L'Arcangelo Michele e la Devozione di San Francesco d'Assisi

Le figure dell'Arcangelo Michele e di San Francesco d'Assisi sono legate da una profonda devozione che si manifesta sia nella spiritualità del Poverello sia nella storia del culto micaelico. L'Arcangelo Michele, il cui nome significa "Chi è come Dio?", è una figura centrale in diverse tradizioni religiose, noto come il difensore della fede contro il male, il condottiero delle milizie celesti e il presentatore delle anime a Dio.

Il grande pittore Guido Reni descrisse il suo celebre capolavoro, il "San Michele Arcangelo" custodito nella Chiesa francescana di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini a Roma, con queste parole: "Vorrei aver avuto pennello angelico, o forme di Paradiso per formare l'Arcangelo, o vederlo in Cielo, ma io non ho potuto salir tant'alto, ed invano l'ho cercato in terra. Sicchè ho riguardato in quella forma che nell'idea mi sono stabilita e dovetti dipingerlo secondo la mia fantasia. Il demone invece l’ho incontrato parecchie volte, l’ho guardato attentamente e ho fissato i suoi tratti proprio come li ho visti". Questo dipinto, raffigurato in chiave barocca con l'Arcangelo agile e giovane, la spada sollevata in alto e il diavolo calpestato, simboleggia l'eterna lotta tra il bene e il male e la vittoria del bene.

dipinto di San Michele Arcangelo di Guido Reni

La Devozione Francescana agli Angeli

San Francesco d'Assisi nutriva un legame profondo con gli spiriti celesti e in particolare con San Michele Arcangelo. Le fonti francescane, come la biografia di Tommaso da Celano, testimoniano la sua ammirazione: "Venerava amorosamente gli angeli, i quali combattono con noi, e con noi camminano fra le ombre di morte. Diceva che essi devono essere venerati dovunque come compagni e non meno invocati come custodi. Insegnava non doversi offendere il loro sguardo e non osare davanti ad essi fare ciò che non si farebbe davanti agli uomini. Poiché nel coro si canta in cospetto degli angeli, voleva che quanti potevano, andassero in coro, e vi salmeggiassero devotamente".

La devozione di Francesco si estendeva a tutti gli angeli, ma in modo particolare a Michele, Gabriele e Raffaele, la cui festa liturgica ricorre il 29 settembre. Per Francesco, l'Arcangelo Michele rivestiva un'importanza speciale: "Ripeteva spesso che si deve onorare in modo più solenne il beato Michele, perché ha il compito di presentare le anime a Dio". Un brano della Regola non bollata ricorda i tre Arcangeli insieme ai cori angelici (Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Principati, Potestà, Virtù, Angeli e Arcangeli).

Il primo biografo del Santo, Fra Tommaso da Celano, sottolinea anche come San Francesco avesse una predilezione per la Porziuncola, chiamata anche Santa Maria degli Angeli, un luogo che egli considerava "favorito di grazie più abbondanti e da frequenti visite di spiriti angelici". Francesco scelse questo luogo per la sua residenza "a causa della sua venerazione per gli angeli e del suo speciale amore per la madre di Cristo".

Il Pellegrinaggio al Monte Gargano e il Segno del Tau

Per onorare San Michele, Francesco d'Assisi si recò in pellegrinaggio al Monte Gargano, dove si trova il più antico santuario occidentale dedicato all'Arcangelo. Questo santuario, meta di pellegrini da tutta Europa durante il Medioevo, divenne un punto centrale della devozione micaelica.

Il pellegrinaggio di Francesco ebbe luogo nel 1216 o nel 1222, o forse in entrambi gli anni, come suggeriscono alcuni studiosi. La leggenda narra che, giunto alla soglia della sacra grotta, Francesco non volle entrarvi, sentendosi indegno. Si fermò invece a pregare e a meditare presso l'ingresso, lasciando il segno del suo passaggio: incise sulla parete rocciosa il segno del Tau, un simbolo che rappresentava la croce e che il Santo usava porre in calce alle sue lettere, invece di scrivere il suo nome. Si racconta persino che una volta guarì un uomo paralizzato toccandogli la gamba con un bastoncino a forma di Tau.

