Le parole "incantesimo" e "benedizione" racchiudono in sé un significato profondo e una storia millenaria, strettamente legata alla potenza del linguaggio e alla sua capacità di influenzare la realtà. Entrambi i concetti affondano le radici in un passato in cui la parola era considerata la prima forma di magia dell'uomo, capace di evocare, proteggere o trasformare.
L'Incantesimo: Etimologia e le Sue Molteplici Forme
La parola "Incantesimo" deriva dal latino incantare, composto da in- (intensivo) e cantare (recitare formule magiche) - da canere, "cantare". Questa etimologia è la stessa del fortunatissimo sinonimo francese "charme", derivato da carmen che significa "canto, poesia, profezia". L'incantesimo, inteso come rito magico, pone l'accento sulla parola stessa, riconoscendola come la prima magia dell'uomo. È la genesi dell'impossibile che passa attraverso l'intonazione della voce, la scelta dei verbi e il ritmo del respiro su cui si regge il suono. Non è una semplice magia "colpo-di-bacchetta" o "strofinìo-di-lampada"; l'incantesimo è la consapevolezza del potere dell'asserzione, capace di travalicare le frontiere del fantastico e invadere la realtà.
È malinconico osservare come l'incantesimo si sia quasi totalmente perso nei nostri costumi, se non nella politica, nella pubblicità, o nel migliore dei casi, nei versi delle canzoni. Si potrebbe forse tornare a considerarlo nella vita comune come forza creativa, scegliendo i propri incantesimi per rendere alla realtà - dentro e fuori di noi - le asserzioni della coscienza e della volontà, al di là dei mantra, degli aforismi e delle giaculatorie.

Incantesimi nelle Tradizioni Mondiali
Il concetto di incantesimo assume diverse connotazioni nel contesto culturale indiano, dove spesso si riferisce a formule verbali, canti o mantra usati in rituali religiosi per invocare divinità, ottenere protezione o favori, e raggiungere stati di coscienza superiori. Può anche indicare formule magiche usate per scopi benefici o malevoli, manipolare la realtà o curare malattie.
Nel Buddhismo
Nell'ambito del Buddhismo, l'Incantesimo, o "Incantesimo" in sanscrito, assume diverse sfumature. Nel Buddhismo Tibetano, questi incantesimi sono visti come canti o frasi pronunciate che si crede abbiano effetti magici o invochino potere spirituale. Sono espressioni di verità o protettive, mirate a produrre risultati voluti, benefici o dannosi. Nel Mahayana, gli incantesimi sono collegati a esseri nascosti, come fantasmi e spiriti, e si riferiscono ai mantra. Sono canti sacri o rituali destinati a invocare potere spirituale in varie pratiche buddiste. Sono anche legati alla memoria e all'apprendimento, con alcune parole il cui significato completo rimane incomprensibile anche ai più esperti.
Nel Contesto Induista
Nel contesto induista, il concetto di "Incantesimo" si manifesta attraverso diverse sfaccettature, prevalentemente legate all'uso di parole, suoni o formule sacre per influenzare la realtà, invocare poteri divini o raggiungere stati superiori di coscienza. Nello Shilpashastra, gli incantesimi sono preghiere o formule cantate per invocare protezione e favore divino durante la costruzione di pilastri, e sono anche mantra offerti alle divinità nei rituali. Nei Purana, gli incantesimi sono descritti in vari modi: possono essere qualcosa che non produce frutti in tempi avversi ma diventa efficace in tempi prosperi. Sono recitazioni rituali o incantesimi che chi li pronuncia afferma di poter usare per compiere imprese straordinarie, come riunire montagne divise. Si ritrovano invocazioni legate a malattie e veleni nei testi sacri. Preghiere cantate o inni vengono usati nei rituali sacrificali per invocare benedizioni divine. Versi sacri o canti sono destinati a invocare il potere della dea per assistenza. I Rishi li usarono per uccidere Vena istantaneamente. Parole magiche o formule, credute in grado di conferire potere, sono paragonate a rimedi che influenzano gli esseri viventi. Sillabe o frasi specifiche usate nel canto durante i rituali di adorazione sono intese ad assorbire principi sottili. L'atto di cantare o recitare frasi specifiche è inteso a invocare il potere e le benedizioni della dea. I demoni usano canti magici per lanciare incantesimi e manipolare la realtà durante i confronti.
