L'Immagine del Sacerdote Salesiano: Esempi di Vita e Vocazione

L'immagine del sacerdote salesiano si delinea attraverso storie di vita, dedizione e profonda fede. Essere un Salesiano di Don Bosco significa abbracciare una vocazione al servizio, all'educazione dei giovani e alla testimonianza cristiana, spesso in contesti di grande sfida. Attraverso gli esempi di figure emblematiche, emerge un profilo ricco di umanità e spiritualità, caratterizzato da studio, carità fraterna e coraggio.

Don Giuseppe: Dalla Disputa Teologica al Sacerdozio

L'immagine di un sacerdote salesiano, il cui nome è Don Giuseppe, emerge vivida leggendo i suoi scritti, particolarmente il suo Diario, con l'auspicio che anche altri potessero farli propri. L'autore della sua biografia ha preferito il testo che Don Giuseppe stesso ha tenuto, che è lo stesso di una sua biografia più estesa, pubblicata su «Sacro Cuore VIVERE» 5 (settembre 2019).

Gli Anni di Formazione e la Disputa del 1946

Don Giuseppe era nato nel comune di Vervio, in Valtellina, il 28 novembre 1921. Fin da giovane sentì una chiara chiamata, che più tardi avrebbe definito come il desiderio di "diventare sacerdote". Un episodio della sua infanzia lo segnò profondamente: dopo aver udito una bestemmia mentre giocava al pascolo, smise subito di giocare e, qualche giorno dopo, andò a confessarsi, iniziando un percorso di vita più serio.

La sua vita spirituale fu sempre intensa, con pochi punti fissi, annotati su un foglietto che nascondeva dietro lo specchio di casa. Diventava sempre più serio, e nelle sue mani aveva spesso una biografia di San Giovanni Bosco. Il suo studio era accompagnato da una domanda ricorrente nei suoi scritti personali: «Chi sono io?», interrogativo sulla vera natura del proprio essere. Era guidato sulla strada giusta anche tramite qualche umiliazione, desiderando che la sua vita fosse lode della gloria di Dio, secondo quanto insegna San Paolo. Già da giovane dedicava tempo ai ragazzini del popolo, gli “sciuscià”, per farli frequentare l’oratorio, seguendo l'esempio del successore di Don Bosco (oggi Beato).

Un momento cruciale nella sua formazione avvenne il 12 dicembre 1946, quando si stava svolgendo un’accesa disputa teologica sul dogma dell’Assunzione della Vergine Maria in cielo. Gli occhi di tutti erano puntati su un giovane studente, non ancora sacerdote, ma già da pochi anni aveva professato i voti tra i Salesiani di Don Bosco. Tra i presenti vi era anche il futuro papa Paolo VI. Il giovane Salesiano, nonostante l'aspetto corporeo esile, intervenne con serietà e compostezza, sorprendendo tutti. La sua strategia era lasciare che i protagonisti della disputa terminassero, prima di controbattere a sua volta. Dopo il suo intervento, i protagonisti della disputa si congratularono con lui, e un articolo sulla disputa riportò le sue parole: «La Madonna ci ha messo le mani e si è fatta veramente onore.»

Giovane sacerdote salesiano che studia in una biblioteca

La Vita Sacerdotale e l'Insegnamento

Il 16 marzo 1947, Don Giuseppe fu ordinato sacerdote. Successivamente, entrò a far parte dei docenti del Pontificio Ateneo Salesiano di Torino-Crocetta, dove si distingueva per la capacità di esporre concetti complessi in schemi comprensibili. I suoi colleghi e studenti avevano una notevole stima di lui. Era un uomo interiormente pacificato, e la sua condotta era esemplare in particolare per quanto riguardava la carità fraterna.

Nel 1960, a Don Giuseppe venne diagnosticato un linfogranuloma maligno. Fu ricoverato il 2 gennaio 1962 alla Nuova Astanteria Martini di Torino. Per lui si chiese la guarigione invocando Don Rua. Nonostante la malattia, Don Giuseppe visse appieno ogni istante, definendo quel periodo tra i "più belli e più felici della mia vita". Don Giuseppe si spense verso sera, il 19 novembre 2009, sotto la protezione di Maria Ausiliatrice.

Il Beato Augusto Czartoryski: Il Principe di Don Bosco

Origini e Ricerca Vocazionale

Il principe polacco Augusto Czartoryski nacque a Parigi da genitori polacchi il 2 agosto 1858. La sua nobile famiglia, fortemente legata agli interessi dinastici della Polonia, si era stabilita in Francia da tre decenni, dopo che la rivoluzione del 1830 e la confisca dei beni l'avevano posta al bando dalla Russia. Augusto perse la mamma a sei anni, a causa della tubercolosi, malattia che purtroppo trasmise anche al figlio.

