Qualche giorno fa, qui al Santuario, una persona ha affermato: «Quando ho bisogno, vengo qui all’ospedale!». Questa frase contiene una grande verità: quando ci si accorge di essere malati, è importante affidarsi alle persone giuste per essere guariti. Questi passaggi, abbastanza scontati quando si accusano problemi di salute fisica, lo sono molto meno se applicati alla guarigione della nostra anima. Quante volte ci accorgiamo che la nostra vita spirituale si sta spegnendo e pensiamo di poter fare tutto da soli? Oppure, in quante occasioni facciamo fatica a trovare le persone giuste per ritrovare la pace dell’anima? Altre volte sappiamo di aver bisogno dell’aiuto di Dio ma, per pigrizia, superficialità o distrazione, non abbiamo il coraggio di prendere la decisione di andare e di fare esperienza della Misericordia di Dio.

Il Santuario come "Ospedale da Campo" per l'Anima
In questi mesi di permanenza al Santuario, è stato possibile constatare che questo luogo è veramente «un ospedale da campo», espressione usata diverse volte da Papa Francesco in riferimento alla Chiesa, in cui la grazia di Dio lavora in tanti modi. Il parallelo fra l’ospedale e il Santuario aiuta a cogliere un aspetto importante della vita di questi luoghi, scelti dalla Madonna per manifestarsi e far conoscere il suo messaggio. Il Santuario è il luogo in cui si fa esperienza della consolazione di Dio.
L'Esperienza della Consolazione e della Vicinanza Divina
Quante persone si recano nei santuari perché portano nello spirito e nel corpo un peso, una pena, una preoccupazione! La malattia di una persona amata, la perdita di un famigliare, e tante altre situazioni della vita sono spesso cause di solitudine e di tristezza, che vengono deposte sull’altare e attendono una risposta. La consolazione non è un’idea astratta, e non è fatta prima di tutto di parole, ma di una vicinanza compassionevole e tenera, che comprende il dolore e la sofferenza. Questo è lo stile di Dio: vicino, compassionevole e tenero. Queste parole del Papa ricordano che, nei Santuari, come quello della Madonna della Guardia o in tutti i Santuari del mondo, è Dio che consola e fa sentire la propria vicinanza.
Noi sacerdoti, suore e collaboratori dei Santuari cerchiamo di offrire ai pellegrini e ai devoti quello che abbiamo ricevuto: l’Amore e la Misericordia di Dio. La visita agli ammalati è un segno concreto di vicinanza, conforto e speranza, attraverso cui la comunità cristiana testimonia l’amore misericordioso del Signore. Con la presenza e i sacramenti, i sacerdoti desiderano portare a chi soffre la forza della fede e la consolazione di Cristo. Questo incontro non è solo un gesto di carità, ma un momento di profonda condivisione fraterna che rompe l’isolamento della malattia. Attraverso l’ascolto e la preghiera, la fragilità umana viene avvolta dalla tenerezza di Dio, trasformando il tempo della prova in un’occasione di grazia.

Santuari Esemplari di Guarigione e Fede
Il Santuario della Madonna di Monteortone: Un Miracolo di Guarigione Antica
Secondo la tradizione, nel 1428 Pietro Falco, un soldato rimasto gravemente ferito alle gambe in battaglia, venne miracolosamente guarito dopo un’apparizione della Madonna che lo aveva esortato a immergersi presso la fonte termale della grotta di Monteortone. La Vergine gli aveva ordinato anche di costruire una chiesa a lei dedicata, in cambio della cessazione della pestilenza che flagellava da tempo la regione. Nel punto in cui si era immerso, Pietro Falco avrebbe poi rinvenuto l’immagine lignea raffigurante la Vergine, Gesù Bambino, San Cristoforo e Sant’Antonio Abate, tuttora esposta all’interno della chiesa e ammirata dai pellegrini in visita presso il santuario. Il primo edificio venne realizzato tra il 1429 e il 1435 ma venne completamente distrutto da un incendio nel 1441. Ricostruita secondo il progetto dell’architetto Pietro Lombardo, la chiesa venne riconsacrata nel 1495.