Nei Kavya, un incantesimo è una formula verbale o cantata progettata per evocare un effetto magico, spesso compromessa da impurità durante un rito. Canti rituali eseguiti dal sacerdote nel tempio invocano la dea Camunda come parte del sacrificio. Una serie di parole o frasi magiche è cruciale per ottenere la magia desiderata ma dipende dalla concentrazione del praticante. Nello Yoga, gli incantesimi o formule sono usati con l'intenzione di influenzare o accedere a stati superiori di coscienza. Sono un metodo per acquisire realizzazioni, collegati a poteri specifici come il movimento nello spazio e la capacità di diventare minuti. Gli incantesimi o mantra sono universalmente creduti possedere poteri straordinari, consentendo alle persone di acquisire facoltà speciali attraverso il loro uso. Nell'Ayurveda, rituali verbali sono recitati durante le offerte, mirando a cercare il favore delle divinità. Nel Dharmashastra, l'uso di incantesimi per ottenere il controllo sulle persone è considerato stregoneria e viene anche usato per uccidere i nemici. Si tratta di cantare o pronunciare parole ritenute possedere potere magico, in particolare nei rituali. Canti o incantesimi rivendicati come dotati di poteri magici sono spesso associati a pratiche ingannevoli. Parole o frasi cantate ritenute possedere potere magico sono spesso usate nei rituali per invocare risultati specifici. Canti o incantesimi eseguiti per invocare effetti specifici sono tipicamente associati al ruolo del Brahmana.
In Contesti Storici e Religiosi
L'incantesimo, nel contesto storico, si manifesta come un complesso di pratiche verbali e rituali volte a manipolare la realtà. In India, gli incantesimi assumevano forme diverse: potevano essere canti rituali insegnati per canalizzare poteri magici. Gli ojhas li pianificavano come parte integrante dei trattamenti medici. Le serie di formule recitate da creature mitologiche servivano a guarire demoni e a ottenere doni. Esistevano anche espressioni che miravano a mantenere le distanze da tali pratiche, preferendo addii semplici.
In ambito religioso, l'"incantesimo" assumeva diverse sfaccettature, spesso legate a pratiche funerarie e alla protezione spirituale. I santi venivano spesso invocati negli incantesimi come figure attive nel contrastare forze malevole, impiegando metaforicamente proiettili come frecce per allontanare il malocchio, gli "uroki" e diverse infermità. Queste pratiche potevano essere affiancate dall'uso di amuleti, talvolta interpretati come riflessi di possibili influenze giudaiche nel contesto storico-religioso. La Tima, durante le marce, invocava le divinità attraverso canti, recitazione di scritture e il suono di campane.
L'incantesimo, inteso come formula magica recitata, trova diverse applicazioni. In Egitto, veniva impiegato per proteggere da animali pericolosi come coccodrilli e serpenti, attingendo spesso a testi antichi. Nel contesto greco, gli incantesimi assumevano la forma di formule verbali o amuleti recitati durante le cerimonie funebri per assistere i defunti nell'aldilà e prevenire una "seconda morte".
L'Influenza Latina negli Incantesimi di Harry Potter
J.K. Rowling non lascia nulla al caso, nemmeno il nome e la storia degli incantesimi presenti nella saga di Harry Potter, attingendo ampiamente al latino per la loro creazione. Molti incantesimi derivano direttamente dalla lingua latina o ne sono ispirati:
- Expelliarmus: Questo incantesimo deriva dal latino. Dividendo in due parti, si ottiene "expelli" dal verbo expello (cacciare, respingere) e "armus" da arma, armorum (armi). Il significato è dunque "respingi l'arma".
- Expecto Patronum: Composto da due parole, "expecto" deriva dal verbo latino expecto (aspettare, attendere), mentre "patronum" deriva da patronus (difensore, protettore). La traduzione sarebbe "aspetto un difensore", ovvero il patrono del mago che usa l'incantesimo.
