Il Caso del Motopesca "Fatima II" e l'Omicidio di Gianluca Bianca

La vicenda del motopesca siracusano "Fatima II" e la scomparsa del suo comandante, Gianluca Bianca, rappresenta un complesso caso giudiziario e umano che ha scosso la comunità di Siracusa e l'Italia intera. Il "Fatima II" è un vero giallo, un mistero sul quale molti aspetti sono rimasti avvolti nel mistero, nonostante le sentenze.

La Scomparsa del Comandante Gianluca Bianca e del Motopesca "Fatima II"

Gianluca Bianca, trentacinquenne, sposato e padre di cinque figli, era il comandante della motopesca "Fatima II", partita il 10 luglio da Portopalo di Capo Passero (Siracusa) per operazioni di pesca al largo della Libia. L'ultima persona a parlargli è stata la moglie Monica Patania il 12 luglio, che lo descriveva sereno. Da quel giorno, di Bianca si persero le tracce durante la navigazione tra Malta e la Libia.

Mappa del Mediterraneo centrale con le rotte del motopesca e i punti chiave (Siracusa, Malta, Libia, Creta, Rashid)

Il giorno 15 luglio, tre membri italiani dell’equipaggio - Corrado Navarra, Vincenzo Galitto e Luigi Romano - sono stati soccorsi su una zattera alla deriva al largo del mare di Creta (Grecia). Hanno raccontato di aver udito spari a bordo e di essere stati costretti dai tre marinai stranieri a lasciare l’imbarcazione. Il 21 luglio la "Fatima II" è approdata, senza nessun marittimo a bordo, al porto egiziano di Rashid, a 65 chilometri a est di Alessandria d’Egitto.

La polizia egiziana ne ha rintracciati, dopo un paio di giorni, solamente due mentre il terzo sembra essere svanito nel nulla. Il telefonino di Gianluca, il 21 luglio, era ancora acceso e continuava a squillare, ma a vuoto. La madre gli ha mandato un sms "se non puoi rispondere fammi almeno uno squillo…", ma nessuna telefonata è mai partita dal cellulare del capobarca siracusano. I familiari di Gianluca Bianca hanno subito rivolto appelli al Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, e al Ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, esprimendo preoccupazione per lo stallo delle indagini.

Le Indagini, le Ipotesi e le Versioni Contraddittorie

La Procura della Repubblica di Siracusa ha avviato un’inchiesta e ha lavorato in stretto raccordo con le autorità consolari italiane in Egitto. Fin da subito, l’ipotesi principale è stata quella di un ammutinamento. I tre marittimi italiani, ascoltati dal sostituto procuratore Tommaso Pagano, riferirono di un colpo di pistola udito a bordo, lasciando aperta l'ipotesi di un evento omicidiario.

Una delle domande cruciali era: "Il porto di Rashid è assolutamente fuori da ogni rotta usualmente seguita dalla nostra imbarcazione. Lì il “Fatima II” non c’era mai andato". Si è quindi ipotizzato che, all’insaputa del capobarca, il peschereccio potesse trasportare "un carico" di enorme valore economico - droga, armi o materiale considerato "pericoloso" - che doveva essere consegnato a largo delle coste nordafricane, giustificandone il dirottamento e l'abbandono in acque "sconosciute".

Dopo oltre un mese dalla scomparsa, è ricomparso uno dei tre “ammutinati” spariti nel nulla assieme al capobarca: Slimane Abdeljelil, tunisino, conosciuto come Benzina. L'uomo ha raccontato la sua versione degli eventi, affermando che Gianluca Bianca sarebbe stato ucciso. Secondo il suo racconto, i tre protagonisti dell’ammutinamento del peschereccio lo avrebbero attirato nella sua cabina e mentre un egiziano lo distraeva parlando, un altro lo avrebbe colpito alla testa con una spranga di ferro spezzandogli l’osso del collo, provocandogli immediatamente il decesso. Il corpo sarebbe stato gettato in mare. Questa ricostruzione, però, aggiungeva solamente una certezza: Gianluca Bianca non sarebbe mai più tornato a casa.

