Il Crocifisso di Santa Brigida nella Basilica di San Lorenzo in Damaso

La Basilica di San Lorenzo in Damaso, con la sua ricca storia e le sue preziose opere d'arte, custodisce un Crocifisso ligneo policromo di notevole valore artistico e spirituale. Questo manufatto, attribuito alla Scuola Romana della seconda metà del XIV secolo, è particolarmente noto per la sua profonda connessione con la figura di Santa Brigida di Svezia, che si narra abbia pregato dinanzi ad esso e ricevuto rivelazioni.

Crocifisso ligneo policromo del Trecento con dettagli iconografici

La Basilica di San Lorenzo in Damaso: Cenni Storici e Architettonici

La Basilica di San Lorenzo in Damaso è una delle chiese di Roma dalle origini più antiche, ma è anche "nascosta" alla vista. Priva di facciata, la chiesa è infatti completamente inglobata nel grande Palazzo della Cancelleria sull’omonima piazza, a pochi passi da Campo de’ Fiori.

Secondo la tradizione, la chiesa fu costruita per la prima volta da Papa Damaso I nella sua casa intorno al 380 d.C., per poi essere restaurata dai pontefici Adriano I (che vi fece portare le reliquie di Papa Damaso, tuttora conservate sotto l’altare maggiore) e Leone III tra l’VIII e il IX secolo.

La basilica ha subito molti restauri nel corso del tempo. Nel XV secolo è stata leggermente spostata per la costruzione del Palazzo della Cancelleria, nel quale è stata inglobata. Interventi significativi si ebbero nel 1640, quando Gian Lorenzo Bernini rifece presbiterio, abside e confessione per volere del cardinale Francesco Barberini, trasformando il presbiterio in sontuose forme barocche. Ulteriori restauri furono eseguiti da Giuseppe Valadier nel 1807 e nel 1816-1820, e in seguito nel 1868 da Virginio Vespignani, che ripristinò le linee rinascimentali della chiesa, eliminando quasi del tutto gli interventi successivi.

A dare accesso alla chiesa è il portale rifatto dal Vignola per il cardinale Alessandro Farnese nella seconda metà del Cinquecento. L’interno si presenta a tre navate, precedute da un doppio portico interno che ospita, tra l’altro, la tomba di Alessandro Valtrini, realizzata nel 1639 su disegno di Gian Lorenzo Bernini, e una statua di Stefano Maderno. Nella navata sinistra, sull’altare della cappella del Sacramento è posta la preziosa icona della Madonna Avvocata, detta anche Madonna di Grottapinta, una tavola della prima metà del XII secolo proveniente dalla demolita chiesa di San Salvatore in Arco.

Il Crocifisso Ligneo: Origini, Caratteristiche e Collocazione

Il Crocifisso di San Lorenzo in Damaso è posto sull’altare della Cappella del Crocifisso. Questa cappella fu costituita nel 1582 attraverso l'unione di tre cappelle distinte (quella dei Galli a sinistra, quella dei Massimo al centro e quella dei Picchi a destra), per creare un coro d’inverno, uno spazio destinato alla preghiera dei religiosi nelle stagioni fredde o durante la notte. All’epoca di Clemente VIII (1592-1605), a causa della ristrettezza dello spazio, gli altari laterali furono demoliti, lasciando solo l’altare centrale e riunendo i tre titoli in quello della cappella Massimo. L’ambiente continuò ad essere denominato “le tre cappelle” o “Cappella del Crocifisso”, proprio dal crocifisso ligneo trecentesco che vi fu collocato nel 1603.

La scultura lignea, opera della Scuola Romana della seconda metà del Trecento, raffigura Gesù con il capo reclinato e coronato di spine. I chiodi trafiggono il palmo delle mani e i piedi sovrapposti; il viso è atteggiato ad un’espressività serena, successiva agli atroci spasmi dell’agonia. La struttura scultorea riflette un’anatomia essenziale nelle braccia, nel torace e nell’addome, segnata da un perizoma dal pesante e rigido panneggio. Questo stile segue un linguaggio di derivazione scultorea romana classica, costantemente presente nella formazione degli artisti operanti nella città.

