La preghiera è una componente fondamentale della vita cristiana, un dialogo profondo e consapevole con Dio. Non è un rituale vuoto, ma un'espressione autentica di fede, devozione e desiderio di connessione divina, particolarmente sentita nei momenti di difficoltà.

Cos'è la Preghiera nella Vita Cristiana?
In italiano, per indicare la relazione d'amore consapevole e di dialogo tra l'uomo e Dio, si usano due parole: "preghiera" e "orazione". La parola "preghiera" deriva dal verbo latino precor, che significa rivolgersi a qualcuno per ottenere un beneficio. La parola "orazione" deriva dal sostantivo latino oratio, che significa parola, discorso, linguaggio.
Le definizioni della preghiera riflettono spesso le sfumature di significato dei termini utilizzati. Ad esempio, san Giovanni Damasceno la considera come «l'elevazione dell'anima verso Dio o la petizione a Dio per i beni convenienti»; mentre per san Giovanni Climaco si tratta piuttosto di una «conversazione e unione familiare dell'uomo con Dio». Da parte sua, santa Teresa di Gesù Bambino definisce la preghiera come «un impulso del cuore, un semplice sguardo verso il cielo, un grido di riconoscimento e di amore, sia dall'interno della prova che dall'interno della gioia».
Contenuti della Preghiera Sincera
I contenuti della preghiera, come quelli di ogni dialogo d'amore, possono essere molteplici e vari. Tra i più significativi si annoverano:
1) Petizione
In tutta la Sacra Scrittura è frequente il riferimento all’orazione di petizione. Gesù stesso non solo vi ricorre ma invita i fedeli a chiedere, sottolineando il valore e l'importanza di una preghiera semplice e fiduciosa. La tradizione cristiana ha ribadito il suo valore esortando a pregare per domandare perdono, per ottenere la propria salvezza e quella degli altri, per il sostegno della Chiesa e dell'apostolato, e per le più svariate necessità.
L’orazione di petizione fa parte dell'esperienza religiosa universale. Essa riconosce ed esprime la condizione creaturale dell'essere umano e la sua assoluta dipendenza da un Dio del quale la fede fa conoscere pienamente l’amore. La preghiera sincera è vista come un mezzo per chiedere l'aiuto di Gesù, con la convinzione che Egli risponderà.
2) Ringraziamento
Il riconoscimento dei beni ricevuti e della magnificenza e della misericordia divina porta a rivolgere a Dio il proprio spirito per proclamare i suoi benefici e ringraziarlo. L’atteggiamento di gratitudine pervade tutta la Sacra Scrittura e la storia della spiritualità. Questo atteggiamento aiuta a riconoscere che tutto ciò che accade è un dono divino, non solo quanto gratifica, ma anche le cose che possono sembrare negative o avverse. Il credente, consapevole che gli eventi sono inseriti nel disegno d'amore di Dio, sa che tutto concorre al bene di chi è oggetto dell'amore divino. San Josemaría Escrivá invitava ad «abituarsi a innalzare il cuore a Dio, in rendimento di grazie, molte volte al giorno... Ringrazialo di tutto, perché tutto è buono».
3) Adorazione e Lode
Un aspetto essenziale della preghiera consiste nel riconoscere e proclamare la grandezza di Dio, la pienezza del suo essere, l'infinità della sua bontà e del suo amore. La lode può scaturire dalla bellezza dell'universo, dalle grandi opere di Dio nella storia della salvezza (come il Magnificat o gli inni paolini), o da eventi piccoli in cui si manifesta l'amore divino. Ciò che caratterizza la lode è che lo sguardo si rivolge direttamente a Dio così come è in sé, nella sua perfezione illimitata e infinita. È intimamente legata all'adorazione, al riconoscimento esistenziale della piccolezza del creato rispetto al Creatore e, di conseguenza, all'umiltà. La lode è la forma di preghiera che più immediatamente riconosce che Dio è Dio, glorificandolo per ciò che Egli è.
