L'Arcobaleno: Leggenda Biblica, Storia e Significato

Quasi tutti sanno cos'è un arcobaleno e hanno sentito alcune storie al riguardo. Da sempre oggetto di storie e leggende, fin dall'antichità l'arcobaleno è stato considerato un fenomeno atmosferico affascinante, portatore di significati speciali, legati a dimensioni ultraterrene, spirituali o fantastiche. Nella sua essenza, l'arcobaleno è un fenomeno ottico che si osserva quando la luce del sole attraversa le gocce d'acqua rimaste in sospensione nell'aria dopo un temporale, ma anche nei pressi di grandi masse d'acqua come le cascate. Le gocce, funzionando da prismi, separano i colori che compongono la luce e determinano il mirabile effetto.

L'arcobaleno è un simbolo evocativo e affascinante, universalmente riconosciuto. Non è un semplice fenomeno ottico atmosferico, ma una rifrazione, una traduzione in colori comprensibili all'essere umano della santità più alta e del ricordo dell'impegno divino a preservare la vita del mondo, e la vita dell'uomo in esso. Per la luce che emana e che si rifrange in una varietà di colori provenienti dalla stessa fonte, trasmette tranquillità e stupore. Questa luce e questi colori, che congiungono cielo e terra, per i popoli antichi erano un simbolo che collegava la trascendenza con la terra.

L'Arcobaleno nella Bibbia: Il Patto Divino

Nella Bibbia, l'arcobaleno appare per la prima volta dopo il diluvio universale che purifica e ricrea l'umanità peccatrice. Il brano biblico più famoso in cui si fa riferimento all'arcobaleno è il capitolo 9 del libro della Genesi, a conclusione della narrazione del diluvio. A partire dal versetto 8, si descrive la stipulazione di un'alleanza tra Dio, da una parte, e Noè, i suoi figli, i loro discendenti (quindi l'umanità intera) e tutti gli animali, dall'altra.

Il Diluvio Universale e il Dolore di Dio

In origine, Dio creò un'umanità che ai Suoi occhi era molto buona e vicina a Lui, ma che venne distrutta dal diluvio dopo essersi ribellata alla Sua volontà. La distruzione del mondo Lo addolorò moltissimo. Possiamo provare a immaginare quale aspetto avesse allora la terra, un tempo piena di vita e di esseri umani, dopo essere stata distrutta dal diluvio: nessun insediamento umano, nessuna creatura vivente, acqua ovunque e una devastazione totale sulla superficie delle acque. Una simile scena non era l'intenzione originaria di Dio quando creò il mondo; la Sua intenzione originale era vedere la vita su tutta la terra ed essere adorato dagli esseri umani che aveva creato. Quando l'umanità scomparve, Dio non vide ciò che aveva immaginato in origine, bensì l'esatto contrario. Il Suo cuore soffrì, faticò a dimenticare, si sentì riluttante e trovò difficile sopportare tutto ciò. Dio trasse il Suo unico conforto dagli otto membri della famiglia di Noè.

Illustrazione del Diluvio Universale con l'Arca di Noè

La Promessa di Dio e il Segno dell'Arcobaleno

Dio disse in Genesi 9:11-13: “Io stabilisco il Mio patto con voi; nessun essere vivente sarà più sterminato dalle acque del diluvio e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra”. E aggiunse: “Ecco il segno del patto che Io faccio tra Me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Io pongo il Mio arcobaleno nella nuvola, e servirà di segno del patto fra Me e la terra”. Questa semplice frase rivela i pensieri di Dio: la distruzione del mondo Lo addolorò moltissimo. Per questa ragione, Dio fece un patto con l'umanità, mediante il quale intendeva dire agli uomini di ricordare che in passato Egli aveva fatto una cosa simile e giurare loro che non avrebbe mai più distrutto il mondo in quel modo. In questo patto vediamo il cuore di Dio, vediamo che esso soffrì quando Egli distrusse l'umanità. Nel linguaggio dell'uomo, quando Dio distrusse l'umanità e la vide scomparire, il Suo cuore pianse e sanguinò.

