Il Timor di Dio nella Bibbia: Significato e Rilevanza

Il concetto di timor di Dio è una nozione centrale e profonda nella tradizione biblica, spesso fraintesa come mera paura o angoscia. In realtà, il timor di Dio, specialmente nella sua accezione cristiana, è un dono dello Spirito Santo che porta a una profonda riverenza, amore e sottomissione alla volontà divina, piuttosto che a un sentimento di panico.

Rappresentazione della maestà divina o di una teofania biblica

La Natura del Timor di Dio: Un Dono dello Spirito

Il timore di Dio è un dono dello Spirito che spinge a evitare il peccato e ogni attaccamento eccessivo alle cose create. È un elemento essenziale del vero culto, appartenendo all'espressione di adorazione e riverenza verso il Dio infinito e santo. Dio è certamente Padre, ma resta sempre il totaliter aliter, al di sopra di ogni merito e di ogni capacità dell'uomo di stare degnamente dinanzi a Lui.

Per rivelazione, Dio è santissimo e giustissimo, ma è anche misericordiosissimo, pieno di pietà: questa verità obbliga a respingere l'angoscia o il panico che i pagani nutrono per la divinità. Il timore di Dio, infatti, non si identifica con la paura, forse motivata dalla coscienza del nostro essere peccatori in attesa del giudizio divino, ma sottende ben altri valori per il bene della nostra vita.

Questo dono è il settimo dei doni dello Spirito Santo nella tradizionale tabella catechistica. Le parole italiane che meglio descrivono questo dono sono: meraviglia, sorpresa, incanto, sentimenti che nascono di fronte a qualcosa e a qualcuno di particolari, inaspettate, sorprendenti per grandezza, bellezza, potenza. Questo “timore”, dono dello Spirito, è anche una competenza della natura umana che si vive e si sperimenta davanti a fenomeni naturali particolarmente belli, a persone eccezionali per bellezza, bontà e coraggio, a opere d’arte incantevoli o panorami mozzafiato, che non di rado diventano strada per arrivare a Dio, come cantano i salmi: «I cieli narrano la gloria di Dio, l'opera delle sue mani annuncia il firmamento» (Sal 19,2); «che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell'uomo, perché te ne curi?».

Per la persona che non crede, il timore di Dio è il timore del giudizio divino e della morte eterna, cioè l’eterna separazione da Dio (Luca 12:5; Ebrei 10:31). Per il credente, invece, il timore di Dio è una cosa molto diversa: è una profonda riverenza per Lui. Ebrei 12:28-29 fornisce una buona descrizione di questa riverenza: «Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso, siamo riconoscenti, e offriamo a Dio un culto gradito, con riverenza e timore! Perché il nostro Dio è anche un fuoco consumante.» Questa riverenza e senso di meraviglia è esattamente il significato del timore di Dio per i Cristiani.

Il Timor di Dio nella Sacra Scrittura

Antico Testamento: Tra Timore e Amore

Spesso l'Antico Testamento è caratterizzato sotto l'aspetto del timore e il Nuovo sotto quello dell'amore. Ci si interroga: il timore esclude l'amore? Ha esagerato sant'Agostino dicendo che la differenza tra i due Testamenti è il timore (per l'Antico) e l'amore (per il Nuovo)? L'Antico Testamento privilegia forse un timore così scadente da non rientrare nell'amore? La legge del Sinai è stata data da Dio solamente per ottenere sudditi obbedienti e timorosi, o non piuttosto per far crescere figli amorosi? I profeti, prima della venuta di Cristo, hanno forse annunciato il Dio della collera, insinuando un timore che portava all'angoscia? O hanno anch'essi proclamato che i “diritti” di Dio corrispondono al diritto principale che Egli si riserva: quello di vedere gli uomini affezionati a Lui e rassicurati dal Suo amore? Se Egli puniva il Suo popolo, lo faceva semplicemente per vendicare il Suo onore o anche per premurosamente correggere, pur con forme severe, come farebbe un padre che ama e vuol essere amato?

