La Basilica di Santa Maria in Trastevere è una delle chiese più antiche della capitale e sorge nel cuore del rione Trastevere. È molto probabilmente il primo luogo del culto cristiano edificato a Roma e, certamente, il primo in assoluto ad essere dedicato alla Vergine. La basilica costituisce il cuore e il punto di riferimento storico del quartiere, un monumento di grande fascino e richiamo per i turisti e i pellegrini della città di Roma.
Origini Leggendarie e Fondazione
La storia della sua costruzione è lunghissima e la sua fondazione risale alla metà del IV secolo, quando Papa Giulio I (341-352) costruì una basilica "trans Tiberim", molto probabilmente presso un'importante memoria del pontefice Callisto, martire del III secolo. La chiesa fu eretta da San Giulio I nel 340 sull’oratorio fondato da Papa Callisto I nel III secolo, tanto che la chiesa fu chiamata Titulus Calixti
fino al VI secolo, quando poi fu dedicata a Santa Maria ad fontem olei
, poi divenuta Santa Maria Transtiberim
.
La leggenda narra che la basilica fu innalzata sul luogo dove, nel 38 a.C., dal terreno fuoriuscì uno zampillo di olio, la divina fons olei
: un segno premonitore della venuta di Cristo, l’Unto del Signore. Questo episodio fu spesso messo in dubbio e denigrato come fons olidus
(ovvero puzzolente, maleodorante), ritenendo che la fuoriuscita del liquido si dovesse attribuire alle condotte dell’Acquedotto Alsietino, che con acque non potabili e limacciose riforniva la vicina Naumachia di Augusto. Tuttavia, se così fosse stato, il fenomeno si sarebbe dovuto ripetere altre volte ma ciò non risulta. Esistono, invece, numerosi indizi di emissioni gassose e petrolifere avvenute sia durante l’edificazione della Basilica sia nel corso della costruzione dei muraglioni del Tevere. L’evidenza storica e geologica supporta, pertanto, l’ipotesi secondo cui la Fons Olei
fu originata da una filtrazione di petrolio eccezionale, unica nel suo genere. La presenza della Taberna meritoria
, l'ambiente in cui abitualmente si riunivano i legionari a riposo, nel luogo dove sorge la chiesa, testimonierebbe che l'edificio voluto da papa Callisto I fu costruito sui resti di un preesistente edificio di epoca romana.

Evoluzione Architettonica e Restauri Nel Tempo
Nel corso dei secoli, la Basilica di Santa Maria in Trastevere ha subito numerosi interventi e modifiche. Notevoli furono i restauri che si susseguirono a partire dall'VIII secolo, come quello voluto da Adriano I (772-795), che fece aggiungere le navate laterali e completò la chiesa con decori e preziosi arredi. Nel IX secolo, Papa Gregorio IV (827-844) apportò profondi mutamenti: sopraelevò il presbiterio di circa un metro e mezzo rispetto al piano della navata, sistemando i banchi del clero lungo il muro dell'abside davanti alla quale pose l'altare maggiore. Egli costruì davanti una recinzione aperta al centro per consentire ai fedeli la vista del celebrante. L'altare fu coperto da un ciborio e sotto di esso fu scavata la cripta, dove furono poste le spoglie dei martiri Callisto I, Calepodio e Cornelio (qui traslate già nell'VIII secolo), venerati attraverso la fenestella confessionis
aperta al centro fra le due rampe di scale che permettevano l'accesso al presbiterio. Il papa, inoltre, fece costruire la schola cantorum
, la cappella della Natività e un monastero per il clero addetto alla chiesa.
