Il Valzer dei Sacerdoti: Riorganizzazione e Reazioni Nelle Diocesi di Trieste e Gorizia

Le diocesi di Trieste e Gorizia sono state teatro di significative "mini rivoluzioni" nella loro geografia ecclesiastica, caratterizzate da nomine, trasferimenti e l'introduzione di nuove strutture pastorali. Questi cambiamenti, spesso descritti come un "valzer" di sacerdoti, hanno generato sia riorganizzazione che, in alcuni casi, vivaci reazioni da parte delle comunità dei fedeli, riflettendo la complessità della gestione pastorale in un'epoca di sfide crescenti.

Una "Mini Rivoluzione" nella Diocesi di Trieste: Nuove Nomine e Partenze

La Diocesi di Trieste ha visto una serie di importanti riorganizzazioni, con un totale di ventidue mandati di ministero, inclusi tre cambi ai vertici di altrettante parrocchie. A questi si sono aggiunte la nomina di un nuovo vicario episcopale per i religiosi e l’attribuzione dell’incarico di rettore della neocostituita Rettoria della Adorazione eucaristica perpetua. Tali effetti sono scaturiti dai decreti sottoscritti dal vescovo Giampaolo Crepaldi.

La Crisi delle Vocazioni e l'Addio dei Francescani

Nessuno spostamento è stato "traumatico", ma la riorganizzazione è stata caratterizzata dalla necessità di far fronte alla crisi delle vocazioni. Questo problema è stato reso ancora più pressante dal fatto che i frati francescani hanno lasciato la chiesa della Madonna del Mare di piazzale Rosmini. La loro partenza nasce dall'esigenza di ripensare la distribuzione a livello nazionale dei frati francescani in conventi e monasteri, dove la presenza dei consacrati sta diminuendo anno dopo anno a causa di un ricambio generazionale pressoché inesistente. Nella regione, i frati hanno anche lasciato il santuario dell'isola di Barbana.

A risaltare, leggendo il quadro completo dei nomi scelti dal vescovo, è che il numero dei neoconsacrati è calato rispetto agli anni precedenti. Domenica 22 settembre, alle 10.30, il vescovo ha officiato la messa di saluto nella chiesa della Madonna del Mare, concelebrata anche dal parroco uscente, padre Andrea Tommasi, che dopo 15 anni ha lasciato Trieste.

«È doloroso che la nostra presenza qui si debba interrompere - ha sottolineato padre Andrea -. Si è trattato di una decisione inevitabile, motivata in primis dalla crisi delle vocazioni, che accetteremo comunque con fede e serenità. Ho già esortato i parrocchiani a non lasciarsi prendere dallo sconforto. La parrocchia della Madonna del Mare continuerà la sua vita e i semi piantati in questi anni non smetteranno di produrre frutti. I nostri laici sanno quello che devono fare, in più rimarranno anche le suore. Insomma, l’identità della parrocchia e della comunità resterà intatta».

Foto della Chiesa della Madonna del Mare a Trieste durante la messa di saluto dei frati francescani

Nuovi Parroci e Incarichi Pastorali a Trieste

Padre Andrea Tommasi è passato in servizio a San Vito al Tagliamento, e il suo posto nella parrocchia della Madonna del Mare è stato preso, a partire dall'1 ottobre, da don Valerio Muschi, precedentemente alla guida della parrocchia dei Santi Andrea Apostolo e Rita da Cascia. «Con don Valerio abbiamo collaborato spesso e ci lega un rapporto di amicizia, che faciliterà ulteriormente questo passaggio del testimone» ha spiegato padre Andrea.

Gli altri cambi ai vertici pastorali hanno interessato la parrocchia di San Giovanni Bosco, dove ha preso servizio il salesiano don Germano Colombo, già direttore del convitto universitario di Padova, e la parrocchia di San Sergio Martire, alla cui guida si è insediato dall'1 ottobre Paolo Iannacone dopo tre anni trascorsi a ricoprire lo stesso incarico alla parrocchia di San Benedetto Abate.

