Il dibattito contemporaneo all'interno della Chiesa cattolica è segnato da temi di profonda riflessione teologica e pastorale, tra cui spiccano la dottrina della misericordia, la figura di Martin Lutero e la ricorrente immagine del "fumo di Satana" nel tempio di Dio. Questi elementi si intrecciano nell'analisi del pontificato di Papa Francesco e delle sue posizioni su questioni ecumeniche e dottrinali, generando discussioni e interrogativi sulla direzione della Chiesa in un'epoca di profonde trasformazioni.
La Misericordia nel Pontificato di Papa Francesco
Un approccio pastorale e teologico
Il libro del Papa viene descritto come un'espressione di bellezza e umiltà spirituale, umana, di abbassamento, ascolto, ricerca e predicazione della vergogna per il peccato intesa come grazia efficace, dell'amore e della fede. Essa è presentata come anche solo uno spiraglio di fede come fiducia, allo scopo di provare la fedeltà di Dio a se stesso, la sua infinita capacità di perdonare, la sua inesauribile tensione d’amore verso le creature. Questo approccio si configura come il manuale di un portentoso parroco, di un confessore gaudioso e capace di produrre le premesse della salvezza in un mondo esposto dalle origini alla dannazione del peccato, definendo il Papa come l'infermiere in capo dell’ospedale da campo.
Ci sono esempi tratti dalla Bibbia, come il capitolo 16 di Ezechiele o le lettere di Paolo, ed esempi caldi di confessori intelligenti e sensibili, santi. A uno di loro, chiedendogli di donargli la metà della sua misericordia, Bergoglio prese la croce avvinta al rosario, che il confessore teneva in pugno composto nel sepolcro, e ogni volta che è tentato dal sentimento del giudizio non misericordioso, Francesco tocca quella croce, che porta sempre con sé, risanandosi nel cuore. Questo gesto dolce richiama la figura di Pietro Favre, il primo gesuita che disse messa, il pellegrino europeo che istruiva semplici e principi, il compagno di stanza di Ignazio, il memorialista ascetico e mistico che il Papa ama e che ha canonizzato in uno dei primi atti del pontificato.
Non esiste opposizione tra misericordia e verità: la misericordia è dottrina, è essa stessa verità. La misericordia può sembrare perfino ingiusta in certi casi, dice il Papa, ma è il cuore della fede e della pastorale ecclesiale; chi rifiuta di entrare nella notte, nella sofferenza del peccato, chi è legalista e rigorista dà cattivo esempio. In questo contesto, la figura del cardinale Walter Kasper, ecumenista e interlocutore teologico e polemico di Ratzinger, è stata riconosciuta come battistrada per queste posizioni.

Il Dialogo con Lutero e le sue Implicazioni
Papa Francesco e la "svolta luterana"
Il cristianesimo moderno, secondo alcune analisi, ha due chiavi di volta: Lutero e i primi gesuiti, che combatterono la Riforma e seppero imparare a usare i suoi mezzi spirituali. In questo senso, il Papa gesuita è a suo modo un luterano, in quanto il Dio sovrano, il Dio che non si definisce nella sua gloria, il Dio della teologia della croce, il Dio che si manifesta e si occulta, come scriveva Giovanni Miegge commentando Lutero giovane, si occulta e si palesa come Dio crocifisso, un Dio che non si può pensare come maestà. Questo si contrappone alla scolastica aristotelico-tomista che pretendeva di dedurre razionalmente Dio dalla creazione.
Secondo Miegge, il pensiero che l’uomo non è accolto nella pace di Dio per la sua intrinseca giustizia, ma per la sua unione solidale con la giustizia di Cristo, è rimasto in tutte le correnti della Riforma il grande motivo di conforto per le coscienze impegnate nella difficile impresa della vita cristiana. Un immutabile decreto della volontà misericordiosa di Dio, di cui le piaghe di Cristo sono la solenne garanzia, è lo sfondo su cui si proietta l’intera vicenda della Riforma, nella sua lotta contro l’istituto disciplinare e sacramentale cattolico, e nel suo sforzo di creare una nuova spiritualità cristiana. Questa assimilazione del cattolico al non cattolico o all'acattolico era già stata notata da Jacques Maritain nel suo libro su Lutero, Cartesio e Rousseau degli anni Venti, dove per Lutero "voler cooperare con l’azione divina è mancare di fede, rinnegare il sangue di Cristo e dannarsi", e la fede non è più la fede teologale, ma un movimento umano di cieca fiducia.