Noè, appena uscito dall'arca con la sua famiglia, fece un'offerta o dono a Dio, che fu gradito. Presto la terra fu tutta asciutta, e Noè e la sua famiglia cominciarono una nuova vita fuori dell'arca. Ma in seguito, sentendo parlare del diluvio universale, qualcuno avrebbe potuto temere che un simile diluvio si ripetesse. Allora Dio diede qualcosa che avrebbe ricordato agli uomini la sua promessa di non inondare mai più l'intera terra: l'arcobaleno.

L'arcobaleno pur apparendo dopo la tempesta che provoca terrore e anche morte, è sempre un simbolo positivo che manifesta che Dio ama e affronta gli aspetti negativi della realtà e del cuore dell'uomo. Se necessario purifica, ma prendendosi cura delle creature cui dona la vita. Inoltre, l'arcobaleno impegna Dio a favore dell'umanità: «L'arco sarà sulle nubi, e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che sulla terra» (Gen 9,16).

Significato Simbolico-Religioso

È a partire da questa storia che l'arcobaleno si carica di un significato simbolico-religioso, anzi squisitamente teologico: è il segno della riconciliazione divina con la terra, non solo con l'umanità ma con tutta la creazione. In forza di questo patto, Noè diventa un secondo Adamo, dal quale tutti noi siamo discendenti, ma anche il testimone privilegiato della promessa divina siglata dall'arco-in-cielo: la terra e i suoi abitanti non saranno più distrutti dalla giustizia divina. Ecco perché nella tradizione ebraica questo fenomeno naturale viene salutato recitando una speciale preghiera che benedice Dio perché "si ricorda del patto, è fedele e mantiene la Sua parola".

Gli studiosi sono concordi nel ritenere che la descrizione dell'arcobaleno come «segno dell'alleanza» riprenda tradizioni o racconti o convinzioni popolari. Alcuni prendono spunto dal fatto che in Gen 9,13.14.16 si parla sempre di «arco», usando nel testo ebraico il sostantivo qešet che di solito indica un'arma, e ritengono che il retroterra sia l'immagine di un Dio guerriero. In questo caso l'arcobaleno sarebbe appunto l'arma divina, che viene deposta per non essere più impugnata (da qui l'idea dell'arcobaleno come simbolo di pace), segnando la fine dell'intervento punitivo di Dio. Tuttavia, l'autore biblico insiste piuttosto sulla sua funzione di «segno» e ciò valga soprattutto per Dio stesso, che con un antropomorfismo evidente, ha bisogno di un segno per ricordare i suoi impegni. Lo scopo è quello di sottolineare l'azione divina in favore della creazione e la situazione di dipendenza della vita di uomini e animali dalla sua provvidenza.

L'Arcobaleno come Simbolo della Gloria Divina

Immagine stilizzata dell'arcobaleno come simbolo di gloria

L'arcobaleno è anche simbolo dello splendore e della gloria di Dio. Per il profeta Ezechiele, poi, l'arcobaleno è il termine di paragone della luminosità che emana dalla gloria divina, che gli appare in una visione straordinaria e pullulante di vita, tra fiamme di fuoco e creature angeliche, tra pietre preziose e lampi di pura energia, apparizione descritta in apertura del suo rotolo profetico, il capitolo chiamato della «visione del carro». Nella visione inaugurale del libro di Ezechiele il profeta ha la percezione di una «figura dalle sembianze umane» che dagli «suoi fianchi in su mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore simile a quello dell'arcobaleno fra le nubi di un giorno di pioggia. Così percepii la visione della gloria del Signore» (Ez 1,27-28).

Allo splendore dell'arcobaleno fanno riferimento anche due passi del libro del Siracide o Ecclesiastico (che fa parte dell'Antico Testamento nella Bibbia cattolica). La menzione dell'arcobaleno si trova ai vv. 11-12 dopo il riferimento agli elementi celesti (firmamento, sole, luna e stelle) e prima di quelli meteorologici. L'accento va sulla lode e sul riconoscimento dell'opera divina: «Osserva l'arcobaleno e benedici colui che lo ha fatto: quanto è bello nel suo splendore! Avvolge il cielo con un cerchio di gloria, lo hanno teso le mani dell'Altissimo» (Sir 43,11-12). In Sir 50,7 l'arcobaleno ritorna per descrivere non la «gloria» divina, ma quella del sommo sacerdote Simone durante la celebrazione del culto nel tempio di Gerusalemme: «Come arcobaleno splendente fra nubi di gloria» (Sir 50,5-7). Lo splendore della liturgia, così esaltata dal Siracide, rimanda all'efficacia del culto e della mediazione sacerdotale per mantenere vivo il legame fra Dio e il suo popolo.

