L'Attività Missionaria dei Gesuiti: Dalle Origini all'Europa Contemporanea

Nel XVI secolo, l'ordine dei Gesuiti avviò una delle più vaste imprese missionarie mai realizzate nella storia della Chiesa cattolica, portando il messaggio cristiano in luoghi remoti del pianeta. La visione missionaria dei Gesuiti non conosceva confini: partendo dall'Europa, essi si spinsero in Asia, Africa e nelle Americhe, affrontando viaggi lunghi e pericolosi per portare il Vangelo in territori inesplorati o difficilmente accessibili.

Mappa delle rotte missionarie gesuite del XVI secolo

Le Origini e la Fondazione della Compagnia di Gesù

L'ordine, composto da chierici regolari, fu fondato da Ignazio di Loyola. Íñigo López de Loyola nacque, ultimo di tredici figli, attorno al 1491 da una nobile famiglia basca. Durante il periodo di convalescenza nel castello di Loyola, che trascorse leggendo la "Vita Christi" di Ludolfo di Sassonia e la "Legenda Aurea" di Jacopo da Varazze, maturarono in lui i germi di una profonda crisi spirituale e si convertì: deciso a recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme, sostò presso il monastero benedettino di Montserrat e, trascorsa una notte in preghiera davanti all'immagine della Madonna nera, depose le sue armi ai piedi dell'immagine sacra e prese l'abito e il bastone da pellegrino.

Nel 1523 raggiunse Venezia e si imbarcò per Gerusalemme, dove visitò i luoghi santi. Dovette però abbandonare il progetto di stabilirsi in Palestina per il divieto di soggiorno impostogli dai frati francescani dalla Custodia di Terra Santa. Tornato in Spagna con il desiderio di abbracciare il sacerdozio, riprese gli studi a Barcellona, poi presso l'università di Alcalá dove, per il suo misticismo, fu sospettato di essere un alumbrado e fu tenuto in carcere dall'Inquisizione per quarantadue giorni.

Nel 1534 a Parigi, Ignazio con alcuni compagni (tra cui Favre, Saverio, Laínez, Salmerón, Rodrigues e Bobadilla) fece voto di predicare in Terra Santa (progetto abbandonato nel 1537) e di porsi agli ordini del Papa. Il 15 agosto 1534, nella cripta sorta sul luogo tradizionale del martirio di San Dionigi a Montmartre, Favre celebrò l'eucaristia e accolse i voti dei compagni.

Nel novembre del 1537, Ignazio, Favre e Laínez si recarono nuovamente a Roma. Secondo la tradizione, presso La Storta, Ignazio ebbe una delle sue più celebri esperienze mistiche: ricevette la visione di Dio Padre insieme a Cristo con la Croce, che lo invitavano a essere loro servo e gli assicuravano sostegno a Roma. Papa Paolo III accolse calorosamente i gesuiti.

Nell'estate del 1539, il cardinale Gasparo Contarini lesse al pontefice i cinque capitoli a fondamento della Compagnia di Gesù, ottenendo la celebre esclamazione: «Spiritus Dei hic est» (Qui c'è lo spirito di Dio). La Compagnia di Gesù divenne un ordine riconosciuto dalla legge canonica. Ignazio fu eletto all'unanimità preposito generale e il 22 aprile 1541, nella basilica di San Paolo fuori le mura, il fondatore e i suoi compagni pronunciarono i loro voti solenni. Prima di lasciarsi, decisero di chiamarsi Compagnia di Gesù, perché Cristo era il loro unico modello, colui a cui essi dedicavano tutta la vita.