Commemorazioni e controversie
Il 31 ottobre 2016, Papa Bergoglio ha inaugurato l’anno di Lutero, incontrando i rappresentanti del luteranesimo mondiale nella cattedrale svedese di Lund. A un anno esatto da quella data, questa "svolta luterana" è stata suggellata dall’emissione, da parte delle Poste Vaticane, di un francobollo che celebra la nascita del protestantesimo, avvenuta il 31 ottobre 1517 con l’affissione delle 95 tesi di Lutero sulla porta della cattedrale di Wittenberg. Il francobollo, secondo il comunicato ufficiale, "ritrae in primo piano Gesù crocifisso sullo sfondo dorato e atemporale della città di Wittenberg", ma la sostituzione, ai piedi della Croce, della Madonna e di san Giovanni con i due eresiarchi Lutero e Melantone ha suscitato polemiche ed è stata considerata da alcuni "un’offesa blasfema".

Negli stessi giorni, La Civiltà Cattolica, voce "ufficiosa" di Papa Francesco, ha celebrato Lutero con un articolo di padre Giancarlo Pani (Martin Lutero cinquecento anni dopo, 2017), il quale affermava che "le tesi di Wittenberg non sono né una sfida, né una ribellione all’autorità, ma la proposta di rinnovamento dell’annuncio evangelico, nel desiderio sincero di una 'riforma' della Chiesa". L'articolo prosegue sostenendo che, malgrado la pretesa sia della Chiesa di Roma sia di Lutero "di incarnare in toto la verità e di esserne dispensatori", "non si può negare il ruolo che Lutero ha avuto come testimone della fede". Secondo questa interpretazione, egli è "il riformatore" che "ha saputo avviare un processo di 'riforma' di cui - quali che siano stati poi gli esiti - ha beneficiato anche la Chiesa cattolica". Questa visione implica che Lutero fu ingiustamente perseguitato e diffamato dalla Chiesa per 500 anni e che è giunta l’ora di riabilitarlo, accogliendo e mettendo in pratica le sue istanze riformatrici, con l'Esortazione post-sinodale Amoris laetitia che rappresenterebbe una tappa decisiva di questo cammino.
Il contrasto con la tradizione cattolica
Va ricordato che Sant’Ignazio di Loyola fondò la Compagnia di Gesù proprio per annientare l’eresia luterana, e che papa Bergoglio, come padre Pani, appartiene a questa Compagnia. La Civiltà Cattolica stessa, fondata nel 1850 con l’incoraggiamento di Pio IX, ebbe per molto tempo un ruolo di baluardo dottrinale contro gli errori del tempo, dedicando fin dal suo primo numero un saggio al Razionalismo politico della Rivoluzione italiana, in cui riscontrava nel protestantesimo la causa di tutti gli errori moderni. In occasione del IV centenario della affissione delle tesi di Wittenberg (1917), la rivista pubblicò un saggio intitolato Lutero e il luteranesimo, in cui il teologo spiegava che "Essenza dello spirito luterano, ossia del luteranesimo, è la ribellione in tutta la sua estensione e in tutta la forza della parola". Il testo lo descriveva come "violenta, rabbiosa, triviale, oscena e diabolica", ma anche "studiata, diretta a seconda delle circostanze, e rivolta a fini di opportunismo e di interesse".
Lutero, sempre secondo la rivista del 1917, "oltraggiò in modo inaudito il Papa in nome di Cristo, maledisse a Cesare in nome di Cristo, bestemmiò contro la Chiesa, contro i vescovi, contro i monaci con irruenza addirittura infernale, in nome di Cristo; gettò la tonaca sull’albero di Giuda in nome di Cristo, e in nome di Cristo si congiunse con una sacrilega". Con il pretesto di seguire la Scrittura, "egli rivolse la guerra alla teologia scolastica, alla tradizione, al diritto canonico, a tutte le istituzioni precetti della Chiesa, ai concilii: alle quali cose tutte auguste e venerande, egli, Martin Lutero, monaco spergiuro e dottore rifatto, sostituì sé stesso e l’autorità sua!", affermando che "I papi, i dottori, i Santi Padri non valevano più nulla: più di tutti valeva il verbo di Martin Lutero!". La teoria della giustificazione luterana veniva infine descritta come "nata dalla fantasia di Lutero, non già dal Vangelo o dall’altra parola di Dio rivelata agli scrittori del nuovo Testamento".
Il giudizio odierno di padre Pani su Lutero "capovolge a 360 gradi" quello espresso dai suoi confratelli un secolo addietro, passando da "apostata, ribelle, bestemmiatore" a "riformatore, profeta, santo", una contraddizione che "nessuna dialettica hegeliana può armonizzare". Questo scenario porta ogni cattolico a "scegliere se schierarsi a fianco di papa Francesco e dei gesuiti di oggi, o accanto ai gesuiti di ieri e ai Papi di sempre", richiamando la meditazione di Sant’Ignazio sui due stendardi.
