Il Papa emerito Benedetto XVI, nato Joseph Aloisius Ratzinger, è tornato alla Casa del Padre il 31 dicembre 2022, all’età di 95 anni. La Sala Stampa vaticana ha annunciato che la morte è avvenuta alle 9.34 nella residenza del Monastero Mater Ecclesiae, che il Papa emerito aveva scelto come sua dimora dopo la rinuncia al ministero petrino nel 2013. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane, nella tomba che aveva ospitato il corpo di San Giovanni Paolo II fino al 2011.

Infanzia e Giovinezza: La Formazione in Baviera
Joseph Aloisius Ratzinger nacque a Marktl am Inn, nella diocesi di Passau, in Baviera (Germania), il 16 aprile 1927, Sabato Santo. Fu battezzato la stessa mattina, come egli stesso raccontò, «con l’acqua appena benedetta della “notte pasquale”, che allora veniva celebrata al mattino». Questa circostanza lo legò in modo particolare al tempo pasquale, alla morte e alla Resurrezione di Gesù, un segno di provvidenza che egli riconobbe per tutta la vita.
Il padre, commissario di gendarmeria, proveniva da un’antica famiglia di agricoltori della Bassa Baviera. Era un acerrimo nemico del nazismo, credendo che fosse in conflitto con la fede cattolica. La madre, figlia di artigiani, aveva lavorato come cuoca. Joseph crebbe in una famiglia modesta, profondamente radicata nel cattolicesimo gioioso della Baviera, con una fede e un’educazione che lo prepararono ad affrontare i difficili anni dell’ascesa del nazismo.
Gli Anni del Nazismo e la Guerra
L’infanzia di Joseph trascorse serenamente, nonostante l’imposizione dell’ideologia nazista in Germania e la sua ostilità verso la Chiesa cattolica. Dal 1929, la famiglia si spostò più volte seguendo le destinazioni del padre, stabilendosi infine a Traunstein nel 1937. Nel 1939, a 12 anni, Joseph entrò nel seminario arcivescovile di Traunstein, dove era già stato preceduto dal fratello Georg.
La sua giovinezza fu segnata dal diretto impatto del nazismo: il seminario fu requisito, e Joseph, come previsto dalla legge del 1939, fu iscritto obbligatoriamente alla Hitlerjugend (Gioventù hitleriana) all'età di 14 anni, sebbene non partecipasse mai attivamente alle riunioni, grazie anche a un professore comprensivo. La famiglia conobbe anche l'orrore del programma di eutanasia nazista, perdendo un cugino affetto dalla sindrome di Down, ritenuto "indesiderabile".
Negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale, nel settembre del 1944, a 17 anni, Joseph fu arruolato nei servizi ausiliari antiaerei (Luftwaffenhelfer), sebbene non andò mai al fronte né partecipò a scontri armati. Dopo un breve periodo nel Reichsarbeitsdienst, fu arruolato nell'esercito tedesco a Monaco. Nell'aprile del 1945 disertò e, con la disfatta della Germania e l'arrivo degli americani, fu recluso per alcune settimane in un campo di prigionia degli Alleati vicino a Ulma, venendo rilasciato il 19 giugno 1945.
La Vocazione Sacerdotale e la Carriera Accademica
Dal conflitto, Joseph Ratzinger ritornò con una coscienza rinnovata della vocazione sacerdotale. Tra il 1946 e il 1951, studiò filosofia e teologia alla Scuola superiore di filosofia e teologia di Frisinga e all'Università di Monaco di Baviera. Questi anni furono culturalmente ricchi e stimolanti, con la guida di personalità di alto livello.

Ordinazione Sacerdotale e Primi Incarichi
Il 29 ottobre 1950, a 23 anni, fu ordinato diacono. Il 29 giugno 1951, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, insieme al fratello Georg, fu ordinato sacerdote nel duomo di Frisinga dal card. Michael von Faulhaber. Dopo l’ordinazione, svolse un anno di cura pastorale nella parrocchia del Preziosissimo Sangue a Monaco, un periodo che, anni dopo, ricordò come «il periodo più bello della mia vita».
Studi e Insegnamento Universitario
La sua brillante carriera accademica iniziò con il dottorato in teologia nel 1953, conseguito con la tesi «Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di Sant’Agostino», ottenendo la valutazione massima summa cum laude. Quattro anni dopo, nel 1957, ottenne l’abilitazione all'insegnamento universitario con una dissertazione su «La teologia della storia di San Bonaventura», un lavoro che, pur modificato a seguito di accuse di "pericoloso modernismo", mantenne la sua struttura di pensiero.