La struttura architettonica attuale risale alla ricostruzione effettuata tra il 1138 e il 1148 per volontà di Papa Innocenzo II (1130-1143), appartenente alla famiglia trasteverina dei Papareschi, che, dato lo stato di deterioramento in cui verteva la struttura, decise di riedificarla. La nuova chiesa venne costruita in stile romanico, utilizzando materiali di spoglio provenienti dalle Terme di Caracalla (o forse dall'Iseo Campense), come i capitelli, le colonne di granito e le basi di alcune colonne della navata. Innocenzo II aggiunse il transetto e rinnovò l'abside, che fece ornare con splendidi mosaici. Il pontefice morì prima che l'edificio venisse completato, ma lasciò i mezzi economici necessari per condurre a termine i lavori, che furono portati a compimento dal suo successore, Eugenio III, il quale fece edificare anche il campanile romanico, tutt'oggi visibile.
Ulteriori abbellimenti e aggiunte risalgono ai secoli XVI e XVIII. Nel 1500 il cardinale Marco Sittico Altemps, su progetto di Martino Longhi il Vecchio (1580-85), fece realizzare la cappella della Madonna della Clemenza. Nel 1702, Papa Clemente XI fece edificare il portico e modificare la facciata, su progetto di Carlo Fontana. Tra il 1866 e il 1877, durante il pontificato di Pio IX, la chiesa fu sottoposta a restauro dall’architetto Virginio Vespignani, che mantenne inalterate le antiche forme romaniche, ricreò i mosaici pavimentali cosmateschi caratteristici del XIII secolo e apportò modifiche alla facciata, alle pareti e alla pavimentazione. Probabilmente fu proprio in occasione di questo restauro che venne sostituito l’antico orologio a sei ore con l’attuale orologio a dodici ore.
L'Architettura Esterna
La Basilica di Santa Maria in Trastevere presenta una facciata a salienti del XII secolo, caratterizzata da tre grandi finestre centinate, aperte nel XIX secolo. La facciata è preceduta da un portico progettato da Carlo Fontana (1702), articolato in cinque arcate e inquadrato da due paraste e quattro colonne di granito di ordine ionico. Al di sopra, una balaustra è impreziosita da statue a tutto tondo di quattro pontefici: San Callisto, San Cornelio, San Giulio e San Pietro. Sotto il portico d’ingresso sono murati numerosi pezzi archeologici in marmo, tra cui iscrizioni, plutei, pannelli decorativi e sarcofagi, che costituiscono un’importante raccolta di materiale archeologico, definibile il primo museo epigrafico cristiano, che prelude ai tesori artistici conservati all’interno. Fino alla fine dell’Ottocento, nel portico si potevano ancora vedere armi e spiedi, poiché, secondo una tradizione, quando un "bullo" decideva di cambiare vita, depositava le sue armi in Santa Maria in Trastevere.

Il Mosaico della Facciata e il Campanile
Il coronamento orizzontale a guscio della facciata presenta una splendida decorazione musiva, risalente al XIII secolo e opera di maestranze romane, raffigurante Maria in trono che allatta il Bambino (iconografia della Madonna del Latte), affiancata da dieci donne (cinque per lato) recanti lampade: otto accese, a simboleggiare la verginità, e due spente, tra le mani di donne velate, forse vedove. Questo mosaico del Vasari è attribuito a Cavallini. La facciata è coronata da un frontone, affrescato nel XIX secolo dal pittore romano Silverio Capparoni in uno stile che evoca l’arte tardo-gotica, con un disegno che raffigura il Salvatore seduto sul trono tra sette candelabri, due angeli inginocchiati, i simboli dei quattro evangelisti e, ai suoi piedi, la figura di Pio IX.
Altro elemento importante è il campanile in stile romanico, costruito nella prima metà del XII secolo. La struttura, a base quadrata (h. 20 m), è costituita da un alto basamento sul quale si impostano i quattro ordini superiori: il primo piano scandito da trifore a pilastro, il secondo e il terzo da doppie bifore su colonnine, il quarto da trifore su colonnine. All'interno custodisce quattro campane datate 1580, 1600, 1667 e 1772. Arricchito da un’edicola con un mosaico su fondo oro rappresentante la Madonna con il Bambino, sulla sua cima è presente un altro mosaico tardo medievale della Madonna col Bambino.