Lutero come "riformatore" o "rivoluzionario"?
Le affermazioni di Papa Francesco, come quelle pubblicate su La Civiltà Cattolica in vista del suo viaggio a Lund, in cui si suggerisce che "i cattolici imparino da Lutero" su Riforma e Scrittura, sollevano domande. Il Papa ha ribadito che Lutero "voleva riformare la Chiesa - una Chiesa che è sempre da riformare - 'voleva porre rimedio a una situazione complessa', voleva iniziare un 'processo' di riforma". Tale lettura, tuttavia, ci fa chiedere cosa si debba intendere per riforma nella Chiesa, poiché non ogni desiderio di "porre rimedio" a storture può essere considerato una buona riforma.
Parallelamente alla Riforma luterana, infatti, si sviluppò una Riforma cattolica, che produsse un grande rinnovamento e una fioritura di santità nel XVI secolo (Sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri, San Francesco di Sales, Santa Teresa d’Avila, San Camillo de Lellis, San Carlo Borromeo, solo per citarne alcuni). Il "Lutero delle buone intenzioni" deve confrontarsi con il "Lutero della storia", la cui Riforma non si limitò a correggere ingiustizie, ma predicò una dottrina ben diversa: abolì i sacramenti, eliminò alcuni libri canonici, attaccò violentemente il Papato e cambiò la concezione della Grazia. Anche se Papa Francesco riconosce che "Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo", si deve valutare la storia successiva, in cui la lettura "personale" della Bibbia, unita alla mancanza di un’autorità riconosciuta, ha portato al moltiplicarsi di migliaia di denominazioni protestanti. Questo porta a interrogarsi: "Se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno?"
Martin Lutero e la Riforma Protestante - I Grandi Pensatori
Il "Fumo di Satana" e la Crisi nella Chiesa Contemporanea
L'allarme di Paolo VI e la sua attualità
Riferendosi alla situazione della Chiesa di oggi, il Santo Padre Paolo VI, già il 29 giugno del 1972, affermava di avere la sensazione che "da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio". Questo si manifesta attraverso il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita, senza avvertire di esserne invece già noi padroni e maestri. Il dubbio è entrato nelle coscienze "per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce".
Dalla scienza, che è fatta per darci delle verità che non distaccano da Dio ma ce lo fanno cercare ancora di più e celebrare con maggiore intensità, è venuta invece la critica, è venuto il dubbio, portando gli scienziati a insegnare: "Non so, non sappiamo, non possiamo sapere". La scuola diventa palestra di confusione e di contraddizioni talvolta assurde, e anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa, ma è venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Si predica l’ecumenismo e ci si distacca sempre di più dagli altri, cercando di scavare abissi invece di colmarli.
Paolo VI confida che ci sia stato l’intervento di un potere avverso: il suo nome è il diavolo, un misterioso essere cui si fa allusione anche nella Lettera di S. Pietro e la cui menzione ritorna tante volte nel Vangelo, sulle labbra stesse di Cristo. "Crediamo - osserva il Santo Padre - in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé". Per questo, la Chiesa deve essere "capace, più che mai in questo momento, di esercitare la funzione assegnata da Dio a Pietro, di confermare nella Fede i fratelli", comunicando "il carisma della certezza che il Signore dà a colui che lo rappresenta anche indegnamente su questa terra". La fede ci dà la certezza, la sicurezza, quando è basata sulla Parola di Dio accettata e trovata consenziente con la nostra stessa ragione e con il nostro stesso animo umano. Chi crede con semplicità, con umiltà, sente di essere sulla buona strada, di avere una testimonianza interiore che lo conforta nella difficile conquista della verità.

La realtà del male e del Demonio nella dottrina cattolica
Uno dei bisogni maggiori della Chiesa oggi è la difesa da quel male che chiamiamo il Demonio. La visione cristiana del cosmo e della vita è trionfalmente ottimista, un quadro della creazione e della redenzione che "non si può non rimanere incantati", in cui "tutto ha un senso, tutto ha un fine, tutto ha un ordine, e tutto lascia intravedere una Presenza-Trascendenza, un Pensiero, una Vita, e finalmente un Amore". Tuttavia, questa visione deve essere completa e considerare il male nel mondo: il dolore, la morte, la cattiveria, la crudeltà, il peccato, un "triste spettacolo, un inesplicabile mistero".