Correlata all'addio dei frati francescani è stata anche l'attribuzione di un incarico importante nell'ambito diocesano, quello di vicario episcopale per gli Istituti di vita consacrata, che era ricoperto dallo stesso padre Andrea Tommasi. Il vescovo ha nominato per quel ruolo padre Angelo Ragazzi, dell'ordine dei carmelitani scalzi, con decorrenza dall'1 ottobre. Continua dunque l’alternanza tra francescani e carmelitani: prima di padre Andrea, l'incarico era stato ricoperto da padre Roberto Marini, a sua volta facente parte dell’ordine dei frati carmelitani. A Don Josef Haddad Imad il vescovo ha assegnato l'incarico di guidare la Rettoria della adorazione eucaristica perpetua, con decorrenza immediata. Don Josef era vicario della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo.

I Nuovi Volti del Clero Triestino

Tra i volti nuovi del panorama diocesano, quello più noto è don Daniele Vascotto, classe 1991. Anche in questo caso ricorre il legame con la parrocchia della Madonna del Mare, alla quale il giovane neosacerdote è particolarmente affezionato per motivi familiari e dove ha celebrato la sua prima messa. L’ordinazione è avvenuta meno di tre mesi fa, il 22 giugno, nella Cattedrale di San Giusto. Dopo il diploma in elettrotecnica all’Istituto “Volta” nel 2011, aveva cominciato quella che sembrava una promettente e sicura carriera di elettricista. Nel 2013, però, la vocazione aveva preso il sopravvento e Daniele aveva deciso di entrare in seminario. In passato Vascotto era stato anche uno sportivo di buon livello, avendo giocato a calcio con la maglia del Sistiana. Il vescovo Crepaldi gli ha assegnato l’incarico di vicario della parrocchia dei Santi Andrea Apostolo e Rita da Cascia a partire dall’1 ottobre.

Dal tirocinio salesiano è arrivato don Paolo Biscotti, che ha preso servizio come vicario della parrocchia di San Giovanni Bosco. Nell'elenco dei mandati di ministero compaiono anche due diaconi: si tratta di Fulvio Marchesin, incaricato di collaboratore nella parrocchia di San Gerolamo Confessore, e di Marcos Rivas Cheliz, collaboratore nella parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo.

Ritratto del giovane sacerdote Don Daniele Vascotto

Proteste e Tensioni: Le Comunità Triestine Contro i Trasferimenti

Le tensioni che continuano ad attraversare la Chiesa tergestina potrebbero arrivare ai livelli più alti della gerarchia ecclesiastica, non solo quelle portate a galla da alcune segreterie sindacali, ma soprattutto altre, ben più delicate nell'ambiente, che stanno spaccando in due la comunità locale. Questo accade ora che è in corso l'ennesimo "valzer" di preti che, nel corso dell'ultimo anno, ha coinvolto almeno otto parrocchie: San Luca, Santa Teresa, San Vincenzo, Valmaura, Barcola, San Giovanni, Muggia Vecchia e Roiano.

Il "Valzer" e le Reazioni dei Fedeli

Da Altura a Grignano, da San Giovanni a via Cologna, il valzer di parroci nella Diocesi di Trieste ha portato il vescovo Giampaolo Crepaldi a spostare diversi sacerdoti. Questa decisione, ufficializzata dalla Curia con una serie di decreti, ha sollevato proteste, raccolte di firme e prese di posizione da parte di decine di fedeli.

«Nella Chiesa non c’è più democrazia - hanno sostenuto alcuni parrocchiani che hanno preferito restare anonimi -. Speriamo che sotto certi trasferimenti non covino vecchi rancori». All’interno del mondo cattolico cittadino si è registrato un clima teso. La Diocesi, tuttavia, ha tirato dritto per la sua strada. Nessun commento di fronte ai malumori dei fedeli, solo un «È tutto nella norma» dal vicario generale don Pier Emilio Salvadè.