Ratzinger divenne docente di Dogmatica e Teologia fondamentale, insegnando in diverse università prestigiose: a Freising, poi a Bonn (1959-1963), a Münster (1963-1966), e a Tubinga (1966-1969), dove fu collega di Hans Küng. Durante gli anni a Tubinga, si distaccò dalle tendenze marxiste del movimento studentesco del '68, preoccupato per la perdita del contenuto della fede. Nel 1969, tornò in Baviera, accettando un incarico all’Università di Ratisbona, dove rimase fino al 1977 e fu vicepresidente dal 1976. A Ratisbona, scrisse opere importanti come «Escatologia. Morte e vita eterna» e partecipò alla fondazione della rivista teologica Communio nel 1972, insieme a Henri de Lubac e Hans Urs von Balthasar, che divenne un punto di riferimento per il pensiero teologico cattolico contemporaneo.
Il Concilio Vaticano II e la Maturazione Teologica
Un evento cruciale nella vita di Ratzinger fu la sua partecipazione al Concilio Vaticano II (1962-1965). Già nel 1959, la sua lezione inaugurale a Bonn, «Il Dio della fede e il Dio dei filosofi», aveva delineato il suo pensiero: la filosofia cerca la comprensione del mondo, mentre la teologia è alla ricerca del volto di Dio, con finalità diverse ma convergenti.
Ratzinger acquisì notorietà internazionale come consulente teologico dell'autorevole arcivescovo di Colonia, il cardinale Josef Frings. La sua influenza fu decisiva nel dare un’impostazione personalistica alla costituzione sulla Divina Rivelazione e contribuì significativamente alla costituzione sulla Chiesa, in particolare alla definizione del collegio apostolico e della natura sacramentale dell’ordinazione episcopale. Altri documenti alla cui elaborazione Ratzinger prese parte furono il decreto sulle missioni e la costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.
Inizialmente considerato un innovatore, già nelle ultime due sessioni del Concilio, Ratzinger assunse un atteggiamento più cauto e responsabile, avvertendo il rischio di perdere il contenuto della fede e la disposizione fiduciosa del credente, come scrisse in Introduzione al Cristianesimo (1968), un testo di straordinario successo che sottolineava il carattere personale della fede cristiana.
Come nacque il Concilio Ecumenico Vaticano II
L'Episcopato e il Cardinalato
La vita di Joseph Ratzinger prese una svolta decisiva nel 1977. Il 24 marzo 1977, dopo l’improvvisa morte del cardinale Julius Dupfner, Paolo VI lo nominò arcivescovo di Monaco e Frisinga. Fu il primo sacerdote diocesano in 80 anni ad assumere il governo pastorale di quella grande arcidiocesi bavarese. Il 28 maggio ricevette la Consacrazione Episcopale.
Come motto episcopale scelse «Cooperatores veritatis» («Collaboratori della verità»), tratto dalla Terza lettera di san Giovanni (1,8). Egli spiegò che si trattava di «seguire la verità, porsi al suo servizio», un motto che espresse la continuità tra il suo impegno di ricerca e insegnamento teologico e quello di magistero e guida pastorale.
Il 27 giugno 1977, Paolo VI lo creò cardinale, definendolo un “insigne maestro di teologia”. Come membro del Collegio cardinalizio, Ratzinger partecipò ai conclavi del 1978 che elessero Giovanni Paolo I e San Giovanni Paolo II. Nel suo ministero episcopale, pose al centro la cura per la liturgia, basata sulla fede nella Risurrezione di Gesù, e dedicò grande attenzione alla predicazione e alla devozione popolare.
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
Nel 1981, Giovanni Paolo II nominò il cardinale Ratzinger Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale. Questo fu un incarico che mantenne per 23 anni, fino alla fine del pontificato di Giovanni Paolo II, diventando uno dei suoi più stretti e fidati collaboratori.
Il suo compito in Vaticano era favorire gli studi miranti a far crescere l’intelligenza della fede per dare risposte ai problemi del mondo contemporaneo, mettendosi all’ascolto dei vescovi e dei teologi. Tra il 1986 e il 1992, presiedette la Commissione per la preparazione del Catechismo della Chiesa universale, un lavoro ciclopico che portò a un nuovo Catechismo.
