Nell’immaginario comune, le crociate costituiscono uno dei tratti più emblematici dell’epoca medievale, sebbene si tratti di un fenomeno che supera abbondantemente i limiti cronologici dell’età di Mezzo. Il saggio di Antonio Musarra, Le crociate. L’idea, la storia, il mito, edito da “il Mulino”, descrive con estrema chiarezza le caratteristiche del fenomeno crociato, contestualizzandolo e tentando di scardinare alcuni stereotipi.
L’autore affronta le diverse tematiche sulla base dei più recenti e importanti risultati della ricerca crociatistica, proponendo al contempo nuovi spunti di riflessione e piste di ricerca innovative capaci di rinnovare il dibattito storiografico sul tema. Il saggio è articolato in tre grandi parti: l’idea, la storia, il mito. Già da questa ripartizione risulta evidente che Musarra non si limiti alla storia dei principali personaggi e dei principali fatti politico-militari (quella che i francesi chiamano histoire événementielle), ma cerca, con un approccio socio-culturale, soprattutto nella prima e nella terza parte del libro, di cogliere le radici storiche del fenomeno crociato e l’evoluzione di un’idea in continuo cambiamento, in grado di colpire l’immaginario delle società occidentali.

Le Radici dell'Idea Crociata
La Rivoluzione Crociata e il Ruolo delle Masse Laicali
Fin dall’Introduzione, Musarra propone alcuni concetti preliminari, sottolineando il ruolo avuto dalle masse laicali nella prima grande spedizione verso la Terrasanta. Questo elemento è del tutto innovativo per l’epoca; non a caso lo studioso usa l’espressione “rivoluzione crociata”, scrivendo chiaramente: “per la prima volta, le masse si fanno protagoniste, emergendo dalla bruma del tempo, segnano uno spartiacque nella storia d’Europa e del Mediterraneo” (p. 17).
"Guerre Sante" o Pellegrinaggi Armati?
Musarra chiarisce che né crociata, né jihad furono “guerre sante”. Questa espressione è fuorviante e usata strumentalmente nel corso del tempo, poiché nelle religioni abramitiche una guerra non può mai essere santa. Il termine jihad, portatore di molteplici e mutevoli significati (ad esempio, secondo un autore egiziano dell’XI secolo significava guerra difensiva o guerra interiore contro le pulsioni), non indica una guerra offensiva, né tantomeno una guerra contro l’Occidente o contro la cristianità: riletture, queste ultime, di frange estremistiche.
La Crociata: Fenomeno Complesso e Multiforme
E poi, la crociata non fu un fenomeno solo medievale, non riguardò esclusivamente la Terrasanta e l’Oriente mediterraneo, e non fu indirizzata solamente contro i musulmani. Le crociate vennero bandite anche in epoca moderna (pensiamo alla battaglia di Lepanto) e in Europa (ad esempio, nella penisola iberica o nell’area baltica). Addirittura, vennero indirizzate all’interno della cristianità, ricordiamo la spedizione contro gli “eretici” della Linguadoca.
L'Evoluzione dell'Idea di Crociata
Premesse Culturali e Politiche
Nella prima parte del saggio, la più innovativa e significativa, dedicata allo sviluppo dell’idea di crociata, vengono analizzate le premesse culturali e politiche dell’iter gerosolimitano. Musarra fa luce sull’intricato rapporto tra cristianesimo e guerra, soffermandosi sull’ideologia cristiana, elaborata da teologi, pensatori e canonisti, finalizzata a giustificare l’uso della violenza per conciliarla con i valori evangelici.
Insicurezza, Riforma e Nascita del "Milites Christianus"
La dissoluzione delle strutture statuali carolingie, tra IX e X secolo, determinò una situazione di diffusa insicurezza e instabilità, aggravata dalle invasioni di ungari, normanni e saraceni. Pertanto, la violenza dei milites divenne endemica, contrastata con scarsi risultati attraverso le “paci” e le “tregue” di Dio tra X e XI secolo. La Chiesa “riformatrice”, bisognosa di milites per fronteggiare i numerosi oppositori, tentò di utilizzare le armi dei cavalieri a proprio vantaggio. Venne elaborata la figura del “milites christianus”, un nuovo cavaliere portatore di un’etica fondata sul rispetto della volontà di Dio e sulla difesa dei più deboli, che combatte in nome e in difesa della Chiesa, un cavaliere che sarà chiamato ad assumere il signum crucis.
