L'Essenza e la Funzione degli Apostoli nel Nuovo Testamento
La storia biblica dell'espansione della chiesa primitiva è narrata negli Atti degli Apostoli, spesso abbreviato in "Atti". Tuttavia, il nome completo sottolinea il ruolo cruciale degli apostoli, che troppo spesso sono stati ignorati o emarginati dalla chiesa nel corso della storia e lo sono ancora oggi. La verità è che la chiesa ha disperatamente bisogno degli atti degli apostoli, inclusi leader apostolici riconoscibili e dinamici, in ogni nazione.
Il termine "apostolo" ha profonde radici, anche militari. La Concordanza di Strong include definizioni della parola "apostolo" relative a un contesto militare, come "dell’invio di una flotta" o "di consoli con un esercito, una spedizione". Gesù e gli autori del Nuovo Testamento vivevano sotto l’Impero Romano, e la loro scelta di parole rifletteva quella realtà. Quando Paolo affermò che Gesù era "l’apostolo che confessiamo" (Ebrei 3:1), egli guardava oltre il contesto religioso, attingendo alla cultura del tempo.
In Giovanni 17:18, Gesù disse: "Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo". La parola greca usata qui per "inviato" è apostolo, un termine ancora una volta di natura militare. Gesù stava dicendo al Padre che, proprio come Lui era stato fatto apostolo, così Lui stava facendo di questi discepoli degli apostoli per il mondo. Gli apostoli sono il progetto di Dio per far progredire il Regno oggi.

Il Riconoscimento del Ministero Apostolico: Sfide Storiche e Attuali
Qualcosa è accaduto che ha causato la scomparsa del riconoscimento degli apostoli e del loro ruolo dalla chiesa per migliaia di anni, nonostante le Scritture non siano cambiate. Forse l'orgoglio ha spinto molti teologi ad abbracciare la teologia dispensazionalista, che relega gli apostoli al primo secolo. Si è forse ritenuto che la chiesa fosse così matura da non aver più bisogno degli apostoli e del potere che essi portano? In realtà, la chiesa si allontanò dalla sua missione.
Il declino del ministero apostolico avvenne quando il ruolo non scritturale dei vescovi fu abbracciato dalla chiesa. Successivamente, gli apostoli furono chiamati vescovi e con altri nomi non biblici. I traduttori della King James usarono erroneamente la parola "vescovo" per descrivere i "sorveglianti della chiesa". Questa cattiva traduzione fu probabilmente influenzata dal fatto che all'epoca i vescovi facevano parte della scena storica medievale in Inghilterra e in Europa. Forse i leader insicuri avevano bisogno di titoli, e da questo si sviluppò una cattiva teologia. Molti college biblici oggi designano Timoteo e Tito come "epistole pastorali", quando in realtà furono scritte dall'apostolo Paolo a Timoteo e Tito, che erano a loro volta apostoli.
Senza apostoli, le chiese possono troppo spesso diventare orientate alla "manutenzione", concentrandosi nel fornire un ambiente sicuro per nutrire il gregge. Gli apostoli, invece, prosperano nello sviluppo e nell'espansione, in quello che potremmo chiamare "scuotere la città", come si osserva ripetutamente negli Atti degli Apostoli.
LA VITA E IL MISTERO DEI PRIMI APOSTOLI
I titoli e le posizioni della chiesa moderna spesso non corrispondono ai doni spirituali menzionati nel Nuovo Testamento. Molti individui sono erroneamente chiamati pastori quando sono unti come apostoli, insegnanti o evangelisti. Altri doni ministeriali sono nascosti dietro i titoli di sovrintendente, vescovo, direttore dei giovani, pastore assistente, missionario e così via. La chiesa ha sviluppato questi titoli attraverso la tradizione, piuttosto che basandosi sulla Parola di Dio.
Grandi segmenti della chiesa moderna non sono stati in grado di accettare il fatto che almeno ventidue apostoli siano nominati nel Nuovo Testamento. Anche i profeti moderni sono stati ignorati, nonostante siano menzionati più di 150 volte. Se non ci aspettiamo di avere apostoli in mezzo a noi, di riconoscerli e persino affermarli, non li vedremo nella chiesa. Gli apostoli forniscono una visione per l'espansione del Regno.