- Petrificus Totalus: Deriva dal latino. "Petrificus" deriva da petra e facio (faccio pietra, trasformo in roccia), e "Totalus" significa totale, totalmente.
- Alohomora: L'etimologia di questo incantesimo si allontana dall'Europa, derivando dal dialetto africano del Sidiki, e significa "amico dei ladri". Questo sortilegio venne importato dall’Africa da un commerciante.
- Levicorpus: Molto semplice, usato per far sollevare in aria le persone.
- Abracadabra: Questa parola ha origini piuttosto antiche, con etimologie ebraiche e aramaiche. L'etimologia aramaica suggerisce 'Avrah KehDabra', frase tradotta per parecchio tempo con "Creerò nel momento in cui parlo". Curiosamente, la Rowling si ispirò a un libro del 1977 che traduceva "Abracadabra" con "Creerò distruzione", un'altra interpretazione della frase aramaica. La Rowling ha persino 'latinizzato' la Maledizione Avada Kedavra, inserendo "cadavra", ovvero cadaveri, carcasse.
- Cruciatus: La formula "Crucio" potrebbe essere vista come una forma attiva del verbo latino crucior, che significa "sono tormentato, sono afflitto da dolore".
- Sectumsempra: Inventato da Severus Piton, deriva (ovviamente) dal latino. "Sectum", dal participio del verbo seco, significa "tagliato, reciso", e "sempra" molto probabilmente ha origine nell'avverbio semper, che significa "sempre".
- Lumos e Nox: Derivano entrambi dal latino e significano rispettivamente "luce" e "notte".
- Oblivion: Deriva dal latino obliviscor, assumendo un significato non distante da "dimenticare".
È evidente che alla Rowling piaceva molto il latino, utilizzandolo per infondere significato e storia negli incantesimi della sua saga.

La Benedizione: Significato Profondo e Origini
La benedizione è una delle cose da cui ci siamo in parte sconnessi ai giorni nostri, venendo spesso vista solo come qualcosa di religioso delegato ai preti e al papa. In realtà, esiste anche una forma di benedizione neutra, senza cognizione religiosa. Benedire significa "dire-bene": "io ti benedico" diventa "io dico bene di te", al di là di ogni giudizio, paranoia o insicurezza.
Etimologia e Significati
La parola ebraica (bĕrākhāh) e la greca (εὐλογία) corrispondenti alla latina (benedictio) e, attraverso questa, all'italiano benedizione, hanno vari significati: possono esprimere un augurio di prosperità, una lode, la gratitudine, e spesso anche un'elargizione fatta da Dio agli uomini. In questo senso, benedicono anche gli uomini. Quando Dio benedice, non loda le sue opere, né loda se stesso. Per la prima volta, si parla di benedizione a proposito degli esseri viventi nei mari e degli uccelli alati. La benedizione è profondamente legata alla trasmissione della vita. San Tommaso, riprendendo una definizione di San Gregorio Magno, dice che "la benedizione di Dio sta a significare il conferimento dei suoi doni e la loro moltiplicazione". La benedizione biblica evoca ricchezza.
La Bibbia di Gerusalemme, in riferimento alla benedizione data da Melchisedek ad Abramo, scrive: "La benedizione è una parola efficace e irrevocabile che, anche pronunziata da un uomo, trasmette l’effetto che vi si esprime, perché è Dio che benedice". L’irrevocabilità è riconosciuta da Isacco quando si accorge che Giacobbe gli ha carpito la benedizione al posto di Esaù: "Io l’ho benedetto e benedetto resterà". A volte vengono benedetti con appropriate benedizioni anche cose, come le abitazioni, il sale, l’olio. Ciò significa che non ha un potere immediato, ma dipende dalla grazia e dalla devozione dei soggetti che ne usano.
