"Le confessioni di un italiano" di Ippolito Nievo: Un Capolavoro del Risorgimento

Al vertice della narrativa risorgimentale, "Le confessioni di un italiano" di Ippolito Nievo rappresenta un originale romanzo di educazione dei sentimenti. L'opera è incentrata sulla figura di Carlo Altoviti, che attraverso le sue vicende personali ripercorre al contempo il processo di formazione dell’unità d’Italia, dal senile tramonto della Repubblica di Venezia fino agli avvenimenti del 1856. Alle vicende di Carlo fa da contraltare un personaggio femminile di assoluta complessità, la Pisana, modernissima e spregiudicata, di cui il protagonista s’innamora fin dalla più tenera età.

Ritratto di Ippolito Nievo

L'Autore: Vita, Opere e Impegno Politico di Ippolito Nievo

La Formazione e gli Anni Giovanili

Ippolito Nievo nacque a Padova il 30 novembre 1831 da una famiglia nobile: il padre, di origine mantovana, era magistrato, mentre la madre era figlia di una contessa friulana. Visse i suoi primi vent'anni tra il Veneto, la Lombardia e il Friuli. Nel 1841 venne iscritto al collegio a Verona, dove rimase fino al 1847, anno in cui la famiglia si trasferì a Mantova, a Palazzo Nievo, ereditato nel 1843.

Una figura di riferimento per Ippolito in questo periodo fu il nonno, Carlo Marin, patrizio veneziano che aveva partecipato agli eventi tumultuosi di Campoformio e alle campagne napoleoniche in Italia, e che all'epoca era intendente di finanza a Verona. A lui Ippolito dedicò le sue prime poesie scolastiche, raccolte in Poetici componimenti fatti l'anno 1846-1847. Nel frattempo, continuò gli studi liceali a Mantova, città agitata nel 1848 dai moti insurrezionali, dove Nievo conobbe Attilio Magri e Matilde Ferrari, di cui si innamorò. La donna, dopo la fine della relazione con lo scrittore, sarà la protagonista del suo primo romanzo, Antiafrodiasiaco per l’amor platonico (scritto nel 1851, ma pubblicato solo nel 1956), con il nome di Morosina. Si tratta di un romanzo umoristico-satirico, in cui il narratore si prende gioco della donna amata, ma traditrice.

Trasferitosi a Pisa nel 1849, tra il 1848 e il 1850 Nievo entrò in contatto con il pensiero mazziniano e partecipò all’insurrezione di Mantova, che fallì e lo costrinse a trasferirsi a Cremona, dove proseguì e concluse gli studi liceali. Nel 1850 si iscrisse alla facoltà di legge di Pavia, ma si laureò nel 1855 a Padova, terminando così gli studi nella città natale.

La Produttività Letteraria e l'Impegno Risorgimentale

Cresciuto in una famiglia di sentimenti liberali, Nievo si avvicinò presto all’impostazione che Giuseppe Mazzini dava alla questione italiana. Nel 1853 collaborò con il giornale bresciano La Sferza e con la rivista L’Alchimista Friulano, su cui pubblicò alcune poesie, dalla spiccata componente romantica e popolare, raccolte e pubblicate nel 1854 con il titolo Versi.

Tra il 1855 e il 1856 Nievo si dedicò al filone della narrativa campagnola - che descrive la vita rurale e delle classi popolari abbondando in toni patetici e paternalistici - prima con L'Angelo di bontà (sottotitolato: La nostra famiglia di campagna), poi con una serie di racconti (La Santa di Arra, La pazza del Segrino, Il Varmo, Il milione del bifolco, L'avvocatino, La viola di San Sebastiano) che l'autore avrebbe voluto raccogliere, senza successo, nel Novelliere campagnuolo. Per L'avvocatino, Nievo subì un processo per vilipendio nei confronti delle guardie imperiali austriache.

Spostatosi a Milano, Nievo entrò in contatto con l’ambiente letterario e politico della città e iniziò una relazione con Bice Melzi, donna sposata, alla quale rimarrà legato per tutta la vita. Nel 1857, Nievo cominciò la sua opera maggiore, "Le Confessioni d'un italiano", portate a termine con rapidità sorprendente, data la mole e l'impegno del romanzo, nell'agosto dell'anno successivo.

L'ultimo dei tre decenni che gli toccarono in sorte, oltre alla sua partecipazione alle imprese garibaldine dei Cacciatori delle Alpi e poi dei Mille, fu straordinariamente ricco di scrittura: poesie, collaborazioni giornalistiche, cronache di costume, drammi, commedie, tragedie, saggi letterari e politici, racconti e romanzi, fino alla grande epopea progettuale de "Le confessioni d'un italiano", a compendiare e immaginare nello spazio di una lunga esistenza romanzesca l'esemplare di innumerevoli sorti individuali.

