L'Istituto San Giuseppe delle Suore Orsoline di Gandino: Storia, Carisma e Missione

“Celebrare vuol dire avere un passato che rivive nel presente per animare di speranza il futuro”. Con queste parole le Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata di Gandino annunciavano nel dicembre 2008 le celebrazioni per il 150° anniversario del riconoscimento dell’Istituto. Questo anniversario, insieme al Bicentenario di Fondazione del 2018, sottolinea la lunga e ricca storia di una congregazione profondamente radicata nel territorio bergamasco e diffusa in tutto il mondo.

Foto storica delle Suore Orsoline di Gandino

Le Origini e la Fondazione

L'Istituto delle Orsoline fu fondato a Gandino il 3 dicembre 1818 da Don Francesco Della Madonna, allora parroco del paese. Nelle ampie sale collocate sopra la portineria di via Castello, oggi sono ricostruiti due secoli di storia dell’Istituto.

Don Francesco, attento ai bisogni pastorali della parrocchia e sensibile al problema della sofferenza, aveva individuato nell'educazione femminile il punto-chiave per la riforma cristiana della società, nel problematico contesto storico della Restaurazione dopo le guerre napoleoniche. Egli considerava la formazione delle nuove generazioni come una importante missione ecclesiale, per la quale occorre una vocazione speciale e una dedizione completa della propria vita a Dio.

Nel maggio del 1820 il governo del Regno Lombardo-Veneto approvò la comunità di Gandino come "Casa di educazione femminile", impegnata nell'istruzione popolare di oltre duecento ragazze del paese e di una decina di educande della Valle Seriana e Val Cavallina. Tuttavia, il progetto della fondazione era solo parzialmente realizzato, poiché il gruppo di Gandino mirava a diventare una congregazione religiosa.

Dopo alcuni contatti con la marchesa Maddalena di Canossa, fondatrice delle Figlie della Carità, don Francesco e le maestre si orientarono verso la regola di Sant'Angela Merici, già osservata dalle Orsoline di Clusone, soppresse nel 1810. Da una di esse, Teresa Uccelli, don Francesco ebbe in prestito i testi fondamentali per dare al nuovo istituto di Gandino l'identità carismatica mericiana: la Regola e il Cerimoniale della Compagnia di Brescia (1667), alcune biografie di Angela Merici (1774, 1778) e le Cronache delle Orsoline di Francia (traduzione del 1705), che interpretano la vita di sant'Orsola e sant'Angela in chiave educativa e delineano molti profili biografici di Orsoline educatrici.

Il "Collegio di sant'Orsola" di Gandino ebbe l'appoggio del Vescovo di Bergamo Pietro Mola già nel 1823, ma fu eretto canonicamente più tardi, il 19 luglio 1858. In tale data il Vescovo di Bergamo mons. Pietro Luigi Speranza emise il decreto di approvazione canonica della “Congregazione di Orsoline sotto la protezione della Beata Vergine Maria concepita senza macchia originale”, nominando Superiora Madre Maria Bona Rovelli.

Il Carisma delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata

Il carisma delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata si fonda su diversi pilastri:

  • Carisma Educativo: Si esprime nel prendersi cura della crescita della persona ad ogni tappa della vita, perché incontri Cristo, l'Uomo nuovo, e trovi in lui pienezza di vita. Il fondatore ha sperimentato profondamente nel proprio cuore la compassione di Gesù per le folle stanche e smarrite (Mt 9, 36), in particolare per la condizione delle ragazze del suo tempo, prive di formazione umana e cristiana.
  • Carisma Mariano: Maria Immacolata, tutta bella perché abitata da Dio fin dal primo istante della sua vita, donna del "sì" nell'Annunciazione, è il modello identificativo per l'Orsolina educatrice, che si affida a lei nel "dono del cuore" e si impegna ad "essere Maria nella Chiesa".
  • Carisma Mericiano: Le prime suore, con il fondatore, scelsero la Regola di sant'Angela Merici perché la sua spiritualità è particolarmente adatta a donne consacrate a Dio come "vere spose del Figlio di Dio" e "madri" che nella missione educativa seguono la pedagogia dell'amore. «Radicate in Gesù, mite ed umile di cuore (Mt 11, 29), rinnoviamo la relazione sponsale con Lui e riscopriamo la nostra identità di donne consacrate che, vivendo in simplicitate sacrificium, si prendono cura dei fratelli con la Sua stessa compassione».

Don Francesco, attento ai segni dei tempi e sensibile al problema della sofferenza, aprì la congregazione anche al carisma assistenziale che, insieme a quello educativo, costituisce la missione della Congregazione. Da quel momento le iniziative si moltiplicarono: fra queste l'Istituto San Giuseppe si rivolse alla cura delle persone anziane, un'attività che continua tutt'oggi.

