Santità e Giustizia Sulle Orme di Cristo: Significato e Percorso

La riflessione sulla santità e la giustizia, seguendo l'esempio di Cristo, è un tema centrale nella fede cristiana. Non si tratta solo di concetti astratti, ma di un cammino di vita che ogni credente è chiamato a intraprendere, riconoscendo Gesù come Re dell'Universo e Re dei propri cuori.

Gesù come re

La Regalità di Cristo: Amore, Giustizia e Pace

La solennità di Cristo Re dell'Universo invita a una profonda riflessione sul significato della regalità di Gesù nel vivere quotidiano. Questa festa, che chiude l'anno liturgico, ci chiama a riconoscere Cristo non solo come Re dell'Universo, ma anche come Re dei nostri cuori. La sua presenza ci invita a costruire un regno di amore, giustizia e pace, dove ogni azione è guidata dalla sua luce.

La Rivelazione della Regalità di Gesù

Gesù, Figlio di Dio, si è incarnato per realizzare il Regno di Dio sulla terra. Il popolo ebreo attendeva la nascita di un bambino che avrebbe tenuto il Regno di David, un regno eterno ed universale. Nel Vangelo, la Chiesa ci presenta Cristo morente in croce, con la scritta I.N.R.I. (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum: Gesù il Nazareno, Re dei Giudei). Essere re è l'accusa principale con la quale Gesù viene deferito dai suoi avversari e accusato davanti a Ponzio Pilato, che dopo averlo fatto flagellare, lo presenta al popolo dicendo: "Ecco il vostro Re".

Gesù crocifisso con la scritta I.N.R.I.

Gesù aveva rifiutato il titolo di re quando inteso in senso politico, alla stregua dei “capi delle nazioni”. Tuttavia, davanti a Pilato che lo interroga: “Sei tu il Re dei Giudei?”, Gesù risponde: “Sì, tu lo dici, Io sono Re!”. Questa regalità di Gesù è rivelazione e attuazione del disegno del Padre, che governa tutte le cose con amore e giustizia. Dio Padre ha affidato a Gesù la missione di conferire la vita eterna a tutti gli uomini, che ha amato sino all’estremo sacrificio della croce, e il potere di giudicare tutti gli uomini da vero uomo e vero Dio. Un “giudizio” da giudice in chiave di amore.

Il Regno di Cristo: Amore e Trasformazione

Il linguaggio di Gesù è assai semplice. Egli dirà ai buoni, che hanno amato in modo vero e concreto: “Venite, benedetti dal Padre mio perché avevo fame, sete, ero nudo, solo, carcerato, malato… e vi ho trovato sempre accanto a me”. Gesù è un Re che giudica e regna, dopo essere stato esempio vivo a tutti. Se mettiamo in pratica l’amore verso il prossimo, solo allora facciamo spazio alla Signoria di Cristo Gesù e il suo Regno si realizza in mezzo a noi. Gesù ha instaurato il Regno con il suo grande amore: il sacrificio della croce; amore con amore si paga. La storia registra molti regni che sono esistiti e poi sono stati rovesciati; il Regno di Cristo è regno eterno: le porte degli inferi non prevarranno mai. La stabilità di questo regno non è dovuta ad eserciti o a bombe ed armi di qualsiasi sorta; regna solo l’amore: l’amore verso Dio e i fratelli trasforma il peccato in grazia, la morte in risurrezione, la paura in fiducia.

La Giustizia di Dio in Cristo

Il messaggio di Gesù circa la giustizia è profondamente teologico e morale, distinguendosi dall'approccio profetico che si concentrava sulla giustizia sociale dell'epoca. Per Gesù, la giustizia significa "fare la volontà di Dio". Essere giusto di fronte a Dio indica fare la sua volontà e osservare la legge, in un senso di fedeltà e obbedienza.

Giustizia UMANA vs Giustizia DIVINA | Come sta un cristiano davanti alla GIUSTIZIA? (320)

La Giustizia in Matteo

Nel Vangelo di Matteo, la parola "giustizia" appare nelle beatitudini: "beati gli affamati e gli assetati di giustizia" (Mt 10,6) e "beati i perseguitati a causa della giustizia" (Mt 10,10). In questi contesti, la giustizia è intesa come il compimento della volontà divina. In Matteo 3,15, nel dialogo tra Gesù e il Battista, Gesù afferma la necessità di "fare la giustizia", ovvero di compiere la volontà di Dio attraverso il battesimo. Questo tema dell'uomo giusto al cospetto di Dio è tipicamente matteano.

