte le fotografie dell'autopsia a Kennedy mostrano la tempia destra del presidente invariabilmente intatta. Le moderne tecniche di pulizia digitale hanno offerto un dettaglio crudo e nitido del cranio di Kennedy dopo il fotogramma 313 del filmato di Abraham Zapruder, quello in cui JFK viene colpito alla testa: la tempia è intatta, così come è intatta nei raggi X del cranio del presidente. L'unica possibilità, per Files, sarebbe quella di sostenere che tutte le prove documentali della sparatoria sono contraffatte. Nessuno ha visto né sentito un uomo far fuoco con un Fireball dalla collinetta; i filmati, le fotografie, le radiografie, il reperto autoptico smentiscono categoricamente uno sparo frontale o laterale. Non è un caso che quasi tutti gli autori sostenitori di una cospirazione contro Kennedy considerino James Files un testimone bugiardo e totalmente inattendibile.

Un Caso Ancora Aperto: Tra Complotto e Negligenza
L'omicidio di Kennedy è uno dei casi in cui le ipotesi di cospirazione negli Stati Uniti sono diventate una "tradizione nazionale" per cercare di razionalizzare vicende inspiegabili e incomprensibili. Sembrava impossibile che un pazzoide frustrato come Oswald avesse potuto assassinare da solo quella che avrebbe dovuto essere la persona più protetta al mondo.
La Commissione Warren fu criticata per la metodologia seguita nell'inchiesta, non avvalendosi di investigatori indipendenti, ma acquisendo prove e informazioni attraverso l'FBI e la CIA, provocando un possibile conflitto di interessi che minò la credibilità delle sue conclusioni. A rendere più sospettosi i dietrologi c'era il fatto che i documenti sulle indagini erano stati secretati, come pure i nastri dell'intervista-confessione in cui Jacqueline si diceva convinta che dietro l'assassinio del marito ci fosse un complotto organizzato dal vicepresidente Johnson insieme alla lobby texana di petrolieri e industriali.
Nel 1975, dopo la prima messa in onda televisiva del filmato di Zapruder, ben l'81% della popolazione credeva che Kennedy fosse stato vittima di una cospirazione. Per fronteggiare la protesta pubblica, il 94° Congresso americano istituì una seconda commissione, l'House Select Committee on Assassinations (HSCA). Secondo l'HSCA, Kennedy era stato ucciso da Oswald, ma i colpi sparati sarebbero stati 4, con l'aiuto di un secondo cecchino, in una probabile cospirazione i cui membri rimanevano sconosciuti.
«Nessuno degli assertori dell'esistenza di un complotto contro Kennedy ha mai prodotto prove convincenti. Di contro, il giornalista Gerald Posner ha confutato in modo sistematico tutte le tesi complottistiche elaborate fino all'inizio degli Anni '90», afferma Stefano Luconi, docente di Storia degli Stati Uniti d'America all'Università di Padova. Tuttavia, l'ex marine Oswald aveva incontrato un diplomatico sovietico e parlato al telefono con un agente del KGB poche settimane prima del 22 novembre; FBI e CIA sapevano, ma non ritennero importante l'informazione. Questo potrebbe essere il motivo di tanti misteri, non ultima la decisione presa dai presidenti Trump e Biden di mantenere il segreto, per "ragioni di sicurezza nazionale", su poche migliaia di file.
«È ragionevole ipotizzare che l'FBI e la CIA abbiano indotto i presidenti a conservare il segreto, perché i dossier potrebbero dimostrare la negligenza e l'imperizia nel loro operato», conclude Luconi. In questo panorama di teorie, autoaccuse e prove contrastanti, la confessione di James Files si inserisce come uno dei tanti tentativi di fornire una "verità", ma che, come molte altre, si scontra con una solida montagna di fatti e riscontri che ne minano la credibilità.
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