Crisi del Sacerdozio, Riti Religiosi e Celebrazione nella Chiesa Contemporanea

Negli ultimi anni, in particolare nella diocesi di Modena-Nonantola e Carpi, il vescovo mons. Erio Castellucci ha proposto ai presbiteri e ai diaconi una meditazione sulle crisi dei ministri ordinati. Questo tema è particolarmente rilevante per i presbiteri, i quali sono maggiormente esposti a situazioni che possono causare stanchezza e demotivazione, spesso culminando nell'abbandono del ministero.

I. Le Crisi Presbiterali Attuali: Cause e Manifestazioni

Le crisi presbiterali odierne, specialmente in Italia e in Occidente, presentano caratteristiche diverse rispetto a quelle degli anni Settanta. Se allora gli abbandoni erano spesso clamorosi e legati a contestazioni verso la gerarchia, oggi il disagio si manifesta in modo meno evidente, ma non meno insidioso, a meno che non si cerchi pubblicità sui social media.

Indicatori di Crisi e Fattori Scatenanti

Al di là di chi lascia il ministero, esistono vari indicatori di crisi che si esprimono attraverso:

  • Malumori e ritiro quasi a vita privata.
  • Difficoltà relazionali e situazioni di disobbedienza pubblica.
  • Cattiva gestione dei beni e comportamenti impropri.

Le crisi sono spesso intrise di insoddisfazioni, problemi relazionali e un'attenuazione della passione pastorale. In questo contesto fragile, possono emergere anche forti e esclusivi interessi affettivi. Spesso, un presbitero si innamora perché già in crisi, piuttosto che andare in crisi per un innamoramento. Le cause sono molteplici:

  • Sproporzione tra energie spese e risultati ottenuti: La scristianizzazione è un fenomeno evidente in Italia, sebbene per lungo tempo si sia creduto che la fede popolare resistesse.
  • Sovraccarico strutturale: Il peso delle "cose da fare", non tutte legate all'annuncio del Vangelo, come questioni burocratiche e gestione di beni, grava sui presbiteri e, in misura maggiore, sui vescovi.
  • Fenomeno degli abusi: Nonostante sia infondato il legame con il celibato, il fenomeno degli abusi da parte dei presbiteri rappresenta una grave ferita nel corpo ecclesiale. Questo ha generato un clima di sospetto e ostilità, pesando anche sulle nuove vocazioni al presbiterato.

Questi fattori favoriscono irritazione, rabbia, lamentele e incomprensioni tra presbiteri, laici e vescovi, spingendo talvolta alla ricerca di compensazioni, alcune lecite, altre meno.

Le Crisi Presbiterali come Sintomo della Crisi Generale della Chiesa

Le crisi presbiterali sono un sintomo di una crisi più ampia che coinvolge la Chiesa nel suo complesso, la quale a sua volta risente delle crisi del mondo. La crisi della Chiesa, osservabile in tutto l'Occidente e in Italia attraverso statistiche e osservazione diretta, si manifesta in:

  • Calo nel dichiararsi credenti e cattolici.
  • Diminuzione nell'accesso ai sacramenti e nel numero dei seminaristi.
  • Ridotta partecipazione alla Messa e tenuta dei matrimoni.

Tuttavia, la crisi della Chiesa non è isolata, ma si inserisce in un contesto di crisi epocali a livello globale: economico, sanitario, sociale, ambientale e geopolitico. A ciò si aggiunge in Italia una forte crisi demografica e di civiltà, che favorisce una cultura narcisista e riduce la partecipazione al bene comune.

In questo scenario, la Chiesa non può non essere in crisi, poiché è chiamata a vivere le crisi del mondo, non a isolarsi. Dalla crisi donatista del IV secolo a quella pauperista del XII secolo, la Chiesa ha sempre lottato contro la tentazione di un "gregge selezionato", rivolgendosi a tutti. Il Concilio Vaticano II, in particolare nella Lumen gentium e nella Gaudium et spes, sottolinea come la Chiesa sia parte del "popolo di Dio" e condivida le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dell'umanità. Pertanto, un ministro di Cristo che non risentisse di queste sofferenze sarebbe un funzionario, non un pastore.