Queste domande portano a risposte che non permettono di svilire l'Antico Testamento, anzi aiutano a vedere che l'“adempimento”, realizzato nel Nuovo Testamento, è amore e timore ben armonizzati. Nella nuova alleanza non si abolisce neanche uno iota della predicazione fondamentale dei profeti, i quali preparano l'arrivo di Cristo e la cui predicazione sul timore è quella detta all'inizio.

Se il timore rappresenta nell'Antico Testamento un valore importante, la legge dell'amore vi ha già le sue radici: i due comandamenti principali indicati da Gesù si trovano nel Deuteronomio e nel Levitico. Inversamente, il Nuovo Testamento non abroga il timore: esso permane come il fondamento di ogni atteggiamento di autentica religiosità. È fondamentale cogliere la distinzione tra il timore religioso e la paura che ogni uomo può provare di fronte ai flagelli della natura o agli attacchi del nemico (Geremia).

Nell'Antico Testamento è lo stesso YHWH che, quando appare agli uomini, non vuole terrorizzarli, ma li rassicura: «Non temere!» (Giudici; Daniele; cfr. Luca). Egli circonda gli uomini di una provvidenza paterna che veglia sui loro bisogni. Dio conforta i profeti nel momento in cui affida loro una dura missione: essi incontreranno opposizione negli uomini, ma non devono temerli (Geremia; Ezechiele; cfr. 2 Re). Quando Israele in guerra deve affrontare il nemico, il messaggio divino è ancora lo stesso: «Non temere!» (Numeri; Deuteronomio; Giosuè).

Il timore di cui parla la Rivelazione ha anche un'altra origine: si tratta del timore del castigo di Dio. Nell'Antico Testamento YHWH si rivela come giudice, e la proclamazione della legge di Mosè è accompagnata dalla minaccia di sanzioni (Esodo). Lungo tutta la sua storia, le disgrazie di Israele sono presentate dai profeti come altrettanti segni provvidenziali che riflettono il corruccio di Dio, e che divengono quindi un serio motivo per tremare dinanzi a Lui!

Nuovo Testamento: Dalla Paura Servile all'Amore Filiale

Questo specifico insegnamento biblico non può essere relegato tra gli aspetti superati nel Nuovo Testamento, perché anche lì si riconosce un posto importante all'ira e al giudizio di Dio. Tuttavia, dinanzi a questa prospettiva terribile devono tremare soltanto i peccatori ostinati, induriti nel male (Giacomo; Apocalisse). Per gli altri, che si riconoscono profondamente peccatori (cfr. Luca), ma hanno fiducia nella grazia giustificante di Dio (Romani), il Nuovo Testamento ha inaugurato un atteggiamento nuovo: non più un timore di schiavo, ma uno spirito di figli adottivi di Dio (Romani), una disposizione d'amore interiore che elimina il timore, perché il timore suppone un castigo (1 Giovanni); colui che ama non ha più paura del castigo, anche se il suo cuore lo condannasse (1 Giovanni).

Gli Insegnamenti di Gesù

Nei Vangeli Gesù insiste con sapienza nuova su Dio, presentandolo come estremamente buono, ma mai come un Padre che non sia santamente esigente tanto circa le opere da fare, quanto circa le intenzioni e i progetti, quanto ancora circa i sentimenti e gli affetti. Gesù vuole che si viva una fiducia estrema verso il Padre; ma chiede anche una vigilanza severa, sempre per onorare il Padre. Ciò vuol dire che si deve avere un giusto timore.