Il Ministero Apostolico: Visione, Edificazione e Autorità
Il vantaggio più drammatico della leadership apostolica è la visione che essa infonde nella chiesa per espandersi. Gli apostoli vivono per essere pionieri di nuove opere. Come pionieri, comunicano una santa insoddisfazione per i risultati attuali e il desiderio di avviare nuovi incarichi dal Signore. Paolo andò volentieri in territorio sconosciuto per portare il Vangelo e fondare chiese. Gli apostoli sono anche costruttori e si concentrano sulla creazione di solide fondamenta. Vogliono che le chiese e i ministeri durino e per questo gettano solide fondamenta dottrinali. Ad esempio, Barnaba e Paolo trascorsero il loro primo anno ad Antiochia insegnando, gettando una fondazione spirituale nei credenti (Atti 11:25-26).
I figli spirituali allevati dagli apostoli diventano leader. Paolo generò Timoteo e molti altri credenti che divennero leader nella chiesa (1 Timoteo 1:2). I leader apostolici producono nuovi leader e rimangono connessi a loro in relazioni missionarie. Gli apostoli portano autorità e profondità nella preghiera. La capacità di Paolo di rivolgersi ai regni spirituali è documentata nel libro degli Atti (Atti 19:6, Atti 16:25-34, Atti 14:8-10). In Efesini, Paolo addestra la chiesa di Efeso nella guerra spirituale. La leadership apostolica porta con sé una comprovata capacità di assumere autorità nel regno spirituale attraverso lo Spirito Santo.
Gli apostoli si sentono personalmente responsabili di portare a termine l'incarico dato da Gesù Cristo alla chiesa, agendo a volte come se nessun altro li stesse aiutando con la Grande Commissione. Hanno una passione per ciò che Dio sta facendo a livello globale e desiderano vedere come la chiesa locale possa partecipare all'opera di Dio in tutto il mondo. Aiutano a collegare la gente del posto al più grande movimento di Dio, comprendendo e comunicando il valore di diventare parte di una visione che va oltre l'influenza locale. Questo si vede nel dialogo tra Dio e Mosè, un tipo di apostolo nell'Antico Testamento, quando ricevette la sua chiamata a condurre i figli d'Israele fuori dalla schiavitù. Mosè sapeva che la gente avrebbe chiesto: "Chi ti ha mandato?", una domanda che riguarda l'autorità apostolica di una persona.
La Dottrina Cattolica della Successione Apostolica e la Struttura Gerarchica
Dedichiamo questo articolo anche alla struttura gerarchica della Chiesa cattolica e alla "successione apostolica". La Chiesa cattolica è una società con un capo invisibile che è Gesù Cristo, con un capo visibile che è il Papa, con dei pastori che aiutano il Papa nel governare la Chiesa (i vescovi, che al Papa sono sottoposti), con i sacerdoti (ministri di Dio, che obbediscono ai vescovi), e, infine, il popolo di Dio costituito dai laici cristiani. Per "successione apostolica" si intende il fatto che il ruolo e il compito affidato da Gesù a Pietro e agli Apostoli è stato da questi trasmesso ai loro successori, e questa "trasmissione" si è perpetuata fino ai nostri giorni.
Secondo la dottrina cattolica, la struttura gerarchica della Chiesa fu voluta da Gesù, non inventata dalla Chiesa, ed emerge dalla Sacra Scrittura e dalla Sacra Tradizione. Tuttavia, nel corso della storia sono state mosse obiezioni a questa dottrina da Lutero (XVI secolo), dai Testimoni di Geova (XIX secolo) e dalla comunità valdese (XII secolo). Queste contestazioni, tuttavia, non tengono conto della verità biblica né dell'abbondante documentazione storica.