I Casi di San Luca, Roiano e Barcola

Sono state tre, di fatto, le parrocchie in rivolta contro le scelte del vescovo Giampaolo Crepaldi, con raccolte firme e richieste di dialogo: San Luca, Roiano e Barcola. Sommando le sottoscrizioni recapitate, si è arrivati a quota seimila.

  • San Luca: Il primo caso diventato di dominio pubblico ha riguardato don Piero Ruffato, da decenni sacerdote in un rione problematico come Melara, il quale si è opposto alla richiesta di Crepaldi di passare a Santa Teresa, rischiando la sospensione “a divinis”, anticamera della riduzione allo stato laicale. In 1.260 hanno firmato per lui, ma non risultano segnali distensivi con la Curia, con il decreto di trasferimento in arrivo. Nel frattempo, il 10 luglio, l’attuale parroco don Davide Risicato ha sciolto il Consiglio pastorale.

  • Roiano (Ss. Ermacora e Fortunato): Qui il parroco don Umberto Piccoli, don Sergio Frausin e don Christian Medos sono stati trasferiti. Don Umberto, dopo una quindicina d’anni nel rione, è tornato a San Vincenzo; don Sergio è destinato a Valmaura, mentre don Christian è andato a Roma per un progetto di accompagnamento spirituale. La comunità, vedendosi privata di colpo dei propri preti (al loro posto sono arrivati don Andrea Mosca da San Vincenzo e don Karol Boltryk, polacco fresco di ordinazione) si è ribellata, dopo che già negli anni scorsi aveva digerito male l’addio di don Alessandro Cucuzza. Da Roiano sono partite, con direzione Curia, 1.500 firme. «Eccellenza - si legge in un passaggio della lettera - la notizia del trasferimento ha turbato la comunità. Il parroco riveste un ruolo identitario e l’oratorio, riportato da don Umberto e dai collaboratori a una vivacità religiosa prima appannata, oggi è un porto sicuro per tanti ragazzi. Per molti anziani e malati lui è l’unica famiglia sulla quale essi si possono appoggiare... Ci permettiamo di implorare la revisione dello spostamento».

    Di recente Crepaldi ha risposto e il suo intervento è stato distribuito in chiesa: «Come vescovo ho il dovere di provvedere al bene di tutta la diocesi. Vi posso assicurare che gli spostamenti sono maturati o in un lungo arco di tempo o per il verificarsi di situazioni impreviste in altre parrocchie. Tutto è avvenuto in pieno e sereno accordo con i vostri sacerdoti (...) Il distacco è sempre doloroso ma va vissuto nello spirito cristiano della fiducia e delle serenità». Ma la comunità è andata oltre e si è appellata al Papa con un documento dettagliato intitolato “Lamento per Roiano”, che racconta di una chiesa «distrutta», dove è stata «smantellata in un batter d’occhio un’intera comunità cristiana». Don Umberto, prossimo al passaggio a San Vincenzo, ha usato comunque parole di conciliazione: «Al di là dell’amarezza per i sacerdoti che se ne vanno - ha detto - cerchiamo di accogliere chi verrà, come in fondo siamo stati accolti noi quando siamo venuti qui».

  • Barcola: È stata menzionata tra le parrocchie in rivolta contro le scelte del vescovo. In un'altra occasione don Andrea Mosca è stato spostato a Barcola e Grignano.

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Altri Spostamenti e Malumori a Trieste

Nello specifico, Crepaldi ha deciso di trasferire con un anno di anticipo rispetto al termine naturale del mandato don Fabio Gollinucci, parroco di San Giovanni Decollato. Per il diritto canonico, il parroco può essere nominato dal vescovo per un tempo definito di 9 anni, e prima della scadenza del mandato il vescovo non ha il potere di revocarlo se non per gravi motivi. Tuttavia, quando le circostanze lo richiedano, il capo della Diocesi può comunque “invitare” il parroco a dimettersi se sussistono validi motivi. Mentre Gollinucci era impegnato per due settimane in una missione in Kenya, i suoi parrocchiani hanno attuato una protesta, organizzando una manifestazione silenziosa sotto la Diocesi. «È uno spostamento inopportuno e non motivato», ha tuonato Maurizio Wallner. «È un sacerdote scomodo - ha aggiunto Giulia Candini - e per questo Crepaldi ha deciso di punirlo».

