Enrico Rampini nacque intorno al 1390 a Tortona e morì il 4 luglio 1450 a Roma. Poco si sa della sua giovinezza, ma è noto che apparteneva al clero di Tortona e nel 1413 divenne vescovo della sua diocesi natale. La sua carriera ecclesiastica fu rapida: già nel 1413 ottenne dall’antipapa Giovanni XXIII la nomina a vescovo di Tortona, studiando contemporaneamente teologia e diritto a Pavia.
Rampini si distinse per la sua dedizione all’assistenza ai poveri, tanto da guadagnarsi il soprannome di "Padre dei Poveri". Durante una carestia, si narra che vendette i suoi preziosi piatti d'oro e d'argento per raccogliere fondi da distribuire ai bisognosi. Questa generosità divenne un tratto distintivo della sua opera pastorale.

Carriera Ecclesiastica e Ruoli
Vescovo di Tortona
Nel 1413, Enrico Rampini fu nominato vescovo di Tortona dall’antipapa Giovanni XXIII. In questo periodo, fu vicino a un gruppo di prelati lombardi impegnati nella riforma e nel riordino delle diocesi della regione, partecipando indirettamente ai concili di Costanza e Basilea. Rampini si adoperò affinché le deliberazioni di tali concili fossero attuate nella diocesi tortonese. Tra le sue iniziative spiccano la fondazione (1430) e la dotazione di una scuola di grammatica per la formazione dei chierici, sebbene il progetto non ebbe successo e fu soppresso nel 1450 da Niccolò V. Nel 1435, convocò un sinodo diocesano.
Arcivescovo di Milano
La sua carriera ebbe una svolta decisiva tra il 1442 e il 1443, quando fu nominato nunzio apostolico nel Ducato di Milano e successivamente legato apostolico nello Stato visconteo. Il 23 agosto 1443, fu promosso alla sede arcivescovile milanese. Assunse la guida della diocesi nel dicembre dello stesso anno, confermando immediatamente Antonio Pichetti come vicario generale. Rampini si avvalse della collaborazione di altri ecclesiastici esperti, come Francesco Della Croce, che divenne secondo vicario generale, e Antonio Bernieri, vescovo di Lodi, nominato luogotenente.
Durante il suo episcopato milanese, Rampini dovette gestire anche questioni relative agli ordini religiosi. Si occupò in particolare dei monasteri femminili, gestendo una lunga vertenza riguardante la convivenza tra le Umiliate e le Clarisse nel monastero di Santa Maria di Vedano. Nel 1444, manifestò l'intenzione di riformare la condotta delle monache benedettine del Monastero Maggiore di Milano, integrandovi suore agostiniane e ottenendo infine l'accettazione della clausura.

Cardinale e Legato Pontificio
Nel concistoro del 16 dicembre 1446, Enrico Rampini fu elevato alla dignità cardinalizia, con il titolo di cardinale presbitero di San Clemente. Partecipò al conclave del 1447, che elesse papa Niccolò V. Il nuovo pontefice gli rinnovò la nomina a legato pontificio nel dominio milanese. Negli anni successivi, Rampini alternò soggiorni a Milano con periodi trascorsi presso la Curia romana.
Come legato pontificio in Lombardia, lasciò Roma per Milano il 12 settembre 1447, ritornandovi poi in diverse occasioni. Il 5 giugno 1448 rinunciò alla commenda del monastero cistercense di Santa Maria di Monte Oliveto d'Acquafrigida.
Attività Pastorale e Riforme
Opere di Carità e Istituzioni Ospedaliere
La dedizione di Rampini ai poveri fu una costante della sua opera. Per migliorare il coordinamento delle opere caritative, emanò delle Costituzioni (4 marzo 1448) per le istituzioni assistenziali milanesi, con l'obiettivo di coordinarne le iniziative. Papa Niccolò V stabilì che la gestione fosse affidata a un collegio composto dall'arcivescovo e da un gruppo di nobili.
La crisi delle strutture ospedaliere milanesi, aggravata dalle guerre e dall'aumento dei poveri, richiese interventi significativi. Rampini reagì all'ingerenza civile nell'ambito assistenziale con un decreto del 9 marzo 1448, che sanciva la compresenza di elementi laici ed ecclesiastici nella gestione dell'assistenza. La sua riforma prevedeva l'elezione di 24 deputati arcivescovili, scelti tra una rosa di nomi proposti annualmente, con il compito di amministrare direttamente i redditi degli enti ospedalieri.

Gestione dei Monasteri Femminili
Nei suoi anni da arcivescovo, Rampini dovette occuparsi ripetutamente dei monasteri femminili. Gestì una complessa vertenza nel monastero di Santa Maria di Vedano, relativa alla convivenza tra Umiliate e Clarisse. Inizialmente, papa Eugenio IV incaricò il vicario generale Francesco Della Croce di restituire l'autorità alla priora umiliata, ma successivamente il pontefice ordinò a Rampini di istituire due comunità monastiche indipendenti. Nel 1449, sorse una nuova vertenza tra le due comunità a riguardo di una donazione, e in quell'occasione Rampini fu accusato da Della Croce di parteggiare per le Clarisse.
Ultimi Anni e Morte
Gli ultimi anni di vita di Enrico Rampini furono segnati da un clima politico e umano tormentato. La morte di Filippo Maria Visconti nel 1447 aprì una violenta lotta per la successione, culminata nella nascita della Repubblica Ambrosiana e successivamente nella vittoria di Francesco Sforza. Il 1449 fu un anno di carestia, e Rampini destinò ingenti somme di denaro e fece vendere suppellettili dell'arcivescovado per sopperire ai bisogni dei poveri.
Morì a Roma il 4 luglio 1450, mentre si trovava nella città per l'Anno Giubilare. Fu sepolto nella basilica di San Clemente.
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