L'adorazione, la lode, la petizione e il ringraziamento riassumono le disposizioni di base che informano l'intero dialogo tra l'uomo e Dio. Chi prega sempre, in un modo o nell'altro, esplicitamente o implicitamente adora, loda, supplica, implora o rende grazie al Dio che riverisce, che ama e nel quale confida. La preghiera è sempre un incontro intimo e filiale tra l'uomo e Dio, che fa sperimentare la prossimità divina e induce a vivere ogni giorno della propria vita alla presenza di Dio. Come diceva san Josemaría Escrivá: «Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa? Di Lui, di te: gioie, tristezze, successi e insuccessi, nobili ambizioni, preoccupazioni quotidiane..., debolezze! E atti di ringraziamento e suppliche: e Amore e riparazione. In due parole: conoscerlo e conoscerti: "stare insieme"!»
La Preghiera Sincera è Infallibile?
La preghiera può essere infallibile. A questa domanda si deve rispondere con un semplice: certamente. Le parole di Cristo in Marco 11,24 parlano chiaro: «(…) tutto ciò che chiederete nella preghiera, credete di ottenerlo e l’otterrete». Cristo è Dio, e Dio non può ingannare. Dunque, la preghiera è infallibile, ma ci sono delle condizioni che la rendono effettivamente tale.

Le Cinque Condizioni di San Tommaso d'Aquino per una Preghiera Efficace
San Tommaso d'Aquino ne indica cinque condizioni fondamentali affinché la preghiera sia infallibile:
1. Essere in Grazia di Dio
Tutti possono vedersi esaudite le preghiere; Dio ascolta anche le preghiere dei peccatori. Tuttavia, è indubbio che la preghiera, per essere più efficace, ha bisogno che chi chiede sia in comunione con Dio. Più si è amici di Dio, più la preghiera diventa efficace.
2. Chiedere per Sé
Questa condizione può sembrare un po' incomprensibile, poiché è bello pregare per gli altri e la Vergine santissima ha spesso invitato a pregare per i poveri peccatori. Tuttavia, questa condizione non si riferisce ai meriti che procura il pregare per gli altri, ma alla sicura infallibilità della preghiera. Quando si prega per gli altri, si ottengono per questi delle grazie attuali attraverso le quali gli altri sono chiamati a corrispondere liberamente. E questo è il punto: "liberamente"; per cui non si può sapere se questi riusciranno in tal senso. Pregare per sé, invece, presuppone che si voglia e si desideri ciò che si chiede, e quindi che si sia già predisposti a corrispondere.
3. Chiedere Secondo la Volontà di Dio
Questa è una condizione "principe". Innanzitutto, bisogna distinguere tra richieste di grazie materiali e richieste di grazie spirituali. Le prime vanno certamente chieste al Signore, ma sotto condizione. Ad esempio, si può chiedere di guarire da una malattia fisica, ma sempre che sia fatta la volontà di Dio. A Dio, infatti, il male fisico non ripugna totalmente e in alcune circostanze può volerlo (per accidens) affinché, attraverso la prova, si possa guadagnare la salvezza dell’anima. Le grazie spirituali, invece, vanno richieste senza alcuna condizione. Per esempio, la salvezza dell’anima, l’eliminazione del peccato mortale, eccetera, vanno perfino pretese. Dio vuole che le si pretendano: «Cercate prima di tutto il Regno dei Cieli e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta» (Matteo 6,33).
4. Chiedere con Fiducia
Bisogna chiedere già avendo la certezza di aver ricevuto. Gesù lo dice chiaramente: «Se aveste fede come un granello di senape, spostereste le montagne» (Matteo 17,20). Il problema è che spesso la nostra fede non è grande nemmeno come un granello di senape. La vita di don Bosco racconta un episodio significativo: senza avere i soldi sufficienti, stipulò un contratto per l’acquisto di una casa molto più grande per ospitare i ragazzi raccolti per strada, un atto di fede, poiché era sicuro che Dio lo avrebbe aiutato in quel progetto che non era per lui, ma per i ragazzi.
5. Chiedere con Perseveranza
La perseveranza è necessaria nella preghiera per una serie di ragioni. Primo: i nostri tempi non sono i tempi di Dio. Noi desideriamo che tutto si realizzi subito, Dio invece può preferire l’attesa. Secondo: Dio vuole rendersi conto fino a che punto arriva la nostra costanza e fiducia nella preghiera. Terzo: Dio vuole che si sappiano apprezzare le grazie ricevute. Se esse si ottenessero subito, forse non si avrebbe la capacità di apprezzarle adeguatamente. Si racconta di due coniugi, che dopo anni senza figli, si rivolsero a san Pio da Pietrelcina, il quale li invitò a pregare con fiducia. Nonostante il tempo, il Santo li esortò ad attendere ancora, manifestando la necessità della perseveranza.