L'Architettura Interna
L’interno è una delle più riuscite architetture del secolo XII, permeata da un classicismo che le aggiunte cinque-seicentesche e ottocentesche non hanno alterato. L'interno si presenta a pianta basilicale a tre navate, divise da ventidue colonne antiche di granito egiziano, di vario diametro, con basi e capitelli ionici e corinzi, probabilmente provenienti dalle Terme di Caracalla (o forse dall'Iseo Campense). Le colonne sorreggono una trabeazione continua, costituita da elementi romani di spoglio, che prosegue sulla controfacciata. L’arco trionfale, sostenuto da due colonne di granito con capitelli corinzi e trabeazione classica, inquadra il transetto, notevolmente rialzato rispetto al piano delle navate, dove è posto l'altare, incorniciato e protetto dal ciborio.

Dettagli Artistici e Architettonici Interni
- Pavimento: Il pavimento di tipo cosmatesco, realizzato dal Vespignani e che ricalca perfettamente il precedente realizzato dalla bottega dei Cosmati, si ammirano grandi ruote di porfido e breccia verde. Quattro colonne di porfido sorreggono il ciborio.
- Soffitto: Notevole è la ricchezza di elementi architettonici e marmi antichi. A colpire l’attenzione dello spettatore è, senza dubbio, il grandioso soffitto ligneo a cassettoni mistilinei dorati e dipinti, eseguito su disegno del Domenichino (1617), che dipinse anche l’immagine centrale dell’Assunta al centro di un ottagono.
- Tabernacolo: All’inizio della navata, sul lato destro, è situato un Tabernacolo marmoreo per Oli Santi, realizzato nel XV secolo con fine bassorilievo prospettico da Mino da Fiesole.
- Affreschi: Alle pareti della navata affreschi dei Santi Martiri coevi alla decorazione sul fronte dell’arco (1870).
Le Cappelle Laterali
La grande ricchezza degli ornamenti corrisponde alla variata architettura delle cappelle laterali:
- Cappella di Santa Francesca Romana (o Bussi): La prima cappella nella navata destra, realizzata tra il 1721 e il 1727 su disegno di Giacomo Onorato Recalcati, e terminata da Filippo Ferruzzi e Francesco Ferrari.
- Cappella del Santissimo Crocifisso: La terza cappella nella navata destra, costruita nel 1652 per volontà del cardinale Francesco Cornaro ma ristrutturata alla fine del XIX secolo dal cardinale Francesco di Paola Cassetta. Qui vi è collocato un Gesù Cristo crocifisso del XV secolo, in legno intagliato policromo, di ambito romano. La datazione del Crocifisso è stata stabilita dall’esame con radiocarbonio tra la fine del XIII e il XIV secolo.
- Cappella di San Girolamo (o Ávila): La quinta cappella, definita uno dei più complessi e singolari monumenti romani. Nel 1678, Pietro Paolo Avila affidò il compito di restaurare la cappella di famiglia al pittore reatino Antonio Gherardi, il quale si improvvisò architetto. Sfruttando la conoscenza dei due principali protagonisti del barocco romano, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini, realizzò una sorta di
teatrino sacro
o galleria prospettica che ingigantisce la pala di S. Girolamo, il santo a cui è dedicata la cappella, dipinto da lui stesso nel 1686. Le nicchie poste ai lati contengono gli eleganti sepolcri dei membri della famiglia. L’invenzione più incredibile è costituita dalla cupoletta al centro della volta, dalla quale fuoriescono quattro angeli che sembrano portare in volo una lanterna, composta da sottili colonnine di stucco, su cui posa un secondo cupolino, più alto, con al centro la Colomba dello Spirito Santo. - Cappella della Madonna di Strada Cupa (o del Coro d’Inverno): Dal transetto destro si accede a questa cappella, realizzata nel 1625 su progetto del Domenichino. All’interno si conserva, presso l’altare, la
Madonna con Gesù Bambino e S. Giovannino
, detta anche Madonna di Strada Cupa in quanto l’immagine sacra, secondo la tradizione, era dipinta su un muro ai piedi di San Pietro in Montorio, in una strada scarsamente illuminata e per questo motivo denominataStrada Cupa
. - Cappella della Madonna della Clemenza (o Altemps): Dal transetto sinistro si accede a questa cappella, eretta tra il 1584 e il 1585 per il cardinale Marco Sittico Altemps da Martino Longhi il Vecchio. La cappella è decorata con dipinti e stucchi che rappresentano le Storie della Vita della Vergine Maria e dei Quattro Evangelisti, eseguiti tra il 1588 e il 1589 da Pasquale Cati. Sull’altare è collocato il celebre dipinto raffigurante la
Madonna con Gesù Bambino in trono con angeli
, un encausto su tavola di ambito romano risalente alla seconda metà del VI secolo, un preziosissimo esemplare dalla rigida frontalità e i colori smaglianti.