La Prospettiva di San Paolo

Anche Paolo e Giovanni insistono su questo tema. L'Apostolo delle genti, provando tutta la gioia e la gratitudine per l'opera di Cristo che ha rinnovato l'intera storia del mondo, sente che con la redenzione si è passati da un regime di tutela, di servitù e come di minorità a un regime di età matura e di libertà filiale. Le conseguenze più evidenti sono che si è entrati nell'era della grazia più abbondante possibile, tanto che non esiste più alcuna condanna per chi è di Cristo. Però - come l'Apostolo spiega in particolare nella Lettera ai Romani -, il cristiano non può tornare a vivere secondo la carne, perché contristerebbe lo Spirito che è in lui e ovviamente ricadrebbe nella schiavitù e nel peggior timore. Se lo Spirito significa libertà e amore autentico, il peccato, invece, ricaccia l'uomo nel tunnel del timore odioso e avvilente, se non nell'indifferenza. Paolo ricorda che «Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza.»

Il Contributo di San Giovanni

San Giovanni, nella sua prima lettera, vuole che il credente si confessi peccatore, perché questa è la prima e basilare forma di verità e libertà, ma non ammette che egli coltivi il peccato, poiché anzi deve vivere in Cristo. Vivere in Cristo è vivere nell'amore vero: e «l'amore scaccia il timore», rendendo Gesù e il credente sempre più intimi tra loro. Certo, come direbbe sant'Agostino, «nella misura in cui rimane in Cristo, uno non pecca»; ma nessuno può credersi al riparo da ogni debolezza, come non lo credeva lo stesso san Paolo.

L’apostolo Giovanni offre questa meravigliosa testimonianza che ci aiuta a comprendere il vero senso del timor di Dio: «Nell’amore non c’è timore / al contrario l’amore perfetto scaccia il timore / perché il timore suppone un castigo / e chi teme non è perfetto nell’amore» (1 Giovanni 4,18). Il pensiero dell’evangelista era partito dall’affermazione che «Dio è amore» (4,8), anzi dalla constatazione che «chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore». Ne deriva che per conoscere davvero Dio occorre amarlo. «Chi non ama non fa esperienza e chi non fa esperienza non conosce.»

Il Timor di Dio nella Teologia e nel Magistero della Chiesa

Lungo la storia della teologia ritorna spesso il tema del sano e realistico timore di Dio. Esso è visto tanto dalla sponda della debolezza umana, quanto della scrupolosa attenzione verso quel Dio che, pur comprendendo ogni fragilità, non accetta che ci si adagi in essa.

La Distinzione di Sant'Agostino

Sant'Agostino parla di un timore filiale, che è quello di chi si affatica per un progresso continuo verso la meta; e c'è un timore servile, che è quello di chi, non ancora del tutto educato all'amore, si trattiene dal male per un indistinto, ma comunque utile sentimento di paura per ciò che il male gli può procurare quaggiù e che gli potrebbe soprattutto riservare se dovesse presentarsi al tribunale di Dio.

L'Insegnamento della Chiesa

La Chiesa nel suo magistero ha sempre sostenuto che un certo timore è segno di una decisa volontà di colui che lotta per non essere vinto dal male e che, temendo le insidie della natura, prega il Padre d'essere liberato da ogni tentazione. Il timore di Dio è, dunque, principio di sapienza (cfr. Salmo 110,10) e, come dono dello Spirito, è quell'abito soprannaturale per cui il credente acquista una speciale docilità per sottomettersi alla divina volontà e percorrere da vero figlio di Dio l'itinerario mistico che conduce alla comunione con le divine Persone.

Timor di Dio come Scuola di Sapienza e Virtù

Proverbi 1:7 afferma che «Il timore del Signore è il principio della conoscenza». Fino a quando non capiamo chi è Dio e non sviluppiamo un timore riverenziale di Lui, non avremo la vera sapienza. La vera sapienza viene solo dal capire chi è Dio e che Lui è santo, retto e giusto.