Il Santuario della Madonna Salute degli Infermi: Tra Arte e Teologia
Il Santuario della Madonna Salute degli Infermi (Maria Salus Infirmorum) ebbe origine da un piccolo affresco, realizzato sul muro di una stalla, che raffigura la Vergine vestita come un’infermiera celeste con il grembiule che copre il manto da regina (1665). È molto più significativo pensarla come Maria che porta in grembo Gesù, tanto più che sopra il suo capo è raffigurato lo Spirito Santo nell'immagine della colomba. Tra il 1910 e il 1923, in seguito all’aumentare dei pellegrinaggi dovuti alla fama dei miracoli ottenuti, la chiesa fu ingrandita, per volontà dell’allora parroco di Pozzoleone Mons. Elia Dalla Costa. Dal 1954 è parrocchia autonoma e dal 1993 è affidata a una comunità di religiosi Marianisti, accolti dal Vescovo Mons. Pietro Nonis. Degni di rilievo sono il noto Presepio Biblico “Don Giulio dall’Olmo”, il sacerdote ideatore e realizzatore, ed il grande Mosaico. La nuova struttura è molto bella, sembra quasi scaturire dal Cuore di Gesù Eucarestia e dal Cuore di Maria. La benedizione della Casa è avvenuta solennemente domenica 23 giugno 2019 con una celebrazione semplice, ma molto partecipata e intensamente vissuta.
Entrando in chiesa, anche se non c’è nessuno, si vede che si tratta di uno spazio abitato, popolato, perché entrandovi si entra in una comunione. La chiesa infatti non è un insieme di mattoni, ma la comunione delle persone. Così, entrando in questo santuario, si percepisce subito una comunione: si trovano il Signore, la Maddalena - che dice cosa ha visto per strada quando è uscita dal giardino dove aveva trovato la tomba aperta -, poi un angelo, e ancora Giovanni il Battista… entrando in chiesa si vedono delle persone concrete. La parte nuova del santuario - dedicato alla Madonna della Salute - in cui è stato realizzato questo mosaico è stata costruita recuperando un muro della vecchia chiesa. La parete è stata ripulita dall’intonaco, in modo da far vedere la “carne” del muro. Vedendo questo muro, sulla cui parete è realizzata la parte frontale del mosaico, ci colleghiamo immediatamente con la memoria a chi ci ha preceduto, a una sapienza che passa di generazione in generazione. Lanciando uno sguardo al muro “aperto” ci si collega a quattro secoli fa, a un luogo della campagna veneta in cui c’era una stalla, di cui troviamo ancora la mangiatoia.

La Presentazione al Tempio: Maria, Arca Vivente della Salvezza
Nella storia ci sono due tradizioni in riferimento al modo di rappresentare la Madonna della Salute: una più greco-bizantina che si rifà all’acqua, dove la Madonna viene dipinta in un grande calice, come una piscina, e i malati che bevono e si lavano nell’acqua di questa fontana guariscono. L’altra è la tradizione cristiana siriaca, ricchissima, che si rifà piuttosto al tempio e, per rappresentare la Madonna della Salute, usa la scena della Presentazione al tempio. Nelle raffigurazioni del mosaico dell’Atelier del Centro Aletti si sono unite queste due tradizioni ecclesiali. Sullo sfondo della scena, si intravede il tempio dove, nel Santo dei Santi, nella sua parte più interiore, dietro il velo, era custodita l’arca dell’alleanza con le tavole della legge, segno e strumento del patto sigillato tra Dio e gli uomini, santuario della sua divina e imperscrutabile presenza.
Nei vangeli apocrifi si racconta che Maria, da bambina, era entrata nel tempio per tesserne il velo. Questo racconto è servito ai Padri come una profonda intuizione teologica: Maria bambina ha tessuto il velo del tempio, poi è diventata l’arca vivente dell’alleanza e ha tessuto la carne del vero tempio - Cristo - nel suo grembo. Fino al momento dell’incarnazione la Parola si poteva solo ascoltare. Da allora in poi, avendole Maria dato la carne, la Parola si può vedere e toccare. Maria e Giuseppe vengono al tempio per “presentare” il bambino al Signore, per consacrarlo. Nel rito bizantino, questa festa si chiama “Ypapantí”, cioè “Incontro”: è l’incontro primario e originante del Padre con il Figlio, ma è anche l’incontro del piccolo Gesù con il suo popolo. Maria lo offre nelle mani a Simeone, uomo giusto, che non ha lasciato il tempio, né di giorno, né di notte, come la profetessa Anna, per aspettare la consolazione di Israele. Lo Spirito li ha condotti nel santuario, visitato chissà quante volte, e finalmente possono stringere nelle braccia il Figlio di Dio, il Salvatore di Israele. Diventa chiaro allora perché questa scena è collocata in un santuario mariano: Maria, nel vecchio tempio, ha portato il nuovo, intessuto della sua stessa carne. Maria è la “Madonna della Salute”, perché ha dato la carne a Dio, che per mezzo di questa carne assunta salva la nostra carne mortale.