Espressioni e Forme della Preghiera Sincera
I teologi e gli autori di spiritualità hanno elaborato distinzioni per classificare le diverse forme della preghiera, come preghiera vocale e mentale, pubblica e privata, intellettuale e affettiva, guidata e spontanea. Il Catechismo della Chiesa Cattolica struttura la sua esposizione distinguendo tra preghiera vocale, meditazione e preghiera contemplativa. Tutte e tre «hanno in comune un tratto fondamentale: il raccoglimento del cuore. Tale vigilanza nel custodire la Parola e nel rimanere alla presenza di Dio fa di queste tre espressioni dei momenti forti della vita di preghiera».
1. Preghiera Vocale
La preghiera vocale si riferisce a una preghiera che si esprime in parole articolate o pronunciate, usando formule prestabilite, lunghe o brevi (giaculatorie), tratte dalla Sacra Scrittura (il Padre Nostro, l'Ave Maria) o dalla tradizione spirituale (Signore Gesù Cristo, Veni Sancte Spiritus, la Salve Regina, il Memorare, ecc.). È fondamentale che le espressioni siano recitate non solo con la bocca ma anche con la mente e il cuore. San Josemaría Escrivá affermava: «Adagio. -Pensa che cosa dici, chi lo dice e a chi. -Perché quel parlare in fretta, senza dar tempo alla riflessione, è rumore, fragore di latta. E ti dirò, con Santa Teresa, che non lo chiamo preghiera, anche se muovi molto le labbra».
2. Meditazione (Preghiera Mentale)
Meditare significa applicare i propri pensieri alla considerazione di una realtà o di un'idea con il desiderio di conoscerla e comprenderla più profondamente. Per un cristiano, la meditazione consiste nel dirigere i propri pensieri a Dio, così come Egli si è rivelato in Cristo, e nel guardare alla propria esistenza dalla prospettiva di Dio per valutarla e adeguarla al mistero di vita, comunione e amore. Lo scopo della meditazione cristiana non è solo capire il modo di agire di Dio, ma incontrarlo e, dopo averlo incontrato, identificarsi con la sua volontà e unirsi a Lui.
3. Preghiera Contemplativa
Lo sviluppo dell'esperienza cristiana e della preghiera porta a una comunicazione sempre più continua, personale e intima tra il credente e Dio. La preghiera contemplativa è frutto di una maturazione dell'esperienza teologale da cui scaturisce il senso vivo della vicinanza amorosa di Dio. Il rapporto con Dio diventa sempre più diretto, familiare e fiducioso, fino a vivere realmente con Lui in un’intima comunione che va oltre le parole e il pensiero riflessivo. Il Catechismo, citando santa Teresa di Gesù, definisce la preghiera contemplativa come «cercare di essere amici, stando spesso da soli con colui che sappiamo che ci ama». Essa corrisponde all’esperienza sempre più viva della presenza di Dio e del desiderio di una comunione profonda con Lui, coinvolgendo tutta la persona umana e trasformando la vita del cristiano. San Josemaría Escrivá sintetizzava questo con l'espressione "contemplativi in mezzo al mondo", sottolineando che la contemplazione può abbracciare l'intera giornata, fino a diventare una preghiera continua.
Il Fervore della Preghiera Sincera
Il "fervore" è la parola che indica l'intensità della preghiera sincera nelle parole crociate. La preghiera sincera nel Cristianesimo è una comunicazione sentita e profonda con Dio, che si distingue da rituali vuoti e ripetizioni meccaniche, emergendo invece da una fede autentica. Essa esprime devozione, desiderio di connessione divina e speranza, specialmente in momenti di difficoltà. Questa comunicazione con Dio è ritenuta portatrice di energia divina. Un esempio biblico è la preghiera sincera di Elia, in contrasto con i rituali frenetici dei sacerdoti di Baal. Le preghiere sincere possono anche essere offerte per la liberazione, come quelle fatte dalla Chiesa per Pietro. Questa forma di preghiera riflette un profondo impegno e sincerità, specialmente in tempi di angoscia, ed esprime anche la speranza di riconnettersi con i defunti nell'aldilà.

