Le parole che Gesù pronuncia durante la sua Passione trovano il loro culmine nel perdono. Gesù perdona i suoi carnefici, dicendo: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Queste non sono soltanto parole, ma diventano un atto concreto nel perdono offerto al “buon ladrone”, crocifisso accanto a Lui. Questo evento, riportato dal Vangelo di Luca, rappresenta una catechesi concentrata sulla misericordia divina e sul vero significato del pentimento, offrendo un modello potente per ogni cristiano.

Il Contesto della Crocifissione e la Salvezza Universale
Gesù è crocifisso tra due malfattori. Uno di essi lo insulta, spinto dalla disperazione: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». Questo grido testimonia l’angoscia dell’uomo di fronte al mistero della morte e la tragica consapevolezza che solo Dio può essere la risposta liberatrice. Era impensabile per molti che il Messia, l’inviato di Dio, potesse stare sulla croce senza fare nulla per salvarsi. Eppure, Gesù ci ha salvati proprio rimanendo sulla croce, mostrando lì la sua onnipotenza e perdonando. In questo atto si compie la sua donazione d’amore e scaturisce per sempre la nostra salvezza.
Morendo in croce, innocente tra due criminali, Egli attesta che la salvezza di Dio può raggiungere qualunque uomo in qualunque condizione, anche la più negativa e dolorosa. La salvezza di Dio è per tutti, nessuno escluso, è offerta a tutti. Non c’è persona, per quanto gravi siano state le sue azioni, che non abbia la possibilità di essere perdonata. Come ricorda la parabola della festa di nozze (Mt 22,9), il Vangelo invita tutti, "quelli che troverete", ai crocicchi delle strade, poiché nessuno è escluso dal perdono di Dio.
Le Due Figure dei Malfattori: Un Dialogo Interiore
Il Vangelo di Luca, conosciuto come il Vangelo della Misericordia, è l'unico a narrare l'episodio della conversione in extremis del "buon ladrone". La presenza dei due ladroni è un elemento integrante dell'icona cristiana del Crocifisso e la tradizione ha attribuito loro anche dei nomi, come Disma per il ladrone pentito. Il biblista A. Grun suggerisce che Luca spesso "sdoppia" i suoi personaggi per illustrare le polarità dell'essere umano. In quest'ottica, il dialogo tra i due ladroni può essere letto come un dialogo che avviene all’interno del nostro cuore di fronte al Cristo crocifisso.
Il Primo Ladrone: Insulto e Negazione
Il ladrone alla sinistra di Gesù rappresenta il nostro lato oscuro, quello che cade nella disperazione, che non crede di poter ottenere salvezza e cede al cinismo, alla recriminazione e alla bestemmia. Egli fa proprie le bestemmie e gli insulti dei capi e dei soldati, chiedendo a Gesù di salvare se stesso e loro, senza riconoscere in Lui il Salvatore.
Il Buon Ladrone: Il Percorso del Pentimento
L’altro malfattore, Disma, lascia spazio al timore di Dio e al riconoscimento del proprio male, creando il presupposto per sentirsi accolto dalla compassione di Gesù. Le sue parole sono un meraviglioso modello di pentimento.
Il Timore Filiale di Dio
Il punto di partenza del pentimento del buon ladrone è il suo rivolgersi al compagno con le parole: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena?». Questo timore non è paura, ma un profondo rispetto filiale verso Dio, riconosciuto come Padre.
La Confessione di Colpa e l'Innocenza di Gesù
Successivamente, il buon ladrone dichiara l’innocenza di Gesù - «Egli invece non ha fatto nulla di male» - e confessa apertamente la propria colpa: «Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni». Attraverso questa vicinanza ai colpevoli, Gesù offre loro la salvezza. Il buon ladrone diventa così testimone della Grazia: Dio ha amato l’uomo a tal punto da morire sulla croce per lui, povero peccatore. Sant’Agostino afferma che “la croce era una scuola per lui. Il Salvatore appeso divenne il pulpito, dove egli impartiva le sue istruzioni”, rivelando come la fede stessa di quest'uomo sia frutto della grazia di Cristo.
L'Invocazione Fiduciosa del Nome di Gesù
Infine, il buon ladrone si rivolge direttamente a Gesù, invocando il suo aiuto: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Lo chiama per nome, “Gesù”, con confidenza, confessando così ciò che quel nome indica: “il Signore salva”. Questa invocazione, breve e potente, rompe le distanze e si può pronunciare anche con un filo di voce, esprimendo un bisogno profondo di non essere abbandonati, che Dio sia sempre vicino. È la salvezza che inizia dall'invocazione fiduciosa del nome di Gesù.

La Richiesta: "Ricordati di me"
L'espressione «Ricordati di me» è fortissima. Non è una richiesta basata su meriti o buone azioni, poiché il malfattore non può vantare nulla. È un'invocazione che dice: “Ricordati di chi sono, dei miei peccati, del fallimento che è stata la mia vita, degli errori che l’hanno fatta finire male, della mia fragilità. Tu mi conosci, sai chi sono; proprio per questo ti chiedo di ricordarti di me, perché non ti posso nascondere nulla e il mio essere così disarmato e perduto è motivo sufficiente ai tuoi occhi per volermi bene, per darmi come regalo ciò che non mi merito”. Questa è la logica della compassione che il Signore non può resistere. Il buon ladrone, condannato a morte, diventa così modello del cristiano che si affida a Gesù, un uomo che, pur avendo speso male la sua vita, sa che in quel Regno di Dio c'è posto anche per i derelitti della terra.