Le Fondamenta Scritturistiche della Gerarchia Ecclesiastica
La Sacra Scrittura mostra la volontà di Gesù di edificare la sua Chiesa e porre a capo Pietro e i suoi successori, che saranno i vescovi di Roma. Gli Apostoli sono stati incaricati di coadiuvare Simon Pietro e hanno affidato ad altre persone di fiducia il compito di guidare le chiese particolari. In sintesi, gli Apostoli si sono dati dei successori, i vescovi, e da duemila anni la vera Chiesa di Gesù Cristo ha nel vescovo di Roma il suo capo visibile universale e nei vescovi i suoi pastori locali.
I passi biblici sono numerosi e chiari. Gesù ha posto Simon Pietro a capo del collegio apostolico e si è scelto dodici Apostoli (Gv 21, 15ss). Negli Atti degli Apostoli, si legge come San Pietro ordini che sia nominato un sostituto di Giuda: "Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione". La scelta cadde su Mattia, e il ruolo e il compito di Giuda furono trasmessi a lui: questa è la "successione apostolica".
Fin dai primi tempi, i Dodici affidarono e trasmisero a persone sempre più qualificate i compiti che erano stati loro affidati. Barnaba, dopo la sua conversione, si dedicò a tempo pieno al Vangelo e venne mandato ad Antiochia come delegato degli Apostoli Pietro e Giovanni per esaminare la situazione di quella comunità, per esortare i cristiani e per incrementare la loro azione evangelizzatrice. Qui, i Dodici affidarono a Barnaba i compiti di evangelizzare e di guidare le chiese locali. Questo è il compito che tocca ancora oggi ai vescovi della Chiesa, la cui missione trova origine nella volontà di Gesù Cristo e degli Apostoli.
Un altro esempio è San Paolo, apostolo per nomina diretta da parte di Dio, che affidò incarichi speciali a Timoteo e a Tito. Prevedendo l'imminenza della sua morte, egli affidò a Timoteo il compito di guidare, di pascere, cioè di fare il vescovo della Chiesa di Efeso: "Partendo per la Macedonia, ti raccomandai di rimanere in Efeso, perché tu invitassi alcuni a non insegnare dottrine diverse e a non badare più a favole o genealogie interminabili…" (1 Tim 1, 3-4). Questo è un caso di successione apostolica: San Paolo affidò la guida della Chiesa di Efeso a Timoteo e gli diede istruzioni in materia dottrinale e disciplinare, compito che il vescovo svolge ancora oggi.
Anche a Tito San Paolo affidò la cura, la guida e il comando della Chiesa locale che vive a Creta: "Per questo ti ho lasciato a Creta perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato" (Tito, 1,3). Tito ricevette da San Paolo una missione che comportava non solo la vigilanza e la testimonianza, ma anche la facoltà di eleggere pastori che continuassero la stessa missione.
Le Testimonianze Storiche della Successione Episcopale
La storia ci ha tramandato molte prove del fatto che la Chiesa è sempre stata strutturata gerarchicamente, confermando la verità della fede cattolica.
- Clemente Romano (I secolo): La prima testimonianza risale al I secolo d.C. con Clemente Romano, quarto vescovo di Roma dopo Pietro, Lino e Anacleto. Nell’anno 96, ancora vivo l’apostolo Giovanni, Clemente indirizzò una Lettera ai cristiani di Corinto, in cui si trovano prove della successione apostolica fin dai tempi della Chiesa primitiva: "Gli Apostoli furono mandati a portare la Buona Novella dal Signore Gesù Cristo; Gesù Cristo fu mandato da Dio. Il Cristo dunque viene da Dio, e gli Apostoli da Cristo". Clemente attesta che gli Apostoli, "predicando per le campagne e per le città, essi provavano nello Spirito Santo le loro primizie e le costituivano vescovi e diaconi dei futuri credenti". Scrive ancora San Clemente: "Anche gli Apostoli nostri conobbero, per mezzo del Signore Nostro Gesù Cristo, che ci sarebbero stati contrasti a riguardo della dignità episcopale. Per questa ragione, prevedendo perfettamente l’avvenire, istituirono coloro che abbiamo detto (cioè vescovi e diaconi); e diedero ordine che, quando costoro fossero morti, altri uomini provati succedessero nel ministero". Questa consuetudine, iniziata con gli Apostoli nel I secolo, si è conservata fino ai nostri giorni nella Chiesa cattolica, che ha per capo visibile il vescovo di Roma.