Nel Nuovo Testamento, l'Apocalisse di Giovanni, per due volte, ispirandosi al profeta Ezechiele, esprime l'irruzione del divino nella storia con il simbolo dell'arcobaleno. Il veggente vede «Colui che stava seduto era simile nell'aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile nell'aspetto a smeraldo avvolgeva il trono» (Ap 4,3). Il veggente vede un «angelo possente, discendere dal cielo» con «l'arcobaleno sul capo» (Ap 10,1). Va notato che mentre l'antica versione greca dei Settanta (III-II sec. a.C.), nel tradurre i passi dell'Antico Testamento che fanno riferimento all'arcobaleno usa il greco toxón, «arco», corrispondente all'ebraico qešet, l'autore dell'Apocalisse usa il termine proprio della lingua greca, ovvero îris, forse perché meno equivoco per i suoi lettori.

Significati Culturali e Mitologici dell'Arcobaleno

La Fisica dell'Arcobaleno - COLORIUSS#02

La comparsa dell'arcobaleno sulle nubi del cielo ha evocato negli uomini antichi di tutte le latitudini sentimenti di natura religiosa. Iris o Iride era per gli antichi greci una dea minore dell'Olimpo, messaggera degli dei e personificazione dell'arcobaleno. Figlia di Taumante (la Meraviglia) ed Elettra (lo Splendore), è sorella delle terribili Arpie. Vestita di iridescenti gocce di rugiada, è proprio per la sua luminosità cangiante che la membrana dell'occhio si chiama “iride”. Dotata di ali, pare fosse associata però prevalentemente ai messaggi funesti, mentre Omero collegava l'arcobaleno a un presagio di sventura. Nel cristianesimo medievale, un cronista del XII secolo, Goffredo da Viterbo, vedeva nei suoi tre colori principali l'immagine del diluvio universale (blu), della dissoluzione di tutte le cose nel fuoco (rosso) e della nuova creazione (verde). Una sorta di sintesi cromatica della storia del mondo.

Simbolismi Nelle Diverse Culture

  • Nella mitologia hindu l'arcobaleno è chiamato Indradhanush, con il significato di arco di Indra, il dio del fulmine e del tuono e più in generale dei temporali. Nel Tantra, si riferisce a un fenomeno denominato «corpo arcobaleno», raggiunto da coloro che spezzano i loro legami terreni per il più alto stato di meditazione.
  • Nella mitologia cinese invece l'arcobaleno viene ritenuto una spaccatura nel cielo sigillata dalla dea Nuwa attraverso pietre di sette colori differenti. L'insieme dei colori dell'arcobaleno rappresenta per i cinesi l'unione dello yin e dello yang - i due principi metafisici per eccellenza - e quindi l'armonia dell'universo e della sua fecondità.
  • Presso i druidi invece l'arcobaleno rivestiva, per la sua forma, un significato fondamentale. Molto attratti da curve archi e mezzelune come simboli dell'energia lunare e femminile, l'arcobaleno era per questo popolo un simbolo di prosperità e particolarmente bene augurante per le donne in gravidanza.
  • I nativi americani Navajo esprimono l'idea di scelta associando l'arcobaleno a una dimensione di iniziazione rituale. Nella loro cultura l'arcobaleno è rappresentato come un serpente multicolore che, venendo a contatto con un giovane coraggioso, potrebbe essere cavalcato.
  • L'arcobaleno è anche collegato al concetto della scelta: la sua forma ha infatti due estremità e come un ponte, attraversarlo significa decidere di cambiare sponda, argine, direzione.
  • In Perù l'arcobaleno era associato al culto del dio Sole e gli Inca lo raffiguravano sui loro emblemi e insegne.

