Il Ruolo del Padrino e della Madrina nel Battesimo: Tra Sostanza Sacramentale e Sfide Attuali

In occasione della richiesta di un battesimo o della celebrazione della cresima, sempre più frequentemente si pone la questione dei requisiti richiesti nel padrino o nella madrina. Non di rado diventa motivo di profondo dispiacere, se non di indignazione, nelle persone che si vedono escluse da tale compito per motivi riguardanti una loro condizione di vita che non risponde all’ideale cristiano e alle indicazioni della Chiesa (ad esempio i frequenti casi di conviventi, di divorziati con nuova unione ecc.).

L'Importanza e le Sfide Attuali del Padrinato

Il compito del padrino e della madrina è quello di aiutare i genitori nell’educazione della fede del bambino con l’insegnamento e l’esempio. Nel contesto attuale di scristianizzazione dilagante che tocca la vita pubblica e sociale (pensiamo, solo per fare un esempio, all'eliminazione dei segni religiosi nelle scuole), tale compito è più importante che mai!

In un passato non molto lontano, bene o male la fede si “respirava” nell’aria; oggi non è più così. Nella trasmissione della fede, perciò, è quanto mai importante la famiglia e la comunità cristiana, rappresentata in qualche modo dalle figure del padrino e della madrina.

Foto di bambini con padrini e madrine durante una cerimonia di battesimo in chiesa

Origini Storiche del Padrinato

L’istituzione dei padrini risale alla Chiesa primitiva, quando venne imposto il dovere di battezzare i bambini, anche se, presumibilmente, all’inizio i bambini venivano presentati dai genitori. L’esigenza dei padrini era forse correlata con il battesimo concepito come nuova nascita, che perciò esigeva nuovi padri o madri (da qui “gestantes”).

Successivamente, intorno al quinto secolo, si introdusse l’uso di amministrare il battesimo anche ai più piccoli, e probabilmente l’istituzione dei padrini e delle madrine venne imposta con questa pratica. Più tardi, in continuità con questa linea di riflessione, san Tommaso ricorderà che la rigenerazione spirituale operata dal battesimo assomiglia a quella carnale e, come in questa il bambino ha bisogno di una nutrice e di un pedagogo, così in quella spirituale c’è bisogno di qualcuno che lo istruisca nella fede e nella vita cristiana (Summa Th. III, q. 67, a. 7).

Illustrazione storica che raffigura un battesimo con la presenza di padrini nell'epoca paleocristiana

La Sostanza del Ruolo e i Requisiti Canonici

La scelta della madrina e del padrino è delicata: ad essi è chiesto di accompagnare il bambino nella via della fede con la loro testimonianza di vita cristiana, con la loro preghiera e con le parole. La comunità ecclesiale, che esprime la tutela spirituale con la scelta dei padrini e delle madrine, si impegna ad assumere atteggiamenti e comportamenti concreti di testimonianza, per essere realmente “madre” ed educatrice, con la vita e l’impegno, dei piccoli e delle loro famiglie.

Nel rito per i bambini, i padrini si affiancano ai genitori per manifestare la presenza della Chiesa-Madre che presenta e accoglie i suoi nuovi figli. Se poi sarà necessario, i padrini dovranno collaborare con i genitori affinché il bambino possa giungere ad una personale professione della fede e la possa esprimere nella realtà della vita.

Per i padrini/madrine, che dovrebbero essere delle guide nella fede per i loro figliocci, si richiedono requisiti specifici che non sono richiesti ai testimoni di nozze e sono specificati al can. 874 - §1 del Codice di Diritto Canonico. Fin qui la norma generale della Chiesa Cattolica. In quest’ottica va compreso quanto afferma sul compito dei padrini e delle madrine un importante documento dei vescovi italiani (Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia, 2014):

  • “Grande cura andrà, quindi, riservata a quanti, all’interno dell’ambiente familiare o comunitario, possono essere scelti per rivestire tale ruolo: lungi dallo svilirli a livello pratico, si tratta di prepararne la scelta, la qualificazione e la valorizzazione (…)."
  • "A questo proposito, si è ben consapevoli delle difficoltà emergenti dalla concreta situazione pastorale, a volte inesorabilmente tentata di vedere nella richiesta della presenza dei padrini una sorta di adempimento formale o di consuetudine sociale in cui rimane ben poco visibile la dimensione di fede. Va assunta pienamente la sfida di ridare a queste figure il ruolo che la tradizione della Chiesa le ha consegnato fin dal catecumenato antico. Per questo la scelta del padrino e della madrina va fatta curando che sia persona matura nella fede, rappresentativa della comunità, approvata dal parroco, capace di accompagnare il candidato nel cammino verso i sacramenti e di seguirlo nel resto della vita con il sostegno e l’esempio.”