- Sant'Ignazio di Antiochia (II secolo): Un’altra testimonianza storica risale ai primi anni del II secolo d.C. e proviene da San Ignazio di Antiochia, vescovo e santo, nato verso l'anno 70 e martire a Roma verso il 110. Nella lettera ai Cristiani di Magnesia, si legge: "Procurate di fare ogni cosa (..) sotto la guida del vescovo, che tiene il luogo di Dio". E nella lettera ai cristiani di Smirne: "Nessuno faccia senza il vescovo alcuna di quelle cose che riguardano la Chiesa". E più avanti: "Dove appare (il vescovo) ivi sia la comunità, come dov’è Gesù Cristo ivi è la Chiesa cattolica. (...) Quello che il vescovo fa è approvato da Dio". Fin dall’antichità, tutte le chiese locali erano guidate da un solo vescovo, attestando l'episcopato monarchico. Documenti antichi ci tramandano anche i nomi di vescovi come Onesimo (Efeso), Damas (Magnesia), Polibio (Tralles) e il famosissimo Policarpo (Smirne).
- Sant'Ireneo di Lione (II secolo): Un altro grande della Chiesa antica, Sant'Ireneo, vescovo di Lione, nella sua opera Adversus haereses, ci ha lasciato un catalogo dei vescovi di Roma e attesta la successione monarchica dei vescovi di Smirne e di tutte le altre Chiese allora esistenti. Secondo Sant'Ireneo, gli eretici sono in errore perché sono fuori della successione apostolica. Egli affermava: "Così tutti coloro che vogliono conoscere la verità, possono osservare in ogni chiesa la tradizione degli Apostoli, manifestata in tutto il mondo. Noi possiamo enumerare coloro che dagli Apostoli furono stabiliti vescovi nelle chiese, e i loro successori fino ad oggi". Poiché sarebbe stato troppo lungo enumerare la successione di tutte le chiese, Ireneo si concentrò su quella di Roma, "fondata e stabilita a Roma dai gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo", dimostrando che la sua tradizione e fede sono giunte "attraverso la successione dei vescovi". La comunione con il vescovo di Roma, cioè con il Papa, garantisce l’appartenenza alla vera Chiesa.
- Tertulliano (II secolo): Tertulliano, un polemista del II secolo, sfoggiava un argomento apologetico invincibile. Di fronte ad eretici che vantavano di far risalire le loro dottrine agli Apostoli, Tertulliano rispondeva: "Mettano fuori dunque le carte di nascita delle loro chiese; sciorinino i cataloghi dei loro vescovi, che dimostrino la loro successione fin dal principio, in modo che si veda che quegli che fu il primo vescovo ricevette l’investitura e fu preceduto da uno degli Apostoli o almeno da un uomo apostolico, che con gli Apostoli avesse avuto rapporti costanti". Egli scriveva che "la chiesa di Smirne mostra che Policarpo fu collocato in quella sede da Giovanni; così quella di Roma mostra che Clemente vi fu ordinato da Pietro; e così pure le altre esibiscono i vescovi che, costituiti nell’episcopato dagli Apostoli, sono per esse i veicoli della semente apostolica". Oggi, la Chiesa cattolica può dimostrare la sua successione da Papa Francesco fino a Simon Pietro, primo vescovo di Roma, attraverso 265 predecessori. Le comunità protestanti, anglicane o valdesi non possono vantare una tale continuità con gli Apostoli. La successione apostolica è una delle prove per identificare la vera Chiesa di Gesù Cristo.
