Una piccola folla di curiosi si raduna alla fine della prima rampa del Sacro Monte di Varese, osservando in silenzio, commentando a bassa voce o scattando fotografie. Questa quotidiana attenzione ha accompagnato la realizzazione di un'opera straordinaria: la "Fuga in Egitto" di Renato Guttuso. Per il pittore, abituato a dipingere nella quiete e solitudine del suo studio, fu un'esperienza rara e unica. In quell'autunno del 1983, alle soglie dei 70 anni, Guttuso era già considerato tra i più importanti artisti italiani. Quest'opera varesina, che ancor oggi si offre allo sguardo di un pellegrinaggio continuo di fedeli e turisti, è forse la più vista tra le pitture del maestro, siciliano di nascita, romano per carriera, ma in qualche modo anche prealpino per destino e per scelta.

Il Sacro Monte di Varese: Storia e Contesto Artistico
Il Sacro Monte di Varese sorge a 883 metri sul livello del mare. La Via Sacra fu edificata a partire dal 1604 su iniziativa del padre cappuccino Giovanni Battista Aguggiari, che dispose la costruzione di quattordici cappelle dedicate ai Misteri del Rosario. L'ultimo Mistero, con la visione celestiale della Vergine accolta e incoronata nel Paradiso, avrebbe trovato posto d'onore nel santuario al termine del percorso devozionale, fondato, si dice, da Sant'Ambrogio. Il progetto di Padre Aguggiari poté presto trovare realizzazione grazie al sostegno di comunità locali e famiglie abbienti. I lavori, soprattutto per quanto riguarda l'arredo delle cappelle, continuarono fino al XVIII secolo.
Quello di Varese è considerato il più uniforme e il più omogeneo fra tutti i Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia; tutte le costruzioni - le cappelle, le tre fontane e i tre archi che introducono ai Misteri - furono infatti progettate da un solo architetto: Giuseppe Bernascone, detto "Il Mancino". Le cappelle sono tutte dotate di un portico di differente forma, impostato in modo molto fastoso, che, attraverso porte e finestre a grate (oggi dotate di vetri), consente di vedere gli interni con i loro gruppi di figure sceniche. Al Sacro Monte di Varese hanno lavorato artisti importanti nel panorama culturale lombardo, quali Giovan Mauro della Rovere (uno dei Fiammenghini), Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, Francesco Silva, i fratelli Recchi, Dionigi Bussola, Antonio Busca e Stefano Maria Legnani detto il Legnanino.

La Commissione dell'Opera di Renato Guttuso
Nel 1983, Renato Guttuso fu invitato da Monsignor Pasquale Macchi, allora arciprete del santuario di Santa Maria del Monte. Monsignor Macchi, già segretario personale di Giovanni Battista Montini (il futuro Papa Paolo VI), che così accoratamente si era appellato alla vocazione degli artisti per "quella bellezza che salva", fu colui che chiese a Guttuso di intervenire su una delle cappelle del Sacro Monte. Il compito era quello di affrescare la grande parete esterna della Terza Cappella, laddove le ingiurie del tempo avevano pressoché cancellato la scena originaria, dipinta nel Seicento da Francesco Nuvolone. Il pittore, che non era certo un pittore di chiese né un iconografo del trascendente, ma noto per le sue tematiche sempre legate alla realtà e al presente, si trovò a confrontarsi con un soggetto religioso, la "Fuga in Egitto", tratto direttamente dal Vangelo di Matteo. Inizialmente perplesso per tale proposta fu forse lo stesso pittore, che in una sua lettera datata 6 novembre 1983 raccontò di come avesse in mente un bozzetto da affidare al suo amico Amedeo Brogli.
"La Fuga in Egitto": Descrizione e Significato
Il dipinto di Guttuso, realizzato presso la III Cappella del Sacro Monte di Varese, presenta un'iconografia fedele alla partenza riportata nel Vangelo secondo Matteo, l'unico dei Vangeli sinottici a raccontare l'episodio. L'opera si distingue per l'attualizzazione assoluta delle fattezze della Sacra Famiglia, che Guttuso rappresenta con tratti Palestinesi. Senza nulla rinnegare del suo vissuto, artistico e intellettuale, Guttuso pensò a una Sacra Famiglia aliena da qualsiasi oleografia, ma vera, concreta, incarnata nell'oggi. La fuga di Giuseppe e Maria, con il Bambinello al collo, intende ricordare le fughe di tutte le famiglie di fronte all'odio e alle violenze di tutti gli Erode di tutti i tempi. I colori utilizzati sono forti, di una luce vivida e solare, tipica della sua Sicilia e della tavolozza di Guttuso.
La Vergine stringe al petto il figlio che dorme, lo culla e lo protegge, in un richiamo alla Madonna di Caravaggio nel celebre suo dipinto di simile soggetto. A differenza della più consueta iconografia, il falegname Giuseppe non procede a piedi ma è salito anch'egli sulla groppa dell'asino, caricato anche delle povere masserizie domestiche. Non è un angelo a guidare la famiglia profuga, ma, con ancora maggiore pregnanza simbolica, la colomba: simbolo della pace invocata, ma anche segno della nuova alleanza e conforto della guida dello Spirito Santo.