II. Strategie per Affrontare e Superare le Crisi nel Sacerdozio

Condividere le crisi e i loro effetti, come Gesù sulla croce, è un aspetto fondamentale del ministero. Questo permette di innestare il seme della risurrezione, contrastando i semi della morte. Per i presbiteri, i momenti difficili possono diventare opportunità di crescita, non di sconforto.

Il Meccanismo di Perdita d'Identità Sacerdotale

L'identità sacerdotale è continuamente messa alla prova, e una delle conseguenze più dolorose della crisi è la perdita di questa identità, dimenticando chi è il sacerdote agli occhi di Dio e a cosa è chiamato. Questa crisi è più profonda delle semplici mancanze morali, poiché affonda le radici in una confusione o crisi interiore.

Papa Benedetto XVI, nel "Gesù di Nazareth", evidenziò come la tragedia maggiore del sacerdozio sia la perdita della consapevolezza che il ministero è un cammino d'amore, non di potere. Un sacerdote può celebrare l'Eucaristia e predicare con regolarità, ma sentirsi sempre più distante da Dio e da sé stesso, sviluppando un vuoto interiore non colmabile con l'ammirazione dei fedeli o i successi pastorali.

Fasi dell'Erosione dell'Identità Sacerdotale:

  1. Allontanamento dalla fonte della vocazione: Trascurare il rapporto vivo con Dio, il fondamento della vocazione.
  2. Routine e formalismo: Esecuzione meccanica dei doveri, senza passione o impegno sincero. Le celebrazioni liturgiche possono essere corrette ma mancano di anima.
  3. Sostituzione della relazione con la funzione: Credere che il proprio valore dipenda esclusivamente dalla funzione svolta, dimenticando di essere primariamente un discepolo del Signore.

Questa crisi d'identità può portare a una profonda mancanza di significato e alla tentazione di soffocare il vuoto interiore con attivismo esagerato, dipendenze o comportamenti distruttivi. Raniero Cantalamessa osservò che senza un rapporto vivo con il Signore, anche i riti religiosi possono trasformarsi in una "droga spirituale", offrendo solo un sollievo momentaneo.

La Disintegrazione Interna e i Falsi Ruoli

La mancanza di un'identità integrata si manifesta esteriormente con l'adozione di maschere, come il "sacerdote impeccabile e pio" o l'"attivista instancabile". La paura di guardarsi dentro genera difese come la negazione dei problemi, la razionalizzazione o la fuga nell'intellettualismo. Anche il clericalismo può diventare una difesa per nascondere le debolezze, portando all'isolamento e alla riluttanza a chiedere aiuto. Questa frattura tra l'"ideale" e il "reale" genera tensione, frustrazione e un senso di falsità.

Riconquistare l'Identità: Un Cammino di Guarigione

Il cammino verso la riconquista dell'identità sacerdotale è un processo di guarigione del cuore, che, come affermato da Benedetto XVI, avviene nella comunità della Chiesa. Non basta correggere i comportamenti, ma è necessaria una trasformazione profonda che riconduca il sacerdote al senso di essere figlio amato, fratello e pastore.

Elementi Chiave per la Rinascita:

  1. Vivere amicizie significative: L'ideale stoico di camminare da soli può portare a una vita solitaria e asettica. L'amore nel celibato, come suggerito da Papa Francesco, è un dono aperto a tutti, a partire dall'esperienza di essere amati dal Signore e dalla Chiesa. Amicizie autentiche offrono una "correzione alla pari", fondamentale per non lasciare crescere difetti come fissazioni, ripicche o irritabilità, che compromettono la solidità umana e il ministero.
  2. Chiedere aiuto: Di fronte a una crisi vocazionale, l'insidia è affrontarla da soli. La fede cristiana è comunitaria, non individuale. È essenziale individuare una persona amica o un padre spirituale che possa comprendere e accompagnare, oltre al confessore. La vita fraterna tra presbiteri è il contesto più adeguato per coltivare affetti e amicizia.
  3. Individuare le vere cause della crisi: È fondamentale sostare e riflettere prima di prendere decisioni affrettate. Spesso si tende a incolpare il ministero o il celibato, ma le cause possono risiedere a un livello umano, psicologico o spirituale più profondo. Le crisi fanno parte della condizione umana, e ognuno vive una propria solitudine.
  4. Frequentare gli ultimi: Incontrare i marginali (malati, poveri, sofferenti) restituisce al ministero la sua dimensione evangelica più autentica, mantenendo i piedi per terra e ricordando che i gesti di carità, seppur irrilevanti statisticamente, sono rilevantissimi dal punto di vista del Vangelo.