Il Romano Pontefice e il Collegio Episcopale
Il Papa è vescovo di Roma e successore di San Pietro, ed è il principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della Chiesa. Cristo ha dato all’apostolo San Pietro l’incarico di presiedere il collegio apostolico e di confermare i suoi fratelli nella fede. Tutte le Chiese particolari sono unite alla Chiesa di Roma, e tutti i vescovi che presiedono quelle chiese sono in comunione con il vescovo di Roma, che le presiede nella carità. La sua funzione è servire l’unità dell’episcopato e, di conseguenza, l’unità della Chiesa. Per questo il Papa è capo del collegio dei vescovi e pastore di tutta la Chiesa, sulla quale detiene, per istituzione divina, la potestà piena, suprema, diretta e universale. Questa potestà del Papa ha un limite interno, perché il Romano Pontefice sta dentro e non al di sopra della Chiesa di Cristo, ed è soggetto alla legge divina e alla legge naturale, come tutti i cristiani.
Il Signore ha promesso che la sua Chiesa rimarrà sempre nella fede e garantisce questa fedeltà con la sua presenza, in virtù dello Spirito Santo. Questa proprietà è posseduta dalla Chiesa nella sua totalità. L’assistenza dello Spirito Santo garantisce che gli interventi del magistero in alcuni casi specifici non contengano errori. L'infallibilità del Magistero si attua quando il Romano Pontefice o il collegio dei vescovi in comunione con il Papa, proclamano con atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale, o quando concordano nel proporre una dottrina come definitiva. A tali insegnamenti ogni fedele deve aderire con l'ossequio della fede.
La consapevolezza della responsabilità che comporta la missione del Romano Pontefice e l’autorità di cui gode deve spingere i cattolici a coltivare una intensa preghiera di intercessione per lui. L’unità con il Papa ci farà evitare di parlare negativamente in pubblico del Romano Pontefice o di sminuire la fiducia in lui, anche nei casi in cui non si condivida qualche criterio personale concreto.

Il Ministero dei Presbiteri e dei Diaconi
Nella Chiesa il ministero è uno, perché il ministero apostolico è uno, ma per istituzione divina è partecipato in tre gradi: episcopato, presbiterato e diaconato. Questa unità del ministero si manifesta nella relazione interna tra i suoi tre gradi, che sono cumulativi. Chi ha ricevuto il grado dell’episcopato non per questo non è più anche presbitero e diacono; chi ha ricevuto il presbiterato continua a essere diacono. Questo sacramento implica pure un’unità ecclesiale, essendo un ministero di comunione.
Nella sua missione nella Chiesa particolare, il vescovo può contare sui presbiteri incardinati, che sono i suoi principali e insostituibili collaboratori. I presbiteri sono rivestiti dell’unico e identico sacerdozio ministeriale del quale il vescovo possiede la pienezza. Lo ricevono attraverso il sacramento dell’Ordine, con l’imposizione delle mani del vescovo e la preghiera di consacrazione, entrando a far parte del presbiterio. Essi fanno presente la sollecitudine del vescovo in un determinato luogo o ambito, predicano la Parola di Dio e celebrano i sacramenti, specialmente l’Eucaristia.
Il Sacerdozio Maschile nella Tradizione Cattolica
Da sempre la Chiesa ha chiamato all’ordine del presbiterato soltanto gli uomini battezzati. Nel periodo patristico vi furono alcune sette che difesero il sacerdozio femminile, ma furono condannate da Sant'Ireneo, Sant'Epifanio e Tertulliano. Chiamare al sacerdozio soltanto gli uomini è una pratica della Chiesa che non ha conosciuto cambiamenti in oltre venti secoli. Il motivo principale di questa decisione è dovuto alla Rivelazione. La Chiesa si è sentita sempre vincolata alla volontà di Cristo, che scelse come Apostoli solo uomini. Avrebbe potuto scegliere sua Madre Santissima o altre donne che lo accompagnarono nella sua vita pubblica, ma non lo fece.