Polemiche e Accoglienza Critica
Molti furono perplessi alla notizia dell'incarico conferito a Guttuso. Alcuni non ammettevano che un'opera contemporanea potesse inserirsi nella storicità del percorso sacromontano, mentre altri non accettavano che ad affrontare quel compito fosse un artista che si dichiarava ateo. A questa obiezione, Monsignor Macchi rispondeva serafico: «Ma anche l'ateismo è una fede».
La realizzazione dell'opera suscitò numerose polemiche varesine, con interventi di varie personalità sul quotidiano varesino "La Prealpina". Molte le voci autorevoli, sia pro che contro: tra i favorevoli lo scrittore Piero Chiara pubblicò un ironico articolo per sedare le voci contrarie. Tra queste, quella della nota critica d'arte Mina Gregori, che proponeva la rimozione del "murales" dalla Terza Cappella e una sua nuova collocazione ai Musei Civici di Varese. Nonostante le controversie, Guttuso stesso apprezzava l'attenzione quotidiana al suo lavoro che si andava realizzando giorno dopo giorno.
Il Progetto di Restauro e Valorizzazione
Il progetto “Guttuso a Sacro Monte” ha previsto il restauro conservativo dell’opera “Fuga in Egitto”. Gli interventi si sono resi necessari a causa dei numerosi sollevamenti e distacchi della pellicola pittorica, causati dalla continua esposizione dell’opera agli agenti atmosferici. Questi interventi si sono inseriti in continuità con i precedenti che avevano interessato l’acrilico del pittore siciliano nel 2007. Il progetto ha anche previsto azioni di ricerca e di valorizzazione volte a restituire e comunicare pubblicamente i risultati raggiunti.
Enti Promotori e Realizzazione
Il progetto ha visto come capofila la Parrocchia di Santa Maria del Monte in partnership con la Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte. Le azioni previste dal progetto sono state di restauro conservativo, ricerca e valorizzazione.
- Il restauro: L'intervento di restauro, diretto dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio, Varese (guidata dall’architetto Giuseppe Stolfi), è stato eseguito dalla Società Rava sotto la supervisione scientifica della restauratrice dottoressa Sonia Segimiro e della dottoressa Mari Mapelli del segretariato regionale del MiC. L'intervento ha previsto una revisione del consolidamento, rimuovendo alcune zone sollevate della pellicola pittorica e poi reintegrando le lacune bianche che mettevano a nudo il supporto/preparazione.
- Ricerca e Valorizzazione: Nell'ambito delle attività di valorizzazione, è stata organizzata una serata dedicata all'arte il 23 luglio, incentrata sul dipinto "La Fuga in Egitto". L'incontro si è tenuto in concomitanza con una mostra sul pittore siciliano a Varese e con il festival teatrale al Sacro Monte. La serata si è contraddistinta per un sapiente gioco di alternanza tra gli approfondimenti della dottoressa Contini e la lettura di Andrea Chiodi di articoli di giornale del 1983 (anno in cui l’opera fu realizzata) e delle fonti evangeliche da cui Guttuso trasse ispirazione.