Il Significato del Bacio alla Croce nel Culto Cristiano

Il gesto del bacio, pur potendo destare sorpresa se trattato in modo approfondito all'interno del culto cristiano, riveste un ruolo significativo e multiforme. La Rivista Liturgica, nel corso degli anni, ha affrontato numerosi temi inediti, adottando una metodologia che prevede un'analisi oggettiva e completa prima di affidare l'approfondimento ai singoli autori. Questa dialettica redazionale, pur complessa, permette di far emergere prospettive e scoperte che arricchiscono gli studi e le note pubblicate, trovando espressione anche negli editoriali condivisi dal gruppo di redazione.

Dalla Prassi Liturgica al Significato del Gesto

L'esperienza comune attesta la presenza del bacio in diverse espressioni liturgiche e devozionali, manifestandosi in forme e momenti differenti. Questo linguaggio non verbale accompagna gesti che vanno dall'ingresso in chiesa al saluto a immagini sacre, dalla riverenza al Crocifisso al bacio di un'immaginetta. La pietà popolare, in particolare, racchiude numerosi ambiti in cui il bacio trova spazio con libertà e spontaneità.

Un elenco, seppur provvisorio, di questi momenti può offrire un'indicazione del significato che il bacio può assumere:

  • Il bacio alla stola prima di essere indossata (tipico dell'antica liturgia).
  • Il bacio all'altare all'inizio e al termine della celebrazione.
  • Il bacio al Vangelo dopo la sua proclamazione.
  • Il bacio all'Evangeliario da parte del vescovo prima della benedizione all'assemblea.
  • Il bacio durante lo scambio della pace.
  • Il bacio di accoglienza nel rito delle ordinazioni.
  • Il bacio del piede durante la lavanda del Giovedì Santo.
  • Il bacio alla Croce nella liturgia del Venerdì Santo.

Consultando la Concordantia dei Praenotanda Missalis Romani, si riscontra la presenza del termine "bacio" (osculum) in ben 16 accezioni diverse. Simile verifica si potrebbe estendere al Caeremoniale episcoporum, mentre il termine non compare nei sacramentari veronese, gelasiano e gregoriano, né nei messali di Pio V e Paolo VI.

Nel contesto delle benedizioni e dei sacramentali, si osserva una notevole varietà di situazioni in cui il bacio è presente:

  • Il bacio di accoglienza nel rito della professione religiosa perpetua.
  • Il bacio a statue e immagini sacre.
  • Il bacio alle reliquie, specialmente in occasione della festa del Patrono.
  • Il bacio di medaglie e crocifissi dopo la benedizione e prima di essere indossati.
  • Il bacio quotidiano dello scapolare.

Esistono inoltre occasioni non codificate dal linguaggio liturgico, ma che richiamano l'espressione attraverso il bacio:

  • Il bacio alla corona del rosario all'inizio e al termine della preghiera.
  • Il bacio degli anelli nuziali prima di essere scambiati.
  • Il bacio alla mano (anello) del vescovo.
  • Il bacio della bara all'ultimo saluto.
  • Il bacio inviato con la mano in molteplici occasioni.
Disegno stilizzato di mani che si scambiano un bacio, con simboli di amore e venerazione.

Cosa "Dicono" le Labbra?

Questa rassegna evidenzia il ruolo non secondario del bacio nel linguaggio del corpo come elemento di comunicazione, sia a livello antropologico e psicologico, sia come segno per esprimere un atteggiamento di fede. La dimensione affettiva, intrinseca alla liturgia, vede nel bacio un segno per entrare in comunione. Coinvolgendo tutti i sensi del corpo nel culto, il bacio assume un valore simbolico elevato, dichiarando e comunicando atteggiamenti, stati d'animo e sentimenti.

Le labbra, quali "soglia" tra interno ed esterno, sono una parte del corpo deputata all'espressione di un'ampia gamma di sentimenti e sensazioni. Questo approfondimento mira ad arricchire la prassi liturgica, offrendo un percorso formativo che collega il bacio "traditore" (come quello di Giuda) al bacio di accoglienza e venerazione.

Contesti Culturali Diversificati e la Sfida della Formazione

L'educazione al significato del bacio nella liturgia richiede la consapevolezza delle differenze culturali, dove il valore del bacio può variare o essere sostituito da altri gesti. Se l'Eucaristia invita all'offerta della pace ("Offerte vobis pacem"), le tradizioni e le sensibilità culturali influenzano il modo in cui questo gesto viene compiuto. Ad esempio, in molte comunità asiatiche, il bacio è sostituito da un saluto a mani giunte e un inchino.

