Le vicende giudiziarie legate all'operazione antimafia denominata "Jonny" hanno messo al centro dell'attenzione l'ex parroco di Isola Capo Rizzuto, don Edoardo Scordio. L'inchiesta, scaturita nel maggio del 2017 e condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha portato alla luce le ingerenze della cosca Arena nella gestione del Centro di accoglienza per migranti di Sant'Anna e nell'economia del territorio di Isola Capo Rizzuto.

L'Operazione "Jonny": Le Accuse e il Contesto
L'operazione "Jonny" ha complessivamente coinvolto 124 persone indagate, con 68 arresti eseguiti dai Carabinieri. Tra gli arresti più "eccellenti" figurano quelli di Leonardo Sacco, ex governatore della Misericordia e vice di quella nazionale, e di don Edoardo Scordio, entrambi accusati di associazione mafiosa.
Il Ruolo di Don Edoardo Scordio e la Gestione dei Migranti
Don Edoardo Scordio, correttore spirituale della Misericordia, è stato indagato per il delitto di partecipazione, con ruolo apicale, ad un'associazione di tipo mafioso e a vari episodi di malversazione a danno dello Stato, aggravati dalle finalità mafiose. Secondo gli inquirenti, il sacerdote avrebbe avuto un ruolo direzionale in seno alla consorteria, dimostrando un'abitualità ultra-decennale nella condotta illecita.
Attraverso la Misericordia, ente gestore dei servizi resi al Centro di accoglienza dei migranti di Sant'Anna, Scordio e Sacco avrebbero accumulato ingenti risorse, distratte in favore della cosca. Si stima che circa 32 milioni di euro, destinati all'assistenza ai migranti, siano finiti nelle tasche del clan Arena grazie ai raggiri dei vertici della Misericordia. Tramite la confraternita, le cosche acquisivano il controllo delle forniture e dei servizi inerenti l'assistenza ai migranti ospitati nel centro di accoglienza. I capitali ricevuti dalla Prefettura di Crotone come compenso venivano sottratti alla loro destinazione attraverso numerosi reati fiscali, il riciclaggio e la malversazione, orditi tramite imprese mantenute dagli stessi soggetti nel corso degli anni.
Operazione “Jonny”, dettagli shock
Le Infiltrazioni Mafiosi e i Capitali Distratti
Una parte dei soldi destinati all'accoglienza dei migranti ospiti del Cara di Isola Capo Rizzuto sarebbe finita in banche Svizzere. Secondo il provvedimento di fermo emesso dalla DDA, don Scordio avrebbe avuto "la capacità di riciclare il danaro in Svizzera per il tramite di un fratello ivi dimorante". Il "gruppo economico" di cui faceva parte Sacco, "socio occulto e amministratore di fatto" della società Quadrifoglio (principale azienda di catering servente il Cara), avrebbe realizzato un vero e proprio affare sulla pelle dei profughi, con somme distratte per oltre un decennio.
Inoltre, lo stesso sacerdote sarebbe riuscito a ottenere da esponenti delle forze dell'ordine notizie sulle indagini in corso. Intercettazioni hanno rivelato che don Scordio "non solo ha ricevuto da parte di sicuri 'infedeli' operatori di polizia giudiziaria l'informazione che il locale era monitorato ma ha addirittura preteso, da parte di qualche carabiniere, l'ostensione delle registrazioni per catechizzare i dipendenti e/o i collaboratori della Misericordia che sparlavano di lui".
La consorteria di Isola, formata dalle famiglie Arena e Nicoscia, aveva esteso il suo potere in diversi settori economici della provincia di Crotone e nel territorio catanzarese, controllando commercio e impresa attraverso estorsioni, intimidazioni e spaccio di droga, e monopolizzando le forniture di beni e servizi nei villaggi turistici.
Judicial Proceedings: Arrests and Initial Measures
Arresti Domiciliari e Decisione della Cassazione
Inizialmente, don Edoardo Scordio è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere. Successivamente, il Tribunale del Riesame, il 19 ottobre, ha disposto gli arresti domiciliari per l'indagato. La Procura di Catanzaro ha presentato ricorso per chiedere il ripristino del carcere, ma la prima sezione penale della Cassazione ha dichiarato il ricorso "inammissibile" per "genericità dei motivi".
