Il complesso basilicale paleocristiano di Cimitile, situato nei pressi di Nola, è senza dubbio uno dei più affascinanti esempi d'arte paleocristiana in Italia e uno dei luoghi di pellegrinaggio più noti dell'antichità. Questo sito racchiude in sé circa ventidue secoli di storia, a partire dagli albori del cristianesimo in Campania fino ad oggi. Per l’eccezionale ricchezza di monumenti e il valore storico-religioso, il complesso basilicale rappresenta una delle più importanti testimonianze dell’Occidente cristiano, sede di un culto ininterrotto.
Lo straordinario fascino del luogo è determinato dalla presenza di ben sette edifici di culto sorti, a partire dal IV secolo, intorno alla tomba del sacerdote Felice.
Le Origini: Dalla Necropoli Pagana al Primo Insediamento Cristiano
La storia dell'intero complesso paleocristiano nasce all'incirca nel II - III secolo a.C. sotto la denominazione romana, con la realizzazione di una grande necropoli pagana ad opera dei nolani. Il "Coemeterium" fu infatti il sito sepolcrale della Nola consolare ed imperiale.
L'avvento della necropoli pagana, con il suo insediamento e impianto, cambiò la concezione sepolcrale largamente in uso. Si abbandonò la sepoltura privata nel podere di proprietà o lungo le strade, posizionando invece i sepolcri in un unico luogo. In questa area si seppellì in svariate tipologie tombali, dall'imponente mausoleo commemorativo alle semplici "formae" terragne, ovvero sepolture a terra realizzate in mattoni.
La necropoli, nel tempo e a causa delle tante sepolture, assunse l'aspetto esteriore di una città, apparendo da lontano un'estensione urbana della stessa Nola. Tale effetto aumentò con la costruzione di un'importante strada consolare, la Via Popilia, che rasentò il luogo sepolcrale e sulla quale furono aperti gli ingressi alla necropoli. Nel corso dei secoli, Cimitile si è trasformato in un insieme eclettico di chiese, cappelle, sculture e affreschi, divenendo un monumento esemplare della transizione dal paganesimo al cristianesimo, dal tardo impero al medioevo.

La Transizione al Cristianesimo e le Sepolture Simboliche
Gli elementi che distinsero le tombe cristiane dalle altre, specie nella decorazione in affresco che tante volte le arricchiva, furono immagini simboliche, veri e propri codici grafici e pittorici che sottintendevano tutt'altro significato da quello che in apparenza esprimevano. È il caso del melograno, del pesce, del tralcio di vite, della colomba recante un ramoscello d'ulivo nel becco, del pavone e del buon pastore, e così via.
San Felice e la Nascita del Santuario
Tra i mausolei della necropoli pagana d'epoca imperiale vi trovò sepoltura il santo Felice, uomo forte, frugale e di granitica fede. Felice visse a Nola al tempo dell’Impero Romano, in un periodo storico in cui la religione cristiana si stava da poco sviluppando ed era molto contrastata. Divenuto prete, durante le persecuzioni rimase a salvaguardia della chiesa locale, laddove il Vescovo Massimo era fuggito sulle montagne. Alla morte del Vescovo Massimo, Felice rinunciò al porporato e trascorse il resto dei suoi giorni in preghiera e povertà. Pastore e guida spirituale della comunità Cristiana di Nola, alla sua morte, avvenuta in un anno non conosciuto ma verso la fine del III secolo d.C., i nolani lo seppellirono nella necropoli della città.
Fu proprio da quel momento che la necropoli pagana si trasformò in un santuario cristiano. Il "Coemeterium" dell'antica Nola ben presto divenne santuario e sede di molti pellegrini, fra i quali nell'anno 368 anche Papa Damaso, a giudicare dalla devozione che egli nutriva per il santo. A lui si deve la costruzione dell'imponente abside della basilica "Vetus" di S. Felice, elevata in sua memoria intorno alla seconda metà del IV secolo d.C. L'attività edilizia che si sviluppò attorno al sepolcro di San Felice è, quindi, intimamente connessa con la devozione per il santo, e l'introduzione dell'editto col quale si riconobbe il cristianesimo come religio licita (Editto di Milano) intensificò ulteriormente i pellegrinaggi e la necessità di nuovi spazi.
Il sepolcro di San Felice, come quello dell’apostolo Pietro a Roma, determinò la nascita di un villaggio nei dintorni del santuario che è all’origine dell’attuale abitato di Cimitile.