Il male si trova nel regno della natura (disordine) e nell'ambito umano (debolezza, fragilità, dolore, morte, e una duplice legge contrastante, come evidenziato da San Paolo in Romani 7 e dal poeta pagano Ovidio: "video meliora proboque, deteriora sequor"). Il peccato, perversione della libertà umana e causa profonda della morte, è anche "occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio". Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, "un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore", una "terribile realtà, misteriosa e paurosa". Esce dall’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente, chi ne fa un principio a sé stante o chi la spiega come una pseudo-realtà.
Il problema del male, visto nella sua complessità e nella sua assurdità rispetto alla nostra unilaterale razionalità, è "ossessionante", costituendo la più forte difficoltà per l’intelligenza religiosa del cosmo, come testimoniato da Sant'Agostino ("Quaerebam unde malum, et non erat exitus"). L’avvertenza del male assume importanza per la corretta concezione cristiana del mondo, della vita e della salvezza, come dimostrato nella triplice tentazione di Cristo, nei tanti episodi evangelici in cui il Demonio incrocia i passi del Signore e nei suoi insegnamenti, dove Cristo lo qualifica "principe di questo mondo" (Giovanni 12, 31; 14, 30; 16, 11). San Paolo lo chiama il "dio di questo mondo" (2 Cor. 4, 4) e lo descrive come gli "spiriti maligni dell’aria" (Efesini 6, 11-12).
Si tratta non d’un solo Demonio, ma di molti (Luca 11, 21; Marco 5, 9), ma uno è principale: Satana, che vuol dire l’avversario, il nemico, e con lui molti, tutti creature di Dio, ma decadute perché ribelli e dannate. Il Demonio è all’origine della prima disgrazia dell’umanità; fu il tentatore subdolo e fatale del primo peccato, il peccato originale (Genesi 3; Sapienza 1, 24). Da quella caduta di Adamo, il Demonio acquistò un certo impero su l’uomo, da cui solo la Redenzione di Cristo ci può liberare, una storia che dura tuttora, ricordando gli esorcismi del battesimo e i riferimenti della sacra Scrittura e della liturgia all’aggressiva e opprimente "potestà delle tenebre".
È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza, un Essere oscuro e conturbante che esiste davvero e che con proditoria astuzia agisce ancora, seminando errori e sventure nella storia umana, come nella parabola evangelica del buon grano e della zizzania ("inimicus homo hoc fecit", Matteo 13, 28). È "l’omicida fin da principio ... e padre della menzogna" (Giovanni 8, 44-45), l’insidiatore sofistico dell’equilibrio morale dell’uomo, un perfido e astuto incantatore che sa insinuarsi per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali, per introdurvi deviazioni. Questo capitolo sul Demonio e sul suo influsso dovrebbe essere ristudiato, mentre oggi è poco approfondito, con alcuni che cercano compensi in studi psicanalitici e psichiatrici o in esperienze spiritiche, temendo di ricadere in vecchie teorie manichee.
Oggi si preferisce mostrarsi forti e spregiudicati, salvo poi prestar fede a "tante gratuite ubbie magiche o popolari, o peggio aprire la propria anima (...) alle esperienze licenziose dei sensi, a quelle deleterie degli stupefacenti, come pure alle seduzioni ideologiche degli errori di moda, fessure queste attraverso le quali il Maligno può facilmente penetrare ed alterare l’umana mentalità". Non ogni peccato è direttamente dovuto ad azione diabolica, ma chi non vigila con certo rigore morale si espone all’influsso del mysterium iniquitatis, che rende problematica l’alternativa della nostra salvezza. La nostra dottrina si fa incerta, oscurata com’è dalle tenebre stesse che circondano il Demonio.
I segni della sua azione sinistra possono rendersi evidenti "là dove la negazione di Dio si fa radicale, sottile ed assurda, dove la menzogna si afferma ipocrita e potente, contro la verità evidente, dove l’amore è spento da un egoismo freddo e crudele, dove il nome di Cristo è impugnato con odio cosciente e ribelle, dove lo spirito del Vangelo è mistificato e smentito, dove la disperazione si afferma come l’ultima parola". La difesa decisiva contro il Demonio è la grazia, e l’innocenza assume un aspetto di fortezza. La pedagogia apostolica ha simboleggiato nell’armatura d’un soldato le virtù che possono rendere invulnerabile il cristiano (Romani 13, 12; Efesini 6, 11, 14, 17; 1 Tessalonicesi 5, 8). Il cristiano dev’essere militante, vigilante e forte (1 Pietro 5, 8), e deve talvolta ricorrere a esercizi ascetici speciali per allontanare incursioni diaboliche, come insegnato da Gesù con la preghiera e il digiuno (Marco 9, 29). L’Apostolo suggerisce di "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci nel bene il male" (Romani 12, 21; Matteo 13, 29). Con la consapevolezza delle presenti avversità, si cerca di dare senso ed efficacia all'invocazione "Padre nostro, ... liberaci dal male!".