La Suprema Corte ha rilevato che la Procura non ha fornito ragioni di fatto sufficienti a giustificare l'asserzione che gli elementi valorizzati dall'ordinanza impugnata fossero già noti. In particolare, la Cassazione ha considerato una dichiarazione dell'arcivescovo di Crotone del 13 ottobre 2017, attestante la sospensione di Scordio dall'ufficio di parroco, e una relazione sanitaria del 20 ottobre 2017 dalla Casa circondariale di Vibo Valentia, che forniva informazioni specifiche sulle gravi condizioni di salute di Scordio, entrambi eventi successivi alla precedente ordinanza del Riesame del 23 giugno 2017.
A giudizio del Tribunale del Riesame, e ora anche della Cassazione, non vi sono elementi da cui possa desumersi che l'indagato, se sottoposto a misura diversa da quella carceraria, possa commettere fatti della stessa specie. L'esigenza cautelare legata al pericolo di reiterazione criminosa ha perso i connotati di eccezionale rilevanza, in quanto non risulta l'inserimento dell'indagato in altra confraternita o associazione dedita alla gestione di fondi pubblici, ed egli è stato sospeso dal ministero religioso, il cui esercizio era funzionale alla gestione della confraternita e del denaro destinato all'accoglienza dei migranti. Sono stati esclusi anche il pericolo di inquinamento probatorio e di fuga. Pertanto, è stato rigettato il ricorso della Procura e confermati gli arresti domiciliari per don Scordio, difeso dagli avvocati Armando Veneto e Saverio Ventura.
Le Fasi del Processo: Da Primo Grado alla Cassazione
La Condanna in Primo Grado
Il Tribunale di Crotone, nell'ambito del processo ordinario scaturito dall'operazione "Jonny", ha condannato don Edoardo Scordio a 14 anni e 6 mesi di reclusione. Il sacerdote era accusato, insieme a Leonardo Sacco (già condannato in abbreviato a 17 anni e 4 mesi), di essere il gestore di fatto della confraternita Misericordia. Sono state comminate anche pesanti pene accessorie, tra cui la libertà vigilata per tre anni dopo lo sconto della pena, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per 5 anni. Don Scordio è stato chiamato a risarcire le parti civili costituite, quali la confraternita delle Misericordie di Calabria e Basilicata e la confederazione nazionale delle Misericordie.
Nel primo grado, il Tribunale ha inflitto 21 condanne e pronunciato 17 assoluzioni. Tra le condanne, oltre a Scordio, figuravano Fabrizio Arena a 7 anni; Pasquale Attianese a 1 anno e 11 mesi; Francesco Cantore a 10 anni; Salvatore Colacchio a 10 anni e 6 mesi; Aurora Cozza a 5 anni; Luigi Gareri a 9 anni; Vincenzo Godano a 1 anno e 6 mesi; Pasquale Gualtieri a 4 anni e 1 mese; Maria Lanatà a 6 anni e 6 mesi; Nicola Maiorino a 3 anni e 4 mesi; Antonio Manfredi a 16 anni; Tommaso Mercurio a 2 anni; Salvatore Pizzimenti a 1 anno e 6 mesi; Domenico Poerio a 12 anni; Pasquale Poerio a 5 anni e 8 mesi; Ercolino Raso a 7 anni; Luigi Rosario Sanzo a 4 anni; Antonio Saporito a 6 anni e 8 mesi; Giuseppe Tipaldi a 4 anni; Luigi Ventura a 1 anno e 6 mesi. Tra gli assolti figurano Mario Ciliberto, Vincenzo Corda, Mario Gemelli, Giovambattista Greco, Raffaele Gualtieri, Domenico Guareri, Massimiliano Laforgia, Giuseppe Mancuso, Pasquale Manfredi, Luca Pietro Mercurio, Luigi Morrone, Santo Morrone, Beniamino Muto, Carmela Nicastro, Caterina Perri, Pietro Romeo, Tiziama Sestito.