Gesù Guarisce il Paralitico: La Priorità del Perdono
Gesù è rappresentato isolato, maestoso, dritto, vestito con i colori tradizionali: una veste rossa, perché è Dio, e rivestito di blu, il colore che indica l’umano, a significare che Dio si è fatto uomo in mezzo a noi, con tutta l’umanità. E subito questa umanità - che la Madonna in quanto madre gli ha dato - diventa il principio di salvezza dell’umanità intera. Sappiamo dai vangeli che tanti malati e indemoniati accorrevano da Lui, tutti volevano toccarlo. Qui si è voluta rappresentare la scena di quel paralitico che è stato presentato a Gesù scoperchiando il tetto e calandolo legato ad un lettuccio (Mc 2,1-12). Cristo gli dice: “ti sono perdonati i peccati”. Il peccato è la distruzione e la perversione dell’amore, la distruzione di tutte le relazioni e soprattutto la distanza invalicabile con Dio. Cristo viene e dice: “ti sono perdonati i peccati”. Solo Dio perdona i peccati, e colui al quale è stato perdonato il proprio peccato sa che questo l’ha potuto fare solo Dio. La gente, non potendo vedere che Cristo era Dio, brontolò dicendo: “Ma che cosa è questo? Tu chi ti credi di essere? Solo Dio perdona”. Perciò Lui dice al paralitico: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”. E questo si alza, prende il suo lettuccio e se ne va, lasciando il tetto scoperchiato.
Che vuol dire tutto questo? Che noi andiamo al santuario della Madonna della Salute perché la nostra umanità è vulnerabile, ammalata. Anche chi è sano e robusto nel corpo ha altri tipi di “malattie”: forse ha rapporti spezzati, relazioni violente, fatte o subite, ingiustizie, offese. L’umanità è esposta al male e noi andiamo dalla Madonna della Salute. Ma ci possiamo andare anche perché può capitare di avere una diagnosi tremenda e non ci consolano le speranze illusorie che “dopo l’operazione staremo meglio”. Questa scena ci dice che possiamo anche non guarire fisicamente. Il paralitico non è stato guarito all’inizio, all’inizio gli è stato tolto il peccato, cioè gli è stato “ridonato” il rapporto con Dio, si è ristabilita l’adesione a Cristo, gli è stata aperta la possibilità di amare, è stato riabilitato all’amore, ma non è guarito fisicamente. La guarigione fisica è solo secondaria, e di per sé non è la cosa fondamentale. L’opposto della morte allora è la “vita vera” (Gv 1,2), di cui uno può non partecipare mentre è ancora vivo e che può avere anche se è nella tomba.

