La Croce: Mistero di Amore, Umiltà e Vittoria
La XXIV domenica del tempo ordinario, quest'anno, in alcune circostanze liturgiche, coincide con la festa dell'Esaltazione della Croce. Ogni domenica, Pasqua settimanale, celebriamo l'esaltazione della croce e la risurrezione del Crocifisso. Questa festività assume uno speciale significato liturgico in quanto la Chiesa è chiamata a inginocchiarsi ai piedi del Crocifisso per imparare ad amare, perdonare e ad essere umile, senza alcuna assurda pretesa di essere qualcuno.
Di fronte al grande mistero dell'amore misericordioso del Signore che rivela tutta la sua potenza nella Croce, siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno di spiritualità passiologica, mettendo al centro della nostra vita proprio Lui, il Crocifisso, come hanno fatto i santi di ogni tempo. Anche in questi atti supremi d'amore si rivela la potenza della croce, non la sua sconfitta, ma la sua vera vittoria.

Se un seme caduto nella terra non muore, non produce frutto, è destinato a marcire nel terreno, senza poter vedere la vita che si sviluppa e cresce attraverso lo stelo, la foglia e la pianta. Questa è la storia di ogni vita che deve morire a se stessa per risorgere e dare semi nuovi. La festa della Croce è l'abbassarsi di Dio, attraverso il suo Figlio, alla nostra umile condizione umana, per ridare dignità all'uomo attraverso lo strumento più ignobile, conosciuto ai tempi di Gesù, che era la croce, un supplizio tremendo. Chi era condannato alla crocifissione era considerato, nella logica del potere del tempo, un nulla, un fallito, uno che non aveva alcun peso e non poteva essere considerato.
Le Prefigurazioni Bibliche del Messia Redentore
Anticipazioni nell'Antico Testamento
È Isaia, nel Patriarca Mosè, a darci una precisa anticipazione della figura del Messia Redentore rivestito della sofferenza e dell'umiliazione. L'immagine del serpente fissato sull'asta, che libera da ogni pericolo, ci porta immediatamente all'immagine di Gesù Crocifisso.

Il bellissimo e profondo brano scelto come prima lettura nella liturgia della festa dell'Esaltazione della Croce, tratto dal Libro dei Numeri, ci porta a toccare con mano la grandezza di questo Dio-Uomo e Uomo-Dio che si è incarnato nella storia dell'umanità nella pienezza dei tempi e si è fatto uomo come noi. Il serpente di bronzo che Mosè portava come difesa del popolo di Israele e che salvava dalla morte per avvelenamento, ci conduce alla Croce di Gesù.
Egli è issato sulla croce per amore dell'umanità e per ridarci la dignità di figli di Dio perduta con il peccato originale. Gesù Crocifisso ci libera da ogni veleno spirituale che rischia di infettare tutta la persona e farla morire nello spirito, azzerando in lei ogni possibilità di speranza e riscatto. Nel sintetico brano del Vangelo di Giovanni, introdotto nella Liturgia della parola di questa festa, incontriamo forti espressioni che ci aiutano a comprendere il senso e il significato di questa celebrazione.
Il Culmine della Donazione: Vita, Passione e Morte di Gesù
L'Amore Misericordioso Rivelato
Papa Francesco scrive in merito a Gesù Crocifisso: "L'Uomo della Sindone ci invita a contemplare Gesù di Nazaret. Questa immagine - impressa nel telo - parla al nostro cuore e ci spinge a salire il Monte del Calvario, a guardare al legno della Croce, a immergerci nel silenzio eloquente dell'amore. Lasciamoci dunque raggiungere da questo sguardo, che non cerca i nostri occhi ma il nostro cuore. Ascoltiamo ciò che vuole dirci, nel silenzio, oltrepassando la stessa morte. Attraverso la sacra Sindone ci giunge la Parola unica ed ultima di Dio: l'Amore fatto uomo, incarnato nella nostra storia; l'Amore misericordioso di Dio che ha preso su di sé tutto il male del mondo per liberarci dal suo dominio."

Festeggiare la Croce significa mettersi dalla parte dei sofferenti, di quanti sono nell'assoluta disperazione, affinché la gioia della redenzione portata a compimento da Gesù Cristo, mediante la sua morte in croce e la sua risurrezione, possa raggiungere ogni uomo di questa terra. Spesso sono altri uomini a piantare le croci di morte e di dolore, uccidendo, distruggendo, violentando, offendendo e privando di dignità e libertà altri fratelli che vivono su questa terra. Con san Paolo Apostolo vogliamo lanciare, nel deserto spirituale di questo mondo, un messaggio di amore e di speranza per tutti: "Di null'altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati".