L'Arcobaleno nell'Ebraismo e il Significato dei Colori

In ebraico, arcobaleno si dice qeshet, che vuol dire sia «arco» sia «varietà». Il termine rimanderebbe dunque alla pluralità di colori che lo compongono e che appaiono in cielo in forma di arco. Simbolo del patto grazie al quale non vi sarà più un'altra distruzione globale della terra, quest'arco che appare subito dopo un temporale assurge per la mistica ebraica a sintesi visiva dell'esperienza spirituale più alta, durante la quale il qabbalista vive una specie di sinestesia, ovvero un convergere di sensazioni solitamente esperite dai sensi corporei in modo separato. Qui la vista, l'olfatto e l'udito sono combinati, i colori si percepiscono come profumi e i profumi come voci angeliche.

I sette colori dell'arcobaleno, numero simbolico, rimandano a una pienezza che tuttavia non annulla la loro diversità, piuttosto la tiene insieme. Se li separassimo, l'arcobaleno svanirebbe. Ma non tutti i colori hanno qui la stessa forza simbolica:

  • Il rosso, ad esempio, nella cultura biblica rimanda al sangue, elemento fondamentale della vita, e non senza un certo realismo rimanda anche al peccato.
  • Il color porpora, simile a un violetto, che sta all'estremo opposto dello spettro, rimanda alla purificazione (la liturgia cristiana lo ha ereditato come colore della quaresima e dei riti penitenziali).
  • Il blu, invece, è tradizionalmente il simbolo del cielo e del mare, e come tale diventa il colore più «trascendente», emblema stesso dell'esperienza spirituale. Di solito è associato al bianco.
  • Il bianco nell'arcobaleno non c'è perché il bianco è luce, è perfezione e purità, dunque è sintesi di tutti i colori messi insieme, sublime punto di incontro tra umano e divino. Ecco perché il tallit, il manto della preghiera ebraica, che gli uomini indossano in sinagoga di shabbat di solito è bianco, a volte con strisce di blu o di nero: quest'ultimo per mistici è il colore dell'inchiostro cioè delle lettere della Torà, chiamate «fuoco nero su fuoco bianco».

I colori dell'arcobaleno erano presenti anche nelle vesti del sommo sacerdote, che nel tempio di Gerusalemme mediava tra cielo e terra, a favore del popolo, con sacrifici di espiazione: nel suo vestiario, prescritto da Mosè nel libro dell'Esodo, dovevano esserci il color oro, l'azzurro, la porpora, lo scarlatto (il rosso) e il lino (il bianco). L'azzurro in particolare era un colore estratto da un mollusco, e doveva comparire anche nelle frange rituali, le stesse che oggi si portano ai quattro angoli del tallit, il manto della preghiera.

L'Arcobaleno come Simbolo Moderno

Sin dai primi giorni di questa surreale e drammatica emergenza sanitaria sono comparsi sui balconi, alle finestre e sulle porte delle nostre case molti striscioni, lenzuola o disegni con l'immagine dell'arcobaleno, accompagnato dalla scritta: “Andrà tutto bene”. Un gesto di incoraggiamento collettivo, di solidarietà nazionale e, forse, inconsciamente anche una barriera simbolica, tesa cioè a tener fuori casa e fuori paese quel demone invisibile ma aggressivo che chiamiamo virus. Mentre però le bandiere nazionali con i loro colori sono simboli convenzionali, l'arcobaleno ha un'altra origine: si tratta di un fenomeno del tutto naturale, che accade solo a certe condizioni meteorologiche o climatiche, raffigurato come uno spettro di sette colori, e che viene caricato di significati culturali diversi.

Dagli anni '60 del secolo scorso, l'arcobaleno è diventato anche una bandiera, benché i suoi colori siano invertiti (i toni freddi in alto e quelli caldi in basso) rispetto all'ordine naturale. La bandiera arcobaleno fece la sua comparsa in Italia nel 1961, in occasione della prima marcia per la pace da Perugia a Assisi. Ma è stato nel 2002 che la popolarità di questa bandiera è esplosa, in seguito all'iniziativa «Pace da tutti i balconi», promossa da padre Alex Zanotelli contro la guerra in Iraq. I colori dell'arcobaleno, nell'ordine originario ma ridotti a sei, formano anche la bandiera adottata dal movimento omosessualista, a partire dagli anni '80 negli Stati Uniti. Riprendendo il tema biblico dell'alleanza con Noè, potremmo tornare a vedere nell'arcobaleno un simbolo positivo, non legato a un'ideologia ma orientato verso una promessa.

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