Biografia di Immacolata Capone: L'Imprenditrice della Camorra e il suo Assassinio

Immacolata Capone è stata una figura emblematica nel panorama criminale campano, distinguendosi come imprenditrice e fiduciaria degli interessi economici del potente clan Moccia. La sua biografia è profondamente intrecciata con dinamiche di potere, affari illeciti e tragici eventi, culminati nel suo omicidio e in quello del marito.

Ritratto generico di una donna in un contesto imprenditoriale, con sfondo che evoca dinamiche legali/criminali

Chi era Immacolata Capone e il suo ruolo nel clan Moccia

Immacolata Capone svolgeva un'intensa attività di imprenditrice nei comuni di Casoria e Afragola. Nel corso della sua ascesa, aveva assunto un ruolo chiave come fiduciaria degli interessi economici del clan Moccia. Era considerata un vero "ras del movimento terra" e, secondo alcune fonti, ricopriva anche la posizione di "prima dama di compagnia e guardia del corpo" di Anna Mazza, nota come la "vedova nera della camorra".

Immacolata Capone era la titolare della ditta Motrer, operante nel settore del movimento terra. Aveva rilevato questa azienda dal marito, Giorgio Salierno, e in un paio d'anni l'aveva portata al successo, trasformandola da un'impresa sull'orlo del fallimento a un'attività di primo piano. La sua capacità manageriale e il suo "potere corruttivo" erano ampiamente riconosciuti. Tuttavia, nel periodo precedente il suo omicidio, la donna non disdegnò di stringere rapporti economici anche con altre organizzazioni camorristiche, come i clan Verde e i Casalesi, e in particolare il clan Zagaria di Casal di Principe. Questa sua tendenza a estendere i legami criminali al di fuori dell'orbita dei Moccia e la sua ambizione a realizzare un "salto di qualità" autonomo, intrapreso senza il consenso o la condivisione con i clan di riferimento, avrebbero poi giocato un ruolo cruciale nel suo destino.

Mappa dell'area nord di Napoli (Afragola, Casoria, Sant'Antimo, Caivano)

Il Contesto Familiare: L'omicidio di Giorgio Salierno

La vicenda di Immacolata Capone è indissolubilmente legata a quella di suo marito, Giorgio Salierno, anche lui figura di spicco e vertice del clan Moccia, uomo fedelissimo di Luigi Moccia in persona. Salierno era stato arrestato e condannato assieme a Luigi Moccia, accusato di aver corrotto un carabiniere della DIA per scoprire il nascondiglio di un boss rivale, Pasquale Galasso, con l'intento di ucciderlo. Dopo aver scontato otto anni di carcere, Salierno tornò alle cronache giudiziarie per aver gambizzato un uomo ritenuto il presunto amante della moglie. La sua carriera criminale terminò tragicamente il 18 dicembre 2003, quando fu rapito, torturato e ucciso. Il suo corpo venne ritrovato in una chiesa sconsacrata, la Madonna del Terremoto, nelle campagne tra Caivano e Afragola, finito con un colpo alla nuca.

L'Assassinio di Immacolata Capone: I Fatti del 17 Marzo 2004

Tre mesi esatti dopo l'uccisione del marito, il 17 marzo 2004, Immacolata Capone, all'età di 37 anni, cadde vittima di un agguato. Nel pomeriggio di quel giorno, nella centralissima via Roma a Sant'Antimo, la donna si trovava alla guida del suo potente SUV, una Toyota Rav 4, quando si accorse di essere seguita. Tentò una disperata fuga, cercando scampo prima alla guida del veicolo e poi nascondendosi all'interno di un esercizio commerciale. Nonostante i suoi tentativi di sfuggire ai sicari e di evitare numerosi proiettili, fu raggiunta dal killer che le esplose contro sette colpi di pistola, di cui cinque alla schiena e due alla nuca. Secondo alcune ricostruzioni, vennero esplosi complessivamente una quindicina di colpi calibro nove.

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Le Indagini e la Svolta del DNA

L'omicidio di Immacolata Capone rimase un "cold case" per oltre quindici anni, avvolto nel mistero. La svolta nelle indagini giunse grazie al progresso delle metodologie scientifiche, in particolare nell'analisi del DNA.

Durante le fasi concitate dell'omicidio, il killer aveva perso un cappellino che indossava al momento dell'esecuzione. Questo reperto fu sequestrato nelle immediate adiacenze del luogo del delitto. A distanza di anni, gli esperti della scientifica riuscirono ad analizzare il cappellino e ad isolare parte di un capello, il cui DNA fu confrontato con le banche dati. L'analisi accertò la presenza del DNA di Michele Puzio su più punti del cappellino.

Michele Puzio, conosciuto come "Michelino", boss di primo livello del clan Moccia e già condannato per reati camorristici, fu individuato come il killer. Ulteriori accertamenti smentirono un potenziale alibi presentato dall'indagato. Il 22 marzo 2024, gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna diedero esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti di Michele Puzio. Fu gravemente indiziato per il reato di concorso nell'omicidio di Immacolata Capone, aggravato dalla finalità di agevolazione di associazione di stampo camorristico e dai reati in materia di porto d'armi.

I Moventi: Tradimento e Nuove Alleanze

Secondo la ricostruzione accusatoria, l'omicidio di Immacolata Capone è da inquadrarsi nella decisione del clan Moccia di "punire" la donna. I moventi sarebbero stati molteplici e interconnessi:

  • Ruolo nell'omicidio del marito: Immacolata Capone era ritenuta mandante dell'omicidio del marito Giorgio Salierno, a sua volta fiduciario fedele ai vertici del clan Moccia. Questa accusa avrebbe rappresentato un grave tradimento interno.
  • Rafforzamento di legami con clan rivali: La donna aveva stretto rapporti economici e criminali con altre organizzazioni camorristiche, tra cui i Casalesi e il clan Zagaria. Questo "rafforzamento dei legami economici criminali" con gruppi diversi dalla cosca di Afragola non era gradito ai Moccia, che intendevano impedirne l'espansione.
  • Tentativo di autonomia: Immacolata Capone, amica di Anna Mazza, prese in mano le redini degli affari del marito, ma lo fece senza ritenersi pienamente legata al clan Moccia. I suoi affari ambiziosi e il tentativo di intraprendere un "salto di qualità" autonomo, senza riferire ai vertici, avrebbero generato sospetti e la decisione del clan di stroncare la sua crescente influenza.

Le indagini hanno evidenziato che la chiave di quel delitto, rimasto a lungo nel buio, potrebbe celarsi proprio nel rapporto di affari tra la "signora Imma Capone", così come era conosciuta nel mondo dell'imprenditoria degli appalti pubblici, e il clan Zagaria, suggerendo che le sue ambizioni e le sue alleanze esterne abbiano scatenato la reazione violenta del suo clan di origine.

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