La Vita di Gesù come Offerta di Redenzione
La Passione e la Morte di Gesù sono certamente il culmine della sua donazione totale per la nostra Redenzione; ma tutta l’esistenza di Gesù è stata una continua ricerca dei peccatori e un’offerta generosa e costante di perdono. La sua vita terrena, donata per riparare le nostre colpe, contiene già in sé tutte le potenzialità per una piena restaurazione dell’ordine, stravolto dal peccato. Guardando alla vita di Gesù, così come ci viene narrata dai Vangeli, troviamo numerosi esempi che confermano la sua intenzione riparatrice.
Gesù è stato amico dei peccatori - anche se questo suscitava lo scandalo dei farisei - non per condividere il loro peccato, ma per riportarli a Dio: "Allora gli scribi e i farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e i peccatori?»". Gesù ha rimesso i peccati, dimostrando l’azione di Dio che agiva in Lui, perché solo a Dio compete questa prerogativa. Si pensi, a esempio, all’episodio della guarigione del paralitico (Mc 2,1-12), quando il Signore, prima ancora di guarirlo, disse: "Figlio ti sono perdonati i tuoi peccati". Conoscendo lo sconcerto suscitato negli scribi e nei farisei circa il perdono dei peccati - prerogativa assolutamente divina - Gesù esclamò: "Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua".
Molto simile è l’episodio della peccatrice che, nella casa del fariseo, bagnò i piedi di Gesù con le sue lacrime (Lc 7,36-50). Questo imprevisto e sconcertante agire di Gesù viene spiegato con le parabole della Misericordia divina (Lc 15): quando Lui accoglie i peccatori, è il Padre stesso che li accoglie, Egli agisce in sintonia e in comunione perfetta con il Padre. Gesù è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (cfr. Mc 10,45). Il riscatto viene offerto per tutti e non solo per Israele: questa è una inattesa e assoluta novità!
L’atteggiamento di Gesù viene confermato nell’Ultima Cena, espressione sublime della sua vita come dono di se stesso e come servizio d’amore. Durante la Cena Egli offre ai suoi discepoli il Calice della salvezza, quale comunione di vita con lui. La morte non ha il potere di distruggere il dono della vita e della comunione, ma diventa il passaggio “obbligato” attraverso cui i discepoli stessi vengono finalmente introdotti, dal sacrificio del loro Maestro, nella logica della Redenzione. Con le parole "questo è il mio corpo che è dato per voi" (Lc 22,19), Gesù indica la sua Morte quale sacrificio per la salvezza dell’umanità: il suo Corpo diventa cibo di vita (Gv 6,51), come l’agnello pasquale mangiato dai giudei. Allo stesso modo è per il Sangue di Gesù, "il sangue dell’alleanza versato per molti" (Mc 14,24). Tutta l’esistenza di Gesù è per la Redenzione, e la Morte in Croce rappresenta il momento conclusivo della sua vita. Il mistero della Croce raccoglie in sé tutto il valore redentivo dell’intera vita di Cristo.
Interrogativi Teologici e la Comprensione della Redenzione
La Fede che Ricerca l'Intellezione
Molti si confrontano con modi d’intendere la redenzione che suscitano domande, come ad esempio se Dio abbia bisogno della morte del Figlio per rimetterci i peccati o se, per accordarci il suo perdono, abbia bisogno che suo Figlio muoia. La domanda centrale è: se Dio è amore, ha bisogno di tanta crudeltà per perdonarci? Questi quesiti, pur suscitando talvolta reazioni aggressive, non intendono indebolire la fede, ma sono espressione della "Fides quaerens intellectum - Fede alla ricerca d’intellezione", un fondamento della nostra esistenza, in continua ricerca di piena comprensione. Dobbiamo poter capire ciò in cui crediamo, come già riteneva l’evangelista Luca.
La Bibbia non ha compresso il messaggio di Gesù in un sistema di tipo dogmatico, ma lo ha descritto in tutta una serie di immagini. Queste immagini non sono concetti sui quali dover disputare, ma un orizzonte entro cui contemplare il mistero di Dio e dell’uomo, volendo aprirci gli occhi e dilatarci lo sguardo. Ogni immagine biblica ha una sua giustificazione e comunica qualcosa di profondo, toccando il nostro cuore e rispondendo alle nostre esperienze. Nessuna immagine biblica può considerarsi superata.
La Natura del Perdono Divino
La Passione di Gesù non si riduce ad un evento passato, ad un brutto ricordo da dimenticare. Essa è la ragione della sua potenza e della sua verità, l'apparente sconfitta e la vittoria, il Crocifisso e il Risorto. Essa rivela non solo la colpa dell'uomo innocente, ma anche tutta la profondità e l'efficacia del perdono di Dio. La parola centrale non è il peccato, ma l'amore! È una lieta notizia che esige conversione. Lo "spettacolo" della croce capovolge la vita.