In questo periodo, pubblicò anche documenti significativi come il «Rapporto sulla fede» (1985) e «Il sale della terra» (1996). La Congregazione, sotto la sua guida, affrontò questioni delicate come la teologia della liberazione, pubblicando due Istruzioni (1984 e 1986). Nel 2000, la Dichiarazione Dominus Iesus sulla centralità di Gesù per la salvezza suscitò dibattiti, soprattutto negli ambienti impegnati nel dialogo ecumenico e interreligioso.
Il 15 aprile 1993, fu elevato alla dignità di cardinale vescovo e gli fu affidata la sede suburbicaria di Velletri-Segni. Nel 2002, Giovanni Paolo II ne approvò l’elezione a Decano del Collegio Cardinalizio. Il 25 marzo 2005, Venerdì Santo, guidò le meditazioni della tradizionale Via Crucis al Colosseo, e l'8 aprile presiedette i funerali di Giovanni Paolo II, pronunciando un’omelia che fu interpretata come un vero e proprio “programma di pontificato”, denunciando il pericolo di una “dittatura del relativismo”.
Il Pontificato di Benedetto XVI
L'Elezione al Soglio Pontificio
Il 19 aprile 2005, il cardinale Joseph Ratzinger fu eletto 265º Papa della Chiesa cattolica, al secondo giorno del conclave e al quarto scrutinio. Affacciandosi al balcone della Basilica di San Pietro, si definì davanti ai fedeli come un «semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore», affidandosi alle preghiere dei fedeli. Scelse il nome di Benedetto XVI in onore di Benedetto XV, “che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste”.

Magistero e Viaggi
Durante il suo ministero petrino, Benedetto XVI pubblicò opere che continuano a influenzare la Chiesa e la società. Tra le sue encicliche si ricordano Deus caritas est (2005), Spe salvi (2007) e Caritas in veritate (2009). Scrisse anche esortazioni apostoliche come Sacramentum Caritatis (2007) e Verbum Domini (2010), e la trilogia «Gesù di Nazaret», che rappresenta un’opera fondamentale per la comprensione della sua teologia.
Benedetto XVI compì 24 viaggi internazionali. Il primo fu a Colonia nel 2005 per la Giornata Mondiale della Gioventù, e l’ultimo in Libano nel 2012. Durante il suo pontificato, affrontò con decisione lo scandalo della pedofilia. Nel suo terzo viaggio intercontinentale, a Sidney, in Australia, per la Giornata Mondiale della Gioventù nel 2008, incontrò un gruppo di persone che avevano subito abusi, condannando duramente questi "misfatti" e affermando che le vittime dovevano ricevere compassione e cura, e i responsabili portati davanti alla giustizia.
La Rinuncia al Pontificato e il Papato Emerito
L’11 febbraio 2013, durante un concistoro, Benedetto XVI annunciò ai cardinali la sua decisione di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma e successore di Pietro. Dichiarò: «Dopo aver esaminato ripetutamente la mia coscienza davanti a Dio, sono giunto alla certezza che, per l’età avanzata, non ho più le forze per esercitare adeguatamente il ministero petrino». Spiegò che, nel mondo contemporaneo, per guidare la barca di San Pietro è necessario il vigore del corpo e dello spirito, che in lui era venuto meno.
Come nacque il Concilio Ecumenico Vaticano II
La rinuncia divenne effettiva il 28 febbraio dello stesso anno. Fu lui stesso a scegliere il titolo di “Papa emerito”. Benedetto XVI è stato l'ottavo pontefice a rinunciare al ministero petrino, tra i casi considerati storicamente attendibili, e uno dei pochissimi a farlo volontariamente e senza minacce. Alcuni interpretarono la sua scelta come un atto di responsabilità di fronte alle difficoltà di gestire il cattolicesimo mondiale, allora segnato dagli scandali pedofilia e Vatileaks.
Dal 2013 fino alla morte, Benedetto XVI visse nel Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, dedicandosi allo studio, alla lettura e alla preghiera. Ricevette amici, il suo segretario mons. Georg Gänswein e, in varie occasioni, Papa Francesco, che si recò a trovarlo diverse volte. Un’eccezione significativa fu il viaggio a Ratisbona nel giugno 2020 per visitare il fratello maggiore, mons. Georg Ratzinger, poco prima della sua morte. La sua ultima «apparizione in pubblico» risale al 28 giugno 2016, in occasione del 65° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, dove ricevette l'omaggio di papa Francesco.