Da novembre don Gollinucci è stato chiamato a dirigere la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di via Cologna e a ricoprire il ruolo di vicedirettore dell’Ufficio diocesano per la pastorale missionaria. Viceversa, don Fabio Ritossa, che fino ad oggi ha guidato la comunità di via Cologna, è stato chiamato a diventare parroco della chiesa di San Giovanni. «Me ne vado con dispiacere ma con serenità - ha spiegato don Ritossa - seguo quello che mi dicono di fare il vescovo e il Signore».

A dover abbandonare la sua parrocchia è stato anche don Giuseppe Colombo, un prete molto impegnato nelle missioni, in particolare in Ciad. Il vescovo ha deciso che il sacerdote dovrà lasciare la parrocchia di Sant’Eufemia e Tecla di Grignano alla volta di quella di Altura, Nostra Signora di Lourdes, con effetto quasi immediato, lasciando in un profondo sconforto i parrocchiani, dai quali è molto benvoluto. Fino a ieri la chiesa di Altura era guidata da don Cristiano Verzier, ora destinato a ricoprire l’incarico di cappellano ospedaliero della parrocchia di San Giuseppe all’ospedale di Cattinara. Anche ad Altura il malumore tra i fedeli è stato palpabile: «Don Verzier ha intrapreso con i suoi fedeli un cammino che il vescovo senza motivo ha deciso di interrompere - ha osservato Gianna Bonafata, una parrocchiana di Nostra Signora di Lourdes -. Togliere un parroco che riesce a creare una comunità unita e coinvolta sembra inopportuno».

Nominato a guidare la parrocchia di Grignano è stato don Antonio Greco, finora parroco di Maria Regina del Mondo a Opicina, che ricoprirà anche il ruolo di aiuto nella parrocchia di San Bartolomeo a Barcola.

La Ristrutturazione nella Diocesi di Gorizia: Unità Pastorali e Addio ai Gesuiti

Anche la Diocesi di Gorizia ha vissuto una "rivoluzione copernicana" con una annunciata ristrutturazione delle parrocchie che ha suscitato discussioni, soprattutto nel Monfalconese. Tra gli spostamenti c'è stato anche quello di don Paolo Zuttion, in prima linea nell'accoglienza ai migranti e nell'assistenza a chi è in difficoltà, a cui è subentrato, dall'1 settembre, il diacono Renato Nucera.

Il Contesto Generale e la Formazione delle Unità Pastorali

«La progressiva diminuzione e l’invecchiamento del clero, che diventeranno sempre più evidenti nei prossimi anni, spingono oggi, in un momento in cui il numero dei sacerdoti è ancora sufficiente, ad avviare delle collaborazioni stabili tra più parrocchie sotto forma di unità pastorali - ha spiegato l’arcivescovo Carlo Maria Redaelli -. La modalità prescelta, già sperimentata in altre diocesi in Italia e all’estero, è quella di affidare l’unità pastorale a una équipe guidata da un sacerdote, come responsabile e parroco di tutte le parrocchie coinvolte, che potrà essere composta, inoltre, da uno o più sacerdoti, da diaconi, da religiosi e religiose e da laici. L’auspicio è che l’unità pastorale, valorizzando al meglio l’apporto di ogni singola comunità, possa permettere una crescita nella comunione».

