L'Indulgenza Plenaria: Storia, Dottrina e la Sua Evoluzione nel XVII Secolo

L'indulgenza, nella tradizione cattolica, è un concetto profondamente radicato nella storia della Chiesa, la cui pratica e dottrina hanno subito significative evoluzioni nel corso dei secoli, culminando in una sua ridefinizione essenziale dopo la Riforma Protestante e il Concilio di Trento. In particolare, il XVII secolo rappresenta un periodo di consolidamento e spiritualizzazione delle indulgenze, inserito nel contesto culturale e religioso dell'età barocca.

Cos'è l'Indulgenza Plenaria: La Definizione Cattolica

L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa. La Chiesa, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. Questa è la definizione di Indulgenza data dalla Penitenzieria Apostolica.

In altre parole, nel sacramento della riconciliazione si riceve il perdono di Dio e della colpa per i peccati commessi, i quali non soltanto ledono il rapporto con Dio, ma anche quello con il prossimo. Con l'indulgenza, invece, si cancellano "per sempre" anche le conseguenze del peccato, le cosiddette “pene temporali”, per le quali si esige un lavoro di purificazione. Come scrive Mons. Fisichella, l’origine dell’indulgenza non è dovuta a un fenomeno spontaneo, ma è stato preparato e partorito all’interno di quella prassi penitenziale che la Chiesa ha sempre conosciuto.

Secondo la tradizione, nella Chiesa antica c'era prima la confessione, poi la penitenza e infine l’assoluzione. Dopo essersi dichiarati peccatori, si iniziava un percorso penitenziale che poteva durare mesi ed anche anni a seconda della gravità del peccato. Solo alla fine - in genere la mattina del Giovedì Santo - ci si presentava al vescovo che imponeva le mani e dava l’assoluzione dai peccati. Successivamente, nei monasteri, durante il medioevo, si cominciò a diffondere l’uso di confessare i peccati all’abate che dava subito l’assoluzione e dopo assegnava la penitenza, come accade oggi. La colpa veniva subito eliminata e la pena andava scontata dopo il perdono per riparare il peccato.

illustrazione storica di un penitente che riceve l'assoluzione da un vescovo

Le Radici Storiche dell'Indulgenza: Dal Medioevo ai Primi Giubilei

Nell’età apostolica dell’VIII secolo, le indulgenze presentavano uno sconto alla pena canonica prevista per ottenere l’assoluzione dei peccati e venivano concesse attraverso le suppliche dei martiri. Questi, in punto di morte, trasmettevano degli scritti chiamati Supplices belli Martyrum ai vescovi affinché venisse rimessa la pena canonica di questo o quel penitente. Nel periodo dall’VIII secolo al XIV secolo, si introduce la possibilità di dare l’indulgenza scambiando la pena canonica per i peccati confessati. Si offrono indulgenze per le stazioni quaresimali, per le Crociate e per i pellegrinaggi. In seguito, tra il VII e l’VIII secolo, la penitenza pubblica scompare e subentra la penitenza privata e nascosta, decisa dal confessore, dove papi e vescovi, fuori dalla confessione, continuano a commutare queste penitenze in altre meno pesanti o più pesanti, ma meno lunghe di solito: di preghiere, di elemosine ai poveri, di pellegrinaggi.

L’indulgenza come la intendiamo oggi appare nel secolo XI, quando Papi e vescovi non si limitano più a trasformare penitenze già sicure, ma rimettono una parte della pena temporale a tutti coloro che compivano una determinata azione, a condizione del pentimento e della confessione dei peccati. Da questo periodo, l’indulgenza viene incoraggiata e premiata come opera di pietà. La prima indulgenza plenaria venne legata alla riconquista di Gerusalemme invasa dagli arabi: nel 1096 Papa Urbano II promise il condono totale della pena a chi partiva per liberare la Città Santa.