Il Legame tra Riforma e Crociata
Proprio nel capitolo successivo, centrale nell’economia del saggio, Musarra sottolinea lo stretto legame tra riforma e crociata, un aspetto poco indagato dalla storiografia. Il papato “riformatore” dell’XI secolo aveva cercato di contrastare la simonia e il nicolaismo serpeggianti nelle gerarchie ecclesiastiche, sfruttando a proprio vantaggio diverse forze, soprattutto le città. Pensiamo al caso della “pataria” milanese, un movimento laicale e antigerarchico, le cui istanze vennero cavalcate dal papato, ma fino ad un certo punto, in quanto il laicato chiedeva un ruolo più attivo nella vita ecclesiastica e nella gestione degli affari religiosi. La Chiesa “riformatrice” invece intendeva agire solo su un piano etico, senza mettere in discussione le prerogative e il ruolo della gerarchia ecclesiastica, uscita fortemente rafforzata dalla riforma con l’affermazione della supremazia del clero sul laicato e il monopolio dei chierici nella gestione del sacro, di cui i laici vennero ridotti a meri fruitori.
Pertanto, la crociata fu una valvola di sfogo per quelle masse laicali le cui aspettative erano state frustrate e tradite dalla riforma e che nell’iter gerosolimitano vedevano un’opportunità di riscatto. Le masse laicali vennero pure attirate dall’immaginario legato a Gerusalemme (pensiamo alla Gerusalemme celeste, meta irrinunciabile per ogni cristiano), a cui si aggiunse certamente la concreta brama di bottino.
Il Papato e la Crociata come Strumento Politico
L’idea di dover diffondere il nome di Cristo per l’ecumene è un prodotto della riforma e di un papato con crescenti aspirazioni universalistiche e una fisionomia sempre più monarchica. La crociata divenne uno strumento di legittimazione per il papato “riformatore”, in lotta con l’impero e con il clero filoimperiale guidato dall’antipapa Clemente III.
Metamorfosi dell'Idea: Da "Iter" a "Peregrinatio in Armis"
È fondamentale per la comprensione del saggio il capitolo “Metamorfosi di un’idea”, nel quale Musarra ricostruisce l’evoluzione del concetto di crociata. All’epoca dell’appello di Clermont (1095) quella che chiamiamo “crociata” era considerata iter, cioè viaggio militare, finalizzato alla difesa dei cristiani orientali e al recupero dei Luoghi Santi, e peregrinatio, cioè pellegrinaggio penitenziale verso la Terrasanta: assunse dunque la forma del pellegrinaggio armato.
L’autore mette in evidenza l’importanza della pratica del pellegrinaggio su cui s’innestò l’iter gerosolimitano. Musarra ricorda la differenza tra crux transmarina, al di là del mare, dunque verso la Terrasanta, e crux cismarina, interna alla società cristiana e finalizzata a contrastare gli eretici, gli scismatici, i pagani e i nemici politici e religiosi del papato. Dunque, la crociata divenne uno strumento politico potentissimo nelle mani del pontefice, pronto a farne uso per garantire l’unità della Chiesa, per espandere il cristianesimo e per schiacciare ogni forma di dissenso.
L'Organizzazione delle Spedizioni Crociate
Dalla terza crociata, le spedizioni vennero organizzate con maggiore pianificazione e la via marittima divenne la più frequentata per raggiungere l’Outremer. Per questo, l’iter divenne passagium generale, cioè trasporto da una parte all’altra del mare per mezzo delle navis, che facilitavano il trasporto dei crucesignati. La perdita definitiva di Gerusalemme e le difficoltà crescenti per gli stati crociati dirottarono l’attenzione al piano militare: secondo il frate Predicatore Umberto de Romans sarebbe stato necessario inviare un esercito permanente, invece per il frate Minore Gilberto di Tournai bisognava creare una forza mercenaria. Così, nel corso del secondo concilio di Lione del 1274, si affermò l’idea del passagium particulare, che prevedeva l’invio di piccoli contingenti di professionisti della guerra, ritenuti necessari alla luce degli insuccessi militari registrati in Terrasanta.

