L'Inizio di un Trauma: Amicizia e Abbandono
Il romanzo di Haruki Murakami, L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, si apre con un incipit d'impatto, che comunica al lettore il pensiero fisso del protagonista, il suo desiderio più grande: morire. Tsukuru Tazaki, all'età di trentasei anni, vive una vita apparentemente normale, con un lavoro redditizio e una famiglia affettuosa. Tuttavia, da sedici anni porta dentro di sé una ferita che non si rimargina.
La narrazione è incentrata su un evento traumatico avvenuto quando Tsukuru aveva vent'anni. A Nagoya, Tsukuru faceva parte di un gruppo di cinque ragazzi, tre maschi e due femmine, che tra i sedici e i vent'anni vivevano un idillio di amicizie alimentate dall'incoscienza adolescenziale e dall'onirismo relazionale. Questo legame affettivo, di stima e fiducia reciproca, coesisteva in perfetto equilibrio. Al secondo anno di università, però, Tazaki Tsukuru ricevette una telefonata dagli altri: non doveva più cercarli. Dal quel giorno, senza nessuna spiegazione, non li avrebbe mai più visti. Questa ragione aveva scatenato in lui una forte attrazione per la morte. Tsukuru provò a chiedere spiegazioni, ma la risposta fu: «se ci pensi puoi capirlo da solo».
Il trauma di essere rifiutato da persone che credeva parte di una comunità, di un cerchio di relazioni umane apparentemente perfetto, rimase una costante nei pensieri di Tazaki. La prima domanda che sorge spontanea nel lettore occidentale è: perché Tsukuru non ha chiesto motivazioni agli amici al momento della sua cacciata? La risposta è squisitamente giapponese nel comportamento di Tsukuru, consumato dal rifiuto eppure incapace di ergersi contro quel no deciso del gruppo, di commettere la scortesia di insistere.

Tsukuru "Incolore": Simbolismo dei Nomi e Ricerca d'Identità
Al centro della sua crisi identitaria, Tsukuru si sentiva privo di una personalità dalle caratteristiche spiccate, non possedeva nessuna forma d'arte, non aveva abilità particolari e non era in grado di conoscere il proprio valore. Haruki Murakami rende Tsukuru incolore anche nel suo cognome. Gli altri quattro amici avevano un dettaglio significativo: i loro cognomi contenevano tutti un colore. Aka, Ao, Shiro e Kuro, che sono la forma tronca degli aggettivi akai, aoi, shiroi e kuroi, significano rispettivamente rosso, blu, bianco e nero. Tsukuru, al contrario, non aveva un riferimento esplicito a un colore nei kanji del suo nome. Si convinse così di avere una personalità scialba e "incolore" come il suo nome.
Dietro il cognome Tazaki, tuttavia, si cela un doppio ideogramma che può voler dire "dare origine" o "costruire". Non casualmente, il suo destino coinciderà con la sua passione: costruire stazioni, mettere in collegamento il mondo; ma anche, indirettamente, ricostruire la propria vita.
La Rinascita e il Peso del Passato
Dopo essere stato allontanato dagli amici, Tsukuru divenne una persona diversa, purtroppo nel suo senso negativo, perché in lui si fece più forte l'idea che gli altri lo reputassero una persona insignificante, un uomo che non valeva la pena di prendere in considerazione. Per sei mesi visse sulla soglia della morte, ricreandosi un piccolissimo spazio solitario sul bordo di una buia voragine. Si era ridotto a uno scheletro. Soltanto grazie a uno stranissimo sogno, in cui Tsukuru conobbe per la prima volta la gelosia, smise di desiderare la morte, decidendo, al contrario, di ricominciare a fare dei pasti salutari e a prendersi di nuovo cura di sé.
Il ragazzo che una volta si chiamava Tazaki Tsukuru era morto simbolicamente. Dopo aver esalato l'ultimo respiro, era svanito dentro tenebre selvagge ed era stato sepolto in una radura nel bosco. Quello che ora era lì e respirava, era un nuovo Tazaki Tsukuru, un Tazaki Tsukuru il cui nucleo era stato, in gran parte almeno, sostituito. I sopravvissuti a tale "morte" formano una corazza intorno al loro corpo, con la precisa intenzione di proteggersi da ulteriori ferite, perdendo anche il senso delle loro emozioni e diventando inaccessibili. Tazaki Tsukuru non riuscì a creare nuove relazioni solide, frequentando alcune ragazze che inevitabilmente se ne andarono in silenzio.