Aspetti Peculiari del Ministero Gesuita

  • Confessione e Casuistica: I gesuiti promossero il ricorso frequente alla confessione e affrontarono largamente lo studio dei casi di coscienza (casuistica) per definire l'orientamento morale più corretto nelle varie circostanze concrete. Questo approccio fu criticato dai giansenisti, che lo ritenevano "lassista".
  • Riconciliazione: Nelle zone remote dell'Italia e della penisola iberica, sconvolte da lotte e faide, i padri organizzavano nelle chiese vere e proprie liturgie di riconciliazione.
  • Assistenza: L'opera di assistenza agli ammalati, importante alle origini, declinò in favore dell'insegnamento, mentre il ministero dei prigionieri continuò.
  • Educazione: A partire dalla fondazione dei primi collegi a Messina (1548), Palermo, Napoli, Venezia e Colonia, le scuole divennero strumenti per confermare i cattolici, convertire i giovani dal protestantesimo e influire sui loro genitori. La "Ratio atque institutio studiorum Societatis Iesu" fu elaborata tra il 1581 e il 1599.

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L'Espansione Missionaria Globale

L'approccio dei Gesuiti si basava su una strategia fondamentale: adattarsi alle culture locali, riconoscendo e valorizzando le tradizioni dei popoli con cui entravano in contatto. Questo dialogo in Asia coinvolse anche le élite intellettuali.

Le Missioni in Oriente

In India

L'impegno missionario della Compagnia fu conseguenza del desiderio del re di Portogallo Giovanni III di evangelizzare le popolazioni nei suoi domini d'oltremare. Il sovrano si rivolse a Ignazio, che decise di inviare in Portogallo Rodrigues e Bobadilla; poiché Bobadilla era indisposto, lo sostituì Francesco Saverio. I primi destinatari dell'opera di Francesco Saverio furono i pescatori di perle della zona di capo Comorin, per i quali tradusse in tamil le principali preghiere cristiane. Dopo due anni tornò a Goa, dove fu raggiunto da altri confratelli, e trascorse i successivi quattro anni in viaggi di ricognizione che lo portarono fino nelle Molucche.

Il gran mogol Akbar nel 1579 inviò un'ambasceria ai gesuiti invitandoli a corte per esporre i principi del cristianesimo. La Compagnia inviò tre missionari: Rodolfo Acquaviva, Francisco Henriquez e Antoni de Montserrat. Acquaviva rimase presso Akbar per quattro anni ma, nonostante la grande stima, non suscitò la conversione del sovrano e fu richiamato a Goa. Nel 1584 Akbar invitò a corte altri gesuiti: la missione fu guidata da Gerolamo Saverio, pronipote di Francesco, che rimase presso il sovrano per oltre trent'anni.

Nella penisola di Malabar esisteva un'antica comunità cristiana: le loro pratiche rituali erano diverse da quelle latine a causa della vicinanza con i caldei della Mesopotamia, e la loro dottrina si era tinta di nestorianesimo. Il mantenimento di tali usi, sostenuto dai gesuiti, fu duramente contestato da altri missionari e portò alla nascita della questione dei riti malabarici. Papa Benedetto XIV, con il documento Omnium sollecitudinem del 13 settembre 1744, condannò i riti malabarici, e molti cristiani indiani secessionarono e divennero giacobiti.

Nel 1606 il gesuita Roberto de Nobili fu inviato come missionario a Madurai. Imparò presto la lingua tamil e i costumi locali, presentandosi come rajah. Adottò lo stile di vita degli asceti sannyasin: vestì un abito ocra, si fece un segno sulla fronte e cominciò a nutrirsi di riso, frutta ed erbe; imparò il sanscrito e studiò i veda.

In Giappone

Tornando dal viaggio alle Molucche, Francesco Saverio aveva conosciuto Yajiro, nativo del Giappone, che gli aveva parlato del suo paese. Yajiro fu battezzato con il nome di Paolo della Santa Fede e nel 1549 partì con Saverio e altri gesuiti per Kagoshima, capitale del Giappone meridionale, dove fu fondata una missione e furono operate circa duecento conversioni. Francesco Saverio aveva molta stima dei giapponesi, che considerava "un popolo di moralità eccellente [...] buono e senza malizia". Arrivò a credere che il Giappone rappresentasse il campo di missione più promettente dell'Oriente e, conoscendo la grande stima che quel popolo aveva per la cultura cinese, pensò di dedicarsi all'evangelizzazione della Cina sperando che questa avrebbe facilitato le conversioni anche in Giappone.

