Il Tabernacolo del Michelozzo: Architettura e Contesto Artistico

Le opere architettoniche e scultoree di Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi, spesso in collaborazione con artisti del calibro di Donatello, rappresentano pietre miliari del Rinascimento fiorentino. Tra queste, spicca in particolare il suo contributo al disegno di tabernacoli e edicole, dimostrando la sua maestria nella progettazione e nell'integrazione di elementi architettonici e scultorei.

Il Tabernacolo dell'Annunziata: Commissione e Realizzazione

L'importanza del tabernacolo della Madonna, o dell'Annunziata, è dovuta non solo alla sua straordinaria qualità stilistica, ma anche alla committenza di Piero di Cosimo de' Medici. Questo tabernacolo contiene il miracoloso affresco dell'Annunciazione, conferendogli un valore sia artistico che devozionale.

La storia della sua committenza ed esecuzione è molto simile a quella del tabernacolo del crocifisso di San Miniato, eseguito nel 1448 sempre da Michelozzo per Piero di Cosimo. Entrambe le opere sono state viste come l'emblema più esplicito del mecenatismo mediceo, come evidenziato da Gombrich.

Stilisticamente, il tempietto dell'Annunziata sarebbe stato ideato da Michelozzo, il quale ne avrebbe fornito i disegni, e messo in opera da Jacopo di Pagno Portigiani, come attestato dall'iscrizione sopra il cornicione del tempietto:

L. PIERO DI COSIMO DEI MEDICI FECE FARE QUESTA HOPERA ET PAGNIO DI LAPO DA FIESOLE FU EL MAESTRO CHELLA FE, MCCCCIIL.
La grata in ferro battuto che costituisce il recinto del tabernacolo è opera di Maso di Bartolomeo. La datazione del tabernacolo rientra nella prima fase (1448-49) di attività di lavori comprendenti la ristrutturazione del coretto retrostante e l'edificazione delle stanze di Piero nei locali soprastanti il tempietto e il coro.

Per rendere più certa l'ipotesi dell'intervento di Michelozzo nell'ideazione del tempietto, Saalman (1977) riporta alcuni documenti del cantiere del Duomo in cui Piero di Cosimo compra del marmo presso l'Opera del Duomo tramite Michelozzo, nominato di recente capomastro del Duomo, e Pagno per il tempietto dell'Annunziata.

Ricostruzione schematica del tabernacolo dell'Annunziata di Michelozzo

Descrizione Architettonica e Interno

Il tabernacolo si compone di un basamento, quattro colonne scanalate con capitelli corinzi, un soffitto a cassettoni e un architrave. Le decorazioni includono ghirlande, dentelli, ovoli e rosette, insieme a uno scudo araldico. Le variazioni di profondità sono quelle delle nuvole in cui si trova la Madonna; la superficie presenta lievi ondulazioni in cui sono stati scavati pochi millimetri di marmo qua e là ed è appena scalfita da segni leggeri disposti a vortice.

All'interno, entro una sfarzosa incorniciatura in stucco bianco, realizzato a imitazione del marmo e costituita da figure di angeli in una gloria di nuvole, si trova l'immagine della Madonna col Bambino. Questo dipinto è realizzato con modalità ancora trecentesche, raffigurando la Vergine a tre quarti di figura che regge il Figlio benedicente. L'edicola che contiene l'affresco è sormontata da una cornice ad arco ribassato sostenuta da mensole. La forma del tabernacolo ripete nella sua parte terminale questa tipologia, definibile come settecentesca.

Per quanto riguarda l'affresco, del quale scarse sono le vestigia originali, il Carocci lo assegna a un pittore prossimo a Taddeo Gaddi. D'altro canto, il Lopes Pegna lo attribuisce a tale Michele di Maso di Michelozzo, pittore immatricolato nell'Arte dei Medici e Speziali nel 1358, data che potrebbe essere congrua all'esecuzione del dipinto. Nel cartiglio inferiore, un curioso distico invita il passante a rivolgersi con un saluto alla Madonna:

"SALUTA DEL CARMELO LA GRAN MADRE E PIACERAI AL DIVIN FIGLIO, E AL PADRE".