Il Pellegrinaggio per la Verità
Ancora oggi, quando ormai ha trentasei anni, Tsukuru continua a vivere con l'ombra di quel rifiuto che lo accompagna sempre. Dopo sedici anni dall'abbandono, Tazaki Tsukuru inizia il suo pellegrinaggio: deve trovare la motivazione di quell'allontanamento, andare da ognuno dei suoi vecchi amici e chiedere loro, guardandoli negli occhi, le ragioni dell'abbandono. Deve scoprire la verità, la terribile verità. L'incontro con Sara, che intuisce l'inquietudine nascosta dietro l'apparente ordinarietà di Tsukuru, sarà l'occasione per rispondere a quelle domande che per sedici anni l'hanno ossessionato ma che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Sara, insieme a Haida, funge da deus ex machina, incoraggiando Tsukuru a disseppellire i ricordi e a fare luce sul suo passato per ricostruirlo. È l'inizio di un viaggio coraggioso per ri-conoscere il suo passato e per cercare di districarne i nodi.
Murakami, come è solito fare, inserisce un elemento musicale all'interno del romanzo. In questo caso, accompagna il protagonista nella risoluzione di sé, sulle note di Le mal du pays (Nostalgia di casa) di Franz Liszt, facente parte del ciclo pianistico Années de pèlerinage. Questo "male del ritorno" fa da colonna sonora alla sua avventura, sovrapponendo ai vecchi ricordi nuove emozioni ad ogni ascolto. La storia del protagonista torna a intrecciarsi con le storie degli amici d'infanzia, ricongiungendo passato e presente con la stessa magia evocativa della musica di Liszt.
Franz Liszt (vita e opere)
Tematiche Ricorrenti e Stile di Murakami
L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio è targato Murakami per la scrittura elegante ma non priva di dettagli nudi e crudi, e per la lentezza con cui è necessario camminare a fianco dei personaggi. Il romanzo ruota intorno alla crescita personale, confusa e passiva di Tsukuru. La verità, però, è che Tazaki è un personaggio speculare al ritmo della narrazione: lento e sincopato, interrotto da flashback equamente cadenzati e necessari a mantenere due livelli temporali del racconto. È un personaggio dipinto come uomo eccezionale e pieno di qualità umane e professionali, ma incapace all'azione. La scrittura e le parole di Murakami descrivono le sfumature di un'anima ferita e rimossa, senza spiegazioni di causa ed effetto.
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Il Ruolo dei Sogni
I sogni hanno grande rilevanza nel romanzo, senza tuttavia renderlo onirico, poiché restano sul piano della realtà. Questi sono estensioni della personalità del protagonista che permettono al lettore di cogliere meglio la sua psicologia e il suo disagio, affettivo e sessuale. “La gelosia − Tsukuru lo imparò da quel sogno − è la prigione più avvilente che ci sia al mondo. Perché è una prigione nella quale l’individuo si rinchiude da solo. Non ci viene spinto a forza da qualcuno.”
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La Natura dei Legami Umani
A unire il cuore delle persone non è soltanto la sintonia dei sentimenti. I cuori delle persone vengono uniti ancora più intimamente dalle ferite. Sofferenza con sofferenza. Inequivocabile è come il complicato aggrovigliarsi delle perdite e dei cambiamenti abbia incatenato il protagonista a una perdita che ha indossato per anni come mancanza e mai come occasione. Tazaki ha sopportato silenzi, ha camminato e ha ossessivamente cercato il modo di voltare pagina.
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L'Ambiguità e i Filoni Irrisolti
Murakami non conclude tutti i filoni narrativi che apre, lasciando in sospeso parti della trama. Ad esempio, la storia dell'amico Haida si articola in modo molto dettagliato e minuzioso, presentando un personaggio ben definito nella personalità e nella storia. Per tutta la parte iniziale, la narrazione si incentra fortemente anche su di lui, ma poi Murakami lo liquida in poche frasi, espellendolo completamente dalla storia. Questo "lasciare in sospeso" è palese, portando a pensare che ci sia qualche misterioso significato intorno alla sparizione improvvisa di un personaggio importante. Questi filoni narrativi troncati possono sembrare idee dal grande slancio che nella mente dello scrittore non hanno trovato altri sviluppi, e quindi vengono lasciati lì dove sono. Anche la parte finale del romanzo lascia il lettore in sospeso, abbandonato in una realtà non del tutto inquadrabile, una decisione narrativa che però alcuni ritengono l'unico modo possibile per concludere il libro, mantenendo un equilibrio incerto.