Potrebbero fare da padrini persone separate ma non conviventi che non hanno chiesto il divorzio o persone divorziate che però siano state costrette a subire il divorzio. Al battesimo ci può essere o un solo padrino o una sola madrina o un padrino e madrina insieme.

Infografica con i requisiti canonici per padrini e madrine di battesimo

Orientamenti Pastorali e la Figura del "Testimone"

Per quanto risulta, fino ad oggi in Italia i vescovi del Triveneto e della Sardegna hanno già adottato la figura del “testimone”. Non si tratta in senso proprio del padrino (o della madrina). Sebbene tutta l’assemblea liturgica presente al rito sia testimone dell’iniziazione cristiana di chi riceve il sacramento, tale termine, in questo contesto, indica colui al quale la famiglia del battezzando (e cresimando) riconoscono una particolare vicinanza affettiva.

In attesa che anche i vescovi delle Marche diano su questa materia una indicazione precisa, nelle parrocchie di Montegranaro si acconsente alla richiesta della figura di un (o una) solo testimone che affianca un solo padrino (o madrina) che abbia i requisiti richiesti dalla normativa della Chiesa universale. Per qualsiasi chiarimento o approfondimento, si rimanda al dialogo con i sacerdoti.

Mappa dell'Italia che evidenzia le regioni che hanno adottato la figura del

Il Dibattito sull'Abolizione dei Padrini: Tra Valore Pastorale e Infiltrazioni Criminali

Carlo Fabris, Docente di diritto canonico alle Pontificie università Urbaniana e S. Anselmo, ha più volte espresso la sua convinzione sulla necessità o meno di mantenere l’usanza della presenza della madrina o del padrino nel battesimo e nella cresima. Fabris è sempre più convinto che oggi non ha più senso parlare di queste figure, che tra l’altro stanno creando ulteriori problemi per la loro scelta secondo i dettami del Diritto Canonico.

Egli ritiene che, con l’andar del tempo, la figura del padrino o madrina abbia perso ogni valenza pastorale-educativa, assumendo man mano quella “inutilità formale” che tutti vedono, ma che nessuno contesta. Sottolinea che il Diritto Canonico sostiene che i padrini e le madrine sono ancora una presenza necessaria, ma ribadisce che “il Diritto Canonico non è Vangelo. Si può cambiare.” Fabris, citando monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria, sostiene che non solo per evitare infiltrazioni mafiose (già la parola “padrino”!), bisogna togliere, in qualsiasi caso, la figura del padrino e della madrina dai sacramenti, perché non serve più e non ha più senso. “Non capisco perché la Chiesa insista nel mantenere questa istituzione che non dice più nulla, che è anzi ridicola e grottesca.”

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La Proposta dell'Arcivescovo di Reggio Calabria

L’arcivescovo di Reggio Calabria, Giuseppe Fiorini Morosini, ha riferito della valutazione della Chiesa per “allontanare i mafiosi ed evitare che i sacramenti vengano utilizzati strumentalmente”. Egli ha raccontato di un incontro con Papa Francesco nella Sacrestia della Basilica di San Pietro in cui il Papa “si è ricordato di una lettera che gli avevo inviato, nella quale chiedevo che, per ostacolare l’uso strumentale della Chiesa e dei sacramenti da parte della ‘ndrangheta, venissero aboliti per 10 anni i padrini per i sacramenti del Battesimo e della Cresima, almeno per la mia diocesi.”

Questa sospensione dei padrini è una questione che sta molto a cuore al presule reggino. Al rientro dall’Assemblea Generale della Cei, Morosini aveva ampiamente dichiarato che «il padrino oggi ha perso di fatto il profilo teologico-pastorale, ed è diventato semplicemente una «figura di riferimento» all’interno di un rapporto di parentela o di amicizia, se non di altro». La proposta mira a una sospensione a tempo e per territorio, valida solo per la diocesi calabrese, dove, se il Vaticano dovesse accogliere l’invito, entrerebbe in vigore una legge ecclesiale speciale.