Il consolidamento della Compagnia in Giappone è dovuto ad Alessandro Valignano, che fu visitatore in Giappone per tre periodi (1579-1582, 1590-1592 e 1598-1603). Grande estimatore della cultura giapponese, impose ai suoi missionari di adattarsi agli usi locali limitandosi a non compromettere i dogmi cattolici, ad esempio, fece assumere ai gesuiti la condizione dei monaci zen. Favorì anche l'ingresso nella Compagnia degli indigeni, per i quali fu aperto un noviziato. Solo tra il 1599 e il 1600 vi furono 70.000 battesimi.

Dopo il rapido successo iniziale, l'avvento al potere di Toyotomi Hideyoshi mise in difficoltà la missione gesuita in Giappone. L'intromissione del viceprovinciale Coelho nella politica locale fece sospettare a Hideyoshi che i gesuiti fossero spie e stessero preparando un'invasione da parte degli occidentali. Il 24 luglio 1587 fu emanato un decreto di espulsione per i gesuiti. Tokugawa Ieyasu, successore di Hideyoshi, inizialmente si dimostrò tollerante con i cristiani, incoraggiò i gesuiti e ricevette in udienza Valignano. Ma nel 1600 arrivarono in oriente i mercanti olandesi protestanti, che diminuirono l'importanza delle relazioni economiche con il Portogallo e misero in cattiva luce il cattolicesimo: tutto questo, insieme al desiderio di Ieyasu di far tornare tutti i giapponesi al buddhismo, portò all'espulsione dei gesuiti dal Giappone (27 gennaio 1614).

In Cina

Fallito il tentativo di Francesco Saverio, il piano per la penetrazione della Compagnia in Cina fu elaborato da Alessandro Valignano durante il suo soggiorno a Macao (1578). Valignano inviò Michele Ruggieri a Macao a studiare il cinese: a lui si unì lo scienziato e linguista Matteo Ricci. Grazie alla fama di grande matematico di cui godeva Ricci, i due furono invitati in Cina e ottennero il permesso di risiedervi. Ricci non solo imparò la lingua cinese, ma studiò e si immerse nei testi classici della cultura confuciana, guadagnandosi il rispetto delle autorità locali. Concentrò i suoi sforzi nella conversione delle classi elitarie, appellandosi alla loro curiosità intellettuale mostrando loro prismi, orologi, strumenti matematici e carte geografiche. Nel 1594 fu ammesso nella classe dei mandarini, il che gli permise di aumentare il suo prestigio sociale.

Dopo il rapido successo iniziale, per i gesuiti cominciarono i primi problemi. Il mandarino Shen Ch'ueh, preoccupato per l'infiltrazione di un culto straniero, tra il 1617 e il 1622 promosse la prima persecuzione contro i cattolici, costringendo i gesuiti alla clandestinità. Nel 1693 il vicario apostolico di Fukien, Charles Maigrot, delle Missioni Estere di Parigi, condannò l'utilizzo dei termini cinesi Tian (cielo) e Shangdi (signore supremo), che i gesuiti tolleravano quali termini per designare il Dio dei cristiani da parte dei cinesi convertiti.

Le Missioni nelle Americhe

In Africa e nelle Americhe i missionari affrontarono sfide di diversa natura. Nelle Americhe, i Gesuiti dovettero affrontare la resistenza delle popolazioni indigene e le ingiustizie dei colonizzatori europei.