La Realtà Storica delle Crociate: Eterogeneità e Divisioni
La Prima Crociata: Un Vasto Pellegrinaggio Armato
La prima crociata (1096-1099) fu la prima di una serie di spedizioni armate, chiamate crociate, che tentarono di conquistare Gerusalemme e la Terra Santa, invocata da papa Urbano II nel corso di un’omelia tenuta durante il Concilio di Clermont nel 1095. Essa iniziò come un vasto pellegrinaggio armato della cristianità occidentale obbediente alla Chiesa di Roma per riconquistare la Terra Santa, caduta sotto il controllo dei musulmani durante la prima espansione islamica avvenuta nel corso del califfato di ʿOmar ibn al-Khaṭṭāb (r. 634-644). La crociata terminò nel 1099 con la presa di Gerusalemme. Come risposta, Urbano II convocò il Concilio di Clermont e, il 25 novembre, dichiarò ufficialmente la crociata con l’obiettivo di conquistare Gerusalemme dopo 462 anni di dominio islamico.
La Crociata Popolare e i Massacri Ebraici
La crociata ufficiale condotta da molti principi europei venne preceduta da una crociata popolare non ufficiale. Un certo numero di contadini, che avevano accolto con entusiasmo l’appello a liberare Gerusalemme di Pietro l’Eremita, ma che erano guidati dal conte Emich von Leiningen e da due devoti di cui si sa molto poco, Volkmar e Gottshalk, compirono in varie città tedesche e a Praga massacri tra la popolazione ebraica, in Renania specialmente, prima di arrivare in Anatolia (ma Emich tornò subito dopo nei suoi feudi). Vennero pesantemente sgominati nel loro cammino dall’esercito ungherese di re Colomanno e, una volta giunti in Asia Minore, dai musulmani selgiuchidi sotto le mura di Nicea.
La Crociata Ufficiale e la Nascita degli Stati Crociati
Nel 1096, la crociata ufficiale, a cui parteciparono molti nobili cattolici europei come Raimondo di Tolosa, Goffredo di Buglione, Boemondo di Taranto, Baldovino delle Fiandre, Roberto di Normandia, Ugo di Vermandois, Stefano II di Blois, Roberto di Fiandra e Tancredi d'Altavilla, nonché abili comandanti come Guglielmo Embriaco, iniziò il viaggio verso il Vicino Oriente. Durante la spedizione, la nobiltà, i cavalieri, i contadini e i servi provenienti da molte regioni dell’Europa occidentale viaggiarono via terra e via mare, raggiungendo prima Costantinopoli e poi Gerusalemme. I crociati presero Nicea nel 1097 e conquistarono Antiochia l’anno successivo. Conquistata Gerusalemme nel luglio del 1099, i crociati fondarono gli stati crociati: il Regno di Gerusalemme, la Contea di Tripoli, il Principato di Antiochia e la Contea di Edessa. Ciò fu contrario al volere dei Bizantini dell’Oriente cristiano, che si aspettavano la restituzione delle terre strappate ai musulmani.

Divisioni Interne e Mancanza di Unità
Musarra tenta di contrastare lo stereotipo piuttosto radicato nella nostra società secondo cui in Terrasanta le crociate sarebbero state condotte sulla base di una netta contrapposizione tra due schieramenti solidi e compatti, quello latino e quello musulmano: nulla di più lontano dalla realtà. Lo studioso evidenzia le divisioni tra i crucesignati, ad esempio nei rapporti da intrattenere con il basileus Alessio Comneno o nella scelta dell’itinerario da intraprendere per raggiungere Antiochia durante la prima crociata. Le divisioni furono emblematiche nel corso della terza crociata: pensiamo agli scontri avvenuti a Messina (usata come porto di scalo) tra crucesignati inglesi, guidati dal re Riccardo Cuor di Leone, e crucesignati francesi, guidati dal re Filippo II Augusto, che misero a ferro e a fuoco la città dello Stretto. Divisioni che si manifestarono pure durante l’assedio di Antiochia, condotto dai crociati con due schieramenti rivali tra loro, ognuno dei quali appoggiava personaggi diversi per la corona di Gerusalemme, contesa tra Guido di Lusignano e Corrado di Monferrato.