I Mosaici: Capolavori del Medioevo Romano
L’abside è un vero gioiello dell’arte musiva e ospita una ricchissima e famosa decorazione.
Mosaici Absidali del XII Secolo
La decorazione del catino e dell’arco trionfale risale agli anni 1140-1143. Al centro dell’arco trionfale è presente il Monogramma cristologico, ovvero la croce con le lettere greche alfa e omega, simbolo di Gesù che è inizio e fine dello spazio e del tempo. Ai lati vi sono i sette candelabri che rappresentano le sette chiese di cui parla l’Apocalisse, in pratica tutta la Chiesa. Nella parte superiore è raffigurato il tetramorfo, ovvero i quattro simboli degli Evangelisti: il Leone per Marco, l’Angelo per Matteo, l’Aquila per Giovanni e il Toro per Luca.
Nel registro superiore sono raffigurati in trono Gesù Cristo e Maria, affiancati, partendo da sinistra, da Papa Innocenzo II con il modellino della basilica in mano, San Lorenzo e San Callisto, mentre a destra vi sono San Calepodio, San Giulio, San Cornelio e San Pietro. Al di sopra della testa di Cristo appare la dextera Dei
, ovvero la mano di Dio
, che stringe la corona di alloro con cui coronerà il capo del Figlio. Gesù e Maria, inoltre, mostrano dei cartigli recanti iscrizioni in latino dal Cantico dei Cantici. L'iconografia del catino absidale è probabilmente allusiva alla grande processione che nel Medioevo si teneva a Roma la notte dell'Assunta.
Al di sotto della scena principale, dodici pecore, simbolo degli apostoli, convergono verso Cristo, con l'iscrizione ...come l’edificio primitivo fu rinnovato da papa Innocenzo II
, a testimonianza della committenza.

I Mosaici di Pietro Cavallini (Fine XIII Secolo)
Circa 150 anni dopo, tra il 1291 e il 1296, l’artista Pietro Cavallini, su commissione del cardinale Bertoldo Stefaneschi, completò la decorazione nella parte inferiore dell’abside con il ciclo musivo raffigurante le Storie della Vergine
. Questo ciclo è costituito da sei riquadri raffiguranti la Nascita della Vergine, l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio e il Dormitio Virginis (Morte di Maria). Successivamente, l'artista aggiunse un altro mosaico che rappresenta il committente cardinale Bartolomeo Stefaneschi, attorniato da San Pietro e San Paolo, offrire in dono alla Vergine i mosaici.