La Giustizia di Dio e la Giustizia Umana

Gesù si è preoccupato soprattutto della giustizia di Dio, non primariamente della giustizia degli uomini. È la giustizia che Dio fa agli uomini, al suo mondo, alla storia, in quanto Dio è il soggetto creativo, responsabile, primario. L'orientamento di Gesù è più universale rispetto a quello dei profeti, che si concentravano sulle problematiche della società israelitica del loro tempo. Gesù guarda ai destini del mondo e dell'umanità, sognando un futuro diverso e incentrando il suo sguardo su Dio, da cui si aspetta l'iniziativa della giustizia globale. Ha fiducia e speranza che Dio intervenga a rendere giustizia nella storia ai poveri, ai diseredati, agli oppressi, a coloro che nella società, per mille motivi, giustizia non hanno.

La Regalità di Dio come Giustizia Liberatrice

Il tema centrale della parola di Gesù è la regalità di Dio. "Regalità" non va inteso come un luogo o un insieme di persone, ma come la caratteristica per cui Dio è re. Il simbolo della regalità di Dio è provocatorio e mette la mente in attività. Il re, nell'esperienza antica, non era solo autorità suprema, ma anche l'artefice della giustizia, una giustizia "partigiana" a favore degli oppressi contro gli oppressori. Questa giustizia del re era l'ultima istanza per coloro che non riuscivano a far valere la propria causa nei tribunali.

Quando i re terreni tradivano questo compito, il popolo proiettava in Dio il proprio desiderio: Dio diventerà un giorno re. Questo simbolo del re, nella sua ulteriorità, significa che, a differenza dei re terreni che non esercitano la giustizia, Dio eserciterà la giustizia partigiana a favore dei poveri. La fede ci dice che questo Dio, invocato e costruito come Dio della giustizia da parte dei poveri, corrisponde alla realtà obiettiva di Dio. Nel processo di creazione del simbolo religioso, dell'aspettare da Dio la giustizia partigiana, secondo la fede, noi crediamo che sia presente la rivelazione di Dio: Dio si rivela nell'oggetto del desiderio dei poveri. La speranza della regalità di Dio nasce prima di Gesù, con l'attesa di una giustizia divina in un futuro indeterminato.

In Gesù e nel Nuovo Testamento, la speranza in Dio re si articola con la consapevolezza di Gesù di essere colui che incarna la regalità di Dio. Dio non diventa re saltando la storia, ma attraverso le mediazioni storiche: l'azione e la Pasqua di Cristo.

La Chiamata alla Santità: Seguire le Orme di Cristo

La santità non è una meta riservata a pochi eletti, ma una chiamata universale rivolta a tutti i battezzati. Papa Benedetto XVI ha sottolineato che «in Cristo (Dio) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità» (Ef 1,4). Al centro di questo disegno divino c'è Cristo, nel quale Dio mostra il suo Volto e rivela in pienezza il mistero nascosto nei secoli. In Cristo, il Dio vivente si è fatto vicino, visibile, ascoltabile, toccabile, affinché ognuno possa attingere dalla sua pienezza di grazia e di verità.

Persone di varie età che seguono un sentiero

Essere Conformi a Gesù

La santità, la pienezza della vita cristiana, non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell'unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare propri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. Si tratta di essere conformi a Gesù, come afferma san Paolo: «Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo» (Rm 8,29).

La Grazia Battesimale come Radice della Santità

Una vita santa non è frutto principalmente del nostro sforzo, ma è Dio, il tre volte Santo, che ci rende santi. È l'azione dello Spirito Santo che ci anima dal di dentro, è la vita stessa di Cristo Risorto che ci è comunicata e che ci trasforma. La santità ha la sua radice ultima nella grazia battesimale, nell’essere innestati nel Mistero pasquale di Cristo, con cui ci viene comunicato il suo Spirito, la sua vita di Risorto. Attraverso il battesimo, siamo stati sepolti e risuscitati con Cristo, affinché possiamo camminare in una vita nuova (Rm 6,4). Il nostro destino è legato indissolubilmente al suo.

La Carità: Anima della Santità

L'anima della santità è la carità pienamente vissuta. «Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16). Dio ha largamente diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo. Il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Lui. Perché la carità, come un buon seme, cresca nell’anima e vi fruttifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e, con l’aiuto della sua grazia, compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all’Eucaristia e alla santa liturgia; applicarsi costantemente alla preghiera, all’abnegazione di se stesso, al servizio attivo dei fratelli e all’esercizio di ogni virtù. La carità infatti, vincolo della perfezione e compimento della legge, dirige tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine.