La Deposizione: La Tenerezza Divina nella Sofferenza
Noi possiamo quindi non guarire e morire, eppure essere salvati. Non solo, Cristo stesso muore. L’umanità, quella carne che Maria ha tessuto per la salvezza del mondo è morta, è stata sopraffatta dal male, perché l’umanità è destinata alla tomba. Tutti sono morti e anche noi moriremo, come Cristo è morto. Ma quando Cristo muore, viene messo nelle nostre mani: nel vangelo si dice che Dio ha dato suo Figlio nelle nostre mani. Ma noi eravamo nemici di Dio, una generazione perversa e peccatrice, e abbiamo distrutto Cristo, gli abbiamo scaricato addosso tutta la nostra violenza e Lui è crollato. E nelle nostre mani è arrivato morto. Il primo gesto di tenerezza - si guardi il volto di Giuseppe di Arimatea, che può essere anche l’apostolo Giovanni - dell’uomo verso Dio è quello di questo uomo, che dopo che Dio si è dato in modo da farci vedere quanto è folle il suo amore e quanto Lui si fida di noi (mentre noi non ci fidiamo di Lui, ritenendo di sapere meglio di Lui, ragionando secondo il peccato, che cosa è bene per noi) fa un gesto di tenerezza su Cristo morto. E allora Giuseppe di Arimatea “diventa una colonna” che sostiene questo corpo morto.

Maria Maddalena e il Perdono: Nascita di una Nuova Vita
Maddalena ha i capelli sciolti, che scivolano verso i piedi di Cristo. Questi capelli di Maddalena conoscevano già bene i piedi di Cristo, avendoli accarezzati e unti. Ma accarezzando il Signore è stata salvata e si era sentita dire da Cristo: “ti è perdonato, non peccare più”. Questo non l’aveva più scordato e da lì era iniziata la sua guarigione. La guarigione infatti comincia con il perdono del peccato. In quel momento è nata una donna nuova. Qui Maddalena guarda le ferite e con il suo amore folle porta questo peso enorme di Cristo. L’immagine della deposizione è stata composta sulla parete dietro l’altare dove si celebra, con l’intenzione di far vedere come la deposizione di Cristo avviene sull’altare, richiamando la tradizione antica. È lì perché lui è stato quello che ha indicato Cristo, dicendo: “Ecco l’agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo”. Qui sembra ricordare che Cristo ha perdonato i peccati alla Maddalena, cioè che Cristo è quell’agnello su cui è “caduto” tutto. È Cristo infatti che ha preso il peccato, lo ha assorbito, Lui che non ha peccato è stato trattato da peccato e alla fine è morto. “Ecco l’agnello che porta su di sé il peccato del mondo”.

Giovanni Battista e il Battesimo: Innesto nella Vita Eterna
Giovanni Battista qui indica anche la Madre di Cristo, la Madonna della Salute, che sta guardando il Figlio che porta il peccato dell’umanità, la carne che salverà la nostra carne. Il Battista è un asceta, un uomo asciutto, del deserto. È vestito solo di pelli di cammello. Vedendolo, ciascuno ricorda il battesimo, dal momento che era lui ad aver battezzato Cristo. In questa scena c’è anche un richiamo esplicito al battesimo: l’acqua che scende dai piedi della Madonna. Nel battesimo noi tutti siamo stati innestati nel corpo di Cristo. Tramite il battesimo siamo entrati in questa umanità di Cristo, che è morta - e noi tutti moriremo -, e siamo dunque stati innestati nella morte di Cristo. Ma il battesimo dice anche che, se si muore con Cristo, con Lui si risorge. E nel battesimo si fa proprio questo: con Cristo si muore e si risorge.