L'uomo medievale temeva la giustizia di Dio e trasgredire la sua legge era considerato un affronto gravissimo che esponeva il trasgressore alla dannazione. Di qui l’ansia per tornare “in grazia di Dio”. Quando Bonifacio VIII indisse nel 1300 il primo giubileo, promettendo a tutti l’indulgenza plenaria in cambio di trenta giorni di preghiere a Roma, la città fu invasa da centinaia di migliaia di pellegrini. Un’indulgenza plenaria simile a quelle delle Crociate venne concessa nel 1300 da Bonifacio VIII a quanti, pentiti e confessati, avessero visitato le Basiliche di San Pietro e San Paolo con la differenza di 30 giorni se romano e di 15 giorni per pellegrini provenienti al di fuori di Roma. Il Papa stabilì inoltre che quest’indulgenza plenaria generale potesse essere ottenuta ad ogni fine secolo. Questa grande indulgenza riscosse moltissimi consensi da parte di tutti i fedeli cristiani.

mappa delle rotte dei pellegrinaggi medievali verso Roma o Gerusalemme

La Crisi e la Riforma: Martin Lutero e il Concilio di Trento

L’ansia della salvezza nei secoli successivi non si placò, ma un fattore entrò prepotente in questo bisogno: il denaro. Il sistema delle indulgenze si era consolidato nel corso degli otto giubilei celebrati fino al 1500 e costituiva una fonte economica di grande portata perché il popolo vi ricorreva con l’ansia e il desiderio di commutare le pene post mortem per sé e per i propri defunti. L’amministrazione vaticana e anche locale se ne serviva come uno scrigno sempre aperto per finanziare opere pubbliche, guerre e interessi privati. Iniziarono così a vendersi cariche pubbliche, titoli nobiliari, magistrature e alla fine anche indulgenze in cambio del versamento di offerte. Questo mercato perpetrato nel tempo generò la ben nota protesta di Martin Lutero.

Nel 1510, un monaco tedesco di nome Martin Lutero, fece un pellegrinaggio a Roma. Ritornando in Germania, si dedicò all’insegnamento, maturando sul piano teologico la sua coscienza di cristianesimo. Già Giulio II (1503-1513) nel 1507 e Leone X (1513-1521) nel 1514 avevano concesso l’indulgenza plenaria a chi, confessato e comunicato, avesse donato una somma di denaro per la costruzione della nuova basilica di San Pietro. In Germania, il commissario papale, Alberto di Brandeburgo, usò la metà del denaro raccolto con le indulgenze per sanare un debito personale con i banchieri Fugger di Augusta. Le indulgenze non potevano trasformarsi in una trattativa a buon mercato per «comprare» la gratuità con cui Dio dona se stesso all’umanità. Le famose tesi di Wittemberg (31 ottobre 1517) formulate da Lutero altro non sono che la formalizzazione di questi interrogativi. Fu proprio contro questa pratica che si scagliò Martin Lutero affermando che è meglio soffrire volentieri le pene dei peccati che non sottrarvisi mediante le indulgenze.

ritratto di Martin Lutero che affigge le 95 tesi

Lo scisma d’Occidente, forse, non si sarebbe consumato se Roma avesse avuto papi che, invece di dedicarsi alla caccia al cinghiale, avessero ascoltato il grido di dolore che saliva da tutta la Chiesa per una purificazione e riforma generali. Lo prova la stessa convocazione del Concilio di Trento da parte di papa Paolo III (1534-1549) nel 1545. Il Concilio di Trento, che durò diciotto anni fra alterne vicende, corresse questi conflitti stabilendo la formula "ut tandem caeleste hos Eccesiae thesaurum non ad questum, sed ad pietatem exerceri omnes vere intelligant". La Chiesa rinforzò la distinzione tra remissione della pena temporale tramite l’indulgenza e la previa e necessaria confessione sacramentale.