La Benedizione nei Riti Cristiani
Nei riti cristiani, la benedizione indica un'azione sacra fatta da un uomo, rivestito di un potere divino dalla Chiesa, e il cui effetto è di attirare, mediante la preghiera, il favore divino sulle persone e le cose. Benedizione equivale talvolta nell'uso liturgico anche all'altra frase della Bibbia "imposizione delle mani". Nel Vangelo si legge che Gesù Cristo più volte, con la benedizione e l'imposizione delle mani, operò dei miracoli, e che gli apostoli ne seguirono l'esempio: così negli scritti dei Padri dei primi secoli si parla delle benedizioni dei vescovi e dei sacerdoti a persone e a cose, specialmente ai cibi. Tertulliano e Clemente d'Alessandria ricordano la benedizione delle nozze, e nei canoni di un concilio di Cartagine (del 255) si prescrive la benedizione dell'acqua per il battesimo, e si ripete che il benedire è uno degli uffici del sacerdote. Sant'Ambrogio dà quasi la definizione della benedizione, dicendo che santifica e conferisce grazie. Già da tempi antichissimi le preghiere della benedizione erano accompagnate dal segno di croce.
Varie sono le benedizioni principali; alcune sono riservate al papa, come quella degli Agnus Dei e della Rosa d'oro fatte di solito nella 4ª domenica di Quaresima, e quella degl'imperatori. Altre sono riservate al vescovo, come la solenne sul popolo alla fine della messa, quella degli olî santi nel Giovedì Santo, dei re, degli abati, delle vergini sacre e delle campane. Altre benedizioni sono dette liturgiche, perché fatte o prima o durante la messa, come quelle delle ceneri, delle candele, delle palme, del cero pasquale, ecc. Le altre sono extra-liturgiche, perché possono farsi in ogni tempo: fra queste si ricordano quelle delle case e di certi cibi, come le uova e gli agnelli per Pasqua, l'acqua nella festa dell'Epifania, degli animali per la festa di Sant'Antonio abate, ecc. La più augusta è quella detta del Santissimo Sacramento, cioè il segno di croce fatto sul popolo con le Sacre Specie.
Le Diverse Tipologie di Benedizione
Possiamo distinguere tre tipi principali di benedizioni: religiosa, genealogica, costellativa e individuale.
Benedizione Religiosa
La benedizione religiosa è la forma più conosciuta. Una delle più significative viste in tempi recenti è stata la benedizione "Urbi et Orbi" data dal Papa nel tentativo di fermare la pandemia. Quello che si era attivato durante la cerimonia era molto simile a una costellazione familiare evolutiva: c'erano gli archetipi di Gesù, figlio di Dio, il Papa, il luogo sacro, l’elemento acqua, il silenzio assordante e il vuoto.
- Gesù in croce rappresenta la sofferenza terrena che ognuno di noi sperimenta durante l’incarnazione.
- Dio è il simbolo del padre biologico.
- Il Papa è l’autorità che fa da ponte tra terra e cielo, gerarchicamente più grande del nostro padre biologico terreno, ma più piccolo rispetto a Dio.
- Il luogo sacro è paragonabile allo spazio del cuore, il nostro luogo sacro interiore.
- C'era la pioggia, l’elemento acqua collegato alle emozioni, che ha avuto il compito di lavare via simbolicamente gli accumuli emotivi del momento epocale.
- C'era il silenzio: assordante, surreale, senza possibilità di distrazioni, senza specchi su cui arrampicarsi, senza sirene di Ulisse da inseguire. Il silenzio che ognuno di noi ha percepito e, forse, per alcuni è diventato sempre più pesante.
- C'era il vuoto: deserto e inimmaginabile che rappresenta lo spazio dell’essere.
In quella piazza spettrale, sotto la pioggia sacra, in completa solitudine, nel silenzio più irreale, c’era un uomo solo che rappresenta la connessione tra terra e cielo, madre terra e padre cielo. Un uomo, il maschile insito dentro ognuno di noi: la razionalità, l’azione, la decisione. Lì fermo, in mezzo a una piazza vuota, mentre lasciava fluire il silenzio, il vuoto simbolico ed emotivo, nel mezzo di un rituale sacro, sotto alla pioggia benedetta. Lui che benedice il popolo, cioè i figli. Le sirene dell’ambulanza che si sono improvvisamente sentite sono state un qualcosa che ci ha riportato alla realtà che non viene dimenticata né minimizzata, ma integrata con qualcosa di più grande. Dopo il rituale e quel che si è visto, il Papa si è affidato a qualcosa di più grande e saggio che muove tutto, diventando lui stesso più piccolo di fronte al movimento.

