L'opera pittorica raffigurante l'Immacolata Concezione tra i santi Carlo Borromeo e Felice rappresenta un fulcro artistico di notevole rilievo nel contesto del Monregalese. La tela, caratterizzata da un'atmosfera espressiva e stilistica raffinata, si inserisce in un fitto reticolo di devozione e committenza che lega la città di Mondovì alle dinamiche artistiche venete e lombarde del Settecento.
L'opera di Mattia Bortoloni a Mondovì
Su una soffice corona di nubi attorniata di putti e angeli, appare la delicata Vergine Immacolata, con la corona di dodici stelle, le mani devotamente incrociate sul petto, tutta avvolta in un manto azzurro acceso. La scena è ambientata in uno spazio terreno, dove i santi poggiano su un piano segnato da un gradino; un angelo regge un libro aperto sul quale spicca il motto Humilitas e una colonna delimita lo spazio sul lato sinistro.
L'attribuzione a Mattia Bortoloni risale a Nino Carboneri (1971), che ne ha sottolineato l'evidente carattere veneto. A confermare l'ipotesi è soprattutto la presenza dell'artista a Mondovì, chiamato a dipingere la gran volta del santuario di Vicoforte ai tempi del vescovo Carlo Felice San Martino di Castelnuovo, committente della tela per la propria cappella nella cattedrale.

Iconografia e personaggi della tela
La composizione descrive minuziosamente le figure sacre:
- La Madonna: con le mani giunte al petto, il capo coronato di stelle e gli occhi bassi, emerge da un banco di nubi intorno al quale volteggiano putti e cherubini. In alto, sulla testa della Vergine, compaiono la Colomba dello Spirito Santo ed il Padre Eterno.
- San Felice: posto in basso a destra, è vestito con armatura all'antica (lorica anatomica e mantello), con lancia nella mano destra, palma del martirio ed elmo ai suoi piedi.
- San Carlo Borromeo: rappresentato a destra, vestito della porpora cardinalizia, in ginocchio in atteggiamento di preghiera.
Cronologia e contesto artistico
Il vescovo Carlo Felice San Martino diede disposizione di costruire la propria cappella nel 1749, quando ormai le navate laterali della nuova cattedrale erano quasi completate. Nino Carboneri ipotizza che la pala fosse in quel momento già pronta. Già nel 1748, infatti, il pittore Mattia (o Matteo) Bortoloni era tornato in Lombardia per realizzare gli affreschi nel castello Visconti di Brignano Gera d'Adda. È logico assegnare il lavoro ai due momenti di permanenza a Vicoforte: nel 1746, allorchè realizzava la cupola del santuario, e nel 1748, quando dipinse nel refettorio del vicino monastero cistercense.
Visita guidata alla cupola del Santuario di Vicoforte
La Collegiata di San Martino della Briga e il territorio
Il culto di San Martino, vescovo di Tours (316-397), è profondamente radicato nel territorio del Monregalese e dell'alta val Roya. Lo sviluppo plebano in quest'area è legato alla diffusione della predicazione benedettina. Un'ipotesi di fondazione della chiesa di San Martino della Briga si basa sull'intitolazione al Santo, che avrebbe soggiornato presso l'isola della Gallinara, diffondendo il cristianesimo nelle valli adiacenti.
Evoluzione della Diocesi e giurisdizione
Il territorio, attualmente incluso nella diocesi di Nizza, ha subito diverse variazioni giurisdizionali:
| Periodo | Diocesi di appartenenza |
|---|---|
| Dal 690 circa | Diocesi di Ventimiglia |
| 1337 | Vescovado di Sospello (Bolla papale) |
| 1472 | Ritorno alla Diocesi di Ventimiglia |
| 1817 | Diocesi di Cuneo |
Per quanto riguarda San Martino della Briga, un'iscrizione del 1234, collocata come architrave della porta laterale, può essere ricollegata a una prima edificazione della chiesa originaria e al successivo ampliamento in chiesa collegiata.
Il sistema delle cappelle e degli altari
La chiesa collegiata costituisce una matrice dell'attività canonicale e dei lasciti fondativi. Entro lo spazio sacro della collegiata di San Martino si distinguono diversi altari e cappelle di grande valore storico:
- Cappella del Calvario: di proprietà della famiglia Lanteri, dotata di una pala che illustra la Crocifissione, vicina all'influenza pittorica ligure del Cinquecento.
- Cappella dei Santi Michelangelo e Caterina d'Alessandria: fondata nel 1620 dai fratelli De Boeri, legata alla compagnia dei pastori della Briga.
- Altare Maggiore: cappella dei Conti Lascaris-Ventimiglia, ospitava le sepolture di Teodoro e Bernardino Lascaris.
- Cappella dell'Immacolata Concezione: fondata dalla comunità per un voto contro la peste (1525). Nel 1641 il canonico Giacomo Fenoglio ne cambiò l'intitolazione, affiancandovi i santi Sebastiano e Carlo Borromeo.
- Cappella di Nostra Signora delle Nevi: dotata di un trittico commissionato all'artista Sebastiano Fuseri (1507), attivo nel monregalese.

Assetto insediativo e frazioni di Briga Alta
Le clausole del Trattato di pace del 1947 consegnarono alla Francia il centro montano del paese storico, mentre tracciarono il confine italiano sul crinale delle Alpi, dove si estendevano le frazioni alpine di Briga, oggi Briga Alta. Il comune è composto dagli insediamenti di Carnino, Upega e Piaggia.
I pascoli di questi luoghi sono assai antichi, con tracce di insediamenti protostorici sia al Bosco delle Navette sia al passo della Mezzaluna. Una sentenza del 1162 attesta l'organizzazione comunitaria dei luoghi, citando già tra gli abitanti le famiglie dei Cotta e degli Alberti. Le tre frazioni presentano chiese ottocentesche a una navata:
- Piaggia: chiesa dedicata a San Giacomo maggiore, edificata a metà Ottocento.
- Upega: chiesa di Sant'Anna, originata da una cappella dei primi del Settecento.
- Carnino: chiesa di San Rocco (Carnino inferiore), con notizie di un restauro nel 1883.
Questo tessuto devozionale e insediativo testimonia una ricchezza economica e spirituale notevole, restituita sul territorio attraverso dotazioni e strutture che ancora oggi definiscono l'identità del Monregalese e delle valli alpine.