Deuteronomio 10:12, 20-21 riporta le seguenti parole: «E ora, Israele, che cosa chiede da te il Signore, il tuo Dio, se non che tu tema il Signore, il tuo Dio, che tu cammini in tutte le sue vie, che tu lo ami e serva il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua, Temi il Signore, il tuo Dio, servilo, tieniti stretto a lui e giura nel suo nome. Egli è l'oggetto delle tue lodi, è il tuo Dio, che ha fatto per te queste cose grandi e tremende che gli occhi tuoi hanno viste.» Il timore di Dio è la base per il cammino nelle Sue vie, per il servizio fatto per Lui e anche per l’amore che abbiamo per Lui. Chi possiede il timore del Signore e lo vive come dono di Dio avverte di camminare sulla via che porta alla sapienza, che è il sommo della scienza, con tutte le virtù che le sono affini.

«Il timore di Dio è scuola di sapienza, prima della gloria c’è l’umiltà» (Proverbi 15,33). Sono molti i proverbi che illustrano le qualità del timor di Dio. Questo proverbio lo caratterizza come scuola di sapienza, richiamando l'invito del Siracide: «Avvicinatevi a me, voi che siete senza istruzione / prendete dimora nella mia scuola». Il timor di Dio è scuola di sapienza perché non ti consente di chiuderti su te stesso allontanandoti da Colui che solo ti può liberare dai lacci della morte. Soprattutto perché ti educa a un sano realismo, oltre che a una opportuna modestia, liberandoti da ogni forma di arroganza. Il timor di Dio ti insegna addirittura ad accettare di vivere nell’umiltà, e forse anche di accettare l’umiliazione, sempre aperto alla possibilità di avere gloria.

Gli effetti di questo grande dono includono la pace, la docilità, l’umiltà, la riconoscenza, la speranza, la temperanza; in sintesi, la pratica delle virtù cristiane.

Il Timor di Dio negli Esempi Biblici

Pietro e la Pesca Miracolosa

Vedendo le due barche cariche di pesci dopo aver gettate le reti su indicazioni di Gesù dove e quando non avrebbero dovuto raccogliere niente, come era accaduto dopo una nottata di inutile fatica, Pietro «si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore”». Questo comportamento, apparentemente strano, denota un profondo timore reverenziale. Sarebbe stato più logico ringraziare o invitare a restare per un’altra eccezionale pesca. Questo “timore”, dono dello Spirito, va chiesto, meditato e vissuto, perché davanti alla grandezza di Dio, mentre riconosciamo e confessiamo la nostra piccolezza («Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore»; «un uomo dalle labbra impure io sono»; «io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli»), siamo motivati a farne parte, come Pietro, Giacomo e Giovanni che, «tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono».

L’invito di Gesù a Pietro, «Prendi il largo!», assume un significato profondo e universale: la necessità di lasciare le reti se si vuole riempire la propria barca del buono, del vero, del bello che il timore di Dio invita a seguire. Se non avesse preso il largo, Pietro sarebbe rimasto a lavare le reti e la sua storia sarebbe stata tutt’altra. «Prendi il largo!», è ciò che chiede il Signore a ciascuno di noi: fidati, lascia le tue convinzioni, i tuoi progetti, le tue abitudini, le tue sicurezze, e anche la tua sarà tutta un’altra storia.

Pesca miracolosa, Pietro che si inginocchia davanti a Gesù

La Visione del Profeta Isaia

Una reazione identica è quella del profeta Isaia. Egli assiste a una teofania (manifestazione di Dio): «il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: “Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria”. Egli esclama: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono… eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti”». Anche in questo caso, la risposta normale sarebbe stata esultare di gioia per un avvenimento così eccezionale, ma la rezione riflette il timore reverenziale di fronte alla santità divina.

Timore di Dio vs. Timore degli Uomini

È fondamentale che ogni persona abbia timore di Dio. Senza timore di Dio, è impossibile restare in comunione con Lui, riconoscere la grazia, piacergli e ubbidirgli. Avere timore di Dio è assolutamente fondamentale nella vita cristiana. Timore di Dio significa conoscerlo per chi è, riconoscere che dipendiamo totalmente da Lui e che disubbidirgli può provocare terribili conseguenze. È avere un senso vero di chi è Dio e chi siamo noi nei Suoi confronti. La Bibbia parla moltissimo di avere timore di Dio.