L'antica pietra con il Tau lasciata da Francesco non è più presente nella basilica odierna. Nel 1799, durante un saccheggio da parte dei soldati napoleonici, la pietra fu asportata insieme a una porticina d'argento. Oggi, al suo posto, ve n'è un'altra con lo stesso simbolo, a perpetuare la memoria di quel gesto di profonda umiltà e devozione.

illustrazione di San Francesco che incide il Tau al Monte Gargano

L'Origine del Culto di San Michele Arcangelo al Gargano

Il culto di San Michele in Europa si diffuse alla fine del V secolo, in seguito alle apparizioni dell'Arcangelo proprio sul Monte Gargano, vicino Foggia. La tradizione racconta di tre apparizioni:

  1. La Prima Apparizione (490 d.C.): Un ricco signore di Siponto perse il suo toro più bello, che fu ritrovato inginocchiato all'ingresso di una grotta sul Gargano. Infuriato, il padrone scagliò una freccia verso l'animale, ma questa, prodigiosamente, tornò indietro e lo ferì. Impressionato dall'evento, il vescovo di Siponto, Maiorano, dopo tre giorni di preghiera e digiuno, ricevette in sogno l'Arcangelo Michele, che gli rivelò di aver scelto quella grotta e di volere che fosse consacrata a lui.
  2. La Seconda Apparizione (492 d.C.): Due anni dopo, Michele apparve nuovamente al vescovo Maiorano, aiutando la popolazione di Siponto a vincere una battaglia contro i pagani, ma ribadendo la sua volontà di vedere la grotta a lui dedicata.
  3. La Terza Apparizione: Dopo aver ottenuto il benestare del Papa, il vescovo si recò alla grotta per consacrarla. Ma Michele gli apparve per la terza volta, dichiarando: "Non è compito vostro consacrare la Basilica da me costruita. Io che l’ho fondata, io stesso l’ho consacrata. Ma voi entrate e frequentate pure questo luogo, posto sotto la mia protezione". Per questo motivo, la grotta è conosciuta come la "Celeste Basilica", l'unica al mondo non consacrata da mano umana, ma dall'Arcangelo stesso.

La Quaresima di San Michele e le Stimmate

Un altro elemento cruciale che lega Francesco d'Assisi a San Michele è la pratica della "Quaresima di San Michele", un periodo di quaranta giorni di digiuno e penitenza che Francesco osservava dall'Assunzione (15 agosto) alla festa di San Michele (29 settembre). Fu durante uno di questi ritiri spirituali, nel 1224, due anni prima della sua morte, che avvenne l'evento più straordinario della sua vita: la ricezione delle Stimmate sul Monte della Verna.

Il racconto di San Bonaventura descrive come, il 17 settembre, mentre Francesco era in profonda preghiera, gli apparve un Serafino alato con sei ali risplendenti, in forma di crocifisso. Questa visione, che gli recò un'eccessiva gioia, lasciò nell'anima di Francesco un ardore serafico e nel suo corpo impressa la figura del Crocifisso: i segni dei chiodi sulle mani e sui piedi, e una piaga nel costato simile a quella di una lancia. Molti studiosi, basandosi sull'opinione di San Bonaventura nell'Apocalisse, ritengono che quel Serafino fosse proprio San Michele Arcangelo.

La notizia della morte di Francesco fu portata al Vescovo di Assisi proprio da San Michele Arcangelo, che gli apparve in sogno mentre il Vescovo era in pellegrinaggio al Gargano.

L'Arcangelo Michele: Etimologia, Ruoli e Iconografia

Il nome Michele (dall'ebraico Mîkhā'ēl, che significa "Chi è come Dio?") identifica l'arcangelo per antonomasia, riconosciuto nell'Ebraismo, nel Cristianesimo e nell'Islam. Nelle Scritture cristiane, Michele è menzionato nel libro di Daniele come il primo dei principi e custode del popolo d'Israele, definito Arcangelo nella Lettera di Giuda e nel libro dell'Apocalisse come colui che conduce gli angeli nella battaglia contro il drago, ovvero il demonio, sconfiggendolo.

Principali Ruoli di San Michele Arcangelo:

  • Vittoria su Satana e sugli angeli caduti: Michele è il comandante supremo dell'esercito del Signore, che guida le milizie celesti contro Lucifero e i suoi angeli ribelli, sconfiggendoli. Ha il compito di legare il falso profeta e la prima Bestia nello stagno ardente, suonare l'ultima delle sette trombe e spiegare lo stendardo della Croce.
  • Nell'ora della morte: È l'angelo prediletto da Dio e custode di innumerevoli santi, incaricato di assistere i morenti, dando a ogni anima la possibilità di riscattarsi prima di morire. Nel Giudizio particolare dell'anima al cospetto di Cristo, ricopre il ruolo di avvocato difensore. Al termine del periodo di espiazione, libera le anime dal Purgatorio e le conduce in Paradiso.
  • Soppesare i meriti delle anime nel Giorno del Giudizio: Michele è spesso raffigurato con la bilancia, simbolo della giustizia, con cui soppesa i meriti delle anime defunte in base alle loro azioni terrene. Questo particolare deriva da tradizioni islamiche e egizie, ma è entrato profondamente nell'iconografia cristiana.
  • Guardiano della Chiesa: Già protettore del popolo d'Israele, Michele è il protettore e custode della Chiesa, del Santissimo Sacramento, del Papa e patrono di molti Paesi e professioni (infermieri, forze dell'ordine, marinai, paracadutisti, vigili del fuoco, radiologi, soccorritori). Durante il Medioevo, era venerato dagli ordini militari cavallereschi.