L'Epoca d'Oro: San Paolino e lo Splendore del Complesso
Il complesso basilicale raggiunse il suo massimo splendore verso la fine del IV secolo grazie all'opera e alla cultura di Meropio Ponzio Anicio Paolino, più noto come San Paolino. Questo prestigioso esponente della classe senatoria, originario di Bordigala (l'odierna Bordeaux) in Gallia, dopo essere stato governatore della Campania, si stabilì definitivamente insieme alla moglie Terasia presso la tomba di S. Felice. Impiegò il suo patrimonio per il santuario, dedicandosi al restauro degli edifici esistenti, a lastricare la strada che da Nola porta al santuario, e alla costruzione di una nuova basilica, la basilica Nova, e di alloggi per la comunità monastica da lui costituita per i pellegrini.
Grazie al carisma e all’impegno di Paolino, che fu vescovo di Nola dal 409 al 431, furono restaurati la vecchia basilica sorta intorno alla tomba del santo e costruiti nuovi edifici impreziositi da affreschi, mosaici e decorazioni scultoree. Grazie a quest'uomo dalla cultura immensa Cimitile divenne uno dei principali centri religiosi della cristianità e i pellegrini vi affluivano da ogni parte del mondo. Paolino morì nel 431 e fu sepolto nel santuario cui aveva dedicato la propria vita e le proprie ricchezze.
Paolino provvide ad abbattere l'abside dell'aula Feliciana, originariamente posta a conclusione della parete nord dell'ambiente, aprendovi, in sostituzione, un nuovo triforium simile nelle dimensioni a quello esistente a meridione. Il triforium fu realizzato in asse con il frontale di accesso alla navata centrale della basilica Nova, edificata a circa sei metri di distanza dall'aula Feliciana. L'opera di Paolino permise al sito sacro di "Coemeterium" di diventare un Santuario Cristiano di grande fama, trasformando l'originario "Coemeterium" in luogo abitato con il nome "Coemitinus pagus", poi nei secoli Cimitile, dando così origine ad un primitivo centro abitato intorno al luogo santo.
Il santuario visse con Paolino il suo periodo di maggior splendore divenendo meta di ininterrotti pellegrinaggi che proseguirono anche dopo una disastrosa alluvione che, agli inizi del VI secolo, danneggiò pesantemente le basiliche.

Sviluppi Successivi e Interventi Nel Tempo
In epoca successiva alle costruzioni paoliniane sorsero nell'area santa altre costruzioni, come quelle di S. Stefano (VI sec. d.C.) e S. Tommaso (VI-VII sec.). Tra VI e VII secolo venne aggiunta una nuova chiesa dedicata all'apostolo Tommaso, mentre la basilica Nova e S. Stefano furono restaurate e impiegate a scopo funerario.
Nel corso dei secoli il complesso subì interventi di abbellimento ad opera del vescovo Lupeno nel secolo IX. Con l'arrivo dei Longobardi il complesso fu oggetto di devastazioni. Infatti, furono trafugati i corpi dei Santi Massimo, Paolino, Adeodato e le reliquie dello stesso S. Felice. Nel VIII secolo la basilica Nova crollò e quel che rimase fu trasformata nella chiesa di S. Giovanni.
Agli inizi del X secolo il vescovo Leone III provvide a dare un'ulteriore sistemazione al complesso, con particolari interventi alla basilica dei SS. Martiri e a quella di S. Calionio. Nel XIV secolo il complesso basilicale fu privato della sede vescovile, in quanto, fino ad allora la basilica di S. Felice era stata cattedrale di Nola; da questo momento in poi la sede vescovile fu trasferita in città. Nello stesso periodo accanto all'abside occidentale della basilica (Vetus) di S. Felice fu costruita la Cappella di S. Maria degli Angeli.
Per tutto il medioevo e l’età moderna la fama del santuario rimase viva, alimentata soprattutto dalle solenni cerimonie che si svolgevano in occasione della ricorrenza della morte di S. Felice. Nel '600, si deve al preposito Carlo Guadagni il merito di aver dato autonomia alle basiliche ed inoltre, provvide a divulgare la storia del complesso. L'eruzione del Vesuvio del 1631 danneggiò alcuni edifici. Nel '700 per costruire la nuova chiesa parrocchiale fu demolita buona parte della basilica "Vetus". Tuttavia, già nell’'800 il santuario versava in stato di decadenza ed abbandono, denunciato spesso dai viaggiatori, soprattutto stranieri, che visitavano il complesso.