Nel 1859, lo stesso Nievo partecipò alla Seconda guerra d’indipendenza e continuò la sua attività politica e giornalistica; in quegli anni pubblicò saggi e opuscoli politici, come Venezia e la libertà d’Italia e Frammento sulla rivoluzione nazionale. Nel 1860 partecipò alla Spedizione dei Mille con Garibaldi, e gli vennero affidati diversi incarichi amministrativi. Dopo un’intensa attività patriottica, fu colonnello, vice-intendente, poi intendente, della spedizione dei Mille. Ippolito Nievo morì la notte fra il 3 e il 4 marzo 1861, nel naufragio del vapore «Ercole», sulla rotta Palermo-Napoli, nel Mar Tirreno.

Mappa delle campagne garibaldine o del Risorgimento in Italia

Genesi e Struttura Narrativa de "Le confessioni di un italiano"

Ippolito Nievo riuscì a scrivere "Le Confessioni d'un italiano", un romanzo in cui la voce narrante è un ottantenne che ripercorre gli avvenimenti e le riflessioni di una vita intera, in appena otto mesi. Nelle lettere scritte in quei mesi, Nievo racconta di lavorare al suo “interminabile romanzo” di continuo (“notte e giorno”), vivendo chiuso “come un’ostrica” e arrivando, nella fase di ricopiatura, a scrivere “dieci ore al giorno”.

Questo è un curioso romanzo, scritto in pochi mesi da un giovane trentenne che decide di vestire i panni di un ottuagenario vissuto «a cavalcione di due secoli». "Le confessioni d’un italiano" narrano in prima persona la pseudo-autobiografia del veneziano Carlo Altoviti, che Nievo immagina essere nato nel 1775. L’espediente del libro di memorie consente a Nievo di coniugare l’intimità dell’esperienza personale, frutto di finzione narrativa, alla dimensione storico-collettiva, che invece è realistica e documentata.

I Temi e i Personaggi Principali

Carlo Altoviti: L'Antieroe e il Processo di Formazione Individuale

Il protagonista del romanzo storico è Carlino Altoviti, il quale, ormai anziano, redige le memorie della sua vita. Il protagonista è un antieroe, un picaro del Risorgimento che vive le sue esperienze tra tentennamenti ed errori, attraverso una lunga esistenza più spesso in balìa del caso che dominata da una ragione solida e certa.

Nelle "Confessioni di un italiano", la formazione del buon cittadino, che con le sue azioni contribuisce al farsi della storia, si intreccia strettamente con il ben più tortuoso percorso della formazione individuale dell’uomo, soggetta ai turbamenti interiori, alle illogicità, agli eccessi e alle ombre che una sensibilità attenta e acuta come quella di Nievo non poteva né voleva trascurare. La voce predicante dell’ottuagenario, mentre ripercorre una ad una le tappe della sua vita, pare talvolta incrinarsi e perdere la sicumera e l’oggettività che si vorrebbe trovare in una guida spirituale: e accanto all’immagine necessariamente austera del vecchio Carlo Altoviti, ricompare Carlino, l’orfanello di Fratta cresciuto tra i fornelli e i mestoli della monumentale cucina padronale, passionale, incostante e buono di cuore.

La Pisana: Una Femminilità Conturbante e Moderna

L’amore, l’innamoramento precoce per quel magnifico personaggio che è la Pisana, è un sentimento complesso e contorto, carico di contraddizioni e venato di un erotismo sottile ma potente, che causò non poche difficoltà al romanzo e fu probabilmente uno dei motivi principali della sua diffusione limitata. Carlino e Pisana si amano, e profondamente, ma non arriveranno mai al matrimonio: quasi ad intendere che la forza e la profondità della loro passione non può essere imbrigliata negli schemi di quella morale borghese che pure, negli anni in cui Nievo compose il suo capolavoro, doveva diventare il modello a cui uniformarsi per tutti gli italiani. Per Carlino, la Pisana, con i suoi occhioni scuri e gli interminabili capricci, rimarrà sempre più importante e vera di qualsiasi alto ideale.

Una femminilità conturbante, quella della Pisana, misteriosamente consapevole di sé fin dai primi anni dell’infanzia (e molto ci sarebbe da aggiungere anche sulla raffigurazione straordinariamente moderna che le Confessioni danno degli anni infantili): una femminilità molto lontana dal modello della Lucia manzoniana, e che trova le sue radici altrove, nelle letterature d’oltr’alpe. Si pensi alla Manon Lescaut di Prévost, o alla Becky Sharp della Fiera delle Vanità di Thackeray. La storia d’amore tra “Carlino” e la Pisana si sviluppa lungo tutta la narrazione, sin dalla primissima infanzia, e spinge il lettore ad arrivare fino alla fine del libro.