L'Intercessione e la Perseveranza nella Preghiera
Un testo profondo e illuminante di Sequeri (teologo e musicista) ci parla del rapporto con Dio a partire dall’immagine di Papa Francesco che, da solo e sotto la pioggia, prega per il mondo durante il primo lockdown, nel marzo 2020. Il Capo, in quel momento, supplica Dio per la nostra vita e per le sue promesse, di non abbandonarci, rappresentando solennemente tutti noi. La sua preghiera ha in serbo una mossa che lo espone direttamente: irresistibile anche per Dio. "Se tu pensassi di abbandonarli, Signore, con tutto il rispetto, abbandona anche me, perché neppure io potrei seguirti". Questo gesto richiama Mosè che, dopo l'episodio del vitello d'oro, respinse l'offerta di Dio di fare di lui l'inizio di un nuovo popolo, supplicando per il popolo d'Israele (cfr. Esodo 32, 10). Il senso profondo della preghiera e dell’atteggiamento dell’intercessione si illumina qui di uno splendore emozionante. Gesù, il Capo reale della Chiesa, ha sigillato l’atto tenero e potente di questa intercessione dalla parte stessa di Dio, iscrivendolo nell’intimità profonda e insondabile del Padre. Nell’orto degli Ulivi, Gesù chiese di essere preso lui soltanto, lasciando i discepoli (Giovanni 18, 7-9). In croce, inchiodato davanti al Padre, chiese di risparmiare i suoi stessi persecutori (Luca 23, 34). Riscoprire il gesto dell’intercessione fino a questa profondità è un miracolo, e ciascuno di noi è chiamato a riscoprire, anche nel suo forzato isolamento, la benedizione del gesto di intercessione, ognuno per gli altri.
L’essenza del cristianesimo e la certezza della redenzione stanno qui. L’intercessione comunica un messaggio potente: i nostri peccati non possono indurre Dio ad abbandonarci nella prova. In momenti di straordinaria angoscia, il semplice e coraggioso gesto dell’intercessione, che supplica Dio di non abbandonare nessuno, testimoniando che noi stessi non lo faremo, non ha prezzo. È un giuramento di fedeltà che ricompone la comunità: per ciascuno e per tutti. «Vegliate dunque, pregando in ogni momento» (Luca 21,36).
Ognuno di noi ha sperimentato le difficoltà di resistere anche qualche minuto nella preghiera. Eppure c’è una virtù che può aiutarci ad essere audaci e tenaci: il coraggio e la perseveranza. Questo è l’insegnamento della Sacra Scrittura, dalla contrattazione di Abramo (Genesi 18) alla parabola dell’amico insistente (Luca 11, 5-8). Come suggerisce la liturgia, non recitiamo, ma osiamo dire (audemus dicere) con un certo sussulto, “Padre nostro”. È un’incredibile audacia bussare alla porta dell’eternità per mendicare ciò di cui abbiamo bisogno. Non oseremmo mai essere audaci se il Signore stesso non ci avesse invitati con il Suo insegnamento. Non dobbiamo temere di svegliare Colui che non dorme mai (Salmo 121), perché il Padre è sempre all’opera (Giovanni 5, 17). Non dobbiamo aver paura di bussare alla porta di Dio e di rivolgere i nostri poveri cuori di pietra verso di Lui senza temere di “disturbarLo”.
È proprio nel desiderio il segreto della preghiera continua: «La tua preghiera è il tuo desiderio», diceva sant’Agostino. La preghiera si esaurisce non quando siamo silenziosi, ma quando finisce il desiderio. Il Signore, per insegnarci che dobbiamo pregare senza mai stancarci, ci dà l’esempio di una vedova insistente, che bussa tutta la notte alla porta di un giudice iniquo (Luca 18, 1-8). Non si rinuncia facilmente quando si ama. Dobbiamo aspettare Dio con lo stesso ardore dell’umile vedova, senza permettere che si spenga il fuoco nei nostri cuori assopiti. In effetti, il cristiano prega così come respira, costantemente. Le occupazioni di questo mondo tolgono il respiro? Bisogna prendere tempo per la preghiera, come una boccata d’aria salutare. Non c’è bisogno di agitarsi, semplicemente si deve rimanere lì, alla porta del tabernacolo, tranquilli e pieni di speranza. Più a lungo il bambino aspetta la madre che lo ha perso, più velocemente la madre lo troverà. Abbiamo così poca fede in Dio?