La Tomba Vuota e l'Incontro con il Risorto: La Speranza Oltre la Morte
Proprio sopra Giovanni Battista noi vediamo la tomba, subito memoria del passaggio morte-risurrezione. Noi andiamo verso questa tomba, verso il buio. Cristo, una volta entrato in questo buio, vede la tomba “dall’al di là a qua”. C’è una grande differenza: dall’ottica umana la tomba è scura, problematica, dolorosa, dolente; dall’ottica di Cristo si vede il bianco, il rosso - il colore di Dio - l’oro, la luce, a indicare la santità divina. C’è l’angelo seduto sulla roccia che dice alla Maddalena, venuta alla tomba al mattino presto: “Ma perché vieni alla tomba? Smetti di andare verso la tomba, guardati attorno”. Lei si gira e non riconosce subito il Cristo, che le dice: “Maria”. Quando uno ama e chiama l’amato per nome, quello si accorge subito di chi lo chiama, riconosce subito la sua voce, anche se fosse tra mille altre. Qui Maria è rappresentata esattamente nel momento in cui si sente chiamare per nome e si gira. Lo fa con un gesto dinamico, perché la salvezza è adesione a Cristo, è aderire a Lui con tutto il cuore, è smettere di far resistenza, quella resistenza che porta alla tomba. Maria Maddalena aderisce a Cristo, che guarda a noi come fa anche la Madre della Salute, e mostra a chi guarda la ferita del costato e della mano.

La Palma: Simbolo di Vita Eterna e Sicurezza
La palma, qui rappresentata con tanti datteri, è un antichissimo simbolo cristiano della sicurezza di vita. Nel medio oriente infatti i datteri si mangiano per 365 giorni all’anno. Chi ha i datteri ha la sicurezza di vita, ha la certezza di non morire di fame. Qui, con gli antichi cristiani, si vuole indicare che chi sta con Cristo anche se muore, vivrà. La Madonna della Salute ci ha dato la carne di Dio, nella quale siamo innestati con il battesimo, a cui siamo richiamati con la penitenza a lavarci dai peccati, così che, anche se moriremo, vivremo.

Santuari Terapeutici ed Eremitici: Tradizioni nel Territorio di Serravalle
La definizione di “santuari terapeutici” si riferisce a quei luoghi di culto frequentati al fine di ottenere la guarigione da malattie, per prevenirle o per propiziare la salute del corpo e dell’anima. La presenza di acque “miracolose”, sia sorgenti perenni che temporanee, o il flusso di torrenti e cascate nei pressi di questi luoghi è un elemento caratteristico, riflesso dell’anima del territorio.

Il Santuario della Madonna del Sasso: Un Luogo di Cura e Spiritualità Rupestre
Il santuario rupestre della Madonna del Sasso risale al XIV - XV secolo. Fu luogo eremitico fino alla metà del ‘900 e conserva ancora resti di affreschi votivi, databili tra il ‘400 e il ‘600, tra cui una Madonna di Loreto e un San Cristoforo di Paolo di Visso (metà del ‘400), oltre ad altre figure attribuite agli Angelucci. L’edificio, situato su un costone roccioso a strapiombo sul torrente - oggi asciutto e quasi del tutto scomparso - del fosso di Percanestro, si trova in un luogo di rara bellezza paesaggistica. Esternamente è caratterizzato da un portale gotico e feritoie, mentre all’interno il pavimento, interamente ricavato nella roccia naturale, denota un carattere rupestre, tipico degli eremi. Negli anni ’60 si racconta che vi fosse venerata un’immagine della Madonna scolpita nella pietra, purtroppo trafugata, che diede il nome al santuario. Tale rappresentazione è estremamente interessante se si considera il culto di Cibele, madre terra nel mondo frigio, rappresentata da una pietra nera.
All’interno della chiesa, sulla parete verso monte, era rappresentato il Giudizio Universale, commissionato da Giulio Cesare da Varano, Signore di Camerino e francescano, che spesso veniva a pregare in queste terre durante la seconda metà del ‘400. L’affresco, successivamente staccato e portato nella nuova Chiesa di San Martino, è attribuito a Cristoforo di Jacopo di Marcucciola, discepolo di Bartolomeo di Tommaso. L’opera è articolata su tre fasce: nella fascia inferiore sono rappresentate la Resurrezione dei morti, l’Ascesa degli eletti e le Scene infernali; la fascia centrale è divisa in due parti da una porta chiusa ai cui lati si trovano S. Paolo e S.
