Isaia (in ebraico ישעיהו, jesha'jahu, cioè "Jahvé salva"), è un personaggio dell'Antico Testamento, profeta ebreo vissuto nel secolo VIII a.C. a Gerusalemme, la capitale del Regno di Giuda. È considerato uno dei grandi profeti ebraici, noto per il suo ministero lungo e influente.
Il nucleo centrale della sua teologia è la santità di Dio: avendo un Dio santo, tutto il popolo di Israele doveva essere santo. Fu un profeta brillante nel parlare e seppe attaccare, con sottile ironia, certi costumi e riti pagani praticati da molti. Secondo Isaia, il regno futuro sarà realizzato da coloro che accetteranno le richieste di Jahvè.

La Struttura del Libro di Isaia
Il libro di Isaia è frutto di un complesso lavoro di composizione, durato diversi secoli, e generalmente datato tra l’VIII e il VI secolo a.C. Il suo nome ebraico è יְשַׁעְיָהוּ Yeshayahu, che significa "YHWH è salvezza" o "il Signore ha salvato".
All'origine vi è la predicazione del profeta omonimo, che operò all'incirca tra il 740 e il 700 a.C. Come per molti profeti, si pensa che gli oracoli da lui proclamati oralmente siano stati in seguito raccolti dai discepoli. Tuttavia, il libro contiene le parole di diversi profeti, con sezioni attribuite a periodi storici differenti. Il libro è convenzionalmente diviso in tre parti principali:
Parte 1: Isaia 1-39 (Proto-Isaia)
Questa sezione è comunemente attribuita al profeta Isaia stesso ed è ambientata nel periodo precedente all’Esilio babilonese (VIII sec. a.C.). Isaia, figlio di Amots, esercitò il ministero profetico, rivolto a Giuda, a Gerusalemme e nelle zone circostanti durante i regni di quattro sovrani: Uzzia (chiamato Azaria in 2 Re), Iotam, Acaz ed Ezechia (1:1), dal 739 al 686 a.C. Quando Dio lo chiamò a profetizzare, nell’anno della morte del re Uzzia (739 a.C. circa), egli rispose con gioiosa prontezza, pur sapendo che il suo ministero di ammonimento e di esortazione non avrebbe prodotto frutto (6:9-13). Il profeta visse almeno fino al 681 a.C., anno in cui scrisse un resoconto della morte di Sennacherib. La tradizione vuole che abbia incontrato la morte sotto il re Manasse (695-642 a.C. circa), che lo fece segare in due con una sega di legno.
Nel primo capitolo, Isaia racconta la sua chiamata divina a diventare un profeta. Durante i cinquantadue anni di prosperoso regno del re Uzzia (790-739 a.C.), l’Assiria cominciò a emergere come nuova potenza internazionale sotto Tiglat-Pileser (745-727 a.C. circa), nel tempo in cui Iotam era re (2 Re 15:19). Acaz aveva “vent’anni” quando iniziò a regnare in Giuda e regnò per sedici anni (2 Cr 28:1, 8; 735-715 a.C.). Il regno di Ezechia su Giuda ebbe inizio nel 715 a.C. e continuò per ventinove anni, fino al 686 a.C. Nel 701 a.C. Egli condannò il vuoto ritualismo dei suoi giorni (p. es. 1:10-15) e l’idolatria in cui tanti erano caduti (p. es.).
I contenuti di questa prima parte possono essere così riassunti:
- Oracoli per Giuda e Gerusalemme (cc. 1-12)
- Oracoli contro le nazioni (cc. 13-23)
- Giudizio contro la "città del nulla" e restaurazione d'Israele (cc. 24-27)
- Oracoli su Israele e Giuda (cc. 28-33)
- Liberazione di Sion e distruzione di Edom (cc. 34-35)
- Liberazione di Gerusalemme dagli eserciti nemici (cc. 36-39)
Nella predicazione di Isaia, raccolta nei cc. 1-39, ritornano di frequente alcuni grandi temi: Sion, il monte sul quale sorge il tempio, luogo della presenza di Dio e segno della sua volontà di salvezza; Giuda e Gerusalemme, intesi come popolo eletto e amato da Dio, ma che ha abbandonato la fede e si trova così sotto il giudizio divino. Da questo processo di giudizio emergerà un "resto" del popolo, purificato e convertito. Altro tema è la dinastia regale davidica, a cui il Signore affida il compito di governare con giustizia e diritto, per far regnare la pace. La venuta del Messia è un altro tema chiave nel Libro di Isaia.
Parte 2: Isaia 40-55 (Deutero-Isaia)
Il cosiddetto “Deutero-Isaia” è la seconda parte del Libro di Isaia ed è attribuito a un autore sconosciuto che ha vissuto durante l’Esilio babilonese (VII sec. a.C.). Questa sezione è caratterizzata da un tono di speranza e consolazione. L'opera del Secondo-Isaia va collocata nel periodo immediatamente precedente la conquista di Babilonia, compiuta da Ciro re di Persia, nel 539 a.C. In questa parte, il profeta si rivolge a un popolo in esilio, sfiduciato, che dubita del Signore e della sua capacità di salvare.
La seconda parte può essere divisa così:
- Liberazione d'Israele e caduta di Babilonia (cc. 40-48)
- Salvezza di Sion (cc. 49-55)
Nell'opera del Secondo-Isaia, l'attenzione si sposta sulle "cose nuove" che Dio farà per il suo popolo. La salvezza d'Israele è quasi una "nuova creazione"; il dominio universale di Dio è contrapposto alla vanità degli idoli. Particolare, nel Secondo-Isaia, è anche la figura del "Servo", la cui sofferenza viene interpretata come salvezza per Israele e per tutti gli uomini. Uno dei principali è la promessa di redenzione e la restaurazione di Israele. Un altro tema importante è la giustizia sociale: Isaia critica aspramente l’ingiustizia, la corruzione e l’oppressione dei poveri e degli oppressi nella società.