Supporto Teologico alla Proposta

Monsignor Bruno Forte, teologo e arcivescovo di Chieti e Vasto, appoggia senza riserve l’esigenza espressa al Papa da monsignor Giuseppe Morosini. Forte sostiene che «la scelta di cancellare i padrini nei sacramenti del battesimo e della cresima avanzata dall’arcivescovo di Reggio Calabria è più che legittima: se ritiene che la presenza dei padrini è più dannosa che utile per la crescita spirituale della sua comunità, non solo può ma addirittura deve compiere un passo simile».

Da un punto di vista strettamente teologico, «la richiesta non contrasta assolutamente né con la lettera né con lo spirito delle disposizioni canoniche». Il teologo spiega che «si lascia uno spazio di discrezionalità estremamente importante, che nasce dall’esperienza e dalla saggezza». Inoltre, Forte osserva che «se scomunichiamo i mafiosi è quanto meno coerente non accettarli come testimoni in un sacramento, sia esso il battesimo o la cresima». Naturalmente, la decisione vale eventualmente soltanto per la singola diocesi che la adotta.

Il Concetto di "Padrino" nel Contesto Criminale

La parola stessa "padrino" ha assunto, in alcuni contesti, una connotazione ambigua e problematica, legata a figure criminali. Da Reggio Calabria è partita la richiesta di una moratoria di dieci anni contro l’uso strumentale dei sacramenti da parte dei clan, poiché "Non sono più guide spirituali".

Quando si fa entrare qualcuno in “famiglia” (nel contesto mafioso) si dice - per l’appunto - che viene battezzato. Per i membri dei clan, capita due volte: quando nascono e quando diventano uomini d’onore. In un caso o nell’altro, il figlioccio di un “don” importante è segnato per tutta la vita.

Battesimi, cresime, matrimoni: ogni occasione è buona per rinsaldare legami, non ci si può far sfuggire nessuno quando c’è da stringere amicizie e patti. Se non ci sono vincoli di sangue, sono loro, i padrini e i compari, che garantiscono fedeltà e continuità alla stirpe. Ci si chiede se i boss della Piana o della Locride tengano ancora così tanto a fare da padrini ai figli degli amici e se siano davvero ancora così ricercati per battesimi e cresime.

Fino a qualche anno fa in alcune zone dell’Aspromonte, il padrino prescelto, nel giorno del battesimo, baciava il neonato e collocava nella culla un coltello. Se il piccolo girava il capo verso la lama voleva dire che prometteva bene, se si voltava dall’altra parte il povero bambino si sarebbe portato addosso per sempre il marchio di “sbirro”.

Anche le vicende di mafia e di camorra sono contornate da “parrini” e “cumparielli” che entrano in scena per le feste comandate. Il padrinaggio e il comparaggio si trasformano in un rapporto indissolubile per due persone estranee a unioni sanguigne, a volte quasi più forte di una parentela intima. È la complicità totale, si trova in un covo ma si cerca anche in una chiesa. Testimonianze come quella di Margherita Petralia, moglie del boss di Paceco Gaspare Sugamiele, confermano che «l’invito a fare da padrino o da madrina non può essere rivolto che a persone interne all’organizzazione».

Esempi storici evidenziano questi legami: Totò Riina fu padrino del “secondo battesimo” (quello di Cosa Nostra) di Giovanni Brusca; Tommaso Buscetta non fece mai il nome del suo compare Gioacchino Pennino senior al giudice Falcone. Michele Greco - il “papa” della mafia - e Giovanni Prestifilippo erano compari, il cui figlio Mario Giovanni detto “la iena di Ciaculli” era stato tenuto a battesimo da don Michele. Compari erano anche Luciano Liggio e Gaetano Badalamenti al tempo del “triumvirato”, quando alla fine degli anni ’60 erano insieme in un governo provvisorio di Cosa Nostra. I mafiosi si sposano fra di loro, non prendono solitamente moglie fuori dalle famiglie, promettono in sposa una sorella o una cugina solo a chi è nell’ambiente. E avviene così anche per i padrinaggi.

Foto stilizzata che rappresenta l'intreccio tra Chiesa e criminalità organizzata

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