Manifestatisi i primi sintomi del male, Augusto cominciò un lungo girovagare in cerca della salute, che non riuscirà mai a riacquistare. Le sue tappe principali furono l’Italia, la Svizzera, l’Egitto e la Spagna. Nonostante la sua travagliata storia di salute, l’impegno nel discernimento della sua vocazione fu sempre costante, alla luce della preghiera e nel confronto con la sua guida spirituale. La sua vita costituì una vera e propria “lotta per la vocazione”, poiché non tardò molto a capire di non essere fatto per la vita di corte. All’età di soli vent’anni, scrisse al padre esprimendo stanchezza per i "divertimenti inutili che mi angustiano".

Un grande influsso positivo fu esercitato sul giovane principe dal suo precettore, San Giuseppe Kalinowski, che aveva alle spalle dieci anni di lavori forzati in Siberia. Ad orientare Augusto nella ricerca vocazionale furono soprattutto le figure di San Luigi Gonzaga e del suo compatriota San Stanislao Kostka, di cui era solito citare il celebre motto: “Ad maiora natus sum”. In seguito, Giuseppe Kalinowski entrò tra i Carmelitani e Don Stanislao Kubowicz fu scelto come nuovo precettore di Augusto.

Ritratto del Beato Augusto Czartoryski in abito sacerdotale

L'Incontro con Don Bosco e la Scelta Salesiana

La svolta decisiva nella vita di Augusto si ebbe con l’incontro con San Giovanni Bosco. Ciò avvenne a Parigi, nel palazzo Lambert, dove il santo fondatore dei Salesiani celebrò la Messa nella cappella di famiglia. Per il servizio all’altare erano stati designati i principi Ladislao e Augusto, che allora aveva 25 anni. Don Bosco disse ad Augusto: “È da molto tempo che desideravo fare la sua conoscenza!”. La sua vocazione alla vita religiosa si era manifestata sempre più chiaramente, e in modo altrettanto esplicito non mostrava la minima propensione a metter su famiglia, nonostante la sua importante posizione di erede primogenito. Dopo l’incontro con San Giovanni Bosco, il principe polacco sentì non solo rafforzarsi la vocazione religiosa, ma si convinse della chiamata a diventare sacerdote salesiano.

Don Ceria scrisse: “Appena il padre glielo permetteva, Augusto veniva a Torino per incontrarsi con don Bosco e riceverne i consigli.” Don Bosco divenne così il punto di riferimento privilegiato per un definitivo discernimento vocazionale da parte di Augusto. Tuttavia, Don Bosco manifestò sempre un atteggiamento di grande cautela circa l’eventualità di accettare il principe nella congregazione. Ma il pontefice allora regnante, Leone XIII, sciolse definitivamente ogni dubbio congedandosi dall’incontro avuto con Augusto: “Dite a don Bosco essere volontà del Papa che vi riceva tra i Salesiani”. Il santo fondatore non poté che gioire di tale responso: “Ebbene, mio caro”, rispose immediatamente don Bosco, “io l'accetto.”

Dopo aver fatto tutte le dovute rinunce in favore dei suoi fratelli, alla fine del giugno 1887 il giovane fu mandato presso l’Istituto Salesiano di San Benigno Canavese per un breve periodo di aspirantato, prima di cominciare il noviziato, che iniziò in quello stesso anno a Torino sotto la guida di Don Giulio Barberis. Augusto, allora ventinovenne, si trovò così a dover capovolgere tante sue abitudini e a dover lottare anche contro la famiglia che non si rassegnava a questa insolita scelta. Il 24 novembre 1887 ricevette l’abito talare da Don Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Don Bosco gli disse: “Coraggio, mio principe. Oggi abbiamo riportato una magnifica vittoria.”

Il Sacerdozio e la Morte Prematura

A causa della sua malattia, Augusto fu inviato a proseguire gli studi teologici in Liguria. Ebbe modo di scrivere al cardinale Parocchi: “In piena libertà ho voluto emettere i voti, e lo feci con grande gioia del mio cuore.” Sempre più in preda alla sofferenza, il 2 aprile 1892 fu ordinato sacerdote a San Remo dal vescovo di Ventimiglia, il Beato Tommaso Reggio. Giovanni Cagliero, primo vescovo e cardinale salesiano, riassunse così questo ultimo periodo della sua vita: “Egli non era più di questo mondo!”