Il Buon Ladrone, il Santo canonizzato da Gesù
La Risposta di Gesù: "Oggi sarai con me nel Paradiso"
Mentre il buon ladrone parla al futuro - «quando entrerai nel tuo regno» - la risposta di Gesù non si fa attendere, parlando al presente: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». Questa promessa, pronunciata nell’ora della croce, rivela il compimento della missione di Cristo: salvare i peccatori. Sulla croce, l’ultimo atto di Gesù conferma la realizzazione di questo disegno salvifico, rivelandosi Misericordia, incarnazione definitiva e irripetibile dell’amore del Padre.
Il Significato di "Oggi"
La parola "oggi" è centrale. È il tempo della sua azione di salvezza, che non conosce rinvii. È commovente notare che Gesù aveva rivolto questa stessa parola all'apostolo Pietro ("non canterà oggi il gallo...") e a Zaccheo ("oggi devo fermarmi a casa tua" e "oggi la salvezza è entrata in questa casa"). Per Pietro, come per Zaccheo e il ladrone, l'inizio della salvezza e di una vita nuova coincide con l'esperienza del proprio fallimento e l'incontro con la compassione del Signore. L'oggi del ladrone sulla croce, un uomo che ha buttato via la vita, trova la salvezza. Il tempo della compassione di Gesù è un "oggi" che non ha mai fine, offrendo sempre una possibilità di riscatto.
Il Paradiso: Meta di Luce e Pace
La parola «paradiso», rara nelle Scritture, evoca un giardino fertile e fiorito, immagine fragrante del Regno di luce e pace che Gesù aveva annunciato. È la meta del nostro cammino faticoso nella storia, la pienezza della vita, l’intimità dell’abbraccio con Dio. È l’ultimo dono che Cristo ci fa attraverso il sacrificio della sua morte che si apre alla gloria della risurrezione. Quelle poche parole scambiate sulla croce risuonano ancora oggi come un segno di fiducia e di salvezza per chi ha peccato ma ha anche creduto e sperato, anche alla frontiera estrema della vita.
Il Buon Ladrone come Modello per il Cristiano
Il racconto del buon ladrone è scandaloso in una logica di giustizia retributiva, poiché ribalta i nostri criteri umani. Eppure, solo chi sa di avere peccato e desidera lasciarsi perdonare da Dio può accostarsi con fiducia a questa pagina del Vangelo. In una logica dei giusti che non hanno nulla da farsi perdonare, l'intero Vangelo risulterebbe fuori luogo.
La Grazia di un Istante: Salvezza Immediata
Il racconto del buon ladrone ci insegna che la grazia di un istante può riscattare un’intera esistenza perduta. Non importa quanto si sia sbagliato, quanti talenti si siano sprecati, quante persone si siano ferite; basta un istante, e la vita si spalanca. Siamo sempre raggiungibili per il Padreterno, anche quando ci sentiamo spenti, irraggiungibili, lontani da ogni possibilità di bene. Per Lui c’è sempre “energia” e “campo” sufficiente. La Passione di Gesù rivela la sua profonda compassione, che non teme la morte, il disprezzo o lo scherno.
La Compassione di Gesù e la Sua Presenza con i Peccatori
La vita di Gesù è stata un’esistenza spesa non solo per i peccatori, ma con loro, al loro fianco, in mezzo a loro. Egli ha scelto liberamente di abbassarsi e di condividere la nostra misera condizione umana, quella che ciascuno di noi vive e soffre, fino ad essere annoverato tra gli empi. Non c’è sofferenza nella nostra vita che Dio, per carità disinteressata e pura, non abbia voluto condividere. In realtà, noi siamo quel ladrone, e questa consapevolezza dovrebbe commuoverci e spingerci a contemplare lo spettacolo della croce per entrare nel mistero di questa compassione.
Nessuno Escluso dalla Misericordia
Nella comunione con Gesù, crocifisso e risorto, si acquista quella libertà di cuore e di mente che evita chiusure, paure ed egocentrismi. In Lui, anche se sembriamo «perdenti», non siamo «perduti». Basta volgere lo sguardo a Colui che hanno trafitto, come ha fatto il buon ladrone, per ritrovare forza e speranza, e sentirsi presi nel suo abbraccio di amore.
Celebrare la Misericordia nella Quaresima e Pasqua
Gesù, nella Pasqua, ha operato il vero passaggio dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dal peccato alla grazia, compiendo un Giubileo a favore dell'umanità. È per lui, con lui e in lui che il Giubileo si attua in ciascuno di noi, per la forza dello Spirito Santo. Questo messaggio di amore e di misericordia deve essere comunicato, perché le persone si aprano a prospettive alte e possano celebrare il loro Giubileo. Non c'è tempo migliore per viverlo della Quaresima e della Pasqua, una «festa di giubilo, di lode, di esultanza», che annuncia festosamente il più grande evento della storia: la risurrezione di Gesù.
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