In Brasile

Negli stessi anni in cui Saverio cominciava l'evangelizzazione del lontano Oriente, altri gesuiti si dedicarono alle missioni presso le popolazioni indigene del Brasile, altro grande possedimento portoghese. Nel 1553 Nóbrega si spinse all'interno insieme a José de Anchieta, un giovane gesuita proveniente dalle Canarie, e i due fondarono un seminario destinato a diventare il centro per l'organizzazione dell'apostolato presso gli indigeni tupi, che i missionari organizzarono in comunità stabili.

In Paraguay: Le Reducciones

I gesuiti furono chiamati in Paraguay nel 1585 dal vescovo di Tucumán per evangelizzare i Guaraní che, dinanzi all'avanzata degli spagnoli, si erano ritirati a est del Paraná, nelle zone delle Pampa e del Gran Chaco. Inizialmente l'azione dei gesuiti fu poco efficace per vari motivi (il metodo adottato della missione itinerante, il carattere nomade della popolazione, i cacciatori di schiavi), così il preposito generale Claudio Acquaviva suggerì ai missionari la creazione di reducciones: comunità autonome e protette di indios, lontane dai centri abitati spagnoli (al sicuro, quindi, dall'influsso dei costumi coloniali e dagli abusi), dove gli indigeni potevano vivere al riparo dalle violenze e dagli abusi. Questo rappresenta un esempio straordinario dell'opera gesuita in queste terre.

Ricostruzione artistica di una Reducción gesuita in Paraguay

L'Evoluzione della Missione in Europa

Le missioni gesuite hanno lasciato un'impronta profonda e duratura. Oltre alla diffusione del cristianesimo, i Gesuiti hanno contribuito a creare un ponte tra culture diverse, promuovendo la conoscenza reciproca e il rispetto. La missione si è evoluta, passando da una definizione geografica a una teologica e contestuale.

Il Concilio Vaticano II e la Nuova Comprensione della Missione

Prima del Vaticano II la missione era definita geograficamente con l'area primaria d'invio in missione costituita da Europa occidentale, Nord America e Australia. Durante la seconda guerra mondiale in Francia venne pubblicato un opuscolo che asseriva come la stessa Francia fosse diventata terra di missione. Il Concilio Vaticano II parla della missione in termini di missione di Dio (Missio Dei) che non può essere limitata e confinata entro limiti territoriali umanamente definiti. Siccome la chiesa universale è missionaria per natura, ogni chiesa particolare o locale è ugualmente missionaria per natura (cf. Ad Gentes 2).

Già negli anni settanta, Walbert Bühlmann annunciava "la venuta della terza Chiesa," mentre Karl Rahner interpretava il Concilio Vaticano II come un evento comparabile solo con il "Concilio di Gerusalemme". Mentre la chiesa è progredita molto in questo suo cammino per diventare una chiesa universale, le chiese locali europee si devono confrontare con nuove realtà e devono combattere nuove sfide.

Nel 2004 i vescovi tedeschi pubblicarono il documento "La vostra salvezza fra le nazioni" sulla missione della chiesa universale, in cui presentano la "nuova" comprensione della missione e le sue conseguenze per la loro chiesa locale. Affermano che: "La Chiesa è parte integrante della missione di Dio, che ha assunto forma storica in Gesù Cristo ed è ispirata dallo Spirito Santo. Questa missione che emana da Dio, mira a stabilire il regno di Dio. Per lungo tempo, il messaggio cristiano era stato assunto e diffuso dall'Europa nel mondo intero. Oggi noi sappiamo che tutte le chiese locali radicate nelle proprie culture hanno un mandato missionario che esse stanno effettivamente compiendo. Per questa ragione, come tedeschi e come europei, dobbiamo chiederci quali sfide siamo chiamati ad affrontare nel mondo globalizzato e nella Chiesa Universale."

Insieme agli altri cristiani, i vescovi affermano che "il compito più importante delle chiese in Europa è la comune proclamazione del Vangelo sia in parole che in opere, per la salvezza di tutti."