Martin Lutero e la Riforma Protestante - I Grandi Pensatori
Divisioni e Ambiguità nella Chiesa Post-Conciliare
Il Concilio Vaticano II e i suoi esiti
L’11 ottobre, celebrando il sessantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, Papa Francesco ha detto: "Quell’evento ci ricorda che la Chiesa, a immagine della Trinità, è comunione. Il diavolo, invece, vuole seminare la zizzania della divisione. Non cediamo alle sue lusinghe e alla tentazione della polarizzazione". Il Papa ha criticato chi ha preferito essere "tifosi del proprio gruppo" anziché servi di tutti; "progressisti e conservatori" piuttosto che fratelli e sorelle, "di destra" o "di sinistra" più che di Gesù; chi si è eretto a "custodi della verità" o a "solisti della novità", anziché riconoscersi "figli umili e grati della santa Madre Chiesa". Secondo Papa Francesco, "sia il progressismo che si accoda al mondo, sia il tradizionalismo o 'indietrismo' che rimpiange un mondo passato, non sono prove d’amore, ma di infedeltà".
Tuttavia, il Papa è criticato per insinuare e alludere senza chiarire, alimentando la cultura del sospetto, i veleni e le polemiche che egli stesso denuncia. Il mondo che comunemente si definisce tradizionalista oggi si presenta altrettanto frammentato e complesso del mondo progressista, e "è molto difficile sapere chi sono e cosa pensano oggi tradizionalisti e progressisti". Mentre all’epoca del Concilio Vaticano II i progressisti erano convinti che il Vaticano II avrebbe smantellato i bastioni liturgici, teologici e morali della Chiesa costantiniana, inaugurando una nuova primavera, i conservatori mettevano in guardia contro queste illusioni, mostrando i pericoli di un’apertura indiscriminata al mondo.
La discussione per stabilire se i documenti del Concilio Vaticano II siano stati attuati o traditi è considerata "irrilevante" da alcuni, poiché ciò che conta sono i risultati, che vengono definiti "disastrosi per la Chiesa". Questi risultati includono "il crollo della sicurezza dogmatica; il relativismo della nuova morale permissiva; l’anarchia in campo disciplinare, l’abbandono del sacerdozio e della vita religiosa da parte di sacerdoti e di religiosi e l’allontanamento dalla pratica religiosa di milioni di fedeli, l’infiltrarsi dell’eresia attraverso i nuovi catechismi e i nuovi riti, le continue profanazioni dell’Eucarestia, la strage delle anime mentre le chiese si sbarazzavano di altari, balaustre, crocifissi, statue di santi, arredi sacri, quadri finiti nei magazzini di antiquari".
Si pone la domanda se tutto questo non abbia nulla a che fare con i documenti del Vaticano II, o se un’interpretazione falsa e abusiva dei documenti del Concilio abbia prevalso a causa di equivoci o ambiguità, o per responsabilità degli uomini di Chiesa che hanno promosso e curato l’applicazione e l’interpretazione dell’evento, "fino, purtroppo, all’attuale Pontefice regnante". Se Paolo VI ammoniva sul "fumo di Satana" entrato "nel tempio di Dio" fin dal 29 giugno del 1972, e oggi, cinquant’anni dopo, "il fumo di Satana è soffocante", si fa fatica a respirare, ci si chiede "da quale fessura è entrato, e quando avvenuto, se non in occasione dell’evento che papa Francesco ha celebrato, in maniera trionfale?".
La riabilitazione di Lutero, il dialogo a tutti i costi e l’ecumenismo più estremo sono visti come una "vera insidia", portando al "tragico epilogo" una "surreale teologia pastorale inaugurata dai suoi predecessori". Lutero, al contrario, "più che un riformatore fu un rivoluzionario, un uomo che spaccò in due un continente, tanto dal punto di vista religioso che politico", e i suoi frutti furono "non solo le guerre, la violenza e centinaia di martiri, ma anche e soprattutto germi morali quali l’individualismo, l’anarchia dottrinale e il rifiuto di ogni autorità".
Le questioni sollevate dall'interpretazione della misericordia papale, dall'apertura al dialogo con la tradizione luterana e dalla percezione di una crisi dottrinale e disciplinare all'interno della Chiesa rappresentano un complesso scenario che richiede discernimento e fedeltà alla tradizione, di fronte a sfide che, per alcuni, evocano la presenza di un potere avverso.