L’ebanista che ha realizzato il crocifisso nel XIV secolo definisce la costruzione dell’immagine nei caratteri formali plastici in cui si evidenzia il dolente e silente consummatum est, testimonianza della salvezza dal peccato degli uomini attraverso la morte e la resurrezione del figlio di Dio. Nel linguaggio figurativo dell’imago Christi, la scultura si allinea in valore e qualità artistica con i più noti esempi di crocifissioni tardo medioevali conosciute nelle aree umbre e toscane.

Dettaglio del volto di Cristo Crocifisso nella basilica di San Lorenzo in Damaso

La Storia Conservativa e i Restauri

Nel XVI secolo, prima della sua attuale sistemazione, il Cristo era situato in prossimità della cappella del Sacramento. Nel 1603, la croce fu posta nell’attuale collocazione e in tale circostanza subì dei ritocchi conservativi, venendo corredata dal cartiglio accartocciato in cui è inscritto il titulus Cristi INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum).

Nel 1799, durante l'occupazione francese che portò alla chiusura della chiesa, il crocifisso fu temporaneamente trasferito in Sant’Andrea della Valle, per essere poi ricollocato in San Lorenzo in Damaso nel 1820, quando la chiesa fu riaperta. Più recentemente, un intervento di restauro nell’anno 2000 ha contribuito ad eliminare patine e velature che offuscavano l'opera, come documentato in studi storici (Ádám Poós, San Lorenzo in Damaso, Roma 2015, pp.108-109).

Santa Brigida di Svezia e la Venerazione del Crocifisso Damasiano

Nelle narrazioni storico-critiche della chiesa, il Crocifisso damasiano è strettamente legato al soggiorno romano di Santa Brigida di Svezia (1303-1373). Brigida, nel suo cammino religioso, giunse a Roma nel 1350 in occasione del Giubileo, alloggiando in un’abitazione limitrofa alla chiesa di San Lorenzo in Damaso.

Nel complesso architettonico medioevale degli ambienti adiacenti alla chiesa, la santa poteva agevolmente raccogliersi in preghiera meditativa davanti al Crocifisso, che divenne un perno dell’evoluzione della sua dialettica cristologica, espressa concretamente nella stesura delle sue celebri Rivelazioni. Si narra, infatti, che questo stesso crocifisso ligneo trecentesco, secondo le rivelazioni di Santa Brigida, le avrebbe parlato.

Brigida conduceva a Roma una severa esistenza, una vita di convento, fatta di preghiera, digiuni e penitenza. Il suo intimo dialogo con Cristo era iniziato già da tempo prima del 1350, ma Roma non fece altro che amplificare questo sentimento di comunione. Era la Passione sul Golgota che catturava tutta l’anima della santa, trovando nelle sofferenze di Cristo la sua completa immedesimazione; nel costato trafitto di quell’Uomo, Figlio di Dio, vedeva il suo cuore trafitto dai dardi dell’Amore, una pura espressione di mistica devozione.

Nel libro delle Rivelazioni, che racchiude le visioni e le rivelazioni fatte alla santa da Gesù e dalla Vergine Maria, si trova un’appassionata descrizione del momento della crocifissione: «Allora gli occhi suoi parvero semimorti, le sue guance smunte, smarrita la faccia, la bocca aperta e la lingua insanguinata, il ventre, come privo di viscere, attaccato al dorso. Tutto il corpo era pallido ed emaciato per la gran perdita di sangue; le sue mani e i suoi piedi erano irrigiditi distesi e allungati sulla forma della croce; la barba e i capelli erano tutti intrisi di sangue».

È, dunque, possibile immaginare lo stato d’animo di Santa Brigida nel trovarsi di fronte a questo crocifisso, un'immagine così veritiera e allo stesso tempo dolce, che ha alimentato la sua profonda spiritualità e la sua missione.

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