Gli Apostoli, a loro volta, si avvalsero della collaborazione di uomini e donne, ma si sentirono vincolati alla volontà del Signore quando si trattò di scegliere i loro successori nella missione pastorale, per la quale scelsero solo uomini. Cristo non agì condizionato da categorie culturali nei rapporti con le donne, che apprezzava molto, insegnando che uomini e donne godono di un’uguale dignità. Nel corso del loro pontificato, San Paolo VI e San Giovanni Paolo II, dopo aver studiato l’argomento, hanno riconosciuto che la Chiesa non ha il potere di ammettere donne al sacerdozio ministeriale. Nel 1994, Papa San Giovanni Paolo II ha affermato che questo argomento è un insegnamento definitivo della Chiesa, che non può essere sottoposto a revisione. L’anno successivo, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha affermato che si tratta di un insegnamento che gode dell’infallibilità che Dio ha promesso alla sua Chiesa.
La Sinodalità nella Vita della Chiesa: Un "Camminare Insieme"
"Nuovo nella sua istituzione ma antichissimo nella sua ispirazione". Così Papa Francesco ha descritto il Sinodo dei Vescovi nella EPISCOPALIS COMMUNIO, pubblicata il 15 settembre 2018. La parola "sinodo" ha profonde radici nella tradizione della Chiesa, derivando dal greco "συν" (con) e "όδός" (via), trasmettendo il significato di "camminare insieme" lungo la strada. Questo concetto era così profondamente radicato tra i primi cristiani che essi furono chiamati i "discepoli della via", come si vede nella storia dei discepoli sulla via di Emmaus (Luca 24:13-35).
Quello che accadde a questi due discepoli cominciò a ripetersi ogni volta che i discepoli del Signore avevano bisogno di un consiglio. Quando la Chiesa delle origini si trovò a dover decidere se i convertiti pagani dovessero essere circoncisi prima di essere battezzati, gli "apostoli e i presbiteri" si riunirono per discutere la questione (Atti degli Apostoli 15:1-35). Come abbiamo visto, "La sinodalità si dispiega sin dall’inizio quale garanzia e incarnazione della fedeltà creativa della Chiesa alla sua origine apostolica e alla sua vocazione cattolica" (La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, n. 24).
LA VITA E IL MISTERO DEI PRIMI APOSTOLI
Nel secondo secolo, Ignazio di Antiochia chiamò i cristiani "compagni di viaggio", e diversi Padri della Chiesa attestano che i cristiani si sentivano più uniti quando si raccoglievano intorno al loro vescovo locale per la celebrazione dell’Eucaristia. Dopo il riconoscimento del cristianesimo nel IV secolo, la Chiesa si organizzò sotto l’autorità dei vescovi per rafforzare la comunione, ricalcando l'organizzazione dell'Impero Romano. Alcune città furono riconosciute come centri apostolici: Roma, Alessandria, Antiochia, Costantinopoli e Gerusalemme. I Sinodi della Chiesa furono introdotti per risolvere casi che il vescovo locale non era in grado di trattare da solo.
Nel 325, fu indetto a Nicea il primo "Concilio ecumenico". Questo Concilio "per la prima volta, attraverso l’esercizio sinodale del ministero dei Vescovi, si esprime istituzionalmente sul livello universale l’ἐξουσία del Signore risorto che guida e orienta nello Spirito Santo il cammino del Popolo di Dio" (La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, n. 29). Il moderno Sinodo dei vescovi fu istituito nel 1965 da Paolo VI, dopo l'esperienza del Concilio Vaticano II (1962-1965), "affinché anche dopo il Concilio continuasse a giungere al popolo cristiano quella larga abbondanza di benefici, che durante il Concilio felicemente si ebbe dalla viva unione Nostra con i Vescovi" (Apostolica sollicitudo).
Il Sinodo dei Vescovi costituisce un canale importante perché la voce del fedele laico possa contribuire all’esperienza vissuta della Chiesa. "Alla consultazione dei fedeli segue, durante la celebrazione di ogni Assemblea sinodale, il discernimento da parte dei Pastori appositamente designati, uniti nella ricerca di un consenso che scaturisce non da logiche umane, ma dalla comune obbedienza allo Spirito di Cristo" (COSTITUZIONE APOSTOLICA EPISCOPALIS COMMUNIO, n. 29).