Mancò spesso una comunione d’intenti tra crociati e latini d’Outremer, una situazione destinata a diventare cronica: ad esempio, durante la seconda crociata risultarono evidenti le differenti sensibilità e obiettivi tra il re di Francia Luigi VII e il principe d’Antiochia Raimondo di Poitiers, il quale invitò il sovrano francese a marciare insieme a lui su Aleppo, ma Luigi declinò l’invito poiché desideroso di raggiungere Gerusalemme e il Santo Sepolcro. Oppure, pensiamo all’accordo siglato da Riccardo di Cornovaglia nel 1241 che prevedeva la neutralità franca nei confronti dei territori del sultanato Ayybide d’Egitto, ma subito dopo la sua partenza i latini d’Oltremare strinsero un’alleanza con gli Ayybidi di Siria (in particolar modo con i signori di Damasco, Kerak, Homs e Aleppo) in funzione anti egiziana.
Le divisioni scorrevano anche tra i latini della Terrasanta: ne fu emblematica la guerra di San Saba, scoppiata nel 1256 inizialmente tra veneziani e genovesi, per poi allargarsi e trasformarsi in una vera e propria guerra civile in Outremer. E, d’altra parte, nel 1144 Zangi, capostipite della dinastia turcomanna degli Zengidi, decise di attaccare Edessa pure perché consapevole dell’inimicizia tra la contea e il principato antiocheno che difficilmente sarebbe intervenuto per aiutare i propri correligionari.
Complessità del Mondo Musulmano e Alleanze Trasversali
Tra latini e greci i rapporti non furono più semplici. Il mondo musulmano del Vicino Oriente era piuttosto complesso e in continua evoluzione. Basta pensare che durante la prima crociata i latini combatterono in Anatolia contro i turchi selgiuchidi del sultanato di Rhum, il cui sultano Alp Arslan (il vincitore di Manzikert nel 1077) era impegnato a combattere sul versante orientale dei suoi territori contro i turchi danishmenditi. In Siria, l’emirato selgiuchide di Damasco era contrapposto all’emirato sciita di Aleppo. E nel 1098 il califfato sciita egiziano fatimide strappò Gerusalemme ai selgiuchidi siriani con cui erano in conflitto. Le divisioni interne al mondo musulmano si perpetrarono nei decenni successivi: nel 1154 Nur al-din, a capo della dinastia Zengide, pose fine alla dinastia Buride di Damasco, conquistando la città.
Alla luce di quanto detto, non stupisce la formazione di alleanze trasversali tra latini e musulmani: pensiamo all’alleanza tra Federico II di Svevia e al-Malik al-Kamil, il quale chiese aiuto all’imperatore per timore di una possibile alleanza tra gli Ayybidi siriani e i Kwarezmiani, una popolazione proveniente dall’impero corasmio (dissolto nel 1231), ormai in piena decadenza anche a causa dell’avanzata mongola verso occidente. Un’alleanza potenzialmente devastante per il sultanato egiziano e per i latini d’Outremer: pertanto le contingenze spinsero l’imperatore e il sultano a diventare alleati. Forse fu ancora più significativa l’alleanza siglata nel 1241, già ricordata in precedenza, tra i latini d’Outremer e i signori Ayybidi siriani in funzione anti egiziana e, per tutta risposta, l’ultimo sultano Ayybide d’Egitto al-Salih strinse un’alleanza con i Kwarezmiani, invitandoli ad invadere la Siria.
L'INTERA storia delle Crociate in 80 minuti | Storia per dormire
La Seconda Crociata e le sue Conseguenze
La seconda crociata (1147-1148), guidata da Luigi VII di Francia e Corrado III di Germania, era nata perché i Turchi avevano riconquistato la Contea di Edessa. In realtà, questa crociata non portò ad alcun risultato. Anzi, favorì l’ascesa di Saladino, che nel 1187 prese Gerusalemme.
