Il Parco Archeologico di Castelseprio comprende i resti di un castrum sviluppatosi nel V secolo d.C. su preesistenze militari del IV secolo d.C., includendo la pievana di San Giovanni e gli edifici abitativi e di servizio. Il castrum è circondato da poderose mura di cinta turrite, che difendono anche l’avamposto di fondovalle conosciuto come Monastero di Torba. Il territorio di Castelseprio è frequentato dalla pre-protostoria (X-IX/VIII secolo a.C.) alla fine del XVI secolo, quando cessano le funzioni pievane del complesso della basilica di S.

Storia degli Scavi e del Parco
I primi ritrovamenti archeologici nell’area risalgono al 1809 e si devono al nobile Giacomo Perucchetti. Fra il 1946 e il 1958, il direttore dei Musei Civici di Varese, Mario Bertolone, e il Soprintendente della Lombardia, Mario Mirabella Roberti, indagarono l’area del castrum e del borgo. Essi effettuarono lavori di disboscamento e di rimozione delle macerie, e interventi che riportarono alla luce i monumenti affioranti, evidenziando la forma e l’estensione del castrum. Dal 1980, la Soprintendenza effettua nuovi lavori di disboscamento e, impiegando metodi di ricerca aggiornati, conduce scavi in alcune zone del castrum, del borgo e a Torba. Fa parte del Parco anche l’Antiquarium, aperto al pubblico nell’aprile 2009. Il complesso del castrum e del borgo, assieme ad altre sei località italiane, fa parte del sito seriale UNESCO “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”. Il Parco Archeologico di Castelseprio è gestito dalla Direzione regionale Musei Lombardia. Dei 130.000 mq su cui si estende l’area archeologica, 33.000 mq sono di proprietà della Provincia di Varese, con la quale è stato siglato un Comodato d’uso nel 2002, tuttora in corso.
La Chiesa di Santa Maria foris portas
All’esterno del castrum, dove si sviluppò un vasto borgo, fu costruita la chiesa di Santa Maria foris portas, un piccolo edificio a pianta tricora preceduto da un atrio. Per alcuni studiosi, la chiesa fu eretta tra il VI e il VII secolo, per altri tra l’VIII e forse il IX secolo.
Gli Affreschi di Santa Maria foris portas: Scoperta e Datazione
Scoperto solo nel 1944 nella piccola chiesa di Santa Maria foris portas a Castelseprio, un borgo isolato che fu un tempo la residenza estiva degli arcivescovi di Milano, il ciclo di affreschi è stato datato tra l’inizio dell’VIII secolo e la fine del IX. Le pitture furono eseguite diverso tempo dopo che la chiesa era stata eretta. Un graffito che ricorda Arderico, arcivescovo di Milano dal 938 al 945, fissa il termine cronologico entro il quale le pitture furono eseguite. Gli affreschi di Castelseprio, riconducibili per certi versi alla tradizione ellenistica, decorano l’abside orientale e l’arco trionfale della chiesetta.
Storia e Arte a Castelseprio 3 4 La chiesa di Santa Maria foris portas
Temi e Composizione degli Affreschi
Le pitture sono disposte in tre zone sovrapposte: nelle due superiori si trovano raffigurazioni della vita di Maria. Alcuni episodi non derivano dai Vangeli canonici, ma da fonti apocrife. La prova delle acque amare, per esempio, è tratta dal protovangelo di Giacomo. I sacerdoti del tempio fecero bere a Giuseppe e alla Madonna un’acqua che, secondo la tradizione, era stata data da Mosè agli Israeliti per smascherare i peccatori. Entrambi furono così scagionati dai sospetti circa l’immacolata concezione di Maria.
La Natività
L’episodio della Natività riunisce in un unico racconto i vari momenti: la nascita, il bagno del Bambino, il miracolo di Salomè e l’annuncio ai pastori. La natività vera e propria si svolge all’interno di una grotta ed è Maria, che riposa su un giaciglio obliquo, a esserne il centro. A sinistra è illustrata la leggenda di Maria Salomè, che, protesa verso la Vergine, invoca la guarigione della sua mano inaridita e, in basso, il bagno di Gesù. Giuseppe sta al centro di questa composizione, tra la natività e l’annuncio ai pastori, legando idealmente i due episodi con un ruolo da testimone. Seduto nel consueto atteggiamento meditabondo, con lo sguardo rivolto al bimbo, appare una figura potente e plastica.
L'Adorazione dei Magi
L’Adorazione dei Magi si differenzia dalle solite rigide raffigurazioni, perché è presentata con un intenso scambio di dialoghi e gesti tra i personaggi. L’abbigliamento singolare dei magi indica un’attenzione decisamente realistica. Tutto il racconto degli affreschi di Castelseprio rivela una continuità narrativa che non conosce interruzioni.

Stile e Influenze
Questi affreschi mostrano figure eseguite con buona conoscenza del disegno, naturalezza di atteggiamenti e di movimento, scorci e colori ben graduati. Le figure sono costruite con eleganza, sia negli atti che nei panneggi e nelle proporzioni. Se è vero che l’anonimo pittore degli affreschi di Castelseprio proveniva da Costantinopoli, è altrettanto vero che non ricorse a schemi tipicamente bizantini. Adottò alcune soluzioni occidentali, come l’inserimento in alto dei tre medaglioni-icona o la collocazione delle scene nell’abside, mentre in una chiesa bizantina si sarebbe scelta la navata. Le pitture di Castelseprio hanno scarse affinità con quelle di maestri greci e orientali a Roma. Qui regnano naturalismo e immediatezza, qualità utilizzate per narrare le storie del Vangelo.