La vocazione sacerdotale è un dono d'amore che Dio non revoca mai. Anche nella crisi, ogni sacerdote può ritornare all'amore originario, pregando: "Signore, tu sai tutto. Tu sai che ti amo, nonostante i miei fallimenti. Fammi essere ciò che vuoi che io sia."

La forza della vocazione

III. I Riti Religiosi e la Loro Celebrazione

Il Rito Bizantino

Il rito bizantino, talvolta erroneamente chiamato "rito ortodosso", è proprio anche di numerose diocesi cattoliche, specialmente in Europa orientale e Medio Oriente. Ha avuto come centro di irradiazione Costantinopoli. Le sue caratteristiche includono:

  • La celebrazione congiunta di battesimo, comunione e cresima al momento del battesimo.
  • Il rituale dell'"incoronazione degli sposi" nel matrimonio.
  • La presenza dell'iconostasi, un "muro" ligneo con icone dei santi, che separa la navata (per i fedeli) dal santuario (per i celebranti).
  • La Messa domenicale è solenne e con molte parti cantate, della durata di circa due ore.
  • La liturgia dei Presantificati celebrata il mercoledì e il venerdì di Quaresima.
  • L'uso di pane lievitato (pròsphora) per l'Eucaristia, preparato durante il rito della Pròthesis con un complesso simbolismo.
  • La comunione abitualmente sotto le due specie (pane e vino), ricevuta solo in bocca.

Le Bende Sacre nei Riti Antichi

Bende sacre nei riti antichi

La benda (στέϕος, στρόϕιον, ταινία, vitta, fascia, taenia) rivestiva un ruolo importante nella vita religiosa dei Greci e dei Romani fin dai tempi antichi. Era un segno di consacrazione alla divinità e le venivano attribuite virtù religiose e apotropaiche.

Usi delle Bende:

  • Bende Sacre: La Pizia di Delfo teneva una benda mentre rendeva gli oracoli. Era un attributo dei partecipanti al tiaso bacchico e adornava lo scettro di Crise (Iliade, I, 14). I Flamini Dialis avevano le vittae come segni distintivi. I vincitori di gare atletiche la indossavano come simbolo di consacrazione alla divinità. Anche le offerte e le vittime sacrificali, gli altari, i bucranî, i tripodi coragici e i vasi sacri erano adornati con bende.
  • Bende Funerarie: Erano deposte sul letto del defunto e sulla tomba stessa in Grecia, pratica frequente anche nei vasi greci e italioti.
  • Bende Nuziali: Presso i Romani, bende di lana erano usate nelle cerimonie nuziali. La sposa, prima di varcare la soglia della casa coniugale, le collocava sulla porta, e i capelli erano raccolti in trecce legate con nastri di lana.
  • Altri Usi: L'uso di bende o veli di fronte a un superiore o alla divinità si ritrova anche nel cristianesimo antico, ad esempio con S. Pietro e i martiri con le mani velate. Il velo nuziale è considerato un modo per separare la sfera del sacro da quella del profano, e il velo delle monache simboleggia le mistiche nozze con Cristo.

Il Busto di Crise: Un Esempio Artistico di Devozione

Un esempio artistico significativo è il busto in terracotta del sacerdote di Apollo Crise, modellato da Michel-Ange Slodtz nel 1740 e oggi custodito al Museo del Louvre. Quest'opera è celebre per l'intensità dei sentimenti che l'artista riuscì a imprimere alla materia. Il volto del vecchio barbuto volge lo sguardo verso il cielo, invocando Apollo, il dio a cui è devoto.

Dal 1728 al 1736, Michel-Ange Slodtz fu pensionato dell'Accademia di Francia a Roma, dove approfondì la sua conoscenza dell'arte rinascimentale e barocca.

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