Il Padre non ha voluto la morte del Figlio per rimetterci i peccati. La morte di Gesù è stata una conseguenza dell'amore misericordioso di Dio, un amore incondizionato che ha dovuto far fronte a diverse resistenze. Le cerchie giudaiche tramavano perché fosse consegnato ai Romani, e Gesù conosceva l’eventualità di finire ammazzato. Ma Dio, mostrando di amarci fino a morire sulla croce, ci ha dimostrato di non volere che la morte del Figlio. Il Padre non vuole la morte di nessuno, ma la vita.
Sant’Alfonso Maria de Liguori riporta la conversazione di Dio con Santa Maria Maddalena de’ Pazzi: "La mia giustizia - dice Dio- si è cambiata in clemenza con la vendetta presa sopra le carni innocenti di Gesù Cristo". Gesù affronta la morte atroce per placare la giustizia divina, per pagare il peccato al posto nostro, ed è così che dimostra il suo amore immenso, sconfinato per noi. Un amore davvero umanamente incomprensibile e indescrivibile, un abisso smisurato che piega anche il cuore più indurito, così grande che una vita non basta a contemplarlo. Il Padre non può rimanere indifferente davanti al sacrificio del figlio. Gesù a pieno diritto acquisisce la nostra salvezza: ha pagato al posto nostro. Ci ha regalato la possibilità di godere eternamente della beatitudine del Paradiso. Ma la salvezza non è automatica. La giustizia di Dio è placata, Dio distende così la sua misericordia.
La croce non è la condizione perché Dio accordi il suo perdono, non produce la nostra redenzione, ma ce la media, rendendo visibile la potenza perdonante di Dio. Dio non condanna ma ci perdona, come Gesù ha perdonato i suoi carnefici, come quando disse "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34).
Simboli e Manifestazioni della Croce
La Croce nella Spiritualità Redentorista e nella Storia
La Croce è uno dei pilastri della spiritualità redentorista, insieme al Presepe, l’Eucaristia e Maria. Per i Redentoristi, la croce rappresenta la Redenzione. Il primo simbolo dei Redentoristi è stato lo scudo (o uno stemma), creato dal fratello Vito Curzio nel 1738. "In essa non abbiamo Cristo sulla croce, perché è la Croce della Redenzione. Oltre alla croce, abbiamo gli strumenti della Passione, la lancia, la spugna, i garofani e anche la rappresentazione del Monte Calvario, presente nello stemma redentorista. La colomba sopra la croce simboleggia lo Spirito Santo."

La croce occupa un posto centrale in tutta la storia della salvezza ed è simbolo dell'unione dei contrari (sopra-sotto, destra-sinistra). Dopo Costantino (306-337), primo imperatore cristiano, la croce perse le sue associazioni negative e divenne simbolo di vittoria. Il messaggio della croce porta la sotería, la salvezza (1 Cor 1,18b; 1,21b). Oggetto del gloriarsi e della fiducia non è altro che la croce di Cristo (Gal 6,14). Non è stato affatto eliminato il Crocifisso, perché la forza di Dio ricrea le cose e fa risorgere i morti (2 Cor 13,4). In Cristo crocifisso risplende la sapienza e la potenza di Dio (1 Cor 1,23; 2,2).
La crocifissione, come forma di esecuzione capitale, venne adottata da Cartaginesi e Romani per punire crimini gravi come assassini, gravi furti, tradimenti e ribellioni. Era un supplizio atroce; il condannato veniva spogliato e flagellato, e la sua croce era solitamente posta fuori le mura cittadine. Le vesti dell'ucciso andavano in dono ai soldati (Mt 27,35). Un titolo fu affisso al di sopra del capo di Gesù sulla croce, indicandolo come "il re dei giudei" (Mt 27,37; Mc 15,26; Lc 23,38; Gv 19,19-22). Gesù morì in poche ore, mentre i crocifissi potevano rimanere sulla croce per qualche giorno. Questa realtà storica è fondamentale per comprendere la profondità del suo sacrificio.
Dal Costato di Cristo: Nascita della Chiesa e Sacramenti
Acqua e Sangue: Fonti di Vita e Mistero Sacramentale
Dal costato del Signore, trafitto dalla lancia, ne uscì acqua e sangue, come testimoniato dall'evangelista Giovanni (Gv 19,34). Quell'acqua e quel sangue sono simbolo del battesimo e dell'Eucaristia, doni per il rinnovamento nello Spirito Santo. San Giovanni Crisostomo, vescovo, afferma: "Dal costato del Signore è scaturita la Chiesa. Unì a sé la sua Sposa, vedete con quale cibo ci nutre. Nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita."