L'Europa come "Campo di Missione"

Kirsteen Kim, nel suo saggio per l'”Atlante del Cristianesimo Globale”, scrive sui missionari e sull'Europa. Con l'eccezione delle Chiese Ortodosse Orientali di Africa e Asia, nel 1910 le Chiese cristiane nel mondo erano dirette da europei o da discendenti di europei. Pochi immaginavano che solo mezzo secolo dopo gli imperi, che avevano agevolato le missioni europee, sarebbero crollati e che nel 2010 la stessa Europa sarebbe stata definita "campo di missione". Il mutamento maggiore da Edimburgo 1910 è la trasformazione nella percezione dell'Europa come continente d'invio in campo di missione, e di conseguenza l'assunzione di responsabilità per la missione da parte delle chiese locali. In quella che è riconosciuta come una società post-cristiana, le chiese dell'Europa occidentale hanno cercato nuove vie per accostarsi a una generazione estranea alla chiesa.

L'ottimismo missionario e religioso dei tempi di Edimburgo 1910 si basava sul presupposto che l'Europa occidentale e la Russia avrebbero continuato ad essere i centri della cristianità. Ambedue crollarono in fretta durante gli anni che seguirono il 1917 di fronte al comunismo e alla secolarizzazione, ma il cristianesimo, anziché declinare, sperimentò una rinascita religiosa ed emerse come religione globale. Nel 1893 l'80% di coloro che professavano la fede cristiana vivevano in Europa e Nord America, mentre alla fine del ventesimo secolo il 60% viveva in Africa, Asia, America Latina e nel Pacifico.

Fino a poco tempo fa, il cristianesimo era percepito come una religione europea e nordamericana ed identificata quasi esclusivamente con la civiltà occidentale. Ora, all'inizio di questo nuovo millennio, il cristianesimo non è solo in prevalenza una religione non-occidentale ma ampiamente pluralista e diversificata. Un numero inaudito di inglesi, a partire dagli anni sessanta, non ha più frequentato la chiesa, ha cessato di essere praticante, non si è più sposato in chiesa e non ha più battezzato i propri figli.

Kenneth Ross suggerisce che "si può facilmente sostenere che pare proprio essere una caratteristica del cristianesimo che nel momento in cui la sua antica dimora europea sta divenendo inospitale, si metta in viaggio per nuovi lidi e sia abbracciato dai popoli dei grandi continenti del sud del mondo su vasta scala." Tuttavia, c'è anche la possibilità che la vitalità sperimentata in tutto il sud diventi contagiosa.

Le Sfide della Missione Contemporanea in Europa

Le iniziative missionarie oggi incontrano la doppia sfida di una crescente secolarizzazione e di una privatizzazione della religione. Il declino della spiritualità collegata alla chiesa appare, in Germania per esempio, nella partecipazione alle funzioni domenicali. Molte persone in Germania - sia cattoliche che protestanti - stanno lasciando le chiese mentre si è sviluppato nel contempo un mercato di idee religiose e filosofiche. Nuove forme di religiosità, gruppi carismatici e pentecostali stanno entrando in Europa e attraggono le persone. Non c'è solo un crescente pluralismo di religioni, ma anche un crescente pluralismo all'interno del cristianesimo.

La modernizzazione e il mutamento della cultura non conducono necessariamente alla fine della religione, ma spesso a una nuova ricerca delle origini e delle sorgenti della propria identità, di nuove forme di comunità e di valori orientativi. A partire dal Vaticano II, la Chiesa in tutto il mondo ha visto enormi cambiamenti, che hanno posto pure nuove sfide alla stessa missione di evangelizzazione. La comprensione della missione si estese ulteriormente fino ad includere esplicitamente la giustizia, la liberazione, il dialogo interreligioso, l'interazione dinamica fra vangelo e cultura (inculturazione e inter-culturazione) e la rievangelizzazione. In risposta a queste sfide, Papa Giovanni Paolo II richiese una nuova evangelizzazione e Papa Benedetto XVI ha creato il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Papa Francesco ha sottolineato che "l'attività missionaria è paradigmatica per tutte le attività della Chiesa".