La Postura e i Gesti nella Preghiera Sincera
La libertà dello Spirito non è spontaneità e confusione, al contrario: lo Spirito Santo crea ordine e in questo ordine la creatività e la libertà fioriscono. L'esperienza di Thomas Howard, narrata in Evangelical is not enough, evidenzia l'importanza dell'inginocchiarsi nella preghiera. Howard, recatosi in Europa, rimase colpito dal fatto che nella chiesa di Sant’Andrea la gente si inginocchiava per pregare. Questa esperienza lo portò a maturare la consapevolezza di come la postura esterna aiuti a creare un’attitudine interiore. Duemila anni di Cristianesimo e molti di più di storia delle religioni confermano quasi all'unanimità che inginocchiarsi, inchinarsi, stare in piedi, orientarsi, segnarsi sono tutti atti compiuti con il corpo, ma che, a motivo della singolare natura umana, non si fermano al corpo, ma educano lo spirito. L’uomo non solo offre il culto a Dio mediante la materia, ma anche con il proprio corpo. La liturgia non è una riflessione, una meditazione, ma un’azione sacra, nella quale la postura e i gesti sono essenziali.

La diffidenza nei confronti delle rigide forme della preghiera scaturisce dall’ingenuità quando non dall’ignoranza. Coloro che continuano ad insistere che “la libertà dello Spirito” si contrappone a queste forme stanno dimenticando l’architettura dell’universo. Lo Spirito liberatore che si ergeva sul caos ha fatto emergere da quel caos un ordine preciso, elegante e matematico, e fu cosa buona. Fu bello, libero e sovrabbondante. Quello stesso Spirito liberatore si abbatté sulla Chiesa a Pentecoste e trasformò quel piccolo gruppo occasionale di individui in un gruppo disciplinato che si dimostrò invincibile contro l’impero Romano nel suo insieme. Lo Spirito Santo crea ordine e in questo ordine la creatività e la libertà fioriscono. Non sono la regola, la norma, la formula ispirate dal medesimo Spirito a soffocare la libertà, ma il caos. Applicato alla preghiera, questo significa che andare dove ci porta il cuore significa rimanere in una confusa mediocrità; l’uomo che prega solo spontaneamente è paragonabile al bambino che pronuncia suoni disarticolati, o al dilettante che preme tasti a caso sulla tastiera del pianoforte. I genitori e gli amici potranno anche apprezzare lo sforzo, ma ciò non toglie che il loro bene sia uscire da quella spontaneità per imparare come si deve la lingua o lo strumento. Le celeberrime improvvisazioni di Bach non nascono dallo spontaneismo, ma da una lunga e perseverante disciplina, docile alla grande tradizione musicale che lo ha preceduto. È una verità che constatiamo in qualsiasi disciplina ed arte. Così, la preghiera della Chiesa ci educa, ci purifica, allarga i nostri orizzonti, «ci conduce in territori che, lasciati alle sole nostre risorse, non avremmo mai saputo immaginare», spiega Howard. «Anche a questo riguardo, è opportuno ricordare che la preghiera è più una questione di imparare a pregare come dovremmo pregare che non esprimere ciò che sentiamo in un dato momento».

La Preghiera della Chiesa come Corpo
Non c’è solo la preghiera personale, ma anche la preghiera della Chiesa come corpo. Pregare uniti a questo corpo, che abbraccia i secoli e si dilata nel Regno dei Cieli; amare la voce della Chiesa in preghiera, così come si è perpetuata nei secoli; desiderare di pregare così come hanno fatto i nostri padri, nella prova o nei tempi di pace, è qualcosa a cui si pensa poco. Per questa ragione, Howard avverte che «non si guadagna praticamente nulla dall’aggiornarlo [il culto] incessantemente, dal semplificarlo, personalizzarlo e modificarlo. I “ministri del culto” confermati negli staff delle grandi chiese avrebbero il loro lavoro già pronto, se solo lo conoscessero. Il culto non è qualcosa come un motore d’auto o un computer, che possono essere continuamente migliorati. Come il matrimonio e la famiglia, esso si erge al centro della giostra della vita, se solo ritornassimo al centro e lo scoprissimo». Questa acuta osservazione ci fa capire come la smania di cambiare, aggiornare, semplificare, sia il sintomo di aver perso il centro, finendo dentro il vortice del cambiamento continuo che ammala il nostro tempo.