Le Basiliche Principali del Complesso
Il complesso conserva oggi una stratificazione di architetture che giunge alle soglie dell'Ottocento. Costituisce un patrimonio storico-archeologico di inestimabile valore e un notevole tesoro artistico, testimoniato da mosaici, pitture e sculture presenti nelle strutture. Nonostante le variazioni subite nel corso dei secoli, il sito di Cimitile rimane uno dei pochi esempi ben conservati della prima architettura cristiana, fondamentale per lo studio delle prime sperimentazioni architettoniche legate al culto cristiano. Numerose iscrizioni rinvenute, risalenti sia all’epoca imperiale che al periodo medievale, forniscono importanti dati epigrafici.
Basilica di S. Stefano
La basilica, a navata unica e con piccola abside, fu costruita dopo l’alluvione degli inizi del VI secolo a scopo funerario, come attestano le tombe che si intravedono sotto le botole esistenti nel pavimento. Dell’originario edificio rimangono un tratto dell’arco di trionfo e la parte inferiore delle pareti costruite con piccoli blocchi di tufo. I defunti furono sepolti con oggetti personali (orecchini, fibule, fibbie di cintura) e di corredo rituale (brocchette, ampolline), databili tra VI e VII secolo, oggi in parte esposti nell’Antiquarium. Sulle pareti si conservano dipinti risalenti a tre distinte campagne pittoriche, databili rispettivamente al XIV secolo, alla seconda metà del Seicento e alla fine dell’Ottocento.
Basilica di S. Tommaso
La basilica, situata nel settore occidentale del santuario, fu costruita nel V secolo, ma è stata più volte trasformata nel corso dei secoli. Dell’edificio originario rimangono parte dell’abside, l’arco trionfale con colonne e capitelli di reimpiego, la porzione inferiore delle pareti e i resti dell’antistante porticato che collegava l’edificio alla basilica Nova. Nell’abside, davanti alla quale si trovano i resti dell’altare e alcune tombe in muratura, si riconoscono due strati sovrapposti di affreschi: quello più recente, databile tra XII e XIII secolo, è individuato dalle porzioni inferiori di tre pannelli con santi, mentre i dipinti del primo strato, risalenti al VI secolo, presentano pannelli quadrangolari ad imitazione di un rivestimento marmoreo.
Basilica di S. Felice
La basilica, che accoglie pregevoli testimonianze artistiche di età paleocristiana e medievale, è costituita da strutture di epoche differenti, sorte a partire dal IV secolo nell’area della tomba di S. Felice, riportata alla luce nel 1956 e oggi visibile al di sotto dell’altare formato da transenne in marmo traforato. Si tratta del nucleo più antico della basilica che è racchiuso dall’edicola eretta agli inizi del VI secolo con elementi marmorei di spoglio e decorata con mosaici su fondo oro e un’iscrizione a grandi lettere. Vicino a S. Felice furono sepolti Paolino di Nola e gli altri vescovi nolani del V e VI secolo, i cui sepolcri sono indicati dagli epitaffi marmorei.

Cappella dei SS. Martiri
Il piccolo edificio fu creato dal vescovo Leone III tra la fine del IX secolo e gli inizi del X secolo, grazie alla trasformazione di un mausoleo funerario con tombe a cassa e arcosoli che era stato costruito nel III secolo d.C. da esponenti della comunità cristiana di Nola. Ciò è attestato dalle pitture ispirate al Vecchio Testamento che costituiscono i primi esempi di arte cristiana fuori Roma. Al di sotto della scala, si notano le copie ad acquerello di due scene bibliche (Adamo ed Eva e il profeta Giona che viene gettato a mare) realizzate in seguito al distacco degli originali che sono stati trasferiti nell’Antiquarium. Sulle pareti e sulla volta è presente un ciclo di affreschi altomedievali con scene tratte dalla Passione di Cristo e figure di santi.
Antiquarium e Cappella di S. Giovanni (Ex Basilica Nova)
L’Antiquarium, inaugurato in occasione del Giubileo del 2000 e allestito nel settore orientale della basilica di S. Felice, accoglie pregevoli reperti di età romana, paleocristiana, medievale e postmedievale che illustrano le tappe della formazione del santuario. Tra i manufatti più significativi rientra un sarcofago marmoreo del III secolo d.C. con la raffigurazione del mito di Endimione, che fu reimpiegato nel VI secolo come tomba dell’arciprete Adeodato. La sezione paleocristiana conserva affreschi ispirati al Vecchio Testamento, reperti ceramici ed elementi di arredo liturgico pertinenti alle prime fasi di vita del complesso. Ricca di testimonianze è anche la sezione medievale, documentata da contenitori ceramici e dalla suppellettile marmorea. Dal lato destro dell’Antiquarium si accede alla cappella altomedievale di S. Giovanni.