L'Indagine SVD in Europa (2008)

Nel 2008, nella Zona europea dell'SVD (Societas Verbi Divini), si è fatta un'indagine tra i missionari provenienti da paesi extraeuropei, incaricata da P. Waldemar Wesoly. Esaminando il questionario e le relative risposte, come pure i risultati emersi da incontri e assemblee, si è preso atto della nuova realtà dell'SVD in Europa e di alcuni mutamenti di paradigma nella comprensione della missione. La missione si può concepire come il proclamare, servire e testimoniare il regno d'amore, di salvezza e di giustizia di Dio.

La Fondazione MAGIS ETS (Movimento e Azione dei Gesuiti Insieme per lo Sviluppo), opera della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù, coordina e promuove attività missionarie e di cooperazione internazionale. Essa vuole ascoltare il grido dei più poveri, degli emarginati, prendendosi cura delle loro fragilità, e lottare contro una crescente "cultura dello scarto", ponendo costantemente al centro la dignità e la cura della persona, e promuovendo i valori umani e religiosi di ogni cultura. La Fondazione MAGIS invita a riflettere sulla necessità di "osare lo spirito missionario nella contemporaneità".

Le Attuali Aree di Intervento Missionario in Europa

La missione è costituita dalla semplice presenza e dalla testimonianza vivente di vita cristiana. Questo può anche essere un possibile modo per le persone consacrate di contribuire all'odierna missione in Europa. Specie le comunità religiose missionarie internazionali e inter-culturali possono aprire dei percorsi o modi alternativi di vita e sequela cristiane. La domanda di nuove forme di vita comunitaria è grande, e i missionari provenienti dall'Africa o dall'Asia saranno in grado di dare il proprio contributo, partendo dalla loro esperienza di chiesa nei propri paesi d'origine.

L'impegno concreto a servizio dell'umanità e tutte le forme di attività per lo sviluppo sociale e per la lotta contro la povertà e le strutture che la producono è un altro importante campo di attività. Giustizia, pace e integrità del creato sono parte delle dimensioni caratteristiche della vita missionaria religiosa dell'SVD. Una delle grandi sfide che i missionari stanno affrontando in quasi tutti i paesi europei è la presenza di migranti e rifugiati provenienti dalle diverse parti del mondo.

Un esempio di dialogo con la gente povera e ai margini da parte dei Verbiti si trova a Bialystok (Polonia), vicino al confine con la Bielorussia. Qui i confratelli lavorano per costruire una rete di supporto per persone e famiglie che soffrono di alcolismo, dipendenza dalla droga, AIDS, violenze di vario genere. L'aiuto principale viene prestato da volontari laici, che includono anche professionisti come dottori, avvocati e insegnanti, incoraggiati a costruire ponti di solidarietà.

C'è anche la vita liturgica e quella di contemplazione e di preghiera. La liturgia, la preghiera e la contemplazione cristiane hanno una lunga tradizione in Europa. I religiosi missionari sono chiamati ad essere persone di fede. Ad intra, all'interno delle proprie comunità, c'è il compito di integrare le esperienze di culture differenti nella preghiera e nella liturgia comune. C'è anche il dialogo in cui i cristiani incontrano i seguaci di altre tradizioni religiose al fine di camminare insieme verso la verità e lavorare insieme in progetti di interesse comune. Le società europee sono sempre più multi-culturali e multi-religiose. L'Islam è presente in molte parti d'Europa e i missionari cristiani provenienti dall'Africa e dall'Asia possono contribuire agli incontri e al dialogo con i musulmani.

Infine c'è la predicazione e la catechesi in cui si proclama la buona notizia del Vangelo e se ne analizzano le conseguenze sulla vita e sulla cultura.

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