Augusto Czartoryski morì ad Alassio la sera dell’8 aprile 1893, sabato dell’Ottava di Pasqua, sul seggiolone che fu di Don Bosco. Appena pochi giorni prima, il lunedì dell’Angelo, aveva esclamato con un suo confratello: “Che bella Pasqua!”. Appena trentacinquenne e con cinque anni di vita salesiana alle spalle, aveva portato a pieno compimento il proposito che aveva scritto sul retro dell’immaginetta della sua Prima Messa: “Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove.” La sua salma fu trasportata in Polonia, per essere tumulata nella tomba di famiglia dei Czartoryski, presso la cripta parrocchiale di Sieniawa, la stessa chiesa dove da piccolo Augusto aveva ricevuto la prima Comunione.

Il processo di canonizzazione di Augusto Czartoryski fu aperto il 14 febbraio 1921. Riconosciuto l’esercizio eroico delle virtù cristiane, fu dichiarato “venerabile” il 1° dicembre 1978.

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Un Esempio di Discernimento

“Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! L’anima mia languisce e brama gli atri del Signore… Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove” (Sal 84/83/, 2.11). Queste parole del Salmo furono scritte come motto di vita sull’immaginetta della prima Messa dal Beato Augusto Czartoryski. In esse è contenuto il rapimento di un uomo che, seguendo la voce della chiamata, scopre la bellezza del ministero sacerdotale. Risuona in esse l’eco delle diverse scelte che deve fare chiunque scorge la volontà di Dio e desidera compierla. Augusto Czartoryski, giovane principe, ha elaborato un efficace metodo di discernimento dei disegni divini: presentava a Dio nella preghiera tutte le domande e le perplessità di fondo e poi, nello spirito di obbedienza, seguiva i consigli delle sue guide spirituali. Così ha compreso la sua vocazione di intraprendere la vita povera per servire i più piccoli, lasciando un esempio di santità soprattutto ai giovani che oggi cercano il modo di decifrare la volontà di Dio e desiderano ogni giorno procedere fedelmente secondo la parola divina.

Il Beato Titus Zeman: Fede e Coraggio sotto la Persecuzione

Nascita e Ordinazione

Don Titus Zeman, salesiano slovacco, nacque da una famiglia cristiana il 4 gennaio 1915 a Vajnory, presso Bratislava. Studente di teologia presso l’Università Gregoriana di Roma, e poi a Chieri, sfruttava il suo tempo libero per fare apostolato nell’oratorio. A Torino, il 23 giugno 1940, raggiunse la meta tanto desiderata della consacrazione sacerdotale, grazie all’imposizione delle mani del cardinale Maurilio Fossati.

Ritratto del Beato Titus Zeman

La Lotta per la Libertà Religiosa

Quando il regime comunista cecoslovacco, nell’aprile del 1950, vietò gli ordini religiosi e iniziò a deportare consacrati e consacrate nei campi di concentramento, divenne necessario organizzare dei viaggi clandestini verso Torino per consentire ai religiosi di completare gli studi. Il Servo di Dio, Don Titus Zeman, organizzò due spedizioni per oltre 60 giovani Salesiani.

Alla terza spedizione, Don Zeman, insieme con i fuggitivi, venne arrestato. Subì un duro processo, durante il quale venne descritto come traditore della patria e spia del Vaticano, e rischiò addirittura la morte. Don Zeman uscì di prigione, in prova, solo dopo 12 anni di reclusione, il 10 marzo 1964.

Processo, Prigionia e Testimonianza

O Dio onnipotente, tu hai chiamato Don Titus Zeman a seguire il carisma di San Giovanni Bosco. Sotto la protezione di Maria Ausiliatrice egli divenne sacerdote ed educatore della gioventù. Visse secondo i tuoi comandamenti, e tra la gente fu conosciuto e stimato per il carattere affabile e la disponibilità per tutti. Quando i nemici della Chiesa soppressero i diritti umani e la libertà della fede, Don Titus non si perse di coraggio e perseverò nella strada della verità. Per la sua fedeltà alla vocazione salesiana e per il suo servizio generoso alla Chiesa fu incarcerato e torturato. Con audacia resistette ai torturatori e per questo fu umiliato e deriso. Tutto soffrì per amore e con amore.

Ti supplichiamo, o Padre onnipotente, fa’ che il Beato Tito sia iscritto nel numero dei tuoi santi e per sua intercessione concedi a noi la grazia che con fede ti chiediamo. Per Cristo nostro Signore. (S. S. 2017.09.30 Zeman Tito Omelia del Card.).

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