affresco del Concilio di Trento

Il XVII Secolo: L'Indulgenza nell'Era Barocca e Post-Tridentina

Con il XVII secolo si entrò in una visione e cultura nuove, segnate dallo spirito del Barocco con il senso del solenne, del maestoso e delle manifestazioni pompose come processioni e rappresentazioni teatrali tratte da esperienze di vita. Contro il Protestantesimo «comunitario», Roma diventò il centro sempre più «accentrato» della cristianità, esaltando la figura del papa fino a una sorta di culto della personalità. Se nel secolo dell’umanesimo, il XV, il papa era stato prevalentemente l’«Uomo Nuovo», attorniato da cortigiani e cortigiane di ogni specie, nel secolo della modernità egli diventò il successore di Pietro, il Vicario di Cristo, il «fondamento» dell’unità della Chiesa cattolica.

Nel 1600 Clemente VIII (1592-1605), protagonista della pace di Versailles fra il re di Spagna, Filippo II, ed Enrico IV, re di Francia, indisse il giubileo senza arretrare minimamente nell’azione repressiva di cui fu prova la condanna di Giordano Bruno il 17 febbraio del 1600, quasi una inaugurazione dell’apertura della porta santa.

In questo periodo si intensificarono le «opere» anche per contrastare il «quietismo» che si era diffuso specialmente in Spagna come disposizione passiva dell’anima davanti a Dio, disposta a lasciarsi possedere dallo Spirito. Si incentivò la preghiera vocale per la «conquista» della grazia, e si contrastò l’orazione mentale e la mistica per paura di non poterle controllare. I successivi otto giubilei, dal 1625 (Urbano VIII, 1623-1644) al 1825 (Leone XII, 1823-1829), rientrarono in una routine ormai consolidata che vide l’affinarsi dell’aspetto spirituale e la diminuzione di quello politico, anche perché il papato entrò in una fase di lunga transizione che si sarebbe perfezionata con la perdita del potere temporale pontificio nel 1870.

piazza San Pietro con i pellegrini durante un giubileo barocco

Il Ruolo dei Giubilei e l'Evoluzione della Pratica Indulgenziale

Successivamente a Bonifacio VIII, fu papa Clemente VI che nel 1343 fissò il Giubileo ogni 50 anni; Urbano VI nel 1378 ogni 33 anni, per commemorare gli anni di Gesù Cristo, e Paolo III nel 1475 ogni 25 anni. Gregorio XIII nel 1575, al termine del Giubileo romano, estese per la prima volta alla Chiesa universale il perdono, per la durata di sei mesi, in favore di chi non aveva potuto recarsi a Roma. Questa mossa, seppur pre-17° secolo, è fondamentale per capire come la concessione delle indulgenze si stava globalizzando e affinando. Il popolo a questo punto cominciò a pensare che l’indulgenza non liberasse solo dalla pena temporale, ma anche dalla colpa, e che bastasse lucrarla per ottenere la remissione dei peccati. Questa convinzione contribuì a moltiplicare gli abusi, arrivando a ridurre l’elargizione delle indulgenze, ma come visto, il Concilio di Trento era già intervenuto per chiarire e correggere la dottrina, ponendo le basi per la pratica del XVII secolo.

Le Indulgenze Plenarie di Santiago de Compostela

Tradizionalmente, le indulgenze plenarie furono stabilite con la creazione degli anni santi. Per quanto riguarda Santiago de Compostela, all'inizio del XV secolo fu istituito un primo giubileo per i pellegrini giacobei. Tuttavia, nella Santiago de Compostela del XII secolo, il papato già concedeva, senza che fosse anno santo, l'indulgenza automatica ai pellegrini che morivano in città. Inoltre, l'intraprendente arcivescovo Diego Gelmírez la concedeva a coloro che combattevano contro i musulmani. Questo mostra come, in alcuni casi, l'indulgenza potesse essere una sorta di ricompensa per servizi resi alla Chiesa o un incentivo per i pellegrinaggi.

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