Il conflitto tra l'essere e l'avere
Serpeggia sempre nei nostri animi l’interrogativo dell’essere e dell’avere. Talvolta in alcune persone, sfiora l’incubo che soggiace ad ogni scelta. Si dirà che dipende dai temperamenti o dalle condizioni sociali, ma il rischio reale è che questo ingorgo diventi sempre più accelerato, fino a inghiottire tutta l’esistenza. Accumulare tesori per sé: ecco dove comincia la sofferenza.

La stoltezza del ricco nel Vangelo
L’uomo ricco del Vangelo è ricco davvero di beni, ma è dichiarato stolto. Non da qualcuno con cui condivide il quotidiano, ma da Dio stesso. Dio esprime questa realtà per farci capire la gravità di un comportamento che danneggia non solo la persona, ma compromette anche tutto il significato del dono della vita. Egli, il Creatore, affibbia al ricco un termine che nessuno può asserire gli torni gradito: sentirsi dire "Stolto" non è un complimento, ma un’ingiuria.
Il ricco ragionava tra sé: «Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? [...] Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!». In questo breve monologo c’è tutta la sua solitudine: parla solo con sé, progetta solo per sé. Non c’è un "noi", non c’è un povero da aiutare, non c’è un grazie da dire a Dio.
La preminenza dell'essere sulla proprietà
Gesù ci ricorda senza ambiguità: «La vita dell'uomo non dipende da ciò che egli possiede». C’è un radicale contrasto tra la mentalità di Cristo e quella del mondo:
- Per il mondo: l’uomo vale per quello che ha (conto in banca, carriera, successo).
- Per Cristo: l’uomo vale per quello che è (interiorità, carità, giustizia, relazione con Dio).
Notiamo che l’avere resta sempre esterno all’uomo e dovrà essere presto abbandonato; l’essere, invece, è interno e accompagna l’uomo anche di là dalla morte. Chi s’illude di costruire sé stesso edificando sul potere o sulle sicurezze ha già perso la partita della vita.
Il tuo tempo è limitato... non passarlo a vivere la vita di qualcun altro!
L'eredità e il giudizio
Niente fa litigare di più i fratelli delle questioni di eredità. Nell'episodio odierno, un uomo si rivolge a Gesù chiedendogli di far da giudice: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Gesù risponde con un rifiuto che ci meraviglia: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». Gesù non è venuto per sistemare le contese materiali del mondo, ma per la redenzione del cuore. La vera giustizia non consiste nel rivendicare i propri beni, ma nel liberarsi dalla cupidigia.
Arricchirsi presso Dio
La vera Vita è nascosta, come un seme che lavora nella notte. Come ha intuito Paolo scrivendo ai Corinzi: «Non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno». Sta qui l’evangelico “arricchirsi presso Dio”: spendere la vita non secondo le logiche del possesso, ma della verità.
Chi scopre questa via non trova pace nelle sue provviste materiali, ma nella condivisione. San Basilio Magno ricordava che il pane superfluo è il pane dell'affamato e il denaro tenuto nascosto è il denaro del povero. La carità non è un optional, ma un dovere di giustizia. Chi può insegnarci meglio quest’arte se non la Vergine Maria? Lei non era «piena di cose», ma «piena di grazia».