Tuttavia, la versione del tunisino non collimava con le dichiarazioni rilasciate dai membri siracusani fatti allontanare su una zattera di salvataggio. La madre di Gianluca, Antonina Moscuzza, distrutta e incredula, chiedeva: "Perché i siracusani avrebbero raccontato così tante bugie? Che cosa ha fatto mio figlio di male per essere stato trattato così?". Le versioni dei tre italiani parlavano inizialmente di un colpo di pistola (quella lancia razzi), poi di aver visto del sangue nella cabina e ancora di aver visto buttare in mare il materasso ancora intriso di sangue. Questa versione è stata successivamente modificata, creando ulteriore confusione e dolore nella famiglia. Antonina Moscuzza ha ricordato che il figlio era di indole tranquilla, generoso, e che non aveva nemici. Era padre di cinque bambini e aveva iniziato a lavorare in barca a 8 anni con il nonno.

Il Processo Giudiziario e le Condanne

La Corte di Assise di Siracusa, presieduta da Tiziana Carrubba, ha condannato in primo grado a 24 anni di reclusione ciascuno due egiziani, Mohamed Ibrahim Abd El Moatty Hamdy (detto Mimmo) e Mohamed Elasha Rami, accusati dell’omicidio di Gianluca Bianca e del sequestro di persona dei tre marinai italiani dell’equipaggio. I giudici hanno ritenuto i due colpevoli di omicidio volontario e sequestro di persona.

Illustrazione di un'aula di tribunale italiana

La Corte ha invece assolto il terzo imputato, Slimane Abdeljelil, il tunisino. Secondo l’accusa, insieme ai primi due, sarebbe stato protagonista dell’ammutinamento dell’imbarcazione, in seguito al quale Bianca sarebbe stato ucciso e poi gettato in mare. I nordafricani avrebbero preso il controllo del peschereccio e, dopo l’uccisione di Bianca, avrebbero abbandonato in mare, su una zattera, gli altri 3 componenti dell’equipaggio, dirigendosi poi verso un porto dell’Egitto.

In appello, il processo si è chiuso con la conferma della condanna a 26 anni di carcere per Mohamed Ibrahim Abd El Moatty Hamdy e Mohamed Elasha Rami dalla Corte d’Appello di Catania. Mohamed Ibrahim Abd El Moatty Hamdy è attualmente latitante. Nel dispositivo della Corte di Assise, i due egiziani sono stati condannati “al risarcimento del danno nei confronti delle parti civili nonché al pagamento di una provvisionale” per un importo di circa 120 mila euro. La madre del comandante, Antonina Moscuzza, che si è battuta instancabilmente per avere giustizia incontrando le più alte cariche dello Stato, ha avuto un malore poco dopo aver saputo dell’esito del processo ed è stata trasportata in ospedale.

L’avvocato difensore Alessandro Cotzia, anticipando la volontà di impugnare in Cassazione la sentenza, ha espresso dubbi sulla coerenza del verdetto: "Non comprendo come la Corte abbia potuto ritenere credibile la versione dei tre italiani, in ordine al sequestro di persona asseritamente patito, e al contempo assolvere l’imputato tunisino pure da tale reato, oltre che dall’omicidio. I tre italiani a bordo del peschereccio avevano accusato anche lui. Non comprendo quale delle tante versioni sia stata condivisa dalla Corte per ritenere che solo i due egiziani siano colpevoli di omicidio volontario."

La Ricerca della Verità e il Mancato Ritrovamento del Corpo

La morte di Gianluca Bianca, ad oggi, non ha ancora una spiegazione completa e il suo corpo non è mai stato ritrovato. La sorella Anna ha precisato che il "Fatima II" dopo essere salpato da Siracusa non avrebbe toccato nessun altro porto del Mediterraneo. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha risposto alla famiglia Bianca spiegando che neanche la Farnesina era riuscita a salire a bordo del "Fatima II", ancora ancorato nel porto egiziano di Rashid, ma che stava facendo tutto il possibile per accelerare la rogatoria internazionale chiesta dalla procura siracusana.

La madre Antonina Moscuzza, nonostante le condanne, conclude: "Adesso in attesa che la giustizia faccia il suo corso e che sia accertato davvero come è stato ucciso mio figlio, vorrei che qualcuno o il mare mi ridesse il suo corpo. A lui devo almeno un funerale". La sorte del comandante del peschereccio “Fatima II”, scomparso nel luglio 2012 da Siracusa, rimane un caso di cronaca internazionale irrisolto, con il corpo mai ritrovato e molti aspetti della tragica vicenda avvolti nel mistero.

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