Le Storie della Vergine sono considerate il capolavoro di Pietro Cavallini, protagonista di un’autentica rivoluzione verso il naturalismo. Abbandonando la staticità bizantina, Cavallini conferisce movimento e umanità ai personaggi, mostrando una nuova sensibilità pittorica che matura negli ultimi due decenni del XIII secolo. I mosaici di Cavallini mostrano un uso consapevole del chiaroscuro per dare risalto alla volumetria delle figure e la costruzione in assonometria degli elementi architettonici. Lo sfondo è ancora un uniformante fondo aureo, di chiara derivazione bizantina, ma rispetto agli esempi costantinopolitani vi è un’impostazione nuova, senza più quella ieraticità e fissità che caratterizzava l’arte bizantina. La tecnica del mosaico con Cavallini tende ad adeguarsi a quella dell’affresco, usando filari di tessere minute per ottenere la stessa fluidità della pennellata.
Organi Musicali e Tradizioni Communitare
Organi Storici
- Organo Testa: In
cornu Epistulae
trova posto un organo del 1702 costruito dall'organaro romano Filippo Testa, in sostituzione di un precedente strumento cinquecentesco. - Organo Mutin Cavaillé-Coll: In
cornu Evangelii
c'è un organo del 1911 della casa francese Mutin Cavaillé-Coll.
Il Pranzo di Natale con i Poveri
Ogni anno, nella navata centrale della Basilica, il giorno di Natale si prepara il pranzo con i poveri. È un'importante tradizione organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio dal 1982, quando un piccolo gruppo di persone bisognose e di anziani del Rione, circa 20 persone, fu accolto attorno alla tavola della festa di Santa Maria in Trastevere.
Gli Edifici Circostanti e la Piazza
Casa dei Canonici e Palazzo di San Callisto
A destra della basilica sorge la Casa dei Canonici di S. Maria in Trastevere, fatta costruire da Gregorio IV nell’828 per i canonici della chiesa. L’edificio subì numerose modifiche e fu completamente ristrutturato nel Seicento. Su Piazza di S. Maria in Trastevere, a sinistra della basilica, è situato il Palazzo di S. Callisto, costruito, secondo la leggenda, sulla casa romana di Papa Callisto I. L’edificio fu ristrutturato da Eugenio IV nel 1434 e successivamente da Paolo V intorno al 1618, secondo un progetto di Orazio Torriani. Restaurato ulteriormente nel 1854 sotto il pontificato di Pio IX, fu requisito dallo Stato Italiano dopo il 1870, ma la Santa Sede ne rientrò in possesso nel 1907.
La Fontana di Piazza Santa Maria in Trastevere
Al centro di Piazza di S. Maria in Trastevere sorge una fontana che, secondo la tradizione, è la più antica di Roma, risalente, nella forma originaria, all’epoca di Augusto (I secolo a.C.) e qui sistemata per volere di Niccolò V per il Giubileo del 1450, alimentata dall’Acqua Alsietina. Il primo restauro, probabilmente realizzato dal Bramante alla fine del Quattrocento, fu voluto da Giovanni Lopez di Valenza. Nel 1604 vi fu l’intervento realizzato da Girolamo Rainaldi, quando la fontana venne alimentata dall’Acqua Felice. La fontana originaria, però, non si trovava nella posizione attuale, bensì all’estremità della piazza opposta alla basilica: autore dello spostamento fu Gian Lorenzo Bernini nel 1658, su commissione di Alessandro VII Chigi, in occasione del quale la fontana venne alimentata dal nuovo Acquedotto Traiano-Paolo e aumentata la dotazione. La fontana attuale è la conseguenza di una ricostruzione del 1692.

Informazioni per la Visita
La Basilica di Santa Maria in Trastevere è situata nella piazza omonima del quartiere Trastevere di Roma. È possibile visitarla gratuitamente tutti i giorni dalle 7:30 alle 21:00. Il suggerimento è quello di non perdere l’occasione di esplorare anche la suggestiva zona di Trastevere, caratterizzata da un’atmosfera bohèmien, ricca di piccole chiese medievali e negozi di artigianato. Nelle vicinanze si trova anche il Gianicolo, considerato l’ottavo colle di Roma, e Villa Farnesina, uno degli edifici più maestosi del Rinascimento romano.
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