La Collaborazione con Donatello e Altre Opere di Michelozzo

Nei nove anni della loro società, Michelozzo e Donatello hanno condiviso le commissioni ricevute per affrontare meglio gli impegni e dividersi i carichi del lavoro anche in base alle rispettive inclinazioni, realizzando opere a Firenze, Roma e Napoli.

Il Monumento Funebre di Baldassarre Coscia

Eletto papa nel 1410 con il nome di Giovanni XXIII, il cardinale Baldassarre Coscia appena cinque anni dopo, in occasione del Concilio di Costanza, era stato deposto e imprigionato. Venne liberato da Giovanni Bicci dei Medici, amico personale del Coscia e sostenitore della sua ascesa al papato. Nonostante la sua deposizione ufficiale, molti contemporanei continuarono a considerarlo il papa legittimo, tra questi anche Martino V, eletto papa dopo di lui nel 1417. Baldassarre Coscia morì in miseria a Firenze nel 1419 e i suoi esecutori testamentari, tra i quali Giovanni Bicci e Niccolò da Uzzano, provvidero alla sua sepoltura finanziando i lavori.

Anche la collocazione e le caratteristiche del monumento funerario comportarono parecchie controversie, ma alla fine si riuscì a trovare una soluzione. In base alle conoscenze attuali, sembra molto probabile che il progetto complessivo spetti a Michelozzo, il quale risolse con eleganza l'inserimento del monumento funebre nello spazio ristretto tra le due imponenti colonne, sviluppando una composizione in verticale. A Donatello è stata sicuramente affidata l'esecuzione della figura distesa del Coscia in bronzo dorato. La statua dell'antipapa è posta su un austero lettino sostenuto da due leoni, la testa è appoggiata su un cuscino. Veste abiti vescovili, molto eleganti e composti con cura.

Nel 1428 venne steso il contratto, firmato da Michelozzo anche a nome di Donatello. Nel documento si legge che i due artisti avrebbero dovuto terminare i lavori entro il 1 settembre del 1429. Le richieste non furono però rispettate, perché i lavori si protrassero molto più a lungo del previsto e anche per l'aspetto complessivo dell'opera i risultati non corrisposero a quanto stabilito nell'atto notarile.

Disegno o schema del Monumento Funebre di Baldassarre Coscia evidenziando la verticalità

Il Pulpito di Prato

Il progetto complessivo del Pulpito di Prato spetta a Michelozzo. È lui l'autore dell'originale soluzione architettonica del balcone con la base a tre quarti di cerchio, sostenuto dalle mensole aggettanti agli angoli e da un grande capitello in bronzo. Donatello è invece l'autore dei rilievi con gli angeli danzanti, gioiosi, eccitati e scarmigliati come in un baccanale antico. Queste figure rivelano lo studio dei sarcofagi romani ma possiedono un dinamismo e una vitalità inedite. Anche se i rilievi sono ottenuti in pannelli separati da coppie di pilastrini, la corsa dei festosi angioletti appare continua e sembra proseguire anche dentro al muro della chiesa.

Foto ravvicinata dei rilievi del Pulpito di Prato

Il Contributo di Michelozzo all'Edicola di Orsanmichele

L'edicola, posta al centro del fronte di Orsanmichele lungo via de’ Calzaiuoli, fu disegnata da Donatello e Michelozzo. Era originariamente di proprietà della Parte Guelfa e ospitava la statua bronzea e interamente dorata dello stesso Donatello raffigurante San Ludovico di Tolosa, ora al Museo dell'Opera di Santa Croce.

Rimossa questa statua anteriormente all’anno 1460, l'edicola fu acquistata nel 1463 dal Tribunale di Mercatanzia che incaricò nel 1466 il Verrocchio di realizzare un nuovo monumento.

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