Della basilica Nova, edificata da Paolino di Nola agli inizi del V secolo, rimane gran parte dell’abside trilobata con il prezioso rivestimento marmoreo pavimentale e parietale che, dopo il crollo avvenuto agli inizi del VI secolo, fu incorporata nella chiesa di S. Giovanni. Nella parte alta dell’abside si conservano pochi resti del mosaico paoliniano, che raffigurava una croce circondata da colombe simboleggianti gli apostoli, e alcuni più ampi lacerti delle decorazioni pittoriche medievali. Nello spazio antistante la chiesa di S. Giovanni si trovano i resti dei colonnati che separavano la navata centrale della basilica Nova dalle navatelle e alcuni muri degli ambienti laterali con tracce degli affreschi ad imitazione del marmo.
Leggende del Complesso Basilicale
Come intorno ad ogni ambiente storico, anche riguardo alle Basiliche Paleocristiane sono nate, nel corso del tempo, delle leggende. Queste leggende contribuiscono al fascino esoterico e ai segreti del luogo, resi ancora più oscuri dal tempo, e risiedono soprattutto nell’iconografia e nella simbologia presente.
- La Leggenda di San Gennaro: Tra le più famose troviamo quella relativa a San Gennaro. Secondo delle credenze, San Gennaro avrebbe subito un martirio in una fornace posta qui a Cimitile, dalla quale sarebbe uscito salvo. La fornace di San Gennaro fu ritrovata nel 1644 per opera di Andrea Ferraro, e oggi è riconosciuta in un lato dell’ex basilica orientale.
- La Leggenda delle "Tre Sante": Altre notizie, ancora non accertate, riguardano la leggenda delle “Tre Sante” Archelaide, Tecla e Susanna, nota grazie a copie di manoscritti redatte tra il XVI e XVII secolo.
- La Leggenda del Sangue dei Martiri: La leggenda più conosciuta ancora oggi è però quella relativa al sangue dei Martiri. Si narra che una donna introdusse una corona in un pozzo situato nel Santuario e quando la ritirò, venne su piena di sangue. Questa, gocciolando, creò dei solchi in una pietra di marmo, tuttora presente.
- La Tomba di San Felice: Un’altra importante leggenda interessa, infine, la tomba di San Felice, che avrebbe il potere di smascherare i bugiardi.
RaiStoria. Cimitile: Santuario dei destini incrociati
Il Complesso Oggi: Restauri e Riconoscimento
Nel corso del XX secolo il sito archeologico ha subito notevoli interventi di restauro, non ultimi quelli giubilari che hanno permesso di realizzare un "Antiquarium" nella parte sottostante la chiesa Parrocchiale, con materiale proveniente dall'area monumentale, in varie campagne di scavi fatti nel corso del secolo. Quest'ultimi hanno portato alla luce altri resti di edifici con alcune tracce di affreschi nei pressi dell'abside della basilica di S. Giovanni.
Il lungo dialogo con la storia del complesso basilicale si è arricchito negli ultimi cento anni di importanti dati grazie agli scavi archeologici e ai restauri che hanno gettato nuova luce sulle origini del cristianesimo nell’agro nolano e in Campania. La creazione del parco archeologico e dell’Antiquarium, avvenuti in occasione del Giubileo del 2000, hanno ulteriormente esaltato la straordinaria unicità e bellezza del santuario.
Recentemente, non sono mancati pellegrinaggi alla tomba del taumaturgo Felice; infatti, lo stesso Papa Giovanni Paolo II nel maggio del 1992 è venuto in mistica preghiera sulla tomba del santo Felice. Nonostante le variazioni subite nel corso dei secoli, il sito di Cimitile rimane uno dei pochi esempi ben conservati della prima architettura cristiana, fondamentale per lo studio delle prime sperimentazioni architettoniche legate al culto cristiano. Le indagini archeologiche hanno attribuito a Paolino di Nola la progettazione di questi complessi basilicali nel V secolo.
Oggi il complesso si trova dentro l’abitato di Cimitile che lo ha ormai inglobato, e l’accesso al sito è possibile tramite via Madonnella. Questo luogo rappresenta una grande concentrazione di arte, storia, tradizioni religiose e leggende nel meridione d’Italia.