Benedizione Genealogica
La benedizione genealogica ha origini molto antiche ed è ben radicata in tutto il mondo: Asia, Africa, Europa, America e Oceania. Anche i nostri nonni se la ricordano bene: le spose dovevano avere la benedizione del padre per convolare a nozze e in caso di mancata benedizione sentivano il matrimonio stesso come peccato.
In Cina, quando nasceva un bambino, la madre subito ne benediceva la vita, il padre e gli antenati paterni in modo tale che si cristallizzasse l’informazione che il bimbo era più piccolo del padre. L’Africa, invece, detiene un grande culto degli antenati che vengono onorati e visti come consiglieri anche dopo il trapasso, così come nell’America Latina. Il senso di ogni benedizione genealogica è quello di dare supporto e sostegno al discendente al di là della sua personalità e dei suoi giudizi, gli si benedice la vita in modo tale che si senta ben accetto dalla sua famiglia d’origine e ben voluto dalla stessa.
Ecco un esempio di Antica Benedizione dedicata alla Dea IxChel e tradotta dalla lingua Nahuatl, un idioma tipico della Regione Centrale del Messico:
“Ho liberato i miei genitori dalla sensazione di avere fallito con me.
Ho liberato i miei figli dal bisogno di portare orgoglio per me; che possano scrivere e percorrere le loro proprie vie secondo i loro cuori, che sussurrano tutto il tempo alle loro orecchie.
Ho liberato il mio uomo dall’obbligo di completarlo, di completarmi. Non mi manca niente, imparo per tutto il tempo, insieme a tutti gli esseri. Mi piacciano o non mi piacciano.
Ringrazio i miei nonni e antenati che si sono riuniti affinché oggi io respiri la Vita.
Li libero dai fallimenti del passato e dai desideri che non hanno portato a compimento, consapevole che hanno fatto del loro meglio per risolvere le loro situazioni all’interno della coscienza di quell’istante. Li onoro, li amo e li riconosco innocenti.
Io mi denudo davanti a tutti gli occhi, che sanno che non nascondo né devo nulla oltre ad essere fedele a me stessa e alla mia stessa esistenza, e che camminando con la saggezza del cuore, sono consapevole che il mio unico dovere è perseguire il mio progetto di vita, libera da legami familiari invisibili e visibili che possono turbare la mia pace e felicità. Queste sono le mie uniche responsabilità.
Rinuncio al ruolo di Salvatrice, di essere colei che unisce o soddisfa le aspettative degli altri.
Imparando attraverso, e soltanto attraverso l’amore, benedico la mia essenza e il mio modo di esprimerla, anche se qualcuno potrebbe non capirmi.
Capisco me stessa, perché solo io ho vissuto e sperimentato la mia storia; perché mi conosco, so chi sono, quello che sento, quello che faccio e perché lo faccio.
Mi rispetto e approvo. Io onoro la divinità in me e in te… siamo liberi.“

Benedizione Costellativa
La benedizione è una chiave di svolta nelle costellazioni familiari: ha il potere di ripristinare gli ordini infranti, sistema i disordini, riprogramma le energie e libera i discendenti dagli "incantesimi" passati. La benedizione, solitamente, arriva dopo che le linee gerarchiche di grandi e piccoli sono state rimesse in ordine e i grandi sono diventati grandi, mentre i piccoli si sono resi umili di fronte a loro. Quando gli antenati pronunciano la benedizione è come se dicessero: ‘io dico bene di te, del tuo corpo, della tua esistenza, delle tue scelte, dei tuoi traguardi, del tuo amore, io dico bene di ogni cosa che ti riguarda’. Così facendo la sensazione è di pace e armonia generale e permette al discendente di sentirsi più sollevato, libero, rinnovato e più in sintonia con la vita e con il suo posto nel mondo.
Benedizione Individuale
Le benedizioni individuali sono quelle che diamo noi alle cose o alle persone. Come sia possibile ce lo spiega il biologo giapponese Masaru Emoto attraverso i suoi studi sulle molecole dell’acqua e sulla loro capacità di recepire informazioni quando noi pensiamo e parliamo, ovvero emettiamo delle vibrazioni.

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