La Terza Crociata e la Perdita di Gerusalemme
La costernazione per la perdita di Gerusalemme fu il motivo principale della terza crociata (1189-1192). Anche in quest’occasione i risultati furono molto scarni.
Le Crociate Successive e il Declino
La crociata dei fanciulli (1212) è nota anche come crociata ungherese, perché guidata dal re d’Ungheria Andrea II. Non si svolsero propriamente in Terra Santa, ma in Egitto e Tunisia. L’ottava crociata avrebbe dovuto raggiungere le coste egiziane. Tuttavia, per i pessimi mezzi e carte di navigazione dell’epoca, la spedizione sbarcò a Tunisi, ben lontana dalle foci del Nilo, la meta iniziale. Le ultime crociate ufficiali furono quelle guidate da Luigi IX il Santo.
Analisi delle Dinamiche Interne e delle Motivazioni
Caratteristiche dell'Iter Gerosolimitano
Musarra analizza le caratteristiche principali dell’iter gerosolimitano: la disciplina del voto crociato, l’indulgenza, il sistema di finanziamento, la predicazione e l’organizzazione del consenso. A tal proposito, l’autore sottolinea la trasversalità della crociata, poiché essa era rivolta a tutti, compresi i penitenti, le donne e i bambini, considerati aderenti al modello del crucesignato ideale in quanto portatori di valori evangelici: ognuno doveva dare il proprio contributo alla crociata in base al proprio status.
L'Aspetto "Democratico" delle Crociate
Musarra coglie l’aspetto “democratico” delle crociate, che ponevano i partecipanti sullo stesso piano ed eliminavano temporaneamente e idealmente le differenze di ceto: i ricchi dovevano rendersi più poveri e i pauperes vedevano elevarsi la propria condizione. Tutti erano pellegrini penitenti che avevano assunto la croce per diffondere il nome di Cristo, con le armi o con la persuasione.
Motivazioni Sociali ed Economiche
Il pellegrinaggio armato poteva rappresentare un’occasione di riscatto per molti cadetti, i quali, non potendo ereditare possedimenti di alcun tipo, spesso conducevano una vita da predoni. La crescita economica, in particolare quella delle città marinare come Genova e Venezia, e la ripresa dei commerci spinsero gli Occidentali verso l’espansione a Oriente. La crescita demografica, molto significativa dopo l’anno Mille, avrebbe prima o poi favorito il conflitto sociale.
L'Intolleranza Religiosa Medievale
Tipica del Medioevo occidentale è l’intolleranza religiosa. La convinzione per i cattolici occidentali di credere nell’unico e vero Dio non aiutava a sviluppare rapporti di collaborazione e diplomatici con l’altro, inteso sia come il musulmano mediorientale, sia come il bizantino.
Motivazioni Politiche e Strategiche
Nel 1071, la dinastia turca dei Selgiuchidi aveva sconfitto i Bizantini nella battaglia di Manzikert. Da lì, i Selgiuchidi si erano espansi sino a prendere Gerusalemme nel 1076. In base a queste notizie, l’imperatore bizantino aveva chiesto al papa l’invio di un potente esercito per affrontare una seconda guerra con i Selgiuchidi. Le notizie, sebbene false, iniziarono a circolare in Occidente, allarmando sempre di più la comunità cristiana. Nel 1095, papa Urbano II, nel Concilio di Clermont, indisse la guerra santa per liberare Gerusalemme. Il passagium diventava effettivamente peregrinatio in armis.
Benefici Spirituali e Materiali
Del resto, partecipare ad una crociata presentava alcuni “benefit”. Innanzitutto l’indulgenza plenaria, ovvero il perdono totale dei peccati, ed esenzione dalle pene e penitenze nel Purgatorio. La concreta brama di bottino fu un ulteriore incentivo.
Ordini Monastico-Cavallereschi
Sempre nel contesto delle crociate nacquero degli ordini monastico-cavallereschi, ovvero gruppi di combattenti, sia nobili che non, che vivevano in comunità e in castità, il cui scopo era la difesa della Terra Santa. I Templari, o cavalieri del Santo Sepolcro, nei secoli divennero un gruppo molto potente e ricco.

