Descrizione dell'opera e analisi stilistica
Nella parte superiore della tela, al centro, è raffigurata Maria Vergine, tra nubi, angeli e testine cherubiche, inginocchiata, con le braccia allargate e i palmi delle mani aperte. Sulla sinistra è seduto Gesù Cristo, munito del vessillo del Risorto; sulla destra, benedicente e con in mano il globo crociato, Dio padre, barbato.
Nella porzione inferiore della tela, seguendo un andamento semicircolare, sono raffigurati:
- San Giovanni Battista, stante con il bastone crociato e il cartiglio;
- San Dionigi, inginocchiato e con lo sguardo rivolto verso l’alto, in camice e piviale.
- Due angeli fanciulli, posti in basso al centro, che reggono il pastorale e la mitria.
- San Mauro, di fianco a loro, inginocchiato e rivolto con lo sguardo verso l’osservatore.
- San Paolo, semi genuflesso, con le mani incrociate al petto e il viso rivolto verso l’alto.
- San Pietro, barbato, posto alle spalle di San Paolo, in posizione stante e con lo sguardo adorante, mentre tiene in mano le chiavi.
Al centro della tela, nello spazio lasciato libero dalle figure, si intravede un paesaggio con cielo, nubi e la chioma di alcuni alberi. Il complesso soggetto iconografico - identificabile come un'Incoronazione trinitaria della Vergine alla presenza dei Santi Giovanni Battista, Pietro, Paolo, Dionigi, Mauro e Placido - trova probabilmente la sua origine nella chiesa di San Dionigi.

L'articolazione iconografica non trova riscontro in una qualità pittorica eccelsa, denotando piuttosto il livello medio della produzione milanese di fine Seicento. L'opera mostra tracce dei Montalto e una conoscenza non superficiale di artisti come Cesare Fiori, Federico Bianchi e Tommaso Formenti. Si evince un tenebrismo che, pur non raggiungendo il livello di Filippo Abbiati, ne condivide i rapporti con il mondo veneto.
Contesto storico e origini
L'iconografia sacra dell'incoronazione mariana ha radici profonde nella tradizione pittorica. Un esempio di rilevanza documentaria è l'edicola sacra originariamente inglobata nel palazzo di Vincio di Stefano Vincio, fiorentino che l’aveva ricevuta dal Monastero di San Silvestro in Capite. In epoca successiva, il palazzo e l'edicola furono acquistati dal cardinale Alberto Serra del Monferrato. Per questo spazio, l’architetto Antonio da Sangallo il Giovane commissionò a Perin del Vaga, allievo di Raffaello, un dipinto raffigurante Cristo che incorona la Vergine Maria, affiancata dai Santi Antonio e Sebastiano.
Raffaello a Perugia e la storia dell' 'Incoronazione della Vergine' del Monastero di Monteluce
Approfondimento sul soggetto
Il soggetto dell'Incoronazione è spesso declinato con variazioni significative in base alla committenza e al luogo di destinazione. Un riferimento fondamentale per lo studio di questo tema è la pala di Giovanni Bellini realizzata per la chiesa di San Francesco a Pesaro attorno al 1475, probabilmente in occasione delle nozze tra Costanza Sforza e Camilla d'Aragona.
Nella versione belliniana, la solenne cerimonia si svolge alla presenza dei Santi Paolo, Pietro, Girolamo e Francesco. Il paesaggio è definito da una fortezza di matrice adriatica, una rocca che si erge su una dolce collina all’orizzonte. All’immobilità eterna della scena centrale si oppone il racconto quasi teatrale della predella, dove il pittore ricorre a elementi realistici per rendere la narrazione più credibile, come l'abside della chiesa veneziana dei Frari o l'inserimento di abiti in stile fiammingo.