Iesse nella Bibbia: Padre di Davide e Radice di Cristo

Iesse era il padre del re Davide (Matteo 1:6) ed è anche chiamato Isai (Ruth 4:17). Originario di Betlemme di Giuda, era un efrateo. Iesse proveniva da una famiglia non oscura: era il terzo discendente di Booz, "uomo altolocato della famiglia di Elimèlec" (Rut 2:1), e a Betlemme era uno degli anziani della città (1 Samuele 16:4-5). Era nipote di Rut e di Boaz e uno degli anelli della linea genealogica che va da Abraamo a Gesù (Rut 4:17, 22; Matteo 1:5, 6; Luca 3:31, 32). Al tempo del re Saul, Iesse era un proprietario di pecore, vecchio e molto avanti negli anni (1 Samuele 17:12). Iesse ebbe otto figli, sebbene alcune genealogie possano omettere un figlio probabilmente morto senza discendenza (1 Samuele 16:10, 11; 17:12; 1 Cronache 2:12-15). Le due sorelle di Davide, Abigail e Zeruia, non sono mai chiamate figlie di Iesse, ma una è definita "figlia di Naas".

La Scelta Divina: Samuele e i Figli di Iesse

Illustrazione biblica di Samuele che unge Davide tra i suoi fratelli

Dopo che il re Saul si fu allontanato dalla vera adorazione, Dio mandò il profeta Samuele a casa di Iesse per ungere un nuovo re tra i suoi figli. Il Signore disse a Samuele: «Fino a quando farai cordoglio per Saul, mentre io l’ho rigettato perché non regni più sopra Israele? Riempi d’olio il tuo corno e va’; ti manderò da Isai di Betlemme, perché mi sono provveduto un re tra i suoi figli» (1 Samuele 16:1).

Samuele, seppur turbato all'idea di affrontare Saul, obbedì al Signore e si recò a Betlemme, invitando Iesse e i suoi figli a un sacrificio. Durante la presentazione dei figli, Samuele vide Eliab e pensò: «Certo l’unto del Signore è qui davanti a lui». Ma il Signore istruì Samuele con parole significative: «Non badare al suo aspetto né alla sua statura, perché io l’ho scartato; infatti il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell’uomo: l’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore» (1 Samuele 16:7). Iesse presentò sette dei suoi figli (Eliab, Abinadab, Samma e altri quattro), ma nessuno fu scelto dal Signore.

Allora Samuele chiese a Iesse: «Sono questi tutti i tuoi figli?». Iesse rispose: «Resta ancora il più giovane, ma è al pascolo con le pecore». Fu così che Davide, il figlio più piccolo, fu mandato a chiamare. Egli era biondo (fulvo), aveva dei begli occhi e un bell’aspetto. Il Signore disse a Samuele: «Àlzati, ungilo, perché è lui». Samuele prese il corno dell’olio e unse Davide in mezzo ai suoi fratelli; da quel giorno lo spirito del Signore investì Davide (1 Samuele 16:12-13).

Quando il re Saul, afflitto da uno spirito maligno, fece chiamare Davide per suonare l’arpa e calmarlo, l’anziano Iesse inviò con il figlio un generoso dono. Successivamente, Iesse diede a Davide il permesso di rimanere per qualche tempo alla corte di Saul (1 Samuele 16:17-23; 17:12). In un altro momento, quando Davide era tornato a badare alle pecore, Iesse lo mandò con delle provviste ai suoi tre figli maggiori che prestavano servizio nell’esercito di Saul (1 Samuele 17:13, 15, 17, 18, 20). Più tardi, durante il periodo in cui Davide era considerato un fuorilegge da Saul, Iesse e sua moglie trovarono asilo in Moab per sicurezza.

L'Espressione "Figlio di Iesse"

Spesso Davide è chiamato "il figlio di Iesse" in tono denigratorio da personaggi come Saul, Doeg, Nabal e Seba (1 Samuele 20:27, 30, 31; 22:7-9, 13; 25:10; 2 Samuele 20:1; 1 Re 12:16; 2 Cronache 10:16). Tuttavia, in altri contesti, l’espressione non ha questa sfumatura negativa, ad esempio quando è usata dallo stesso Davide, da Esdra o da Dio stesso.

Il Ruolo di Iesse nella Genealogia Messianica

Iesse assume un'importanza profetica cruciale per la sua discendenza. "Germoglio che spunta dal tronco di Iesse" (Isaia 11:1) o "radice di Iesse" (Isaia 11:10; Romani 15:12) sono alcuni fra i titoli attribuiti a Gesù Cristo. Questi titoli indicano la fedeltà di Dio al suo popolo e il mantenimento della promessa fatta al re Davide, secondo cui il Messia sarebbe venuto dalla sua stirpe (cfr. 1 Samuele 16:1-13). Il Cristo è infatti figlio di Davide.

La promessa profetica che la "radice di Iesse" sarebbe stata "eretta come segnale per i popoli" e avrebbe giudicato con giustizia, trova adempimento in Cristo Gesù. Egli, essendo immortale, mantiene viva la linea genealogica di Iesse. Iesse è menzionato sia nella genealogia di Gesù contenuta nel Vangelo secondo San Matteo (Matteo 1:5-6) che in quella del Vangelo di San Luca (Luca 3:32).

La sua festa si celebra il 24 dicembre, contestualmente alla Commemorazione dei santi antenati di Gesù contemplata dal Martirologio Romano.

L'Albero di Iesse nell'Arte e nella Tradizione Cristiana

Rappresentazione artistica dell'Albero di Iesse in una vetrata o miniatura medievale

L'Albero di Iesse è un tema caratteristico e antico dell'arte cristiana, particolarmente ricorrente nel pieno e tardo Medioevo. Viene raffigurato come un albero le cui radici rappresentano il patriarca Iesse, mentre i rami simboleggiano i re e i profeti della linea davidica, e sulla cima è posto Cristo.