Lo Sfondo del Risorgimento e il Castello di Fratta

La guerra e la storia, nelle "Confessioni", ci sono, ma sono un brusio lontano e confuso, il più delle volte non compreso dai personaggi, le cui piccole storie occupano il primo piano nella costruzione del romanzo. Ad apprezzare la lettura è anche la modernità delle riflessioni etiche e filosofiche, per lo più affidata ai pensieri del protagonista o ai suoi dialoghi con alcuni personaggi che contribuiscono alla sua formazione.

Il vecchio castello di Fratta, con i suoi finestroni gotici, gli arditi architravi e l’intrico di fumaioli, presenta i segni di una bizzarria che lo allontana dai suoi illustri predecessori, scottiani e non.

Il protagonista visse i suoi primi anni nel castello di Fratta, il quale, come descritto nell'opera, "adesso è nulla piú d'un mucchio di rovine donde i contadini traggono a lor grado sassi e rottami per le fonde dei gelsi; ma l'era a quei tempi un gran caseggiato con torri e torricelle, un gran ponte levatoio scassinato dalla vecchiaia e i piú bei finestroni gotici che si potessero vedere tra il Lemene e il Tagliamento. In tutti i miei viaggi non mi è mai accaduto di veder fabbrica che disegnasse sul terreno una piú bizzarra figura, né che avesse spigoli, cantoni, rientriture e sporgenze da far meglio contenti tutti i punti cardinali ed intermedi della rosa dei venti."

Illustrazione del Castello di Fratta o di un tipico castello veneto dell'epoca

Pubblicazione, Accoglienza e Le Edizioni Critiche

Finita la stesura del romanzo, la pubblicazione venne rimandata, forse per timore della censura. Il libro uscì solo nel 1867, postumo, con il titolo "Confessioni di un ottuagenario", privato così della sua connotazione politica. Ippolito Nievo, tuttavia, non poté vederlo pubblicato.

Ricchissime, insomma, sono le suggestioni di questo splendido romanzo del nostro Ottocento, rimasto un po’ in ombra, schiacciato tra il giganteggiare di Manzoni con I Promessi Sposi e le posteriori esperienze del Verismo. La cultura italiana manca ancora di una raccolta completa delle sue opere. L'edizione nazionale torna a progettare quest'impresa, dopo la mancata realizzazione di due iniziative negli anni cinquanta-sessanta e settanta-ottanta dello scorso secolo. La forma scelta non è quella monumentale di grossi tomi disposti cronologicamente o tematicamente, ma quella, agile, della collezione che presenti - nel testo critico e col corredo di un commento - le singole opere e le raccolte nella loro originale individualità.

Un'importante edizione critica, come quella curata da 'M.' con un volume di LX-1158 pagine e un costo di L. 24.000 E., testimonia l'attenzione filologica riservata all'opera. Nel contesto degli sforzi editoriali per Nievo, è da notare anche la menzione di un'edizione al prezzo di L. 140.000 E. Sebbene il testo fornito non specifichi i dettagli di una precisa edizione Le Monnier del 1960, la menzione degli "anni cinquanta-sessanta" nel contesto dei progetti editoriali suggerisce un periodo di fermento attorno all'opera di Nievo, in cui diverse iniziative di ripubblicazione e studio furono considerate o realizzate.

Il Valore Riconosciuto da Livio Garzanti

Per Livio Garzanti, come intervistato da Antonio Debenedetti, "Le confessioni di un italiano" di Ippolito Nievo è un libro molto importante per la civiltà italiana perché dà spazio a momenti significativi della nostra storia. È inoltre straordinario, sempre secondo Garzanti, quel rapporto tra arte e vita vissuta che l’autore riesce a creare, scrivendo per riflettere su sé stesso e su ciò che avviene intorno a lui negli anni in cui l’Italia si accinge ad unificarsi. Nievo scrisse molto giovane il voluminoso romanzo, prima di partire per la Sicilia con le giubbe rosse di Garibaldi.

Nelle "Confessioni", Garzanti ravvisa la stessa “festa della vita autentica” che autori come Beppe Fenoglio e Pier Paolo Pasolini hanno saputo esprimere attraverso le loro opere nel dopoguerra, proprio perché, come Nievo, hanno preso parte attivamente alla storia di cui scrivono. Il compito dell’editore, affermò Garzanti, "è far conoscere, oltre ai libri nuovi, anche opere letterarie che dovrebbero essere più presenti nella nostra civiltà."

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