Redaelli ha aggiunto: «La prossima visita pastorale potrà essere l’occasione per incoraggiare il cammino delle unità pastorali già esistenti da tempo (e che in diversi casi stanno offrendo dei buoni risultati nella collaborazione fraterna ed efficace tra sacerdoti, nella maggior dinamicità della pastorale, nella crescita della comunione) e per accompagnare i primi passi delle nuove. È doveroso un ringraziamento verso i sacerdoti che si sono dimostrati disponibili a riconsegnare il proprio incarico o ad accogliere la proposta di un trasferimento e si dispongono a investire tempo, impegno, generosità nelle nuove realtà che sono chiamati a servire. Altrettanto è necessario ringraziare le comunità, soprattutto quelle dove, per una serie di circostanze, si è dovuto procedere al cambio dei parroci prima del tempo prevedibile. La loro riconoscenza, unita comprensibilmente a un certo dispiacere, verso chi lascia il servizio pastorale presso di loro, e la loro disponibilità ad accogliere chi arriva e a collaborare nelle nuove modalità pastorali, è segno di maturità nella fede e di attaccamento, oltre che ai sacerdoti, al Signore e alla Chiesa».

Mappa schematica delle nuove unità pastorali nella Diocesi di Gorizia

I Cambiamenti Specifici a Gorizia

Sono stati molti i cambiamenti che hanno riguardato Gorizia:

  1. È stata creata l'Unità pastorale tra le parrocchie dei Santi Ilario e Taziano, Sant’Ignazio Confessore, San Rocco e Sant’Anna. Responsabile e parroco è don Nicola Ban (che ha lasciato l’incarico di vicario parrocchiale di Sacro Cuore e S. Giusto, mantenendo gli altri incarichi). I suoi collaboratori includono monsignor Armando Zorzin, don Dario Franco, don Diego Bertogna, monsignor Ruggero Dipiazza, don Sergio Ambrosi, monsignor Giuseppe Baldas, monsignor Gino Pasquali, padre Giorgio Basso e il diacono Mario Gatta.

  2. La seconda unità pastorale riguarda le parrocchie di Sacro Cuore di Gesù e di Maria e Santi Giovanni di Dio e Giusto. Il responsabile e parroco è don Stefano Goina (che ha lasciato l’incarico di parroco di Farra e di Gradisca, mantenendo gli altri incarichi) coadiuvato da monsignor Arnaldo Greco.

  3. Le parrocchie di Nostra Signora di Lourdes di Gorizia, San Giorgio Martire di Lucinico e Sant’Andrea Apostolo di Mossa sono diventate un’unica unità parrocchiale guidata da don Moris Tonso (che non sarà più vicario parrocchiale di Cervignano, Muscoli, Strassoldo). Suoi collaboratori sono don Alessio Stasi e fra’ Luigi Bertié.

Il Silenzioso Addio dei Gesuiti da Gorizia

La prossima scomparsa dei gesuiti da Gorizia avviene in silenzio, quasi nel disinteresse della città, e questo è motivo di riflessione. «Almeno qualcuno raccolga in un memoriale la loro storica presenza in città», ha raccomandato don Luigi Tavano, punto di riferimento della cultura religiosa goriziana e autore di svariati libri. Eppure, se Gorizia, nel Seicento, si è trasformata da borgo arrampicato attorno al castello a una città di scienza, cultura e religione, lo si deve proprio ai gesuiti.

I gesuiti fecero la loro prima comparsa a Gorizia nel 1615. La città all’epoca era poca cosa; i padri trovarono una diffusa ignoranza, soprattutto nel clero. Istituirono seminario e scuole pubbliche e in pochi decenni Gorizia divenne un punto di riferimento culturale. La chiesa di Sant’Ignazio (prima pietra 1654) è opera loro, e accanto ad essa sorgeva il seminario. Nel 1773, con bolla papale, l'ordine dei gesuiti venne soppresso, ma prima di andarsene cambiarono il volto della città, rendendo il Travnik (oggi piazza Vittoria) il suo cuore.

I gesuiti tornarono a Gorizia nel 1866, in fuga da Udine dove erano perseguitati. Ci sono rimasti anche dopo la Prima e Seconda Guerra Mondiale, resistendo alla cacciata del 1936. Proprio in quel periodo iniziarono a modellare il centro Stella Matutina, un centro religioso ma non solo, ricordato come l'università di Gorizia, che formò la "miglior gioventù" goriziana. Sia come sia, tra non molto dei gesuiti a Gorizia si dovrà parlare solo al passato.

Foto storica del centro Stella Matutina a Gorizia

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