La Sentenza d'Appello e le Rideterminazioni di Pena
La Corte d'Appello di Catanzaro ha successivamente ridotto la condanna inflitta a don Edoardo Scordio a 8 anni e 8 mesi di reclusione. La riduzione è avvenuta per via della prescrizione dei reati di malversazione nei confronti dello Stato, contestati per aver distratto i fondi ricevuti per la gestione del Cara a favore della cosca Arena. La Corte ha rivisto in parte la sentenza di primo grado, emettendo nuove rideterminazioni di pena e assoluzioni.
Nello specifico, la condanna di Antonio Manfredi è stata ridotta a 11 anni (da 16 anni in primo grado). Sono stati assolti dall'accusa di associazione mafiosa Domenico Poerio (12 anni in primo grado) e Luigi Gareri (9 anni). La pena per Salvatore Colacchio è stata ridotta da 10 anni e 6 mesi a 7 anni e 9 mesi, e per Nicolino Raso da 7 anni a 2 anni e 2 mesi. Assolti Pasquale Attianese, Francesco Cantore, Tommaso Mercurio, Antonio Saporito e Giuseppe Tipaldi. Pena ridotta a 2 anni (da 6 anni e 6 mesi) per Maria Lanatà per la prescrizione dei reati. Non luogo a procedere per Salvatore Pizzimenti (1 anno e 6 mesi in primo grado). I giudici della Corte d'Appello hanno rideterminato la pena inflitta a Aurora Cozza a 2 anni e 2 mesi (da 5 anni in primo grado) e ridotta quella di Pasquale Gualtieri a 3 anni (da 4 anni e 1 mese). La condanna inflitta a Pasquale Poerio è diventata di 3 anni (da 5 anni e 8 mesi), mentre a Luigi Ventura la pena è stata ridotta a 1 anno (da 1 anno e 6 mesi).
L'Annullamento con Rinvio della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito l'annullamento con rinvio della condanna per associazione mafiosa per don Edoardo Scordio e l'annullamento senza rinvio della condanna per le malversazioni. Questa decisione implica che la posizione processuale dell'ex parroco dovrà essere rivalutata in un processo d'appello bis nel troncone del rito ordinario. Pur riconoscendo l'accusa di associazione mafiosa, sono caduti vari "reati fine" e diverse condanne sono state annullate con rinvio.
Dovranno essere rivalutate, dopo l'annullamento con rinvio, anche le assoluzioni di Luigi Gareri e Domenico Poerio. È invece diventata definitiva l'assoluzione di Antonio Saporito. Il troncone processuale svoltosi con rito abbreviato si è concluso in Cassazione, nel febbraio precedente, con l'annullamento con rinvio delle condanne per una quarantina di imputati, compreso Leonardo Sacco, per il quale in appello era stata confermata una pena di 20 anni di reclusione.
I Sequestri di Beni
Nell'ambito del procedimento di prevenzione, la Guardia di Finanza di Crotone ha eseguito un sequestro di beni per circa 1,5 milioni di euro su richiesta del Tribunale di Catanzaro. Il provvedimento, di natura cautelare, ha riguardato beni riconducibili all'ex parroco di Isola Capo Rizzuto e a due suoi nipoti. Il sequestro ha interessato tre fabbricati, una villa di pregio, un autoveicolo, la partecipazione totalitaria in una società (all'epoca dei fatti attiva nel settore turistico-alberghiero) e tutti i rapporti bancari intestati o riconducibili ai proposti e ai loro familiari.
Le investigazioni, svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Crotone, hanno riguardato le vicende patrimoniali degli interessati a partire dal 2009 e si sono avvalse delle risultanze investigative dell'operazione "Jonny", volte a verificare la provenienza dell’ingente patrimonio e la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati e all'attività lavorativa.

Reazione della Comunità e i Nuovi Parroci
La comunità di Isola Capo Rizzuto è apparsa divisa riguardo alla figura di don Edoardo Scordio. Mentre alcuni inneggiano all'ex parroco storico, altri accolgono con incoraggiamento i due nuovi parroci, don Ercole Bonofiglio (proveniente da Roccabernarda) e don Francesco Gentile (da Crotone), insediatisi con una cerimonia solenne nel Duomo di Isola e presenziata dall'arcivescovo mons. Domenico Graziani. Sui social media, la popolazione di Isola mostra ancora questa divisione, con numerosi messaggi a sostegno di Scordio e altri di incoraggiamento per i nuovi sacerdoti.