La sfida educativa odierna consiste nel trasmettere il significato del bacio nella liturgia. Se da un lato la riforma liturgica postconciliare ha restituito all'assemblea la possibilità di compiere questo gesto, dall'altro è necessario vigilare affinché non diventi motivo di distrazione, specialmente in prossimità della partecipazione alla comunione.

Negli ultimi tempi, gli organismi di formazione liturgica sono intervenuti con documenti per richiamare atteggiamenti che riconducano il gesto della pace a un'espressione di unità prima della comunione sacramentale. Le discussioni sulla collocazione del "bacio-gesto della pace" hanno confermato la sua permanenza, ma hanno sottolineato l'importanza di un impegno responsabile affinché il momento celebrativo mantenga la sua sacralità e preghiera.

22- Corso: Lo Scambio della Pace nella Messa ( P. Ignazio Almeida) Araldi de Vangelo

In Amplexu Domini

Il poeta latino contemporaneo Mauro Pisini esprime magistralmente il passaggio dal segno al simbolo nel contesto dell'abbraccio del Signore: "Corde agili peto te, curro ad spatia alta, remotisiam mundi exuviis, dum trahor ore tuiatque tuum laetor sublime agnoscere saviumex quo mox capio quid sit amari animo". Questo passaggio sottolinea come il bacio, se sapientemente motivato nel suo significato profondo, recupera la sua valenza emotiva e restituisce alla liturgia quella dimensione di emozionalità che talvolta sembra mancare.

Unire azione ed emozione è una delle missioni del bacio nella liturgia. Questo gesto, nel contesto sociale, si è talvolta svilito, perdendo il suo valore autentico. La frase antica "coniunctio labiorum copula animarum" perde di significato quando il gesto viene compiuto in una quotidianità priva di un profondo orizzonte spirituale e affettivo.

Ars Celebrandi e Formazione Permanente

Gli studi raccolti in questo fascicolo offrono un itinerario culturale ed ecclesiale strategico per la formazione permanente. Il lettore trova approfondimenti che spaziano dalla dimensione antropologica e psicologica al fondamento biblico, patristico e liturgico, fino alle liturgie romana, ambrosiana e orientali contemporanee.

Illustrare il valore del bacio a livello antropologico e spirituale profondo è fondamentale. La liturgia dimostra i diversi valori del bacio quando questo è compiuto secondo il progetto per cui è stato pensato e inserito in una sequenza rituale. La risignificazione pastorale del gesto della pace richiede un lavoro di coscientizzazione degli operatori pastorali e dei fedeli. Un gesto carico di significato umano può diventare banale se non è accompagnato da una frequente "catechesi" sul suo significato.

La valorizzazione del tema della "pace" (oscum pacis) nella liturgia può costituire un ambito prezioso per una formazione permanente all'ecclesialità, purché lo "scambio del bacio di pace" raggiunga la dignità di simbolo sacramentale. Come affermato da Trilussa, "Er bacio è er più ber fiore che nasce ner giardino de l’amore". Compiere questo gesto con dignità nel contesto cultuale contribuisce ad arricchire quel linguaggio simbolico che riconduce a Cristo e all'attuazione del suo progetto d'amore, specialmente nella celebrazione del Paschale Mysterium.

Illustrazione artistica della Croce come simbolo di amore divino e abbraccio.

Il bacio alla Croce, come ricordato da un vescovo durante la consegna di una croce di legno ai catecumeni, rappresenta il "segno dell'amore di Dio". La Croce stessa è vista come il bacio di Cristo per l'umanità, testimonianza del suo amore smisurato. Questo gesto è un incontro con un amore assoluto che ci consegna nelle braccia di Cristo e, attraverso di Lui, del Padre.

L'etimologia della parola "adorare" (dal latino ad os, portare alla bocca) illumina il significato profondo del gesto di baciare la Croce. Baciare la Croce significa adorare Cristo, e attraverso Lui, il Padre, la sorgente dell'Amore. Questo gesto ci rende figli amati e fratelli capaci di amare.

