C’è un rischio sempre presente nella fede del popolo, ovvero fermarsi alla Croce e dimenticare una realtà meravigliosa che lo stesso Gesù esprime in un suo dire: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato» (Gv 8,28). È la croce il mezzo della salvezza, e non il fine.
Sulla Croce c’è il Figlio di Dio, uguale al Padre, che mentre dona la vita per l’uomo gli ridona la vita come vittoria sul peccato e sulla morte. Gesù è morto inutilmente se noi ci fermiamo al sabato o, meglio, alle tradizionali processioni della Settimana Santa, che non esauriscono per nulla il mistero della Pasqua. Perciò, mettiamoci sì sotto la Croce, ma per scoprire “IO SONO”, cioè il Figlio di Dio che ci ha amato e ha dato se stesso per noi. Solo allora "XPIΣTOΣ ANEΣTI", "Cristo è risorto".

Il crocifisso con Cristo Risorto: simbolo di una fede autentica
Il crocifisso con Cristo Risorto non è soltanto un ornamento, ma un vero e proprio segno di fede. Nella tradizione cristiana, la croce ricorda il sacrificio e la redenzione di Cristo, ma l'aggiunta dell'immagine del Risorto completa il messaggio pasquale. Il punto è che non si può comparare alcun "leader religioso" con Gesù Cristo: Egli è l'unico ad essere morto e ad essere ora vivo, proclamando in Apocalisse 1:17-18 di essere vivo per sempre.
La frase chiave "Crocifisso e risorto" nel Cristianesimo si riferisce agli eventi centrali della morte di Gesù sulla croce e alla sua successiva resurrezione. Questo paradosso, dove la morte del Servo diventa fonte di potere e influenza attraverso la resurrezione, è un tema fondamentale per la fede cristiana.
Scelta e materiali: un oggetto di devozione
La bellezza di un crocifisso con Cristo Risorto risiede anche nei materiali con cui è realizzato:
- Legno d’ulivo: evoca la Terra Santa e simboleggia pace e sacrificio.
- Inserti in metallo: aggiungono eleganza e resistenza.
- Vetro di Murano: porta l’arte veneziana nei nostri spazi.
- Smalti colorati: illuminano la croce, sottolineando la gioia della risurrezione.
Quando si sceglie un crocifisso, è importante considerare il luogo di collocazione: per un altare o una parete grande si può optare per un modello imponente, mentre uno stile moderno si adatta a interni contemporanei.
La trasformazione nell'immagine di Dio
L’immagine di Gesù Cristo imprime al discepolo, nella quotidiana comunione, la sua impronta. «Quelli che egli ha preconosciuti li ha anche predestinati a divenire conformi all’immagine del suo Figlio» (Rom. 8,29). Il destino del discepolo è di essere «come Cristo».
Dio non toglie lo sguardo dalla sua creatura perduta: il Figlio di Dio, che viveva in forma divina presso il Padre, si priva di questa forma e viene dagli uomini in forma di servo. Sappiamo bene che i segni della passione, le stigmate della croce, sono ora i segni della grazia sul corpo del Cristo risorto e trasfigurato. Chi vuole rivestire l’immagine trasfigurata deve aver portato l’immagine dell’uomo crocifisso, oltraggiato qui in terra.
Oltre il Crocifisso: la sfida del sepolcro vuoto
E se si sostituisse il crocifisso con il risorto? È uno spunto di riflessione proposto da Maria Caterina Jacobelli nel suo libro Risus Paschalis. Se i cristiani fossero coerenti con la loro fede, potrebbero riflettere sul fatto che la risurrezione non è stata descritta dalla Bibbia, ma va immaginata. Davanti alla risurrezione, la cristianità è rimasta sola con la sua immaginazione.
Ciò che ci è dato di vedere, a parte le bende buttate a terra e un sudario ripiegato, è soltanto un sepolcro vuoto. La risurrezione è un evento che invoca la supplenza della rappresentazione, un momento di silenzio che trasforma radicalmente la vita di chi crede.
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