La Diffusione e l'Evoluzione dell'Istituto

Nei primi 70 anni le comunità si diffusero lentamente nella diocesi di Bergamo. Oggi le Orsoline hanno la propria Casa Generalizia a Bergamo in via Masone e sono presenti in ogni parte del mondo: Brasile, Argentina, Polonia, Kenya, Eritrea ed Etiopia. Attualmente, le Orsoline di Maria Vergine Immacolata sono circa 400, distribuite in Italia e nei paesi citati.

L'Istituto San Giuseppe per la Cura degli Anziani

L'Istituto San Giuseppe, con il suo carisma assistenziale, si rivolge specificamente alla cura delle persone anziane. Nel 1986 fu costruita una nuova ala che definisce l’attuale conformazione. Oggi l’Istituto può vantare una struttura funzionale e confortevole per gli Ospiti che la abitano, i quali, secondo il carisma della Congregazione, sono “icona” vivente di Cristo (Mt. 25).

Attività Educative Attuali

Le comunità sono oggi impegnate in varie opere educative: dalla scuola dell'infanzia alla secondaria, nei pensionati universitari, nelle case famiglia e negli orfanotrofi, nei centri di promozione della donna; collaborano alla pastorale parrocchiale e diocesana, specialmente nella formazione cristiana di bambini, ragazzi e giovani.

A Bergamo, in via Masone, il fulcro dell’attività educativa delle Orsoline è la Casa Generalizia. Un’istituzione cara a migliaia di famiglie, che ancor oggi accoglie i bambini all’età di due anni con la sezione Primavera della Scuola Materna e li accompagna sino all’adolescenza, grazie alla scuola primaria ed alla scuola Secondaria di Primo grado. Le Orsoline di Gandino si stabilirono a Bergamo nel 1904, con l’apertura del pensionato di Via Porta Dipinta in Città Alta, per l’accoglienza delle studentesse, tuttora attivo e molto frequentato.

Il Trasferimento della Casa Generalizia

Le Orsoline di Gandino sono la prima congregazione di vita apostolica nata in Italia dopo le soppressioni napoleoniche. Alcuni anni dopo la loro diffusione, Madre Innocente Mazza (1871-1960), superiora generale dal 1921 al 1939, per meglio coordinare l’attività delle varie case e migliorare le comunicazioni con le autorità ecclesiastiche, trasferì la casa generalizia e il noviziato da Gandino a Bergamo, presso l’ex monastero degli Umiliati «de la Magione», in via Masone. L’acquisto avvenne nel 1922 e la data ufficiale del trasferimento fu il 14 agosto 1923.

Mappa che mostra la distribuzione delle Orsoline nel mondo

Storie di Santità e Testimonianze di Fede

Fra le storie di santità legate alle Orsoline ci sono quelle delle serve di Dio (per le quali è in corso la causa di beatificazione) Madre Gesuina Seghezzi (1882-1963, nativa di Premolo) e Madre Dositea Bottani (1896-1970, nativa di San Giovanni Bianco).

Madre Gesuina fu superiora negli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale, forte di una fede contagiosa: «Non basta amare Dio - scriveva - bisogna far amare il Dio che si ama». Di Madre Dositea Bottani molte famiglie ricordano l’efficacia della sua “pedagogia dell’amore”, la sua straordinaria capacità di accoglienza, di ascolto e di dialogo.

A Madre Bottani è legato anche un episodio degli Anni Quaranta, quando, da segretaria dell’Istituto, si prodigò per salvare la vita a Elisabetta Ghelfenbein, moglie di origine ebraica di Ferruccio Galmozzi. Quello che sarebbe divenuto il primo sindaco di Bergamo dopo la Liberazione era il medico di fiducia della Casa Madre di via Masone e i suoi cinque figli vi avevano frequentato l’asilo e le scuole. Dopo l’approvazione delle leggi razziali del ’38 e l’ordine di polizia della Repubblica Sociale del novembre 1943 con deportazioni di massa degli ebrei nei campi di sterminio, Elisabetta fu costretta a cercare rifugio. «Abbiamo pensato - scrisse Madre Dositea - che Dio non può negare il suo aiuto a un’opera così buona e, fidando unicamente nella sua Provvidenza, demmo risposta affermativa».

«Dopo un viaggio in incognito, - ricorda suor Melania Baldini, memoria storica dell’Istituto - Madre Dositea affidò l’ospite alla superiora della casa raccomandando il più assoluto silenzio sulla sua identità e lasciando credere che si trattasse di un’aspirante matura di età, in periodo di prova prima di abbracciare la vita religiosa». Per più di un anno Elisabetta restò nel convento di Gandino, nei mesi in cui le famiglie del paese salvarono la vita a decine di ebrei, ospitati nelle case, nelle cascine e nelle baite montane. Elisabetta si riunì ai familiari nel dicembre del 1944, nella casa di Foresto Sparso. Anni bui, le cui ombre ancora si riverberano sulla nostra quotidianità, nonostante siano passati più di settant’anni. Anche per questo la presenza delle Suore Orsoline, in via Masone e nel mondo, continua ad essere un baluardo prezioso.