La contemplazione del Crocifisso, il suo bacio, ci spinge a riconoscerlo e adorarlo in tutti coloro che soffrono. La Croce diventa un richiamo all'amore verso i "trafitti" di oggi: i malati, i soli, i migranti, le vittime della guerra. Stare presso la Croce significa seguire Cristo nel suo venerdì di passione.

Il bacio della Croce è uno dei gesti più intimi e significativi della tradizione cristiana. Non è un atto esteriore, ma un incontro profondo con il mistero dell'amore di Dio. Baciare la Croce significa accogliere, adorare e unirsi alla Passione di Cristo. È un gesto di resa, supplica, consolazione e alleanza.

Nella Scrittura, il bacio assume diverse sfumature, da segno d'amore sincero a simbolo di tradimento. Nella liturgia del Venerdì Santo, i fedeli sono invitati a un bacio personale e commosso alla Croce. Questo gesto può essere vissuto anche privatamente, davanti a un crocifisso domestico, nei momenti di prova o dolore.

Perché il bacio alla Croce sia preghiera, è necessario un raccoglimento profondo. Ci si avvicina con lentezza, con cuore nudo, contemplando il volto di Cristo. Il bacio stesso è preghiera, ma può essere accompagnato interiormente da frasi come "Ti adoro, o Croce" o "Nel tuo amore mi rifugio".

Baciare la Croce, specialmente nei momenti di prova, significa non fuggire dalla sofferenza, ma restare con Cristo in essa. È un modo per consacrare il proprio dolore, la propria solitudine e la propria offerta. Ricevendo in risposta la presenza viva della Croce, si sperimenta che ogni grazia passa attraverso un amore crocifisso.

Fotografia del Papa Francesco che bacia i piedi del Crocifisso miracoloso di San Marcello al Corso.

Il bacio ai piedi del Crocifisso, come sottolineato dal Papa Francesco durante la Statio Orbis del 27 marzo 2020, dona speranza. Il Crocifisso, con i suoi piedi fermati da chiodi, simboleggia la quarantena e il cammino della vita. I piedi di Gesù sono una bussola per orientare la vita.

L'immagine del Papa che abbraccia il Crocifisso di San Marcello al Corso, sotto la pioggia, ricorda che chi soffre, soffre con Cristo. La fede in Dio ci avvicina a chi soffre. La tradizione cristiana insegna a soffrire pazientemente, scoprendo tesori di umanità e grazia nel dolore.

La Croce non è solo un simbolo, ma una realtà viva che accompagna e guida. Il suo messaggio perenne è la strategia dell'amore, che tiene insieme dono e sacrificio. L'amore perfetto si realizza quando il dono comporta sacrificio e si è disposti a perdere qualcosa per il bene dell'altro.

Il bacio al Crocifisso, gesto tradizionale, non deve contraddire il comandamento di Dio. Avvicinandosi al Crocifisso, ci si dispone a mettere in secondo piano le proprie sofferenze, puntando lo sguardo sulle ansie e le angosce altrui. È un atto di amore e fedeltà.

Il Papa Francesco, nel libro "Perché avete paura? Non avete ancora fede?", ricorda la Statio Orbis in Piazza San Pietro vuota, un momento di preghiera che ha unito il mondo. Il bacio ai piedi del Crocifisso è stato un segno di affidamento di fronte allo smarrimento e allo spavento globale.

La Statio Orbis è stata una preghiera che ha unito il mondo, un evento mediatico ma soprattutto una preghiera capace di unire il mondo. L'evento ha sottolineato la necessità di un ripensamento dell'esistenza, di una conversione, riconoscendo che "siamo tutti sulla stessa barca", bisognosi gli uni degli altri e dell'aiuto di Dio.

L'invito alla conversione, lanciato dal Papa durante la tempesta pandemica, è un appello alla fede, a venire a Dio e fidarsi di Lui. La forza della fede libera dalla paura e dona speranza. Il libro che raccoglie gli interventi del Papa invita a leggere la realtà storica come un tempo di grazia per rivedere la propria vita, interrogarsi sulle relazioni reciproche e sul comportamento verso la casa comune.

La pandemia ha reso evidente che nessuno si salva da solo. L'abbracciare la Croce significa trovare il coraggio di abbracciare le contrarietà, abbandonando l'affanno di onnipotenza per dare spazio alla creatività dello Spirito. Significa aprire spazi di accoglienza, fraternità e solidarietà.

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