Iconografia:

Nell'arte cristiana, Michele Arcangelo è comunemente rappresentato alato, in armatura, con la spada o la lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di un drago. Il suo scudo può recare l'iscrizione latina "Quis ut Deus?" (Chi è come Dio?), in riferimento al suo nome ebraico. A volte, nelle scene del Giudizio Universale, tiene in mano una bilancia per la psicostasia (la pesatura delle anime). È considerato il modello tradizionale di altri santi guerrieri come San Giorgio e San Teodoro di Amasea.

L'immagine della Madonna degli Angeli, in cui la Vergine e il Bambino sono adorati dall'Arcangelo Michele e San Francesco d'Assisi, è un esempio di come la figura di Michele sia stata associata a devozioni mariane di particolare importanza per i Francescani, richiamando anche il miracolo di San Francesco alla Porziuncola.

Icona di San Michele Arcangelo con bilancia

Il Culto di San Michele nelle Diverse Tradizioni Religiose

Il culto di San Michele Arcangelo ha radici profonde e si manifesta in varie forme nelle diverse tradizioni religiose:

  • Ebraismo: Michele è il difensore di Israele, il "Principe della Luce" che guida le schiere dei Cieli contro le forze del male. La tradizione rabbinica lo ritrae come l'avvocato d'Israele, che intercede presso Dio. Sebbene sia proibito pregare gli angeli come intermediari, Michele ha assunto un certo posto nella liturgia ebraica.
  • Cristianesimo (Cattolico Romano): La solennità liturgica dei tre Arcangeli (Michele, Gabriele, Raffaele) ricorre il 29 settembre. San Michele è invocato nelle preghiere, incluso il Confiteor e la preghiera di Leone XIII, che Papa Francesco ha recentemente invitato a recitare nuovamente dopo il Rosario. Importanti preghiere a Michele sono contenute nei sacramentari fin dal VI secolo.
  • Cristianesimo (Ortodosso Orientale): Gli ortodossi hanno una forte devozione per gli angeli, chiamati "Poteri senza corpo". La Chiesa ortodossa celebra l'8 novembre la festa degli Arcangeli Michele e Gabriele e delle potenze divine. La liturgia bizantina include inni (akathistos) dedicati agli Arcangeli.
  • Chiesa Copta Ortodossa: In Alessandria, Michele è un santo intercessore, che presenta a Dio le preghiere dei giusti, accompagna in cielo le anime dei morti e sconfigge il demonio. Viene celebrato liturgicamente il 12 di ogni mese copto.
  • Protestantesimo: Molte denominazioni protestanti riconoscono Michele come arcangelo, con chiese luterane che prendono il suo nome. Tuttavia, la posizione di "Santo Principe" non è universalmente accettata da tutte le confessioni religiose.
  • Apocrifi Vetero e Neo-Testamentari: Numerosi scritti apocrifi menzionano Michele, come il libro di Enoch (dove è il quarto dei sette arcangeli e patrono di Israele) e il Vangelo di Nicodemo (che lo associa al custode della Porta del Paradiso). I Rotoli del Mar Morto lo indicano come il "Principe della Luce".
  • Gnosticismo: Nello Gnosticismo, Michele è tradizionalmente associato a Yahweh.

Gli Arcangeli Gabriele e Raffaele

Oltre a Michele, gli altri due Arcangeli più conosciuti e venerati sono Gabriele e Raffaele, celebrati anch'essi il 29 settembre.

  • Gabriele: Il suo nome significa "Forza di Dio". È l'Arcangelo messaggero per eccellenza. Nell'Antico Testamento, è inviato al profeta Daniele per interpretare le visioni e predire la venuta del Messia. Nel Nuovo Testamento, è presente all'annuncio della nascita di Giovanni Battista a Zaccaria e, in particolare, nell'Annunciazione a Maria, portando la notizia dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Il suo culto si diffuse più tardi rispetto a quello di Michele, attestandosi attorno all'anno mille.
  • Raffaele: Il suo nome significa "Dio ha guarito", ed è venerato come guaritore. È uno dei sette angeli menzionati nel libro di Tobia. Raffaele accompagna il giovane Tobi in un viaggio per riscuotere un credito, proteggendolo e guidandolo, e lo riporta sano e salvo. Guarisce Sara dal male e ridà la vista al padre Tobia.

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