L'arcivescovo Norberto Perini (Carpiano, 6 giugno 1888 - Rho, 9 dicembre 1977) successe a mons. Attuoni come arcivescovo fermano nel 1941. Fisicamente minuto, dall'aspetto gracile e apparentemente malaticcio, il suo arrivo a Fermo suscitò inizialmente una certa preoccupazione tra la popolazione locale. Un aneddoto significativo riguarda il suo primo incontro con i coloni di San Claudio, insediati sui fondi agricoli della Mensa arcivescovile: una contadina, colpita dal suo aspetto dimesso e dalla sua incerta salute, esclamò con intenerita preoccupazione: “Mamma mia! quistu véscu a vvedéllu è ttando scriàtu, adè u’ scurpìcciu, puritti nu’: dev’èsse’ che lu Papa ce l’ha distinatu per fàllu murì ècco” (Mamma mia! questo vescovo a vederlo è tanto sciupato, è uno scoiattolino, poverino: dev’essere che il Papa ce l’ha destinato per farlo morire qui). Mons. Perini fece finta di nulla, ma è probabile che tale commiserazione gli fosse stata riferita in seguito.

L'Episcopato a Fermo: un lungo e profondo segno
Mons. Perini fu consacrato vescovo nel 1941 dal cardinale Schuster e fece il suo ingresso solenne come arcivescovo metropolita della diocesi di Fermo l'Epifania del 1942. Ebbe l'onere e l'onore di reggere la diocesi fermana, la più vasta delle Marche con quasi 300 mila abitanti, per ben 34 anni (1942-1976). In questo lungo periodo lasciò un segno indelebile nella comunità cristiana e nella società civile grazie al suo forte ascendente, alla mitezza e bontà di carattere, unite a un'intelligente determinazione nel risolvere i problemi della gente. Il suo episcopato attraversò il pieno periodo bellico, la fase della ricostruzione e dello sviluppo economico, caratterizzati da bruschi cambiamenti sociali e antropologici, come il passaggio epocale dall'attività agricola a quella artigianale-industriale del secondo Novecento.
In un'intervista, mons. Perini descrisse la vastità del territorio diocesano: quasi 1400 kmq, con una fascia costiera di 45 km di lunghezza e un entroterra che si sviluppa per 60 km circa. Al mare sfociano fiumi in importanti centri rivieraschi come Pedaso (per l’Aso), Porto San Giorgio (per l’Ete), Fermo e Porto Sant’Elpidio (per il Tenna), Civitanova (per il Chienti) e Potenza Picena (per il Potenza). Sull'organizzazione della diocesi, egli affermò che il territorio era diviso in 15 Distretti, ciascuno presieduto da un Vicario Foraneo, mentre la Curia Arcivescovile era in piena efficienza, diretta da due Vicari Generali, uno dei quali, Mons. Gaetano Michetti, era anche Vescovo Ausiliare.
Sfide e Risposte Pastorali
Il presule affrontò con grande impegno le sfide del suo tempo. La migrazione dalla collina verso la costa, in particolare, comportò una nuova organizzazione territoriale, che vide la costruzione di una ventina di nuove chiese e l'istituzione di 38 nuove parrocchie. Perini fu anche l'artefice della realizzazione dell'imponente Seminario Arcivescovile sul Colle Vissano, un'opera considerata un autentico primato per mole e attrezzatura, capace di accogliere centinaia di seminaristi. In un momento di crisi morale della gioventù, il suo approccio fu ottimista e realista, convinto dell'importanza di offrire un ambiente sano, materiale e morale, per la formazione dei futuri sacerdoti.
Dopo la guerra, potendo contare su 300 sacerdoti, 112 religiosi e 14 monasteri di clausura, mons. Perini si prodigò non solo per l'assistenza materiale, ma anche per la ricostruzione morale e religiosa della gente, riorganizzando numerose associazioni e promuovendo il Congresso Eucaristico. Nel 1962, a Fermo si tenne il Congresso Liturgico regionale, cui partecipò il cardinale Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI.