La Santità nella Vita Quotidiana

La chiamata alla santità si manifesta attraverso piccoli gesti e scelte quotidiane. Non è necessario essere vescovi, sacerdoti o religiosi per essere santi. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova.

Una famiglia che condivide un momento di preghiera

Esempi di Santità Quotidiana

  • Una signora che al mercato decide di non criticare la vicina, compie un passo verso la santità.
  • Una madre, stanca, che si siede ad ascoltare con pazienza e affetto le fantasie del figlio, offre un sacrificio che santifica.
  • Chi, in un momento di angoscia, ricorda l'amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede, trova un'altra via di santità.
  • Fermarsi a conversare con affetto con un povero incontrato per strada è un altro passo avanti nel cammino.

Accettare le Sfide e la Trasformazione

La vita presenta anche sfide più grandi, attraverso le quali il Signore ci invita a nuove conversioni che permettono alla sua grazia di manifestarsi meglio nella nostra esistenza, allo scopo di farci partecipi della sua santità (Eb 12,10). A volte si tratta semplicemente di trovare un modo più perfetto di vivere quello che già facciamo. Sotto l'impulso della grazia divina, con tanti gesti, andiamo costruendo quella figura di santità che Dio ha voluto per noi, non come esseri autosufficienti ma «come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio» (1 Pt 4,10).

Il Risorto condivide la sua vita potente con le nostre fragili vite, permettendoci di amare con l'amore incondizionato del Signore. Per un cristiano, non è possibile pensare alla propria missione sulla terra senza concepirla come un cammino di santità, perché «questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione» (1 Ts 4,3). Ogni santo è una missione, un progetto del Padre per riflettere e incarnare un aspetto del Vangelo in un momento determinato della storia. Tale missione trova pienezza di senso in Cristo e si può comprendere solo a partire da Lui. La santità è vivere in unione con Lui i misteri della sua vita, unendosi alla sua morte e risurrezione in modo unico e personale, morendo e risorgendo continuamente con Lui.

Il disegno del Padre è Cristo, e noi in Lui. In definitiva, è Cristo che ama in noi, perché «la santità non è altro che la carità pienamente vissuta». La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. Ciascun santo è un messaggio che lo Spirito Santo trae dalla ricchezza di Gesù Cristo e dona al suo popolo.

Giustizia UMANA vs Giustizia DIVINA | Come sta un cristiano davanti alla GIUSTIZIA? (320)

L'Impegno per il Regno di Dio

La nostra missione sulla terra è inseparabile dalla costruzione del Regno: «Cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia» (Mt 6,33). L'identificazione con Cristo e i suoi desideri implica l'impegno a costruire, con Lui, questo Regno di amore, di giustizia e di pace per tutti. Cristo stesso vuole viverlo con noi, in tutti gli sforzi e le rinunce necessarie, e anche nelle gioie e nella fecondità che ci potrà offrire. Non ci santificheremo senza donarci corpo e anima per dare il meglio di noi in tale impegno.

Santificarsi nell'Azione e nella Contemplazione

Non è sano amare il silenzio ed evitare l'incontro con l'altro, desiderare il riposo e respingere l'attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all'azione, e ci santifichiamo nell'esercizio responsabile e generoso della nostra missione.

Un impegno mosso dall'ansietà, dall'orgoglio, dalla necessità di apparire e di dominare, certamente non sarà santificante. La sfida è vivere la propria donazione in maniera tale che gli sforzi abbiano un senso evangelico e ci identifichino sempre più con Gesù Cristo. Per questo si parla spesso di una spiritualità del catechista, di una spiritualità del clero diocesano, di una spiritualità del lavoro. La santità non deve essere relegata a un posto secondario, come se le "distrazioni" nel cammino della santificazione e della pace interiore fossero ostacoli, ma piuttosto come opportunità per crescere e riflettere Cristo nel mondo di oggi. Lasciati trasformare e rinnovare dallo Spirito, affinché la tua preziosa missione non vada perduta. Il Signore la porterà a compimento anche in mezzo ai tuoi errori e ai tuoi momenti negativi, purché tu non abbandoni la via dell'amore e rimanga sempre aperto alla sua azione soprannaturale che purifica e illumina.

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