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I Personaggi Femminili
I personaggi femminili di Murakami sono talvolta percepiti come ombre opalescenti, comprimari futili e passivi. Nel romanzo, Kuro e Shiro (i cui nomi contengono riferimenti al nero e al bianco) fanno parte del gruppo di Nagoya, insieme ad Ao e Aka. Kuro è espansiva, gioviale, sarcastica e più disinibita, mentre Shiro è riservata e un po’ frigida, di una bellezza delicata da bambola di porcellana, gentile. Sebbene ricoprano un ruolo notevole nell’economia del romanzo, del loro vero carattere, oltre questa contrapposizione di bianco e nero, non si apprende molto. Anche Sara è presentata come una donna misteriosa e piena di lati da scoprire ma, eccettuata la sua notevole eleganza nel vestire, di lei non si conoscono molti dettagli. Tuttavia, Sara ha un ruolo cruciale, come dimostra la frase: “Quel ricordo lo puoi anche nascondere, certo, lo puoi seppellire da qualche parte in fondo alla coscienza: ma non puoi cancellare il passato - disse Sara guardandolo dritto negli occhi -. Faresti bene a tenerlo a mente. Si possono seppellire i ricordi ma non si può cambiare il corso della storia.”
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Sensualità e Percezione di Tsukuru
Murakami non affronta obliquamente le scene più sensuali e in questo romanzo l’atmosfera è esplicita in almeno un paio d’occasioni, in particolare il climax del libro è una scena piuttosto diretta a livello sessuale. Inoltre, il protagonista, pur sbandierando la sua mancanza di colore, viene fuori come il solito uomo eccezionale pieno di qualità e capace di scatenare tumulti nel cuore delle donne, creando un contrasto tra la sua autopercezione e la sua rappresentazione nella narrazione.
Riflessioni sul Romanzo
L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio è considerato uno dei romanzi più complessi, profondi e allo stesso tempo delicati di Murakami. Riuscì a comprimere una storia dal grande impatto emotivo in sole trecento pagine. La forza di questo libro risiede nelle sensazioni che lascia al lettore, che si ritrova a provare l'ansia e l'angoscia di Tsukuru. È un romanzo che, più che narrare una vicenda, ne narra le emozioni che ne derivano. Il cuore umano è come un uccello notturno. La verità è come una città sepolta. Un personaggio che ha sopportato silenzi, ha camminato e ha ossessivamente cercato il modo di voltare pagina, con la convinzione che “Una cosa bella e di valore, che è stata importante anche per poco tempo, non sparisce nel nulla per un piccolo errore. Cominciamo col costruirla, la stazione, anche se non è perfetta”.
Il romanzo ricorda, per alcuni aspetti, le atmosfere trasmesse da Norwegian Wood, ma più che esserne un'evoluzione, sembra una verifica dell'autore su quali elementi siano realmente importanti per ristabilire un equilibrio spirituale ed esistenziale duramente compromesso da un trauma affettivo e relazionale. Questo equilibrio viene ricostruito con la stessa professionalità che Tsukuru impiega per costruire e mantenere funzionali le stazioni di Tokyo, e, fino alla fine, rimane incerto. Malgrado i dubbi che il protagonista continua ad avere su sé stesso e sul suo modo di relazionarsi, il suo modo di essere incolore si mantiene saldo e flessibile ai colori e alle sfumature che ogni essere umano incontra nel corso della vita.
Non tutti i misteri vengono sciolti, non soltanto perché il nodo fondamentale di quel rifiuto passato riguarda l'unico personaggio che non c'è più, Shiro, ma perché la vita stessa - come la musica, l'amore e la morte - è enigma. È come uno spartito complesso, pieno di semicrome e biscrome, di segni strani, di annotazioni dal significato oscuro. Decifrarla è un'impresa ardua, e anche a saperla leggere correttamente, anche a saperla trasformare nella musica più bella, non è detto che poi la gente la capisca e l'apprezzi nel suo giusto valore. Anche dopo aver ricucito passato e presente, dopo aver fatto luce, il pellegrinaggio di Tsukuru conduce a un bivio: gli toccherà in sorte l'amore di Sara, oppure sarà rifiutato, e prevarrà ancora in lui il desiderio di morte? Poche certezze restano al lettore, oltre alla luce dell'ultimo treno che si allontana sui binari e al suono del vento fra le betulle del bosco.