Impegno Sociale e Associazionismo
L'arcivescovo Perini fu profondamente consapevole dei profondi mutamenti sociali ed economici. La diocesi, fino a pochi anni prima esclusivamente agricola, si trovò a presentare il 65% di industriali, operai e artigiani, generando nuove esigenze pastorali legate ai lavoratori pendolari e alla migrazione interna. Perini sottolineava la necessità e la difficoltà del problema delle chiese nuove nei paesi rivieraschi. Negli ultimi cinque anni del periodo considerato, furono costruite diverse nuove chiese: a Porto Potenza Picena, Porto Civitanova, Porto Sant’Elpidio, Marina Palmense (Fermo), Villa S. Filippo (Monte San Giusto), Ortezzano, S. Maria Apparente (Civitanova), Campofilone, due a Porto S. Giorgio e due prefabbricate a Fermo. Altri edifici erano in cantiere in località come Fermo-Stadio, Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio - Faleriense, Montegranaro e Fermo - Zona industriale.
L'associazionismo cattolico fiorì sotto il suo episcopato. L'Azione Cattolica, nel 1967, arrivò a contare 12 mila iscritti con 500 Circoli. Erano attive anche le ACLI, gli Scout, l'Unitalsi, i Maestri Cattolici e la FUCI. Furono fondate numerose altre associazioni, raggiungendo un totale di 600 associazioni con 12.000 iscritti, con una particolare incisività dei movimenti giovanili "Studenti - Lavoratori - Rurali". Esisteva anche un Patronato AGLI, con nove Assistenti Sociali dipendenti dall'ONARMO e ODA, che gestivano case per ferie per le famiglie dei lavoratori durante il periodo estivo.
Il Concilio Vaticano II e la sua Posizione
La figura dell'arcivescovo Perini ebbe un ruolo fondamentale nella storia del Fermano preconciliare e post-conciliare. Egli partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965) insieme all’ausiliare mons. Gaetano Michetti e mons. Nicola Agnozzi (missionario). La sua posizione nei confronti del Concilio non fu mai del tutto chiara; probabilmente non fu un oppositore, ma fu sempre restio a tutti i cambiamenti, come nel caso del passaggio dalla mezzadria allo stipendiato. D'altra parte, seppe accogliere e sostenere tanti movimenti popolari come l'Azione Cattolica e l'associazionismo diocesano.
Nell’Omelia tenuta nel Duomo di Fermo il giorno di Pentecoste, l’arcivescovo Perini parlò del Concilio, spiegando cosa fosse un Concilio Ecumenico e la sua portata. Nel medesimo intervento, trattò dei profondi mutamenti intervenuti nella vita economica, sociale e culturale di un mondo che sembrava sempre più lontano da Dio, motivando il bisogno di un nuovo Concilio: «Il bisogno di dare Dio a tutti ha maturato nella Chiesa la prospettiva di un Concilio Ecumenico». Riprese le parole del Pontefice, intervenendo nel 1961: «Promuovere l’incremento della fede cattolica e un salutare rinnovamento di costumi e aggiornare la disciplina ecclesiastica secondo la necessità dei nostri tempi; ripresentare al mondo o indifferente o avverso, la Chiesa di Dio nel suo perenne vigore di vita e di verità, incrementando la santificazione del clero ad edificazione del popolo cristiano; offrire un meraviglioso spettacolo di verità, di unità e di carità che, visto anche da coloro che sono separati dalla Sede Apostolica, sarà per essi un soave invito a cercare di raggiungere quella unità per la quale Gesù Cristo rivolse al Padre così ardente preghiera».
Il Concilio Vaticano II: riassunto
Perini esortò costantemente alla preghiera per il buon esito del Concilio. Il 21 maggio 1961, indirizzò una lettera ai 14 monasteri femminili di clausura del Fermano affinché le suore pregassero con ancor maggiore vigore. All’inizio di settembre 1962 indisse una settimana di preghiera nel Santuario della Madonna del Pianto per lo stesso scopo e il 4 ottobre partecipò al pellegrinaggio del Papa a Loreto. Il 7 ottobre, i Fermani salutarono auguralmente i Padri Conciliari fermani: monsignor Perini, monsignor Michetti, monsignor Mazzieri e monsignor Agnozzi.