Dobbiamo capire che avere timore di Dio vuol dire non avere timore degli uomini. Non è possibile avere timore sia di Dio che degli uomini, perché il timore per uno esclude il timore per l'altro. Se si ha timore degli uomini, automaticamente si è spinti a non avere un giusto timore di Dio. Se si ha un vero timore di Dio, non si può avere timore anche degli uomini.

Gesù Cristo stesso ci spiega perché dobbiamo temere Dio, anziché gli uomini: «28 E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna. 29 Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. 30 Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31 Non temete dunque; voi valete ben più di molti passeri. 32 Chiunque perciò mi riconoscerà, davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli.» Il peggio che gli uomini possono farci è farci morire, ma questo non è niente in confronto a ciò che Dio può farci. Dio non solo può far morire il corpo (cosa che gli uomini possono fare solo se permesso da Dio), ma può anche far perire l'anima nella Geenna. Gli uomini sono totalmente limitati in ciò che possono farci, e poi, quello che ci possono fare non può andare oltre a questa vita. Invece Dio può mandare anche all'inferno. Egli può punirci per tutta la vita ma anche per tutta l'eternità.

Le scritture ci esortano a temere Dio, e Dio solo, e quindi a non temere gli uomini. «Non chiamate congiura tutto ciò che questo popolo chiama congiura, non temete ciò che esso teme e non spaventatevi. L’Eterno degli eserciti, lui dovete santificare.» (Isaia 8:12-13). E ancora: «Ascoltatemi, o voi che conoscete la giustizia, o popolo, che ha nel cuore la mia legge. Non temete l’obbrobrio degli uomini, né spaventatevi dei loro oltraggi. Poiché la tignola li divorerà come un vestito e la tarma li roderà come la lana, ma la mia giustizia rimarrà per sempre, la mia salvezza di generazione in generazione.» (Isaia 51:7-8).

La Disciplina Divina e il Timor di Dio

Ebrei 12:5-11 descrive l’azione disciplinare di Dio nei confronti dei credenti. Anche se viene fatta con amore (Ebrei 12:6), tale disciplina è sempre una cosa che incute timore. Come figli, il timore della disciplina dei nostri genitori ci ha prevenuto dal compiere delle azioni malvagie. Lo stesso dovrebbe essere vero nella nostra relazione con Dio.

L'Antico Testamento più volte mostra come Dio disciplinava il suo popolo con terribile sofferenza. In libro dopo libro leggiamo di come Dio aveva mandato nemici per punire il suo popolo per la loro infedeltà. Queste lezioni sono estremamente importanti per capire come dobbiamo rapportarci con Cristo.

Il Dio dell'Antico Testamento è diverso dal Dio del Nuovo Testamento?

Anania e Saffira (Atti 5)

Anche nel Nuovo Testamento, troviamo esempi della disciplina severa di Dio. Un esempio è l'avvenimento che troviamo in Atti 5, in cui Anania e Saffira mentono sul prezzo di un campo venduto, evidentemente per apparire più generosi di quanto fossero. Pietro disse: «Anania, perché ha Satana riempito il tuo cuore per farti mentire allo Spirito Santo e trattenere una parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non rimaneva tuo? E il ricavato della vendita non era forse a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio!». All’udire queste cose, Anania cadde e spirò, e una grande paura venne su tutti coloro che udirono. Poco dopo, anche sua moglie Saffira mentì a Pietro e spirò. Dio non scherza, avevano disprezzato la Sua gloria cercando di innalzare loro stessi, e per questo Dio li fece morire all'istante.

La Cena del Signore a Corinto (1 Corinzi 11)

In 1 Corinzi 11, leggiamo della disciplina di Dio che colpì molti nella Chiesa. Paolo scrive: «26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 27 Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, 29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono.» La disciplina che Paolo menziona qui include infermità, malattie e persino la morte fisica. Questa è una disciplina severa e pesantissima.