Parte 3: Isaia 56-66 (Trito-Isaia)
La terza parte del Libro di Isaia, chiamata “Trito-Isaia,” è anch’essa attribuita a un autore sconosciuto e si concentra sulla fase successiva all’esilio babilonese (VI sec. a.C.). La terza parte può essere stata composta tra il 530 e il 515 circa. Questa sezione è diretta a una comunità che affronta i difficili momenti della ricostruzione civile, politica e religiosa, in Gerusalemme e Giuda.
È più difficile presentare una divisione per la terza parte, che sembra composta da oracoli di diversa origine, senza un forte legame tra loro. Si può indicativamente dividere così:
- Peccato e salvezza (cc. 56-59)
- Gloria di Gerusalemme (cc. 60-62)
- Giudizio per i ribelli, salvezza per i servi fedeli (cc. 63-66)
La terza parte del libro di Isaia (cc. 56-66) ha molti temi in comune con la seconda, in particolare la prospettiva di salvezza universale. Emerge però anche una maggiore attenzione agli aspetti legati alla pratica del culto, al tempio, all'osservanza delle legge e in particolare del sabato.
I Temi Ricorrenti e la Credibilità Profetica
Il grande interesse dei rotoli di Isaia scoperti a Qumran nel 1947 consiste nel fatto che il testo ebraico a noi pervenuto prima di questa scoperta risale, come tutto il resto della Bibbia ebraica, all'VIII secolo d.C. Due grandi rotoli di pergamena, risalenti all'incirca al periodo che va dal II secolo a.C. al I secolo d.C. furono scoperti nella località di Qumran, presso il Mar Morto. Un rotolo conteneva il testo completo del libro di Isaia, scritto in ebraico con una grafia piuttosto popolare. L'altro invece un testo ebraico quasi completo che riporta assai fedelmente quello masoretico. Questo libro reca il nome del suo autore. Isaia è citato direttamente nel Nuovo Testamento.
L’adempimento letterale delle profezie relative alla prima venuta di Cristo ha accresciuto la sua credibilità.
Panoramica: Isaia 1-39
Isaia e Dante: Un Legame Letterario
Che Isaia sia il più “poetico” dei profeti per saperlo non serve scomodare la filologia biblica. Lo dimostra la rilevanza che ha tra le fonti letterarie del nostro sommo poeta italiano, Dante. La sua opera è infatti pregna di allusioni e citazioni esplicite e implicite del Profeta.
Conoscere l’ebraico ci permette di entrare in modo nuovo e impensabile nel testo “ispirato” per antonomasia. Per esempio, è possibile imbattersi in passi come "Dall’alto sarà diffuso in noi lo Spirito..." (Is 32,15). Un famoso passo che annuncia un particolare evento, quello dell’effusione dello Spirito di Dio, che per i cristiani si è compiuto nel giorno di Pentecoste. Un passo in realtà poco citato nel Nuovo Testamento, che predilige quello di Gioele 3,1, ma che in Isaia appare ancora più esplicito. Il verbo יֵ֨עָרֶ֥ה ye‘areh viene da עָרָה ‘arah che significa propriamente “versare”, “svuotare”, “disperdere”. Si tratta quindi di “svuotare lo Spirito” come si svuota un’anfora piena d’acqua. Ma il verbo può addirittura significare “denudare”, come nel divieto del Levitico di “scoprire” la donna durante il suo ciclo mestruale (20,18), o nel “denudarsi” della figlia di Edom, ubriaca (Lam 4,21). Inoltre la coniugazione Nifal, in cui compare il nostro verbo, suggerisce una sorta di riflessivo, alludendo a una azione che lo Spirito fa quasi su se stesso, quando “disperdendosi”, “denudandosi”, si riversa sull’umanità. Ecco la meraviglia di questa promessa: lui ci ha tanto amato “fino a svuotare se stesso” per riempirci di sé. E questo l'ha fatto veramente nel Figlio suo Gesù Cristo, come insegna Paolo, "svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini" (Fil 2,7). L’ebraico è una lingua incredibile, una parola ha mille significati.
Il libro di Isaia ha sempre avuto un grande rilievo nella tradizione cristiana, fin dalle sue più lontane origini.

L'Influenza di Isaia nell'Arte
Il Libro di Isaia, con le sue potenti immagini e messaggi profetici, ha ispirato numerosi artisti nel corso dei secoli:
- Michelangelo Buonarroti - “Profezia di Isaia”: Questo affresco, situato nella Cappella Sistina a Roma, fa parte del celebre soffitto della cappella dipinto da Michelangelo.
- Marc Chagall - Serie di Illustrazioni per il Libro di Isaia: Il famoso pittore ebreo-russo Marc Chagall ha creato una serie di opere ispirate al Libro di Isaia, inclusi dipinti e illustrazioni.
- Duccio di Buoninsegna - “L’Incoronazione della Vergine”: Questo dipinto medievale rappresenta Isaia tra i profeti che annunciano la venuta della Vergine Maria.
- William Blake - Illustrazioni per il Libro di Isaia: Il poeta e artista inglese William Blake creò una serie di incisioni ispirate al Libro di Isaia.
- Fra Angelico - “Profezia di Isaia”: Questo dipinto rinascimentale raffigura il profeta Isaia e altre figure bibliche.