Questo evento è figura della morte che Egli accetta per salvare l'umanità, e la pienezza della sua gloria si sarebbe manifestata dopo che avesse manifestato la sua gloria (cf. Gv 7,37-39). La Sacra Scrittura, in particolare Ez 47,1 e Zc 14,8, parla di acque vive sgorganti dal tempio, prefigurando le "acque vive" che sgorgheranno dal seno di Gesù (Gv 7,38). Attraverso l'acqua, simboleggiante il battesimo, l'uomo nasce a Dio, e mediante l'Eucaristia si unisce a Lui.

La Chiesa come Sposa e il Nuovo Adamo
La creazione di Eva dalla costola di Adamo è una tipologia del costato di Cristo, da cui trae origine la Chiesa, la nuova Sposa. San Massimo di Torino afferma che "dalle costole del Nuovo Adamo fabbricò la Chiesa". Questa nuova Sposa fedele, la Chiesa, simboleggiata anche da Maria, è liberata per la grazia e per la vita, non più per la morte e il peccato. Questo è il dono della nuova creazione: vita, salvezza, gloria (Ap 22,2.14.19), che porta vita ad un mondo caduto preda della morte (Ap 22,14). Il Signore Risorto, attraverso le porte divelte degli inferi, attraversa l'Ade, acquisendo la redenzione (Fil 2,10; 1 Pt 3,19), salendo al di sopra di tutti i cieli per riempire l'universo (Ef 4,9-10).
La Rappresentanza e la Solidarietà Redentrice
Gesù come Rappresentante dell'Umanità
La redenzione dal peccato e dalla colpa è quella di "rappresentanza", dove Gesù si fa carico delle competenze altrui, intercedendo a favore dell'umanità. Come Mosè si interpose tra Dio e il popolo, così Cristo è il vero "intermediario tra Dio e gli uomini" (Ratzinger). Tutto ciò che io penso s’irradia nell’ambiente in cui vivo, e ciò che è avvenuto in Gesù ha ripercussioni sul mondo intero, e il suo atto di redenzione non potrà più essere annullato. La croce di Gesù determina per l’intero genere umano una nuova possibilità: la salvezza.
Gesù si è reso solidale con i peccatori e con la loro lacerazione, non per condannarli ma per mostrare la misericordia e il perdono di Dio. "Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù." (Rm 8,33-34). La legge della rappresentanza vale anche per noi cristiani: possiamo rendere più giusto il mondo in cui viviamo e accettare un compito di rappresentanza a favore del mondo, rendendoci solidali con tutti gli esseri umani.
La Tunica Ininterrotta di Gesù: Simbolo di Unità
L'evangelista Giovanni ci riferisce che la tunica di Gesù, "senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo", non fu divisa dai soldati, i quali tirarono a sorte a chi dovesse toccare (Gv 19,23-24). Questo, secondo lo stesso Giovanni, adempie la Scrittura: "Si sono divise le mie vesti, sui miei abiti gettano la sorte" (Sal 22,19). Questa "tunica senza cuciture" è un "segno" dell’unità della Chiesa, che si estende per il mondo intero.

La tunica con maniche lunghe di Giuseppe (Gen 37,31-32), venduto ai Madianiti, è un'altra prefigurazione biblica. Come Giuseppe, consegnato per invidia nelle mani dei nemici, divenne salvatore della sua famiglia e di altri popoli, così Gesù, consegnato per invidia, divenne il Salvatore di tutti coloro che crederanno in lui (cf. At 7,9).
La Croce come Chiamata alla Conversione e alla Libertà
La parola della croce è potenza di Dio per i salvati (1 Cor 1,18), e ci invita a morire al peccato per vivere una vita nuova. Questo significa inchiodare la propria carne con il timore di Dio (cf. Gal 5,24) e rinunciare al mondo, che è la croce sulla quale la vita cristiana viene sacrificata (cf. Gal 6,14). È la via della sequela, un morire al peccato per vivere in Cristo.
La croce di Cristo è l'arma con cui il diavolo è stato ferito, la spada da cui ha ricevuto il colpo mortale, e la nostra salvezza. Portiamo ovunque la croce di Cristo, come una corona, come un segno di vittoria contro gli spiriti malvagi e come un sigillo dello Spirito della promessa (Ef 4,30). La croce deve essere incisa nel nostro cuore con fede ardente, per spegnere l'ira e le altre passioni e procurare alla nostra anima la sua libertà.
Gesù sulla croce riassume l’intera sua vita e il messaggio che egli ha annunciato agli uomini, come quando disse alla donna peccatrice: "Va' e non peccare più" (Gv 8,11). Il perdono deve tradursi nella conversione, nell’abbandono della via del peccato; se non sfocia in questi comportamenti, quell’esperienza non è nemmeno autentica. Morire al peccato significa vivere una vita nuova: "Ciò che è morto, è ormai libero dal peccato. Cristo, crediamo che anche vivremo con lui" (Rm 7,6s.). Attraverso l'opera di Cristo, come per uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita, così per uno solo tutti divengono giusti (Rm 5,18s.).