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Il Convento di Gandino: Un Luogo di Memoria e Cultura

Il convento di Gandino continua ad essere un luogo caro per l’istituto, un luogo del riposo e della cura delle suore anziane o ammalate, una casa di spiritualità e di iniziative formative sia per le suore che per quanti lo richiedano. Dal 2010 è anche sede del Museo storico.

Dopo oltre 2 anni di lavoro, il prossimo 3 gennaio sarà inaugurato il nuovo museo delle Orsoline di Gandino. Una seconda sezione del museo è dedicata allo slancio missionario della congregazione con materiali provenienti da diversi paesi del mondo, introducendo un elemento etnografico di grande rilevanza all’interno della visita. Una piccola ma interessante pinacoteca raccoglie dipinti e opere scultoree dal XV al XX secolo con alcuni autentici capolavori, tra cui spicca una rarissima Madonna della Misericordia di ambito bergamasco della fine del XV secolo. La visita prosegue quindi nel grande chiostro interno, autentico gioiello architettonico, per approdare alla sala ove sono conservate reliquie di numerosi santi. In questo luogo, adibito contemporaneamente a spazio per la preghiera e ambiente espositivo, è da segnalare la collocazione di un corpo santo giunto di recente da Roma per l’allestimento del museo. La chiesa conventuale di San Carlo Borromeo e San Mauro chiude il percorso destinato al visitatore con importanti testimonianze pittoriche, offrendo uno spaccato dell’arte barocca a Gandino. L’intero percorso è accessibile ai diversamente abili ed è dotato di descrizioni bilingue in italiano e inglese per offrire al turista un servizio veramente internazionale.

Particolarmente suggestivo il contesto delle Cantine del Convento, ora visitabili e recuperate. Si tratta di un dedalo per certi versi ancora sconosciuto, che occupa una porzione significativa della struttura conventuale, quasi paritaria a quella di superficie. Il complesso è circondato da giardini, attraversati da ampi vialetti che consentono l’accessibilità anche agli Ospiti con carrozzina. Al centro del giardino d’ingresso è posta una fontana a base circolare con vari giochi d’acqua e colori, luogo di incontro fra Ospiti e familiari. La Chiesa, dedicata a San Giuseppe, è il fulcro dell’intera struttura.

Vista aerea del Convento di Gandino e dei suoi giardini

Don Francesco Della Madonna: Il Fondatore

Don Francesco Della Madonna, figura centrale nella storia delle Orsoline di Gandino, fu ordinato sacerdote il 21 dicembre 1793. Fino al 1800 svolse il ministero nella parrocchia di S. Alessandro della Croce in Bergamo. Durante la rivoluzione napoleonica fuggì nel Veneto; ritornato a Gandino divenne vicario e poi Parroco (1829-1834). Uomo attento allo Spirito e alle situazioni storiche e sociali, si lasciò interpellare dalle varie forme di povertà presenti nel paese. Escogitò varie iniziative di aiuto, tra le quali l’incannaggio della seta a domicilio.

Don Francesco dovette abbandonare Gandino nel 1834 per difficoltà sorte in paese; morì a Bergamo il 14 giugno 1846. Così scriveva al tempo il cronista Facchinetti, redattore dell’Almanacco cittadino Notizie Patrie, in occasione della sua morte: «Francesco Della Madonna, zelante sacerdote... Senza tregua e lontano da ogni interesse, e nel confessionale, e nelle scuole della dottrina, e negli esercizi spirituali, e sui pulpiti, e al letto degli infermi era incessante la sua carità...».

Ritratto di Don Francesco Della Madonna

Celebrazioni e Prospettive Future

C’è tutto l’impegno educativo e missionario delle Suore Orsoline di Gandino nell’obiettivo generale che sei anni fa, nel 2012, il Capitolo Generale dell’Istituto ha indicato in vista del Bicentenario di Fondazione, che ricorre nel 2018. «Ci poniamo innanzitutto - sottolinea suor Raffaella Pedrini, madre generale - con un atteggiamento di gratitudine a Dio per le “grandi cose che ha compiuto di generazione in generazione” in questa piccola famiglia religiosa e attraverso di essa nei vari territori in cui si è diffusa.»

In occasione del Bicentenario di Fondazione, le Suore Orsoline hanno ricordato con gioia “duecento anni di Grazia”, con il Capitolo Generale e la solenne conclusione delle celebrazioni il 3 dicembre. La grande storia dell’Istituto è fatta in molti casi di gesti quotidiani di presenza ed esempio, di generosa e gratuita dedizione. Il sito e la rivista "Insieme", per un carisma educativo, propongono varie notizie riguardo alle attività svolte dalle suore nei vari luoghi di missione in cui sono presenti.

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