L'Eredità delle Crociate
Come è facile concludere, le crociate rappresentarono uno degli aspetti peggiori della civiltà occidentale medievale. Contribuirono ad aumentare la già presente intolleranza religiosa ed il sentimento di diffidenza ed odio per l’altro. In termini di vite umane, le crociate causarono la morte di circa due milioni di individui.
Musarra invita il lettore ad abbandonare la visione latino centrica, di cui spesso siamo vittime, ricordando, ad esempio, che dopo la vittoria di Harbiya il sultano al-Salih non procedette alla conquista degli stati crociati, certamente alla sua portata, perché il suo obiettivo principale era affermare il proprio potere sugli Ayybidi siriani: non a caso, subito dopo la grande battaglia campale ordinò al proprio esercito di marciare su Damasco, cingendo d’assedio la città. Gli stati latini in Terrasanta costituivano realtà politico-territoriali minori rispetto alle vere protagoniste dello scenario geopolitico vicino-orientale, soprattutto nella seconda metà del XIII secolo, quando a dominare la regione erano due grandi potenze: il sultanato mamelucco d’Egitto e i mongoli dell’Ilkhanato di Persia.
La prima crociata portò alla nascita degli "stati crociati" di Edessa, Antiochia, Gerusalemme e Tripoli, situati in Palestina e in Siria, così come la creazione di alleanze lungo le rotte percorse dai crociati come il Regno armeno di Cilicia. Infatti, conquistata Gerusalemme, i crociati negli anni successivi rafforzarono la propria posizione conquistando l’area circostante la città, fino a controllare una zona che andava dal Mar di Levante al Mar Rosso, al corso del Giordano alla Siria. Tutta la regione venne organizzata con il sistema del feudalesimo, con alcuni principati indipendenti tra loro (contea di Edessa, principato di Antiochia, contea di Tripoli, principato di Tiberiade e Oltregiordano, contea di Giaffa e di Ascalona) ed alcuni feudi minori ad essi sottomessi. Sul piano formale ciascuno di questi Stati accettava la superiorità di un sovrano che teneva corte a Gerusalemme. L’ultimo Stato crociato a costituirsi in Terra Santa fu quello della Contea di Tripoli. Qui il governo era affidato all’epoca al qadi Fakhr al-Mulk, della tribù dei Banū ʿAmmār, favorevole a un accordo coi Crociati che salvaguardasse la città.
I sopravvissuti alla crociata che fecero ritorno alle proprie case dell’Europa occidentale vennero trattati come eroi. Roberto II di Fiandra venne soprannominato "Robertus Hierosolimitanus" grazie alle sue imprese. In pochi anni dalla sua morte la vita di Goffredo di Buglione divenne leggendaria. In alcuni casi, la situazione politica nei paesi di provenienza venne fortemente funestata dalle assenze dei nobili crociati. Ad esempio, mentre Roberto II di Normandia si trovava a combattere in Terra Santa, il trono d’Inghilterra passò a Enrico I d’Inghilterra invece che a lui, e il conflitto che ne scaturì portò alla battaglia di Tinchebray del 1106. Nel frattempo, la presenza degli stati crociati nel Vicino Oriente contribuì ad alleviare pressioni dei Selgiuchidi sull’Impero bizantino, portando ad un periodo di relativa pace e prosperità per tutto il XII secolo.
L'effetto sulle dinastie musulmane orientali fu graduale ma importante. A seguito della morte di Malik Shah I nel 1092, l’instabilità politica e la divisione del Grande Impero Selgiuchide impedirono una difesa organizzata contro gli Stati cristiani. La cooperazione tra i musulmani rimase difficile per molti decenni, ma dall’Egitto alla Siria a Baghdad vi furono pressioni per tentare di scacciare i crociati. I tentativi culminarono nella riconquista di Gerusalemme, avvenuta nel 1187 grazie a Saladino, fondatore della dinastia degli Ayyubidi che riuscì a riunire i vari regni musulmani orientali.
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