Questa iconografia, che si può trovare nelle Bibbie miniate, nelle vetrate delle chiese, negli arazzi e negli oggetti di devozione, riflette l'antico fascino degli uomini medievali per le parentele di Cristo. Si riteneva che la santità potesse essere "ereditaria", e l'Albero di Iesse stesso contribuì a diffondere questa rappresentazione genealogica.

Ancora oggi, l'Albero di Iesse è un tema suggestivo, spesso utilizzato durante il periodo dell'Avvento come strumento per le famiglie per riflettere sugli antenati di Gesù. La tradizione prevede di decorare un albero di Natale, o un piccolo alberello dedicato, con ornamenti che richiamano i patriarchi o gli episodi biblici legati alla genealogia di Cristo, un simbolo per ogni giorno dell'Avvento. Esistono numerose risorse e sussidi per creare un "Jesse Tree" in famiglia, con tondini da ritagliare e colorare, spesso corredati da attività, riflessioni e preghiere.

Davide, il Figlio di Iesse: Un Re Scelto da Dio

Immagine tematica di re Davide con la cetra

La centralità di Davide nella Bibbia non dipende solo dalla sua condizione di re di Israele, ma soprattutto dall’essere capostipite della discendenza che, in linea diretta, avrebbe condotto a Giuseppe e Maria di Nazaret, madre di Gesù. Dalla discendenza di Davide sarebbe dovuto sorgere il Messia, il Re che avrebbe dato stabilità per sempre al Regno di Israele, il Salvatore la cui missione i profeti dell’Esilio intravedevano ben oltre le aspettative umane.

Fin dall’inizio della sua storia, con la sua unzione a futuro re da parte di Samuele, Davide viene qualificato per la sua bellezza, un attributo che lo accompagnerà lungo tutta la sua vita. Come si legge in 1 Samuele 16:18: «Egli sa suonare ed è forte e coraggioso, abile nelle armi, saggio di parole, di bell'aspetto, e il Signore è con lui». La bellezza stessa, tuttavia, diventerà per Davide qualcosa con cui confrontarsi e da saper gestire.

Davide è descritto come un bel giovane. Mikal, figlia di Saul, si innamorò di lui al primo sguardo, e ad Abigail, moglie di Nabal, bastò un fugace incontro per restarne invaghita. La sua personalità attraente e gradita è evidenziata anche dalla fedele amicizia di Gionata, figlio di Saul. Davide era un musico e un cantore: suonando la cetra consolava il re Saul, rendeva lode a Dio e componeva salmi. Ancora oggi, la lettura dei Salmi biblici, molti dei quali attribuiti a Davide, eleva la mente e il cuore a un senso di bellezza, favorendo la contemplazione della natura e il dialogo dell'essere umano con la sua coscienza.

La Parola di Dio sottolinea anche i sentimenti e la bontà d’animo di Davide, definendolo una persona gradita a Dio, un uomo "secondo il Suo cuore". Al tempo stesso, e questo è uno dei motivi della sua originalità nelle pagine bibliche, in Davide vi è un’alternanza tra audacia eroica e momenti di grande debolezza, una coesistenza di ardore bellico e desiderio di pace, cedimenti alla violenza e all’egoismo, ma anche una consapevolezza profonda dei propri errori che genera il pentimento più sincero.

La Caduta e il Pentimento di Davide

Raffigurazione del profeta Natan che rimprovera re Davide

Un tardo pomeriggio, Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d'aspetto. Davide si informò sulla donna e gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Uria l'Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla; ella andò da lui ed egli giacque con lei, per poi tornare a casa.

Davide, accecato dal desiderio, volle soddisfarlo a tutti i costi. Da questa bramosia di possedere ciò che non gli apparteneva, scaturirono altre malvagità: menzogna, adulterio e omicidio. Cercò prima di ingannare Uria, spingendolo senza successo ad unirsi con sua moglie per confondere la vera causa del nuovo concepimento. Poi inviò ordini cifrati al fronte di guerra affinché Uria fosse lasciato solo davanti al nemico e ucciso. Infine, simulò la bontà di prendere con sé la vedova per occuparsi di lei.

Pochi giorni dopo questi fatti, la visita inaspettata del profeta Natan, inviato da Dio per condannare il suo terribile peccato, aprì gli occhi di Davide e lo mosse al pentimento. Natan raccontò a Davide una parabola: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. Il ricco aveva bestiame in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina... Un viandante arrivò dall'uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame, prese la pecorella di quell'uomo povero e la servì all'uomo che era venuto da lui». Davide si adirò contro quell'uomo e disse: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora...». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: "Io ti ho unto re d'Israele... Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti"».

Il pentimento di Davide fu profondo e la sua penitenza sincera. Di fronte alla morte prematura del bambino nato da Betsabea, accettò la volontà di Dio. Con le parole del Salmo 51 (50), Davide espresse il suo profondo dolore e la sua richiesta di perdono: «Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro. Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto […]. Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe. Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo».

L’esperienza sofferta da Davide, il suo sguardo su Betsabea e ciò che da esso è seguito, ci insegna il modo di comprendere la bellezza, specie quella che il corpo umano manifesta. Ci ricorda che questa bellezza va rispettata come qualcosa che non ci appartiene e non può essere rapita o mercificata, essendo espressione dell’intera persona. Ci ammonisce che la passione può accecare e far perdere l’oggettività, proiettando in un mondo virtuale fatto solo dai nostri desideri. Ma ci insegna anche l'importanza della coscienza, del giudizio morale e della bellezza del perdono e del pentimento, capaci di ristabilire l'oggettività e discernere il bene dal male.

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