Lo Spirito Santo, attraverso la sua Chiesa, offre ai cristiani gli strumenti per raggiungere la salvezza e la pienezza della vita eterna. Tra questi strumenti vi sono le indulgenze, espressioni dell'infinita misericordia di Dio.

La natura del peccato e le sue conseguenze
Per comprendere appieno il significato delle indulgenze, è fondamentale considerare la duplice conseguenza del peccato. Ogni peccato, anche quello veniale, provoca un «attaccamento malsano alle creature», che richiede purificazione e merita una pena temporale. Il peccato grave, invece, ci priva della comunione con Dio e comporta la cosiddetta «pena eterna».
La giustizia riparativa è una parte insostituibile dell'umanità: ad una colpa corrisponde una pena per il danno fatto, per la correzione del reo e per ripristinare l'ordine. Allo stesso modo, ogni peccato porta con sé la sua pena come necessaria conseguenza. Le pene, sia eterne che temporali, non devono essere concepite come una vendetta divina, ma come derivanti dalla natura stessa del peccato.
La remissione della colpa, che solo Dio può concedere, non implica automaticamente la remissione di tutta la pena temporale dovuta. La pena temporale può essere scontata sulla terra attraverso preghiere, penitenze volontarie, opere di bene, l'accettazione delle sofferenze e delle prove della vita, oppure nell'aldilà, nel Purgatorio. Nulla di impuro, infatti, può entrare in Paradiso, e per questo è necessaria la purificazione.
Definizione e tipologie di indulgenza
L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa (ossia per i quali si è già ottenuta l'assoluzione confessandosi). Questa remissione è concessa dalla Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, dispensa e applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi.
Il Codice di Diritto Canonico (can. 992) e il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1471-1479) definiscono l'indulgenza come la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa. L'indulgenza è:
- Indulgenza plenaria: un dono straordinario della Chiesa cattolica, che consente la remissione completa della pena temporale che rimane dopo che i peccati sono stati perdonati nel sacramento della confessione.
- Indulgenza parziale: rimette solo una parte di questa pena temporale, ma non è meno significativa.
Papa Francesco, durante la sua Udienza Generale del 9 marzo 2016, ha spiegato chiaramente che «L'indulgenza plenaria è un dono che ci aiuta ad avvicinarci a Dio e a vivere una vita più santa». Ogni volta che ricorriamo alle indulgenze, rinnoviamo il nostro impegno alla conversione e confermiamo che l'amore di Dio è sempre pronto ad accoglierci e a darci una nuova possibilità. Papa Benedetto XVI, nel suo Messaggio per la Quaresima 2008, ha affermato: «L'indulgenza non può essere intesa come una sorta di 'sconto' sulla pena dovuta per il peccato, ma come un aiuto per una conversione più radicale».

Il tesoro della Chiesa e la comunione dei santi
La Chiesa dispensa le indulgenze attingendo al suo unico vero tesoro, costituito dai meriti di Gesù Cristo, della Madonna e dei santi. Questo tesoro della Chiesa non è una somma di beni materiali, ma il valore infinito e inesauribile delle espiazioni e dei meriti di Cristo presso il Padre. Include anche il valore immenso delle preghiere e delle buone opere della Beata Vergine Maria e di tutti i santi.
Nella comunione dei santi, «tra i fedeli che già hanno raggiunto la patria celeste o che stanno espiando le loro colpe in Purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità e un abbondante scambio di tutti i beni». In questo mirabile scambio, la santità di uno giova agli altri, aiutando il peccatore a essere purificato più in fretta ed efficacemente dalle pene del peccato.
La Chiesa, in virtù del potere di legare e sciogliere affidatole da Gesù a Pietro, interviene a favore di un cristiano, dischiudendogli il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi affinché ottenga dal Padre delle misericordie la remissione delle pene temporali dovute. Questo potere è stato sancito dal Concilio di Trento. L'indulgenza, dunque, non è un espediente per evitare la necessaria penitenza, ma un conforto e un aiuto per la conversione.
L'indulgenza di 300 giorni: un chiarimento storico
Un tempo, l'indulgenza parziale veniva quantificata con espressioni come "indulgenza di 100, 300 giorni, uno o più anni". La determinazione del tempo era legata a quanta remissione si sarebbe ottenuta con un pari numero di giorni o anni di penitenza canonica, secondo l'antica disciplina della Chiesa.
Tuttavia, molti fedeli credevano erroneamente che queste indicazioni si riferissero a giorni o anni di Purgatorio in meno da scontare. Per evitare questa confusione e per promuovere una comprensione più teologicamente corretta, Papa Paolo VI decise di abolire l'indicazione del periodo dell'indulgenza parziale. Con il documento "Indulgentiarum doctrina" del 1967, stabilì che le indulgenze vengano classificate semplicemente come plenarie o parziali, senza determinazioni di giorni. Pertanto, una preghiera o un'opera che in passato concedeva un'«indulgenza plenaria per 300 giorni» è una formulazione non più in uso e teologicamente scorretta, in quanto un'indulgenza di 300 giorni è per sua natura parziale, non plenaria.