Vivere e Trasmettere il Timor di Dio

Avere timore di Dio è conoscere Dio nella Sua grandezza e sovranità, e riconoscere che dipendiamo totalmente e assolutamente da Lui. Alla luce di questo, dobbiamo camminare con riverenza, ubbidendo a Dio e vivendo per la Sua gloria. In questo modo, il timore di Dio è qualcosa che controlla la vita: se si ha un vero timore di Dio, esso controlla ogni pensiero ed ogni decisione. Ognuno di noi ha un filtro attraverso il quale guarda la vita; se non si ha timore di Dio, si avrà timore di qualcos'altro (gli uomini, i soldi, ecc.). Avere vero timore di Dio significa fare tutto per non offenderlo e per restare in un buon rapporto con Lui, cercando di onorarlo e glorificarlo in ogni comportamento.

Il timore di Dio cambia anche il modo in cui parliamo di Lui. Uno dei Dieci Comandamenti è di non usare il nome di Dio invano, e la Bibbia comanda di glorificarlo con le parole. Quindi, avere timore di Dio vuol dire usare sempre riverenza quando parliamo di Lui. Significa anche trattare la Parola di Dio con grande riverenza, non tanto il libro fisico, ma le verità che essa contiene, stando sempre in guardia a non dire cose senza essere sicuri che siano veramente così.

L'Esempio dei Genitori

È estremamente importante trasmettere ai nostri figli il timore di Dio. Anche se non possiamo cambiare i loro cuori, dobbiamo fare il possibile per aiutarli. Prima di tutto, i figli devono vedere che i genitori stessi hanno timore di Dio, mostrando prontezza a ubbidirgli non per mera voglia, ma perché sanno che è la cosa giusta.

Un aspetto molto importante è l'atmosfera che si crea in casa e al culto. Per esempio, durante la preghiera ai pasti o la sera, e nel tempo dedicato alla lettura della Bibbia in famiglia, i bambini dovrebbero capire che è come entrare nella presenza di una persona estremamente importante. Dalla più tenera età, ogni volta che si legge la Parola di Dio, i bambini dovrebbero smettere di fare ciò che stavano facendo, sedersi in modo composto e ascoltare attentamente. L'obiettivo non è tanto che comprendano il senso della lettura, quanto piuttosto che percepiscano un senso di riverenza e timore del Dio della Bibbia.

Famiglia che legge la Bibbia con i figli, un ambiente di riverenza e apprendimento

La Bibbia è piena di esortazioni a temere Dio, mostrando che solamente coloro che hanno timore di Lui camminano bene davanti a Lui. Giosuè 24:14, 1 Samuele 12:14 e 24 sottolineano come temere Dio sia la base del rapporto con Lui e sia impossibile seguirlo senza questo timore. In numerosi Salmi leggiamo dell'importanza di temere Dio. Questo "santo timore" non ci allontana da Dio, ma ci avvicina, facendoci comprendere di più la Sua gloria e maestà e permettendoci di avere il cuore giusto nei Suoi confronti. Solamente chi veramente teme Dio può amarlo, onorarlo e adorarlo in spirito e verità.

Un vero timore di Dio è necessario per ricevere la Sua grazia. Se consideriamo in modo onesto chi è l'Eterno, l'unica vera risposta è temerlo. Qualunque altro modo di vedere Dio è un modo falso che disprezza la Sua essenza. Ebrei 12:28 ci insegna che l'unico modo accettabile di servire Dio è con riverenza e timore. Qualunque cosa fatta per Dio senza timore e riverenza non viene accettata da Lui. In Apocalisse 14, un angelo annuncia agli uomini che una parte centrale del loro dovere è temere l'Eterno, a indicare che l'unico modo per avvicinarsi a Dio ed essere accettati da Lui è temerlo.

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