Nel gennaio 1964, il Foglio Ufficiale Ecclesiastico fermano pubblicò integralmente e senza commento la Costitutio De Sacra Liturgia. Il 12 dicembre 1965, presso il Duomo di Fermo, si svolse la celebrazione della chiusura del Concilio e il rientro dei Padri Conciliari. Il primo vero intervento conciliare nella diocesi fermana si concretizzò con la Costituzione del Lumen Gentium. Frutto concreto del Concilio fu la costituzione del Consiglio Presbiterale il 4 ottobre 1966, e negli stessi mesi venne creato l’Ufficio del Coordinamento Pastorale.
Carattere e Personalità
Mons. Perini disponeva di una penna brillante, testimoniata dalle sue 22 'Lettere pastorali' annuali, attraverso le quali illustrava le iniziative e offriva il suo magistero in materia di fede, affrontando i problemi più scottanti del momento. Prima di essere nominato Arcivescovo di Fermo, aveva già fondato e diretto la rivista “Catechesi” e scritto l'operetta “L’età fiorita”. Era descritto come un uomo mite, acuto, saggio, calmo, amante del ministero e della gioventù, dedito senza sosta al lavoro, di vedute ampie e moderne.
Diversi testimoni ne ricordano la discrezione e la saggezza. Il vescovo Roberto Massimiliani scrisse: “Sa tacere: è questo forse il suo segreto. Quando mi comunicò la nomina a Vescovo mi disse questo solo: “ La croce più grande è il dover tacere”. È vero, Eccellenza: San Bernardo diceva ad un Abate novello: “omnia videre, multa tolerare, pauca corrigere” (vedere tutto, tollerare molto, correggere poco). Il suo Clero è riconoscente di questo metodo e per questo lavora e collabora volentieri.”
Il Sen. Umberto Tupini sottolineò come le opere di costruzione materiale e morale di Perini fossero evidenti in tutta la sua arcidiocesi, e come egli avesse visitato più volte ogni località. Descrive la sua parola come "semplice, pronunziata semplicemente, ma sempre efficace", e lo definisce un pastore che viveva assiduamente la vita dei suoi diocesani, con una cura ininterrotta per il suo gregge. L'On. Renato Tozzi-Condivi lo ricordava come un "vecchio" amico, la cui chioma bianca era simbolo di sapienza, indulgenza e dolcezza, paragonandone lo stile a quello manzoniano.
L'On. Fernando Tambroni lo conobbe nel 1944, quando era segretario provinciale della D.C., e ricevette da lui un orientamento e un conforto preziosi per la sua azione politica. Tambroni lo descrisse come "interprete sereno e sagace del suo tempo, instancabile nella sua opera, severo con sé stesso, sereno e giusto con tutti, con il suo sguardo aperto ad ogni ansia e ad ogni letizia".
La Sua Opera durante la Guerra
Un aspetto particolarmente toccante del suo episcopato fu il suo ruolo durante la guerra partigiana. Mons. Perini mostrò una finezza di intuito e una diplomazia eccezionale, trattando con tutte le parti in causa e risolvendo situazioni intricante e disperate. Per i giovani fuggiti ai monti per non presentarsi al Comando tedesco, fece stampare un santino della B. Vergine del Pianto con una preghiera affettuosa, che esprimeva l'ansia dei giovani lontani dalla mamma, senza però rivelare la situazione eccezionale in caso di intercettazione da parte del nemico. Si interessò per la scarcerazione del Prof. Morello, Capo del Comitato di Liberazione, e incoraggiò e consigliò un "bollente prete siciliano" la cui opera fu fondamentale in quei giorni difficili.
Sempre in quel periodo, seppe stare al di sopra delle fazioni e degli odi, schierandosi per la giustizia, la verità, la carità, la pace e per un'Italia libera e partigiana. Condannò apertamente le violenze fasciste e tedesche, pur con prudenza e tatto. Fu anche un punto di riferimento per l'aiuto umanitario, sollecitando il clero e le popolazioni a donare viveri e altri beni alla Santa Sede per i profughi e bisognosi di Roma.
Ultimi Anni
Dopo aver guidato la diocesi di Fermo per oltre tre decenni, mons. Norberto Perini si ritirò a causa di ragioni di salute. Morì il 9 dicembre 1977 a Rho (MI), nella casa "Carlo Perini".
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