Condizioni per ottenere l'indulgenza
Per ottenere un'indulgenza, sia plenaria che parziale, sono necessarie diverse condizioni. Innanzitutto, il soggetto deve essere battezzato (poiché la concessione dell'indulgenza è un atto di giurisdizione esercitabile solo su chi appartiene al Corpo mistico di Cristo), non scomunicato e in stato di grazia. È inoltre necessaria l'intenzione di ottenere l'indulgenza.
In particolare, per l'indulgenza plenaria, oltre all'esecuzione dell'opera indulgenziata, si richiedono tre condizioni:
- Confessione sacramentale: La confessione deve essere individuale e integra, e permettere di essere in stato di grazia. L'effettivo conseguimento dell'indulgenza presuppone lo stato di grazia, ma non è necessario che la confessione preceda immediatamente le altre condizioni; è sufficiente che avvenga entro alcuni giorni (circa 20) prima o dopo l'atto indulgenziato. La confessione può concedere più indulgenze plenarie. Non è necessario dire al sacerdote che ci si confessa anche per ottenere l'indulgenza.
- Comunione eucaristica: Ricevere l'Eucaristia con devozione. Anche in questo caso, la Santa Comunione può avvenire entro alcuni giorni (circa 20) prima o dopo l'atto indulgenziato.
- Preghiera per le intenzioni del Papa: Generalmente, un Padre Nostro e un'Ave Maria, che uniscono il fedele alla Chiesa universale. Anche questa preghiera può avvenire entro alcuni giorni (circa 20) prima o dopo.
- Distacco totale dal peccato: Questa è la condizione fondamentale. Richiede un desiderio sincero di rifiutare il peccato, anche quello veniale. Se manca questa condizione del distacco totale dal peccato e del sincero pentimento, l'indulgenza non sarà plenaria ma si otterrà soltanto parzialmente.
L'indulgenza plenaria si può ottenere solo una volta al giorno.
Esempi di opere indulgenziate
Oltre alle condizioni generali, l'ottenimento dell'indulgenza è legato al compimento di specifiche opere indicate dall'autorità della Chiesa. Alcuni esempi:
- La visita a un cimitero e la preghiera per i defunti (anche mentalmente) dal 1° all'8 novembre (o in altri giorni dello stesso mese, secondo le disposizioni).
- La visita alla chiesa della Porziuncola (o un'altra chiesa francescana o parrocchiale) per recitare alcune preghiere, in particolare per il "Perdon d'Assisi".
- Mezz'ora di adorazione davanti al Santissimo Sacramento.
- Lettura della Sacra Scrittura con la venerazione dovuta e a modo di lettura spirituale.
Le indulgenze, sia parziali che plenarie, possono essere applicate a se stessi o ai defunti a modo di suffragio. Per lucrare un'indulgenza per una persona cara defunta, non è necessario dirlo al sacerdote; basta avere l'intenzione mentale di farlo.
Il "Perdon d'Assisi"
Un esempio storico e significativo di indulgenza è il "Perdon d'Assisi", legato alla chiesetta della Porziuncola. Una notte del 1216, Francesco d'Assisi ebbe una visione del Cristo e della Vergine Maria che gli concessero un'indulgenza plenaria per tutti coloro che, pentiti e confessati, avessero visitato la Porziuncola. Francesco si presentò a Papa Onorio III, che, dopo qualche difficoltà, approvò l'indulgenza. Alla domanda del Papa su quanti anni desiderasse l'indulgenza, Francesco rispose: «Padre Santo, non domando anni, ma anime». Questa indulgenza, che da oltre sette secoli attira orde di pellegrini, offre una grande utilità spirituale, stimolando i fedeli alla confessione e alla comunione eucaristica.

Grazia e Indulgenza: la differenza
È importante distinguere tra grazia e indulgenza. Quando si parla di grazia, comunemente si intende la grazia santificante: quello splendore spirituale di ordine divino con cui Dio purifica e santifica la nostra anima, rendendola degna della sua abitazione personale. Questa grazia è diversa dalle grazie intese come beni (talvolta temporali) chiesti al Signore e ottenuti dalla sua benevolenza.
L'indulgenza, invece, è la remissione della pena che rimane ancora da scontare in seguito ai peccati commessi, sebbene già confessati. Anche dopo la confessione, infatti, possono rimanere in noi "germi" o inclinazioni al peccato, chiamati anche scorie o reliquie del peccato, che necessitano di purificazione.
Le indulgenze non sono un espediente facile per evitare la penitenza necessaria, ma un conforto che i fedeli, consapevoli della loro debolezza, trovano nel corpo mistico di Cristo, il quale coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera. Sono una manifestazione della misericordia di Dio che, attraverso la Chiesa, «vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1 Tm 2,4).